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lunedì 25 dicembre 2017

Kenya: Buon Natale a tutti, davvero

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Buon Natale a tutti, davvero.

Buon Natale a Simon, che passerà il suo 15esimo compleanno a giocare a pallone tra le mura di un carcere minorile. Buon Natale al commerciante del negozio di telefoni che ha scoperto Simon con le mani nel sacco, che lo ha chiuso in uno stanzino fino all’arrivo della polizia. Buon Natale alla folla inferocita che si è divertita a pestarlo per rendergli meno noiosa l’attesa delle manette; a pestarlo con le stesse mani che oggi usano per scambiarsi la pace in chiese fatiscenti ma vive, in comunità povere ma gioiose. Buon Natale al giudice che tra una settimana dovrà emettere la sentenza sul caso di Simon.

Buon Natale al padre di Simon, ovunque egli sia. Chissà com’è non aver mai potuto conoscere il proprio padre e non averne mai sentito la voce ed i rimproveri. Chissà come dev’essere continuarsi a chiedere, come fa continuamente Simon, quali siano le ragioni che possano aver spinto suo padre a svanire nel nulla. Buon Natale alla madre di Simon, rimasta sola a prendersi cura di 9 bambini, un compito che da qualche parte può risultare difficile, mentre in una baraccopoli a volte si rivela davvero impossibile. Buon Natale a tutti gli 8 fratelli di Simon, 4 sorelle e 4 fratelli, tutti quanti più grandi di lui, nessuno che vive con la madre. Bambini e ragazzi randagi.

Buon Natale ai compagni di camerata di Simon, perché ne abbiano se non pietà almeno rispetto, che non approfittino delle sue debolezze, del suo essere piccolo, del suo essere fragile. Buon Natale alle guardie della prigione, perché se ne prendano cura, perché siano per lui la famiglia che non ha mai potuto avere.

Buon natale perché in fondo è un augurio che si meritano un po’ tutti, davvero, persino Babbo Natale. Rivolgo un enorme augurio di Buon Natale anche lui, convinto come sono che quest’anno, in questa santa notte, abbia trovato il tempo di bussare in case senza porta, di far battere cuori senza speranza, di portare finalmente il Natale dove la calda voce di Bublè non riesce ad arrivare.

Buon Natale a Simon in particolare, e alle decine di centinaia di migliaia di Simon sparsi per il mondo. Buon Natale a Simon anche se oggi sul campo saremo avversari, prigionieri della YCTC contro ex-prigionieri di Cafasso. Sperando prima che il giudice, a cui auguro di nuovo Buon Natale e buon appetito, abbia pietà di lui. E poi sperando di poterci giocare di nuovo, con Simon, ma nella stessa squadra. Perché a Cafasso si può essere famiglia, e una famiglia è quello di cui un ragazzo di 15 anni ha bisogno. Nel caso, ti aspettiamo.

Buon Natale alla mia di famiglia, ai miei amici, ai miei nemici, tutti così lontani ma alcuni davvero molto vicini. Buon Natale perché probabilmente non ve l’ho mai detto. Buon Natale proprio perché a me non è mai piaciuto. Questa volta ho deciso di scriverla a tutti voi la letterina, e non a Babbo Natale. Perché se mi riesce difficile credere a lui, trovo molto più facile credere in voi.

a presto,
Giacomo Centonze

domenica 24 dicembre 2017

Le decorazioni di Natale

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Ho sempre trovato strano festeggiare il Natale con il sole, in Italia. Figuratevi qui! 
Chiudete gli occhi e provate ad immaginare di trovarvi davanti all'albero di Natale il 25 agosto. Ecco, l'effetto iniziale è un po' questo …
In realtà la cosa bella è che ... Natale è Natale dappertutto! 

A dire il vero, però, di questo natale africano vorrei raccontarvi qualcosa di più! Vorrei raccontarvi cosa vede e vive il mio cuore. E vorrei farlo a partire da una frase di Martin. 
Martin non è una persona qualunque. Mi sorprende chiamarlo per nome, amichevolmente. Perché Martin Kivuva è l'Arcivescovo di Mombasa. Un tipo senza dubbio carismatico, pragmatico, attento e intelligente. Con lui abbiamo condiviso diversi momenti pre-natalizi di festa. Eppure, non dimenticherò facilmente una sua frase, pronunciata ad un grande evento, davanti ad un folla silenziosamente attenta (non era mica così pochi minuti prima, quando uno strambo vescovo evangelico faceva il suo show sul palco). Il nostro vescovo, dopo aver pregato, ha fatto un discorso semplice, commovente e intenso. Ad un certo punto ha detto: LE DECORAZIONI DI NATALE SIETE VOI! 

