sabato 31 gennaio 2009

Gennaio 2009, 30. Port Blair.

2 commenti:

Gennaio 2009, 30. 9:15. Port Blair.

Ho scoperto che Sonia Gandhi, esponente di spicco del partito di maggioranza indiano (ma quest’anno elezioni), è cresciuta in Italia e non ha legami di parentela con il Mahatma; evita però di parlare italiano per non incoraggiare le accuse dell’opposizione che la tacciano di non essere indiana. Il ventilatore frastuona turbinando sopra di me. Conto così di asciugare la metà dei vestiti che ho lavato con sapone di Marsiglia e bagnoskiuma; l’altra metà si trova appesa sul balconcino, così osservo quali si asciugano prima. Mi compiaccio dei miei algoritmi.

Lascio il minicomputer d Sergio ad Alberto, che lavora sulle foto. Forse dovrei prima chiedere il permesso a Sergio, forse no. Vado meritatamente a leggere. Tornerò. Come faceva Cafu coi polmoni da ventenne. Poi ha smesso di tornare ed è partito per il Brasile. Da dove non è + tornato.


2009 Gennaio, 30. 14:18. Port Blair.

In attesa di tale Beppe, di Caritas Italiana, il cui aereo è in ritardo. Ne approfitto, per quanto il litroz d birra ke scivola quotidianamente per la gola dica la sua.

- Vattene a letto, birla!

- Dopo, magari.

L’idea che si rafforsa in me è che queste Isole siano popo un bel posto. Con dei suoi ritmi e straniere da certe norme sociali. Ora la crisi economica arriverà anke qua, ci dicevano. Però capisco come all’inizio potessero essere state battezzate “Isole della Buona Fortuna” e “Isola della Felicità”. Alla fine ha avuto la meglio “Andamane”, dal nome della scimmia divina di Ramayana, la quale ha usato le isole come scogli per attraversare l’Oceano e raggiungere lo Sri Lanka.

“Sognando ad occhi aperti vedo il mondo che vorrei
Racchiuso in un sorriso di chi non sorride mai
Se non provi a postare l’orizzonte un po’ più in là
I sogni non coincideranno mai con la realtà”

Poi a pranzo il vescovo Alex ha ricevuto una chiamata. Parla mestamente. Chiude il telefonino. Lo appoggia al tavolo. Solleva lo sguardo verso noi.

- Una ragazzina, un’altra, si è suicidata. Aveva 15 anni.

Durkheim scrisse che nelle isole la depressione era più facile, ma mi rimetto ai sociologi. Seba, Funky? Alla facciazza mia e delle mie considerazioni.


2009 Gennaio, 30. 23:04. Port Blair.

Reduce da un picnic notturno sul mare, a base di gamberoni, maiale, panini ripieni. Ke bel lavoro. Lo sciabordio il sottofondo. Chissà dopo quanto stanca. Arriverebbe un giorno in cui desidererei scambi su calcio, politica interna, libri o vicende personali con una forza tale da fare male. In Etiopia non è mai propriamente arrivato, ci sono andato vicino, ma ritorni, telefono e mails, e italiani ad Addis m’hanno aiutato a prevenire quel giorno.

Niente bici per Port Blair. I camion hanno scritto dietro, a carattere dimensione 307: PLEASE SOUND HORN. Cioè ti pregano di suonare il clacson, nel caso non ti sentissero arrivare. Certo, se guidassero dalla parte giusta farebbero anche meno fatica, ma questa scritta collassa la mia insofferenza per i milanesi strombazzatori nevrastenici. Tu, camionista, mi chiedi perfavore di suonarti. Il tutto ha del sadomaso, ma oggi ho ingollato 1,5 litri d birra e quindi le mie impressioni fanno meno testo. Ancora di meno.

Ieri ho scoperto che, quando si stava scegliendo il nuovo Papa, e Martini riceveva tot voti, Carlomaria è andato alle elezioni (come diavolo si kiamano?) col bastone, a scoraggiare i suoi sostenitori.

Alex m’ha detto che Toni sta facendo sognare il Bayern, e son contento che un vescovo indiano mi dica una roba del genere. Potrebbe non dirmela, non saperla. Ma io sono birla e son contento. Notte, siam d’accordo?

- Sì, Paolomaria. Vieni.

2009 01 27-30. Jarawa

5 commenti:

Gennaio 2009, 27. 20:52. Port Blair.

