domenica 9 marzo 2014

1.000.000

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Quotidianamente veniamo bombardati da numeri, cifre, sterili quantità che per un attimo ci impressionano ma subito svaniscono. Quanti esempi potrebbero venirci in mente: titoli di giornali, notiziari…
In Libano sono presenti circa un milione di rifugiati siriani. Più o meno un quarto della popolazione libanese: proporzione già impressionante di per sé ma lo diventa ancor più quando si inizia a dare un volto a questo numero. 
Nonostante l’opulenza di Beirut nasconda un po’ la presenza dei rifugiati siriani, percorrendo le strade subito fuori dal centro si notano subito pulmini pieni di bagagli e persone o uomini che camminano a piedi sui bordi delle carreggiate. Spostandosi verso il confine siriano, nella valle della Bekaa il paesaggio cambia totalmente e non solo dal punto di vista ambientale.
Guardando i campi secchi dalla siccità di quest’anno si vedono ovunque accampamenti di persone. Katia, l’operatrice che ci accompagna, ci spiega che in questa zona sono sorti campi profughi ovunque, proprio a causa della massiccia presenza siriana. Quando entriamo nel campo profughi ci accolgono subito gli anziani che, dopo un attimo di sospetto, ci fanno entrare con un caloroso sorriso. 


La struttura del campo è molto semplice: una strada principale su cui danno gli ingressi delle tende formate da pali e tende cerate, fissate con pneumatici. Tra una tenda e l'altra, pochi panni spesi ci ricordano che questa realtà precaria e apparentemente provvisoria si sta drammaticamente trasformando in qualcosa di quotidiano.
    
A rallegrare l’atmosfera ci pensano decine di bambini che, incuriositi dalla nostra presenza, trasformano la loro iniziale timidezza in un gioco a chi si fa fotografare di più. Con disinvoltura si aggiungono i più anziani che si mettono in posa con i più piccini. Ci mostrano con fierezza la loro scuola-tenda, mentre i più grandi con orgoglio snocciolano qualche parola di inglese per entrare in sintonia.


1.000.000...
Un milione di persone significa un milione di questi volti, un milione di questi vissuti in centinaia di campi profughi in condizioni al limite della dignità umana.  Ma sono proprio questi volti e questi sorrisi a ricordarci che proprio qui, tra queste tende, di dignità e di umanità ce n’è da vendere, che la speranza di vedere terminare la guerra e poter tornare alle proprie case è una convinzione forte e un motivo in più per sopportare questa situazione precaria. Proprio qui realizzi come la vita vada avanti e germogli anche su rami che sembravano morti o secchi. In queste situazioni ciò che davvero ti rimane nei ricordi e nel cuore sono i sorrisi, le risate e soprattutto occhi che ti dicono quanta voglia abbiano di andare avanti nonostante i traumi.
Un passato che è causa del presente ma non spegne il futuro…anzi.





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lunedì 3 marzo 2014

Festeggiare 26 anni..in stile moldavo!

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Già immaginavo che compiere gli anni in Moldova sarebbe stata un’esperienza più unica che rara ma non pensavo così tanto.. soprattutto quando ti ritrovi a festeggiare insieme alla contabile (Domna Ana) dell’associazione che decide di portare fuori a pranzo/cena tutti i colleghi!


Ma scendiamo nei dettagli.. questa è la tavolata che ci ha accolte appena arrivate.. da notare i bicchierini più piccoli: una volta svuotato il bicchiere c’è un cameriere che subito alle tue spalle, senza che tu te ne accorga, te lo riempie all'improvviso con vodka/cognac.
Il problema è che ogni invitato fa un "elogio" al festeggiato (..sì, in moldova ci piace così!) con brindisi annesso! e ogni volta il bicchierino si "riempie" magicamente! 

Altra differenza fondamentale: qui si balla un sacco! ..Il pranzo è continuamente interrotto da balli così da creare ancora spazio nel pancino (..Fra, ne ho imparati due nuovi, saresti fiera di me ;)) ..e così si va avanti ad oltranza.. dalle 3 alle 9 passate a zompettare come grilli e a mangiucchiare!


Cambiando ambito.. cose semplici e bizzarra della Moldova!