Ma ci pensate?! Come cambia il Natale se al posto di curarci solo di fiocchi, palline e addobbi luccicanti, impariamo a lasciare da parte il materialismo per goderci la vera gioia del Natale. Le decorazioni di Natale siamo noi?! Come è possibile?! Perché!?

Le decorazioni di Natale siamo noi. Bianchi, neri, cattolici e non, italiani, keniani: le decorazioni sono tutte le persone che incontriamo. Perché con la nostra presenza adorniamo la vita del mondo. 
Le decorazioni di Natale sono i bambini dei rescue centers di Mombasa che cantano in coro davanti all'albero di Natale illuminato. Perché con la loro presenza testimoniano che la speranza di vivere in armonia non è vana.
Le decorazioni di Natale sono anche gli uomini che, a piedi nudi, di corsa, spingono o trascinano i caretti, colmi di sacchi o carichi di tank d’acqua, in mezzo al traffico mattutino. Perché con il loro lavoro quotidiano sono segno di forza e tenacia. 
Le decorazioni di Natale sono le mani dei bambini che ti cercano quando cammini nei quartieri più popolari, solo per stupore e curiosità di vedere un “musungu" inoltrarsi sulle loro stesse strade. Perché con la loro presenza regalano saluti e sorrisi di tenerezza che comunicano tutta l’ingenuità e la purezza dei più piccoli.
Le decorazioni di Natale sono i colleghi di Caritas Mombasa, che iniziano ad averti davvero a cuore e ti insegnano qualche parola in kiswahili così che tu possa sentirti a casa e far capire agli altri che non sei un turista qualsiasi. Perché con la loro presenza rendono il cammino più sereno e sicuro, ricordandoci che è possibile vivere da fratelli e amici veri con gli tutti gli esseri umani. 
Le decorazioni di Natale sono i bambini del Mahali Pa Usalama che saltano di gioia quando arriva il bus che li porta in piscina, per una giornata di festa eccezionale - come succede ogni volta che varchiamo il cancello del centro per trascorrere una giornata con loro. Perché con la loro presenza, ogni giorno, ad ogni istante, ti ricordano quanto il nostro cuore ha bisogno di sentirsi amato.
Le decorazioni di Natale sono i nuovi amici che ti accompagnano in Old Town per non farti andar da sola - come Virginia, (forse) l'unica donna driver di un tuk tuk, che ci porta a far shopping e a fine giornata ci regala il braccialetto del Kenya; o come Ian, un giovane cattolico, molto impegnato in parrocchia, che passa un'intera giornata con noi a Fort Jesus e poi ci accoglie in casa sua, dove sua mamma ci attende per offrirci una soda. Perché con la loro presenza sono segno di un’amicizia possibile e di un’accoglienza straordinaria e inaspettata, che non bada a spese!
Le decorazioni di Natale sono i canti durante la messa, sempre belli, partecipati e intonati. Perché con il loro ritmo fanno sempre vibrare il cuore. 
Le decorazioni di Natale, qui, sono anche i matatu colorati, ognuno con il suo stile, tutti con la musica che risuona ad alto volume, che circolano sulle strade. Perché son sempre pronti per portarti a destinazione e rendono variopinta la città.
Le decorazioni di Natale sono, senza dubbio, i nuovi cestiti spuntati sulle strade di Nyali - davanti ai quali ti sorprendi e inizi a credere che davvero la gente potrebbe imparare a non buttare in giro qualsiasi cosa, così che le strade non siano più coperte da plastica e spazzatura. Perché ti fanno respirare aria di cambiamento e speranza per il futuro. 
Le decorazioni di Natale, allora, sono anche tutte le cose che non vorresti vedere: come la strada che dalla parrocchia di Kongowea porta a casa del nostro amico (che poi è una delle tante), tutta coperta di bottiglie, sacchetti, rifiuti e immondizia di ogni genere, che ormai sembrano aver trovato il loro posto e son un tutt’uno con la polvere che ricopre le superfici. O ancora, come i bambini che spingono la mamma in carrozzina, le (troppe) persone senza arti che chiedono l’elemosina in città, i ragazzi vestiti di stracci sdraiati per strada, i bambini che ti chiedono cibo appena fuori dal supermercato e quelli che si portano in giro la tanica in cerca d’acqua. Perché semplicemente ci sono, ti interpellano, suscitano domande e ti danno l’opportunità di diventare più responsabile nel tuo stile di vita. 