Sono arrivato sulle Isole Andamane, distretto indiano composto da 576 isole situate sotto il Myanmar, nel Golfo del Bengali. Il 90% (7,171kmq su 8,249kmq) è abitato da alberi, in foreste e giungle; fino a quest’estate non sapevo neanche che esistesse. Scendiamo dall’aeroplanino e il vescovo Alex (nome retaggio del periodo portoghese in India) ci porta a casa sua, dove risiederemo in questi giorni. Lui ha 63 anni e Giovanni Paolo II, Magno, lo chiamava “il primo vescovo delle isole indiane”; la prima volta che lo vide esclamò: “ Che vescovo giovane!”; Alex ricorda i loro incontri con occhi gaudenti. Ha un fare affabile ed una bella cultura, arricchita da un copioso numero di viaggi; la nostra presenza è occasione per chiacchierate in italiano sul mondo e sulla Chiesa di oggi. Nel suo patio siamo accolti con ghirlande di fiori di tessuto intorno al collo. Fa un caldo umido, ma questo posto è ad un 1° sguardo rilassante, per colori e suoni.

Gennaio 2009, 29. 6:14. Andamane Centrali.

SMS

Nanni svampa nelle orecchie dà il cambio a carla bruni mentre le strade Andamane scorrono saltellanti dal finestrino del nostro fuoristrada. è ancora buio, ma l’impressione di una pacifica terra distonica dal resto del mondo è delineata. sto bene, aspettando la colazione.
Gennaio 2009, 29. 9:20. Andamane Centrali.

Non è un anno d Etiopia, questo. Sono 17 giorni d Asia. Non c’è tempo per dormire: delle ultime 117 ore ne ho dormite 21, il 18%; ho trascorso una delle ultime 117 ore a realizzare questo conto, lo 0.85%. Non c’è tempo per pensare cosa scrivere. Se ne trovo per buttare giù qualcosa, lo faccio, ma non rileggo.

All’alba stamane mentre riscendevamo le isole per tornare nella capitale, dopo una missione di visita ad un progetto a Mayabundar, a 180 km, ho visto una ragazzina in vestiti variopinti seduta su un muretto. Chissà cosa, chi aspettava. M’immagino di chiederglielo.

- Cosa aspetti ragazzina in vestiti variopinti seduta sun muretto?

- Io non aspetto

Più avanti un’altra visione: a lato della strada un water di cemento da cui non smette di fuoriuscire acqua.

Ieri alcune delle studentesse beneficiarie del progetto m’hanno lavato i piedi, appena arrivato. Il saluto che si pronuncia in Indi durante le presentazioni, mani giunte e piccolo inchino, significa: “Riconosco la parte di divinità che c’è in te”. Non me l’hanno porto lavandomi i piedi, ma prima.

Nella camera in cui ho dormito stanotte l’interruttore della luce non si spegneva, bisognava convincerlo a rimanere schiacciato.

- Spengiti!

- No

- Rimani schiacciato, dannazione. Mi stanno aspettando.

- No

- Perché no? Ti dà fastidio che qualcuno ti schiacci? Non vuoi sentirti come un pisolino?

- No


Gennaio 2009, 29. 12:07. Andamane Centrali.

Sono in attesa del 2° traghetto della giornata. Sono sulla jeep “Skorpio” targata AN0 e dei numeri. Vedo, tra le persone sparpagliate che attendono con noi, una mucca e una mucchina. Questi animali in India hanno uno status privilegiato, un DNA divino e possono fare un po’ quello che vogliono. Sembrano svaccate, ma non particolarmente allegre. Possono fare un po’ quello che vogliono. Non fanno niente, forse pensano.
Gennaio 2009, 30. 0:39. Port Blair.

Oggi e ieri abbiamo avvistato i Jarawa. 12. In 5 gruppi. I Jarawa sono un’etnia indigena (composta da 240 uomini, divisi in tribù) che vive nelle foreste ed è protetta dal governo locale. Quindi il loro territorio si attraversa in convogli di auto, alla testa del quale c’è un militare, che controlla che i Jarawa non siano avvicinati, fotografati. Che non gli venga dato da mangiare. Anche perché sarebbe pericoloso per loro, hanno un sistema immunitario completamente diverso dal nostro. Proteggerli così fa un po’ zoo, “si prega di non molestare i Jarawa”. Sono negroidi, si dice siano arrivati dall’Africa 60,000 anni fa. E si siano trovati bene.