1) pensare che la carta igienica  fosse una di quelle cose standard, immutabile e simile in quasi tutti i paesi.. bene, è un grave errore!
La peculiarità del rotolino di cartone intorno al quale si arrotola la soffice carta è stata scardinata in Moldova e con non poche conseguenze irrilevanti!
Patty: “Mari.. ma come faccio a srotolarla?!? Non ci riesco mica?”—ecco questo è il primo step di puro disagio che la carta igienica moldava impone ;)

2) Qui si storpiano sempre i nomi.. ahimé mi è toccato quello di angelica.. proprio mi mancava!!!

3) Il colore delle macchine è perennemente sul "marroncino".. ma questo punto merita un post più approfondito..!
Mari

Paese che vai.. Taxi che trovi!

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Chiunque sia stato tra Nord Africa e Medio Oriente, una volta a casa avrà raccontato agli amici la follia del traffico nelle varie città, piuttosto che lo stile di guida alquanto "bizzarro" dei vari tassisti di turno.
Ecco, dimenticate tutto: Beirut non è una città trafficata:  è il traffico fatto a città!

Nelle ore di punta ( qui h24) ci siamo abituati ad attraversare la città a passo d'uomo,  tra macchine in contromano, motorini con il manubrio dentro il nostro finestrino e clacson manco avessimo vinto la Coppa del Mondo.

Potevamo forse spendere tutto questo tempo a disposizione con le mani in mano?
Ecco a voi i primi incontri ravvicinati con i tassisti del terzo tipo:

1- "Il SAVIO", l'autista all'italiana: sicuro di sè, a bordo del suo potente Mercedes,, dopo aver fregato la corsa ad un suo collega con nonchalance, ci racconta del legame con il nostro Paese. Dopo una lunga carriera accademica dai Salesiani, il buon Savio decise di fare famiglia, dando alla luce, con l'aiuto della povera moglie, tre pargoli dei nomi alquanto bizzarri per ribadire la sua passione "tricolore":
- Il primogenito: SAVIO BOY
- la secondogenita: MARISSA
- infine la terzogenita, l'unica con un nome pseudo-normale: MARIA BEGONIA, nata direttamente in serra.

2- Il REDUCE: a bordo della sua fiammante Nissan, al primo incrocio ci guarda curiosi mostrandoci una gamba destra… di plastica; "Regalo" di guerra. Dopo un iniziale sbigottimento, pensare di essere nelle mani ( e nei piedi ) di un tassista che guida solo con una gamba nel traffico di Beirut non è proprio sinonimo di sicurezza.

3- Il genio: L'UOMO PORTIERA.  Un rumore sordo e strisciante ci scuote mentre attraversiamo a piedi uno degli incroci principali di Beirut. Vediamo una signora distinta scendere dal taxi collettivo e dopo qualche secondo…la stessa portiera a  del taxi decide di …scendere dall'auto!
Non è uno scherzo: guardate qui sotto l'autista che, tra l'ilarità generale, si fionda in mezzo alla strada a raccogliere la portiera sfuggente!


Alle prossime portiere,
Alberto-Anna-Stefano

" Scrivi tanto, ascolta di cuore e osserva con stupore! "

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PREMESSA

3 step facoltativi per godersi a pieno la lettura di questo post:

1) Impostare musica di sottofondo: http://www.youtube.com/watch?v=SFObn6xe3UA
2) Leggere il testo con calma;
3) « Esci di casa! Sorridi! Respira forte! Sei vivo... cretino!" :)


START

Dopo un viaggio di quasi 24 ore durante il quale abbiamo visto il sole sorgere per poi ammirarlo tramontare "solamente" dopo un tempo infinitamente lungo.

Dopo aver sistemato la NiCasa e mosso i primi passi nel barrio Las brigas, luogo in cui ogni mattina ci sveglieremo e ci avvieremo verso il lavoro per poi rincasare ed essere accolti dalla sua tradizionale quotidianità.

Dopo aver incontrato e conosciuto la vitalità della Emi, ex SCE Nicaragua insieme alla Ele proprio a Redes de Solidaridad ( http://redesdesolidaridad.wordpress.com/ il centro di riferimento per me e la Stefy).

Dopo aver apprezzato e amato i raggi caldissimi di questo bellissimo sole, mitigati da un venticello tanto leggero quanto piacevole.

