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domenica 20 maggio 2018

Vita in Bolivia: un ballo a passo lento.

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Vita in Bolivia: un ballo a passo lento.



È un giorno come un altro a Cochabamba: siamo a dicembre, fa caldo, in ufficio tutto procede come al solito e come sempre ci sforziamo di comprendere un po’ di più la lingua, il lavoro, la maniera migliore di rapportarci.
Solo una cosa è differente: il giorno dopo abbiamo il nostro primo incontro con i responsabili dei gruppi di Caritas Parroquiales.



FANTASTICO!!!

L’inizio qui è stato lento, un po’ difficile: per il primo mese siamo rimaste quasi sempre chiuse in ufficio, ma finalmente ci siamo! 

Sono molto contenta: gli ingredienti fondamentali che per me dovrebbero accompagnarmi sempre nel mio lavoro (come ora nel progetto di servizio civile) sono l’incontro con le persone, la creazione di relazioni, la scoperta dell’altro.
Ed ecco che ci presenteremo per la prima volta dall’inizio del nostro servizio ai gruppi Caritas.


La nostra responsabile però ci mette un po’ di ansia: “E' il vostro “debutto”, mi raccomando, non potete fare una presentazione scontata, troppo lunga, troppo breve, di una qualità inferiore a quella degli altri volontari prima di voi. Dovete colpire, conquistare da subito la fiducia della gente, se no poi non riuscirete più a lavorarci ...” e così via.


AAAARGH!!!

E io che semplicemente ero entusiasta di incontrare le persone con cui avremmo lavorato!!!

Nonostante ciò non ci perdiamo d’animo, e con l’aiuto di alcuni compagni SCE (SCE è il nostro nome in codice: Servizio Civilista all’Estero) dall’altra parte del mondo pensiamo a un’attività per presentarci.

Occorrente: cartelloni, pennarelli, pastelli e nastro adesivo.












Benissimo. Mentre Marianna sistema slide e musiche, io vado in missione in cartoleria a prendere ciò che ci serve.

“Torno tra 10 minuti”, dico.

Sono ancora inesperta: non ho ancora capito che pensare di poter prevedere quanto tempo ci metterai per qualsiasi cosa è una presunzione che porta solo danni.

Vado nella cartoleria di fronte al nostro ufficio: ci conoscono e abbiamo un conto aperto. Entro, saluto e comincio a domandare quello che mi serve. 


Non appena intuiscono che ho bisogno di più di un articolo, mi fermano e mi dicono di aspettare. Stanno scaricando del materiale e non possono ricevere gente che chiede qualcosa al di là di una penna.

Dopo un po’ mi offrono una sedia... e capisco che non sarà una faccenda rapida.


L’incaricato della consegna a un certo punto mi mette una mano sulla spalla e mi chiede “Di dove sei?”. “Sono italiana, sto facendo un anno di volontariato qui a Cochabamba”. “Ah!!! E di dove in Italia?” “Vicino a Milano”. 


Non l’avessi mai detto. Il signore aveva fatto giusto l’anno prima un viaggio in Italia: era passato da Milano, Bergamo, persino Monza, la mia città, e naturalmente aveva con sé tuuutte le foto. Comincia a farmele vedere, a commentarle, a chiedermi qual è il piatto più buono della cucina italiana etc.

Mi domanda di me, della mia famiglia ... e intanto il tempo passa. 


Quando anche gli ultimi toner e batterie sono stati scaricati, provo ad avvicinarmi al bancone, un po’ imbarazzata. Non voglio offendere il signore, ma allo stesso tempo non so più cosa dire! Continuo a sorridere, ma penso anche al lavoro che dobbiamo finire.

Neanche a farlo apposta, la proprietaria della cartoleria era stata in Europa proprio l’anno prima, e sentendo i nostri discorsi tira fuori naturalmente anche lei le sue foto: ha viaggiato in Francia, in Spagna, in Italia ... e persino in Egitto! E allora scatta una lunga chiacchierata sull’Egitto: com’è diverso, che clima fa, come sono le piramidi ...

Intanto io immagino la notte che ci aspetta, tra cartelloni e cartoncini. E sì, perchè nel frattempo è passata piú di un’ora!!!

 Dopo un po’ saluto il simpatico signore dei toner, parlo ancora un po’ con la signora della cartoleria e alla fine riesco a chiedere dei pennarelli, dei pastelli e del nastro adesivo.






Bene.
Fatto.
Torno in ufficio.

Marianna mi accoglie dicendomi “Ma Chiara, dove sei stata? Ero preoccupata! Dovevi tornare in 10 minuti e sono passate 2 ore!!!”.

Lo so. Ma che ci vuoi fare. Puoi continuare a cercare di calcolare tutto, incespicando e innervosendoti, o cambiare musica e abbandonarti a un passo di danza tutto diverso


Lento, con salti e cambi improvvisi. Un’altra musica. Ma che si può sempre imparare a ballare.

 

venerdì 16 maggio 2014

Nicaragua: Non sarà sempre tutto rose e fiori però, per ora, che rose e che fiori ragazzi! :)

1 commento:
Prima di salutare il Nicaragua per 3 settimane di pausa, formazione e servizio a Milano, mi sento di condividere con voi un pensiero che da ormai molto tempo svolazza nella mia testa. Ovvero, sono sempre più convinto che noi essere umani ci troviamo su questa Terra per la più semplice delle ragioni: vivere a pieno le relazioni che abbiamo la fortuna di incontrare sul nostro cammino.