Le decorazioni di Natale sono loro: uomini, donne, giovani, adulti, bambini, suore, preti, mamme, padri, orfani. Gente semplice e accogliente che è curiosa di vederti, ti chiede da dove vieni e come ti chiami, e sempre si dice disponibile e pronta a condividere con te momenti di vita quotidiana, ti invita a casa o spera di rivederti. Gente che vive con "poco", ma ne gode come fosse molto. Gente che forse non avrei mai incontrato e nemmeno immaginato, se non avessi avuto l’opportunità di esser qui. Gente che ogni giorno si impegna a vivere. Gente che ogni giorno può insegnarci a vivere. 

Spesso il Natale per noi diventa altro. È facile dimenticare che Natale in realtà è condivisione fraterna, è ritrovarsi insieme per vivere in armonia, è semplicemente gioia. È facile dimenticare che il Natale ci richiama alla povertà, perché anche Dio ha scelto di farsi piccolo e nascere in una mangiatoia, non in un gran hotel a cinque stelle. È facile dimenticare che il Natale non è frenesia, perché la fretta non è benedizione (come dicono qui: "haraka haraka hakuna baraka"): Gesù nasce e tutto si ferma, perché tutti accorrono a Lui, con il meglio che hanno. È facile dimenticare che il Natale non è sperperare, ma ritrovare l’essenziale. 

Qui, tutto quel che c'è non è scontato: per ogni cosa sempre si ringrazia e si prega, grati a Dio per tutto ciò che si ha. Qui, se dici che torni a casa, in Italia, tutti ti dicono "say hi to your parents" e ti augurano un "safe jorney": perché l'attenzione all'altro è profonda e pura. Qui a Natale l'importante non è aver regali da scartare, ma andare a messa (sempre indossando il vestito migliore) per celebrare il Natale, cioè la vita. Qui, anche l'acqua e la luce, la famiglia, i vestiti puliti, il cibo quotidiano non sono scontati: se ne puoi godere, non li sprechi, ne hai cura, ne sei profondamente grato. 

Allora, cari amici a casa, vorrei augurarvi di ritrovare il Natale. Vorrei augurarvi di far festa, a Natale, grati per tutto quel di cui potete godere. Vorrei augurarvi di far festa, a Natale, con la gioia di chi si sorprende di esser circondato di bene e amore. Vorrei augurarvi che il Natale sia festa, non un solo giorno, ma tutto l'anno, nella semplicità della vita quotidiana. Sia Natale sempre! E, voi, abbiate cura di essere le decorazioni di Natale che illuminano le giornate dei vostri cari e delle persone che incontrate. Siate decorazioni di Natale: rendete belle le vostre vite, adornate il mondo! 

Buon Natale,
Greta

domenica 25 dicembre 2016

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Noi possiamo solo continuare pazientemente a seminare, loro faranno le loro scelte...
Cafasso Family




lunedì 24 dicembre 2012

el cristo de palacaguina

2 commenti:
Un classico della rivoluzione sandinista el cristo de palacaguina,
cantato da una delle più belle voci centroamericane da poco scomparsa: Chavela Vargas
 

Buon Natale!!!

......

En el Cerro de la Iguana Montana adentro de las segovias
se vio un resplandor extrano como una aurora de media
noche los maisales se prendieron, los quiebra platas se
estremecieron, llovio por Moyogalpa, por Telpaneca y
por Chichigalpa

CORO
Cristo ya nacio en Palacaguina de Chepe Pavon Pavon y
una tal Maria ella va a planchar muy humildemente la
ropa que goza la mujer hermosa del terrateniente.

Las gentes para mirarlo se rejuntaran en un molote, el
indio Joaquin le trajo quesillo en trenzas de Nagarote
en ves de oro, incienso y mirra le regalaron segun yo
supe cajetitas de Diriomo y hasta bunuelos de Guadalupe.