Dopo aver intrapreso i primi lavori nel piccolo orto davanti a casa che abbiamo intenzione di coltivare e far germogliare di frutta, verdura e fiori (chiedo scusa a Francesca e Matteo ma i miei semi di girasole ricevuti in dono durante la formazione SCE a Milano per ora non danno segni di vita ma... IO CI CREDO! :)  ).

Dopo aver iniziato ad inserirci nel contesto spulciando qualche articolo dei giornali locali, ascoltando i racconti dei tassisti, dei volontari e lavoratori Nicaraguensi, interagendo con i vicini di casa, i semplici passanti e soprattutto osservando ogni cosa dal maggior numero di punti di vista possibili.

Dopo essere rimasto affascinato dalle bancherelle, i venditori ambulanti con i loro campanelli e i lavori improvvisati nelle strade; dalla musica perennemente presente in ogni luogo e dai volti apparentemente scettici al primo sguardo ma che immediatamente si aprono in sorrisoni al mio semplice e goffo saluto mal pronunciato.

Dopo aver incontrato l'intero Staff di Redes e di El Guis (il centro in cui lavoreranno il Lele e la Fede), conosciuto i bambini e i ragazzi con cui condivideremo le attività, i progetti,  le emozioni e l'atmosfera colorata e vivace che si respira in quell'oasi nel complicato quartiere Nueva Vida.

Dopo aver partecipato alla prima messa in lingua locale.

Dopo aver avuto l'ennesima conferma di essere partito con tre companeros davvero disponibili, stimolanti ed arricchenti.

Dopo questa prima settimana, beh, che dire, mi sento assolutamente strafelice di aver incominciato questo periodo di osservazione, comprensione e collaborazione nel migliore dei modi e spero di averlo trasmesso a tutti voi così come lo sto vivendo intensamente sulla mia pelle!!! :)


p.s.  Step 4) Rileggere lo step 3 e buona settimana a tutti!


THE END

A presto,
un abbraccione,

Teo! :)

domenica 2 marzo 2014

Si incomincia

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Si incomincia.
Se dovessimo definire questa prima settimana di Nica le parole che sentiremmo più vicine sarebbero: casa, ascolto e osservazione.
Tre parole così semplici quanto profonde…
Casa per la felicità con cui ci siamo inseriti in questo paese, per la doverosa pulizia che abbiamo dovuto applicare a quelli che per un anno saranno i nostri spazi e per la passione e la voglia di rendere delle pareti, appunto, la nostra NiCasa!
Ascolto e osservazione come caratteristiche fondamentali di inserimento umano e lavorativo con le persone appena conosciute nei centri di Redes de Solidaridad e il Guis, con i vicini di casa e con coloro che ci hanno regalato un sorriso, un pensiero o che semplicemente abbiamo incontrato.
Sebbene siamo ancora agli inizi una cosa è certa: il primo impatto con questa terra è PIU’ CHE POSITIVO! :)


Stefi, Fede, Lele, Teo

giovedì 27 febbraio 2014

Live from Beirut

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Eccoci in quel di Beirut, finalmente! Nell'attesa della nostra nuova casa ( a proposito, preparatevi al meglio!) cerchiamo di entrare subito in sintonia con la realtà e la cultura dove vivremo per tutto l'anno.. E che c'è di meglio che imparare i primi rudimenti di arabo per parlare di un prodotto "localissimo": le olive! Ecco qui Alberto, il nostro capo,  esibirsi in uno splendido slang:
 " Io le olive, non le volevo":


Se parlate arabo, oppure avete amici bresciani, vi sorgerà qualche dubbio ...

domenica 23 febbraio 2014

Nicaragua: VAMOSSSSS AMICIIIIIII!!! :)

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... Mi offrono un incarico di responsabilità 
domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto per partire 
getterò i bagagli in mare, studierò le carte 
e aspetterò di sapere per dove si parte, quando si parte 
e quando passerà il monsone dirò: "Levate l'ancora,
dritta avanti tutta, questa è la rotta, questa è la direzione, 
questa è la decisione! "




(La linea d'ombra, Bolivia-Libano-Moldova-Nicaragua, UnAbbraccioneEBuonViaggioAmiciMieiiiii! )

martedì 18 febbraio 2014

Libano: Yallah!