La Treccani definisce il termine relazione come: "Connessione o corrispondenza che intercorre, in modo essenziale o accidentale, tra due o più enti (oggetti e fatti, situazioni e attività, persone e gruppi, istituzioni e categorie, fenomeni, grandezze, valori, ecc...)".
Quello che la Treccani però non definisce è la possibilità di poter scegliere l'intensità di questa connessione. E che dire... io questa possibilità, tra i miei alti e bassi, cerco sempre con voglia e determinazione di trasformarla in un'intensità di relazione altamente felice!


Quando decisi di fare domanda per questa esperienza, quando mi comunicarono di essere stato selezionato, quando condivisi i miei pensieri durante la formazione pre-partenza e persino quando mi ritrovai seduto sull'aereo che mi avrebbe portato qui in Nicaragua non avevo molte aspettative ma una sola certezza: "Sarà un anno particolare e complesso ma sicuramente stimolante, felice ed entusiasmante!". 

Dopo questi primi 3 mesi sono assolutamente in grado di affermare che avevo torto... E' stato molto ma molto più particolare, complesso, stimolante, felice ed entusiasmante di quanto avrei mai potuto immaginare! E tutto questo lo devo soprattutto alle relazioni che cerco di coltivare al meglio durante tutte le mie giornate.

Il fatto è che, come dice il carissimo Roberto Benigni in "La tigre e la neve", per godersi a pieno ogni attimo di vita ed ogni relazione bisogna innamorarsi... 

"Innamoratevi!
Se non vi innamorate è tutto morto.
Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo, si muove tutto.
Dilapidate la gioia, sperperate l'allegria.
Siate tristi e taciturni con l'esuberanza.
Fate soffiare in faccia alla gente la felicità.
Per trasmettere la felicità bisogna essere felici e per trasmettere il dolore bisogna essere felici.
Siate felici!"

... ed io, qui in Nicaragua, mi sono innamorato e mi sento felice! 



Mi sono innamorato dei miei compagni di viaggio e dell'amicizia creatasi con tutte le stravaganze, le risate, le problematiche, gli innumerevoli pregi e i difetti personali. 
Mi sono innamorato di Managua, una città senza centro (ri)costruita senza un'apparente logica, dei cassoni dei pick up e della misa campesina.
Mi sono innamorato dei miei vicini di casa, della pulperia di Luis, del collegio di Las Brisas, della parada dell'autobus che mi accoglie ad ogni viaggio, dei tassisti più o meno normali che mi hanno scarrozzato in ogni dove, di Claudia e Cicly del Todo Asado, di Erick il vigilante e Josè il senzatetto che «sniffa» benzina tutto il giorno ma è sempre e pronto a scambiare due chiacchiere su qualsiasi argomento e senza chiederti nulla in cambio.


Mi sono innamorato di Edu che vende «Agua y gas», dei venditori ambulanti che passano per las calles gridando ogni tipo di pietanza, bevanda e mestiere; delle cassiere dei supermercati, dei ragazzi della ferramenta, delle donne dei mercati che ti salutano con "Hola mi amor! Cosa estas buscando?", degli autobus molto più che sovraffollati, dei viaggi tanto scomodi quanto incredibilmente divertenti.
Mi sono innamorato nuovamente della mia famiglia, dei miei amici, di conoscenti, di sconosciuti e di tutte le persone che ho salutato prima di partire ma che sento sempre vicino durante le mie giornate.
Mi sono innamorato dei concerti musicali di ogni genere, del ballo e degli spettacoli teatrali.


Mi sono innamorato delle indicazioni stradali folli e affascinanti al posto delle vie, dei tantissimi murales in giro per le città, del grido «Agua agua agua" a Ciudad Sandino, del barrio Nueva Vida e di tutta la sua popolazione.
Mi sono innamorato del refresco flor de jamaica, del ron flor de cana, del gallo pinto e del queso frito.
Mi sono innamorato della comida di Silvya e Irma cucinata nel Ranchon, dei sorrisi bellissimi di Heysel e sua madre (ragazza madre), dei colleghi, dei lavoratori, di tutti i bambini, dei ragazzi del Grupo de Los Jovenes Promotores di Redes de Solidaridad, dei custodi, dei giardinieri, delle signore della limpieza, delle professoresse, dello staff ed i ragazzi di El Guis.



Mi sono innamorato delle serate con i numerosi amici e amiche nicaraguensi, guatemaltechi, statunitensi, australiani, italiani, ecc... dell'oceano, del surf, delle spiagge, dei tramonti, dei vulcani, delle lagune, di tutto l'ambiente naturale, delle città storiche, del passato e della cultura di questo continente.
Mi sono innamorato persino del caldissimo sole, dei manifesti di «Daniel», delle prime piogge e delle scosse di terremoto, della stanchezza di fine giornata, delle storie e gli attimi di vita che ti spaccano il cuore, dei miei dubbi, delle mie difficoltà, dei miei immensi attimi di gioia, delle mille domande che rimettono sempre e comunque in discussione la mia persona, il mio stile di vita, le mie sicurezze, le mie credenze, il mio passato, il mio presente e il mio futuro.



In tutto questo oceano di emozioni ho cercato di costruire e coltivare relazioni che mi hanno aiutato a vivere a pieno questi primi 3 mesi di esperienza.
Contando che me ne mancano altri 7... 
Che dire...

Questa esperienza non sarà sicuramente solo rose e fiori però, per ora, CHE ROSE E CHE FIORI RAGAZZI! :)



Un saluto e un abbraccio fortissimo a tutti voi,
con affetto


Teo! :)