CORO
Cristo ya nacio en palacaguina de Chepe Pavon Pavon y
una tal Maria ella va a planchar muy humildemente la
ropa que goza la mujer hermosa del terrateniente. 


Jose el pobre jornalero se mecatella todito el dia, lo tiene
con reumatismo el tequio de la carpinteria, Maria suena
que el hijo igual que el tata sea carpintero pero el cipotillo
piensa manana quiero ser guerrillero.

CORO
Cristo ya nacio en Palacaguina de Chepe Pavon Pavon y
una tal Maria ella va a planchar muy humildemente la
ropa que goza la mujer hermosa del terrateniente,
Cristo ya nacio en Palacaguina de Chepe Pavon Pavon y
una tal Maria ella va a planchar muy humildemente la
ropa que goza la mujer hermosa del terrateniente, la
ropa que goza la mujer hermosa del terrateniente, del
terrateniente, del terrateniente.

domenica 25 dicembre 2011

Krismasi Njema!

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KRISMASI NJEMA!
noi qui ci apprestiamo a festeggiare alla maniera Kenyana, che poi tanto diversa da quella italiana non è....

giovedì 25 dicembre 2008

racconto naif decadente d 1 natale d 1 anno

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Oggi fa freddo ed è il 23.12. Non so dove sono. Non so ke ore sono. So solo ke è notte. E ke mi sto muovendo. Non fisicamente, tecnicamente. Sono sun treno. Senza telefonino. Ho abbracciato l’offerta duna compagnia telefoninica ke mi consente di comunicare gratis per un’altra settimana. Un vincolo consiste però nell’avere il cellulare con me. Soprattutto non ho da leggere, se non l’Internazionale + noioso d mai. Guardo il vetro del finestrino del mio scompartimento. Vedo il riflesso dun ragazzo che mi osserva dal riflesso del vetro opposto, quello che dà sul corridoio del mio intrepido intercity. Ci guardiamo dandoci le spalle. Fa sempre comodo una spalla. Così poi possiamo spalleggiare. Da adolescente mimpegnavo molto ma non riuscivo a fare + di 4 spalleggi d testa.

Odio non avere da leggere da fare. Una penna e il retro d un’agendina. Oggi il terremoto ha vibrato per la terra che devo attraversare per tornarmene a casa. Il treno è così in megaritardo e la gente natalizia sbraita. Quella non natalizia no: un ritardo ferroviario fa notizia come la pioggia. Come il governo ladro. Come gli scout in braghe corte. Oggi ho visto una felpa viola con cappuccio con disegnato sopra un fungo gigante bianco dalla cappella verde a macchie bianche.

Qualcuno dice che sono a Bologna. Un anno in Etiopia mi ha messo in discussione ed ora mi sono appassionato. Una certa libertà. Quasi quasi dormo. Nel Duomo di Firenze delle giapponesine mi sbirciavano e ridevano. Poi, a turno, mhan kiesto di fare una foto con me. Si son fatte coraggio tra squittii agglutinanti. Il perché non lo saprò mai, anke se il sospetto è quello di essere + buffo ke avvenente. Comunque ho trovato divertente ridere ank’io.

L’orologio dun campanile sbuca nelle nebbie emiliane. La spettralità dell’apparizione mi distrae dal controllare l’ora. Son rimasto solo. Neutralizzo l’illuminazione e l’altoparlante. Mi sdraio sui sedili. Scelgo di dormire.

Sono nello stesso scompartimento tranviario. Ma la giornata ke si affaccia dal finestrino è luminosa. E sto volando. Sono solo, nello scompartimento tranviario di un aereo diretto a Milano. Solo che non ci arriviamo: non so perché, ma l’aereo perde quota e scende in atterraggio d’emergenza suna lombarda pianura innevata. L’aereo è circondato da persone vestite grezzamente, che vogliono assaltarlo. Una leggera inquietudine sbava in una giornata così chiara. Forse per evitare l’assedio, l’aereo riparte, ma con difficoltà. Il grosso velivolo plana da pochi metri d’altezza, evitando l’impatto immediato col terreno semplicemente perché anche il terreno scende in un dirupo. Ma lo schianto è rimandato di pochi secondi. M’infilo la felpa rossa, e mentre la testa fuoriesce mi sorprendo serenamente a pensare in che modo particolare sto morendo.

Apro gli occhi. Buio. La notte non è mai stata così bassa. Fuori riconosco Milano. Delle voci da uno scompartimento lontano. Entro in stazione centrale.