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“A Jenin i ragazzi non fanno nulla tutto il giorno, trascorrono le giornate in strada. Molti convivono con il trauma dei carri armati israeliani entrati dentro le loro case nel 2002. Il teatro nel campo profughi cerca di dare loro un'opportunità.”
Ottobre 2011: chi parla è Rawand Arqawi, coordinatrice del Freedom Theatre nel campo profughi di Jenin, città nel nord della West Bank. Con la delicatezza che solo una madre sa dare, Rawand mi introduce nel dramma dei milioni di persone costrette da 66 anni a vivere in un campo per rifugiati a pochi chilometri da casa; un'indecorosa sistemazione provvisoria divenuta invece “casa” stabile per almeno tre generazioni di persone. Ad oggi, la precarietà delle tende è scomparsa per lasciar posto a veri e propri campi profughi in tutto il Medio Oriente, caratterizzati da sovraffollamento, precarie condizioni igieniche e scarse opportunità di crescita personale e professionale.  Anche attraverso questa esperienza, inizio ad interessarmi diffusamente della questione dei rifugiati palestinesi e di come esperienze creative come quella di un teatro all'interno di un contesto simile possa essere la chiave di (S)volta. 
Ottobre 2013: due anni dopo, la pagina Web del Servizio Civile mi rimanda al progetto di Caritas Ambrosiana e Caritas Lebanon, destinato ( tra le altre cose) a migliaia di rifugiati palestinesi nella zona di Dbaye, a nord di Beirut. Un contesto sicuramente stimolante e variegato, aggravato però dall'arrivo di milioni di siriani in fuga dal conflitto in corso. “ Ci siamo!Sembra quasi un segno del destino, o di chi per lui” esclamo mentre sono già intento a compilare in fretta e furia la domanda di partecipazione. 
Febbraio 2014: mi rigiro tra le mani il passaporto con tanto di visto timbrato dal console del Paese dei Cedri
Tutto vero: Tra pochi giorni si parte!

Bolivia: E venne (a breve) il giorno della partenza.

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Viene il giorno in cui chiedi a te stesso dove voli
viene il tempo in cui ti guardi e i tuoi sogni son caduti
E' il momento di rischiare di decidere da soli
non fermarsi e lottare per non essere abbattuti
Sulle spalle una mano che si spinge a trattenere
vuol fermare l'avventura ma ritorno a camminare
ho incontrato troppa gente che mi ha dato senza avere
voglio dare queste braccia non c'è molto da aspettare.
E' parola come vento
tra le porte quella stretta
gli uni gli altri nell'amore
non avere che un canto
questo tempo non ha niente
da offrire a chi aspetta
prende tutto prende dentro
sai fin dove non sai quanto.
Non è strada di chi parte
e già vuole arrivare
non la strada dei sicuri
dei sicuri di riuscire
non è fatta per chi è fermo
per chi non vuol cambiare
E' la strada di chi parte
ed arriva per partire.
 

Nicaragua: ci vuole Testa e Cuore!

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Mi hanno detto che alcuni contesti, anche nel nostro paese, sono particolarmente difficili e complessi, ma che nonostante tutto vi siano un sacco di persone che riescono a portare un briciolo di speranza anche dove sia impossibile solamente immaginarla. 
E io li ho ascoltati.
(CDS Pozzuoli, 2009).

Mi hanno detto che quando vivi esperienze così intense fioriscono sempre moltissimi stimoli impossibili da arrestare, tantissime domande e pochissime risposte.
E io li ho ascoltati. 
(CDS Montenegro, 2010).

Mi hanno detto che le persone di qualsiasi età e provenienza con cui hai la fortuna di condividere quegli attimi hanno la forza di moltiplicare le nostre gioie, dimezzare i nostri dolori e favorire la nostra crescita.
E io li ho ascoltati. 
(CDS Kenya, 2011).

Mi hanno detto che improvvisamente ti accorgi di aver ricevuto più di quanto hai donato e allora ti scappa un sorriso che ti rimane dentro.
E io li ho ascoltati. 
(CDS Thailandia, 2012).

Mi hanno detto che la cultura, la convivenza e la capacità di ascoltare gli altri e sé stessi aiutano a costruire le fondamenta per i propri sogni.
E io li ho ascoltati.
(CDS Kenya, 2013).

La Testa e il Cuore mi hanno detto che se fai di tutto per portare tutte queste cose nella tua quotidianità riuscirai a realizzare i tuoi sogni.
E avevano ragione! :)
(SCE Nicaragua, 2014)