Ad un certo punto abbiamo iniziato ad incontrarli. Uno più di tutti mi ha colpito. Era un cacciatore (vivono di caccia e pesca). Impassibile, statuario, nerissimo. Impossibile, anche. Ci guarda, fiero e muscoloso. Un incrocio fuori da orologi, calendari. Anch’io ero paralizzato, ma dall’emozione. Ne scriverei per minuti, ma sono sfinito. Credo che se lo avessimo fotografato non avrebbe impressionato la pellicola, perché la foto ferma nel tempo, ma lui non appartiene al nostro tempo. O, forse, noi non apparteniamo al suo. Mi han ricordato gli studi antropologici che avevo letto per la tesi, i !Kung africani.

Questo ieri, il 27. Oggi invece ne ho anche salutato uno, un ragazzo. Ci siamo alzati la mano, l’abbiamo tenuta ferma. Cosa pensi, ragazzo Jarawa, come vivi, cosa fai nel tempo libero, come puoi camminare scalzo nella foresta, in cosa credi? Wikipedia accenna a forme d animismo, ma dovrei fare ricerche più accurate. Ognivolta abbiam provato a fotografarli e filmarli, e non ce l’abbiamo mai fatta come voloevamo: giusto Alberto da dietro, attraverso un vetro, da lontano; perché troppo lenti noi, le mani impacciate, nella testa il pensiero indigesto che ad aumentare la velocità di azione perdevamo lo sguardo. Mi salta in mente chi si è sparato un giorno di coda per vedere il cadavere del Papa e ha usato i 5 secondi a disposizione per scattare la foto col telefonino. Senza quindi guardarlo dal vivo.. La registrazione della vita che diventa più importante della vita. Quando diventa condivisione. Mi piacerebbe anche leggere ora, mi rilasserei, ma scrivo. Son contento di non averli ripresi. Mi seccherebbe essere ripreso da chi non conosco, da chi viene dal futuro.

- Perché mi riprendi, tu, o Jarawa?

- Forse perchè sei diverso da me

- Allora ci si dovrebbe riprendere sempre tutti

- Non è forse quello che facciamo?

- Forse, porcatrupazza, non lo so

- Tipo: tu ora mi riprendi per averti ripreso.

- No, non riesco a reggere il confronto.

Ora spengo questo micro portatile ed entro sotto la zanzariera coll’ultimo internazionale, la pila, il telefonino, un pennarello azzurro.

Quando posterò queste parole? Le sistemerò prima?

A piedi calzi verso la sia

1 commento:

col beneplacito d alberto


PREMESSO KE NON CONOSCO NESSUN BENEPLACITODO...PERMESSO DE KE?


Gennaio 2009, 25. 15:18. Milano.

A piedi calzi verso la sia

Questa storia inizia con me che mi guardo le scarpe. Sia una storia europea ambientata in Asia!

Come hai detto? Alza la voce..

- Ho detto: “Ti guardi le scarpe perché le han fatte i bambini sottopagati e adesso ci tiri il pippone”.

No. No. Oddio, sì, aspetta che controllo. (…). MadeinChina. Sì, hai ragione, ma mica me le guardo per quello. Lo faccio perché son brutte. Sto calzando delle scarpe da tennis esteticamente brutte. Erano del nonno Peppino, non so se lui le avesse mai usate. So che nel 2005 è morto (e vabbeh, capita), e c’erano ste scarpe seminuove, non si potevano buttare e mele sono prese io. So che nel 2005, Alberto (il mio nuovo capo di Caritas Ambrosiana) ha aperto tanti progetti in Asia, post tsunami. Nel 2005, quando ho fatto le scarpe a mio nonno.

Ste scarpe le ho messe ieri per la prima volta. Ieri sera era la festa dell’Inanellatrice e c’era un bel po’ di gente. Ma col fatto che il mio gennaio è stato poco sociale non ho fatto in tempo a (ri)conoscere persone nuove, avevo urgenza di vivere le vecchie. Come ? No, aspetta, fai così: parlami all’orecchio sx, sì, il dx non funziona a pieno regime (nessun riferimento alla politica attuale). Dimmi.

- Chiedevo: “Poco sociale perché?”

Ah, ok. Perché il 2009 è partito con un’influenza granitica e sono uscito poco; per questo. Ieri sera sé parlato d centri sociali milanesi ke kiudono e d Kakà ke rimane aperto (qke riferimento alla politica attuale), d Sri Lanka e d formaggio.

Ke dopodomani smonto in Asia, per 17 giorni. Non 16, non 18. Con Alberto, il mio capo. Avere un capo ke si kiama Alberto t permette d kiamarlo “Ei, Al!”, ke è una bella cosa. Mi piace l’idea. Mi piace l’idea d andare in Asia. Non so se ad Alberto piaccia l’idea di essere kiamato così.