Traggo un profondo respiro. “Sono tornato”, dico.

Paolo

col 2009 v'invito a leggere le beghe dei nostri successori.

qua basta x davvero

punto

Buon Natale

1 commento:
Oh, oh, oh...Buon Natale! Mentre navigavo per trovare qualche messaggio educativo per il mio nipotonzolo (e ovviamente non poteva venire da me qualcosa di educativo, prrrrr) ho trovato questo testo e mi è piaciuto.
Un abbraccio natalizio
Or


Natale, un giorno

Perchè
dappertutto ci sono così tanti recinti?
In fondo tutto il mondo è un grande recinto.

Perchè
la gente parla lingue diverse?
In fondo diciamo tutti la stessa cosa.

Perchè
il colore della pelle non è indifferente?
In fondo siamo tutti diversi.

Perchè
gli adulti fanno la guerra?
Dio certamente non lo vuole.

Perchè
avvelenano la terra?
Abbiamo solo quella.

A Natale - un giorno - gli uomini andranno d'accordo in tutto il mondo.
Allora ci sarà un enorme alberodi Natale con milioni di candele.
Ognuno ne terrà una in mano, e nessuno riuscirà a vedere l'enorme albero fino alla punta.

Allora tutti si diranno "Buon Natale"a Natale un giorno.

Hirokazu Ogura

domenica 6 gennaio 2008

drum bun!

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Così tra un pranzo, una cena, un aperitivo, un te e una tisana, che solo sfruttando tutti i minuti della giornata si riescono a salutare quasi tutti è arrivato anche il tempo di riprendere il viaggio...
certo mi piacerebbe raccontarvi le peripezie per far stare in valigia tutto quello che “chissà se userò, però non si sa mai” oppure quello che bisogna inventare per fare capire alla mamma che gli asciugamano esistono anche in moldova, però sarebbe un peccato non scrivere niente di questi giorni della formazione..

Ieri alla Malpensa mentre salutavo Giulia e Marco in partenza per la Bolivia pensavo al tempo passato insieme per la formazione, a Villapizzone, ai pranzi lunghissimi al circolino, ai cartelloni, ai pescetti moldavi pucciati nella birra, all'“ottimo” vino boliviano, agli aneddoti africani sul come scambiare lo scippo del portafoglio per uno strano modo di salutarsi e a tutte le altre cose che ci hanno fatto ridere, pensare...insomma compartire per dirla alla sce 2007.
sì perchè certe cose anche se vissute a fusi differenti e a migliaia di kilometri di lontananza ti fanno sentire incredibilmente vicino.
Questo ritorno è stato anche un partire per terre lontane e renderti conto di quante cose possano esistere, ma anche di come al centro di tutto ci siano sempre le relazioni che scaldano il cuore o che fanno soffire, ma che sempre mettono in moto.

Allora prima di rimetterci in viaggio vi regalo un racconto che è un po' di giorni che mi torna in mente..

    “Molti videro quella stella nel cielo, pochi vi fecero attenzione.
    Tre soli la seguirono, eppure la sua luce risplendeva uguale per tutti.
    I tre lasciarono la patria, la loro famiglia, affrontarono un viaggio lungo e pericoloso per seguire quella piccola stella che non avevano acceso, che poteva scomparire e che forse non era altro che una stella come tante.
    Partirono all'avventura come un tempo Abramo senza sapere dove andare.
    E ciò che doveva accadere accadde: la stella, la piccola stella si nascose e i Magi, i tre Magi, restarono soli, per strada, lontani dalla loro patria, lontani dalla meta del loro viaggio.
    Altri sarebbero tornati indietro, ma la fede che ardeva nel loro cuore non lo permetteva.
    Questo cammino non conosceva che un'unica direzione: in avanti.”

    G. Goldestain

beh il nostro viaggio non è certo pericoloso, però senza prendere tutto alla lettera mi piace pensarci in cammino, mi piace pensare che i sorrisi e le storie che abbiamo incontrato e che continueremo ad incontrare siano la fonte di luce di quella piccola stella che anche a me piace seguire.

Drum bun allora! Buon viaggio!

ps...se sono stata troppo strappa lacrime vuol dire che il mio ambientamento in terra moldava sta procedendo alla grandissima!! eh eh eh!

A presto!!
fra