SOPRATTUTTO IO ALBERTO NON SONO KONVINTO KE SIA UNA ELLA IDEA PORTARE PAOLO INDIPENDENTEMENTE KE MI KIAMA AL…O BERTOO TUTTOATTACCATO !


Il Viaggiatore mà portato la pila da fronte, da speleologo, l’Acrobata non mà portato le infradito, gli servono. Il Tatuato mà portato a casa.

Sul mio volo, domani, c sarà un tizio che si pigerà contro l’orecchio un bicchierino d plastica con appallottolato dentro un tovagliolino. Scena alla Signor Fagiolo, Mr Bean. Sarò io, mentre prendo la rincorsa per questo salto triplo: 6 giorni nelle Isole Andamane, 3 in Sri Lanka e 7 in Thailandia.


FACENDO LA SOMMA ALGEBRICA DEL TRIPLO SI ARRIVA A 16 GIORNI, MI SEMBRAVA KE IL PA-OLO AVESSE POCO SOPRA 17, KI SI è PAPPATO IL 17 ESIMO ?


Una missione di comunicazione e cooperazione e poi si vede. L’epoisivede è la parte ke + m’intrippa. Non so se è anke x l’Etiopia ke acconsento a calzare anke solo x una missione scarpe così brutte. Forse mi piacerebbe essere il tipo di persona a suo agio con scarpe così. Oggi pensavo alla faccia che doveva avere fatto il Falegname quando suo figlio giustificò una sparizione misteriosa dicendogli: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Kristo rulez. Quale adolescente oggi risponderebbe con tale prontezza a 2 genitori imbufaliti perché non lo trovano, ke magari ha pure spento il cellulare Cosa Te Lo Abbiamo Regalato A Fare?

Popo delle brutte scarpe bianche. Così sia.


paolo

giovedì 29 gennaio 2009

La semplice gioia dell’elettricità

3 commenti:



Ecco: questo è il nostro quartiere, o meglio è la vista che si gode dal piccolo balcone di casa nostra;

un quartiere semplice Kahawa West, ma senza dubbio ricco di vita e di semplici emozioni, come quella che sto per raccontarvi ora.

Immaginatemi seduta per terra su quel balcone mentre mi rilasso dopo un’intensa giornata di lavoro in comunità, con una piccola candela a fianco; l’elettricità manca in tutto il quartiere già dal giorno precedente... sono le sette passate e tutto e' immerso in quella strana penombra che segue per pochi minuti il tramonto. Immaginatemi mentre guardo la stessa immagine della foto ma togliete tutte le luci delle case e delle vie. Insomma la foto non rende molto ma voi provateci..

Ecco, immaginate anche un’atmosfera stranamente silenziosa.

E poi…

Una specie di piccolo miracolo: all’improvviso, chissà da dove e perché, l’elettricità è tornata!

In pochi secondi mille luci si sono accese nelle case, per le strade, nei negozi… una canzone reggae ha cominciato a risuonare forte in tutto il quartiere…

E un urlo di gioia si è alzato da tutta la gente di Kahawa.

Donne e bambini sono sbucati fuori sui balconi e hanno riso insieme.

Tutto questo è durato pochi secondi ma è stato come se il quartiere si fosse improvvisamente risvegliato da una sorta di “buia sonnolenza”.

Non so bene come spiegare… ma immaginate che per quei pochi secondi l’aria si è riempita di gioia, di un’ adrenalina collettiva che mi ha davvero riempito il cuore.

Un’improvvisa ventata di felicità e calore, come spesso capita qua a Kahawa, ma che raramente mi è capitato di incontrare fuori da questo spicchio di Africa...

Ecco, io che non scrivo mai nulla, volevo proprio condividere con voi questo piccolo momento di gioia quotidiana a Nairobi…

ora speriamo che prima o poi ritorni anche l’acqua corrente!

mercoledì 28 gennaio 2009

Il passo silenzioso della neve

1 commento:
leggevo i vostri post, indagavo le vostre vite SCE. mi sono sentita accarezzare per certe delicate parole o immagini. e pensavo di scrivere qualcosa che ho sentito oggi, commenti freddi sui "miei" palestinesi di Dbayeh. e uso l'aggettivo non per possesso ma perchè li sento. vicino a me. Sono la mia famiglia ora. e mi rendo conto che se sento commenti su di loro da parte dei libanesi è come se offendessero e parlassero male dei miei genitori o delle mie sorelle. e di me. Tuttavia mentre osservavo lo schermo del computer il mio mp3 mi ha offerto un dono facendomi riascoltare "Il passo silenzioso della neve" di Valentina Giovagnini. Un piccolo pugno al cuore e ora non mi va più di scrivere. Il 3 gennaio ero in Italia sul treno per andare in quel di Torino a salutare gli amici mentre leggevo sul giornale della Sua scomparsa.

"...il tuo nome mai, i tuoi occhi mai, la tua voce mai più...come sabbia sei nel mio pensiero aquila che ormai non ha più cielo...il cuore è il passo silenzioso della neve ormai" .

A lume di candela

2 commenti:
28 gennaio 2009. Prima escursione dell’anno. Siamo andati a fare un sopralluogo in tre villaggi nel nord della Moldova per verificare le condizioni dei posti per i Cantieri della Solidarietà 2009.

La spedizione è stata produttiva e abbastanza soddisfacente. I posti sono molto belli, molto spartani e soprattutto…..sono molto bui!!!

Non mi ricordavo di quanto era buia questa terra quando cala la sera. Non una luminaria accesa nei villaggi, solo la fioca luce che alcune case emanavano dalle finestre. Con pazienza la luce ha lasciato il posto al buio. Solo i fari della nostra jeep illuminavano il nostro cammino.
In mezzo al fango della strada sterrata che collega il villaggio alla strada principale non incontriamo nessuno. Sembra che la vita si sia spenta.

Questo assopimento generale della vita prende anche me. Mi addormento in macchina.

A un certo punto mi risveglio. Vedo la luce. Dove sono?? Ah, beh si, sono tornato nella capitale. Qua la vita continua anche di notte.

Chi è più geloso??

Nessun commento:
Non mi sarei mai aspettato di provare gelosia nei confronti di questa terra che è la R. Moldova.

Una gelosia un po’ strana, perché comunque non cambierei mai per niente al mondo la pace e la tranquillità che trovo nella mia casa natale a Mantova.
Una gelosia che nasce dai racconti di mio nonno, che tanto mi appassionavano tanto quando ero piccolo. Infatti mio nonno era un contadino mi raccontava spesso di come era la vita a suo tempo: la gioia e la fatica di coltivare la terra con mezzi che erano quelli di inizio 900, la gioia e la fatica di vivere in casa di campagna con la stufa a legna e il camino, le candele, il pozzo, il bagno fuori; la gioia e la fatica dei cambiamenti storici e tecnologici che sono venuti col tempo, la gioia e la fatica di poter contare solo su stessi per tirare su la famiglia……e altre tante cose….

Insomma visitare questo paese nei suoi villaggi più nascosti è stato come un tuffo nei miei ricordi. E più e più volte ho desiderato di poter provare a rivivere i ricordi di mio nonno.

Purtroppo finora ho potuto solo avere dei “mordi e fuggi” di questi villaggi; sono sicuro che c’è tanta fatica in questi posti, ma sono altrettanto sicuro che c’è molta gioia.

E’ più immediato vedere la fatica: la si può vedere ovunque, nei pozzi, nelle strade infangate, nelle case….e molte volte mi sono fermato qua. Non ho potuto o non ho voluto vedere anche la gioia che nascondono questi villaggi.

Il manicomio del tempo

1 commento:
[...] 'Non rovinare il presente lamentandoti del passato o preoccupandoti del futuro.'

Vivere senza lamentarsi del passato o preoccuparsi del futuro significa dare al tempo una dimensione molto più ampia di quella assegnatagli dal mondo che ci governa. Significa riabilitare la nozione del presente e cancellare l'orologio che tanto ci tormenta.
[...]

Da 'Puerto Libre'
Angeles Mastretta

domenica 25 gennaio 2009

Pintaggio casa

3 commenti:
Anche oggi mi è preso lo schiribizzo di dipingere un po'.... forse sta diventando un'ossessione...forse un semplice e puro divertimento!!!

Ricordo comunque con piacere l'inizio di tutta questa avventura, cominciata a novembre 2008 con le mie mitiche compagne di viaggio...



Vi terrò aggiornati sugli sviluppi della nostra casettina ..... ogni giorno diventa sempre più carina!!!!



Che bella soddisfazione!

Lo stupore di fronte ad...... un fiore!!!

Nessun commento:
E' solo un fiore, che sta nascendo su un albero che non mi apparteiene, che non ho comprato, un albero, potrei dire, anonimo!
Eppure quel semplice fiore che ogni giorno svela un petalo nuovo, suscita in me una grande emozione: come se vedessi rinascere la vita, come se vedessi un'oasi nel deserto.


Alcune indicazioni geografiche:
Nicaragua, Ciudad Sandino, barrio Nueva Vida