"Riscopri il bambino che e' in te, ritorna a stupirti e a sorridere!"
martedì 13 agosto 2013
NICARAGUA LIBRE: alla scoperta della vita campesina!
Da buoni lavoratori (avendo lavorato addirittura due giorni!!!) il weekend ne approfittiamo per riposarci e scoprire le bellezze del Nicaragua. Meta: cooperativa agricola Nicaragua Libre.
Anche questa volta il viaggio è lungo e sudato, ma ne vale la pena: mango, farfalle e verde, verde e ancora verde ci accolgono insieme a Donald e Renè, due fratelli, entrambi membri della cooperativa. Qui sono tutti una grande famiglia: gli uomini lavorano nei campi e le donne si dedicano alla cucina e all’artigianato. E lo fanno molto bene!!
L’affascinante campesino Donald ci accompagna per le piantagioni, descrivendoci con entusiasmo e passione i frutti del suo lavoro.
Domenica, dopo una colazione leggera (riso e fagioli, uova, formaggio, prosciutto e anguria) partiamo alla volta del parco del Mombacho, un vulcano inattivo ricoperto dalla foresta tropicale.
Arriviamo al sentiero con un pick-up, percorrendo la strada in salita con curve a gomito in mezzo alla foresta. Il viaggio è meglio delle montagne russe!!!
L’orsacchiottoso Renè ci guida alla scoperta della biodiversità che caratterizza l’ecosistema del vulcano. Un esempio?!? Un albero su cui vivono in simbiosi 35 piante appartenenti a specie diverse; insomma, più di quante ce ne siano nei boschi inglesi!
El paseo termina con un caffè speciale, coltivato e lavorato alle pendici del vulcano.
Cosa ci manca? La prima pioggia tropicale. Olè!
Anna, Elena, Ele, Fra, Giulia, Laura
domenica 11 agosto 2013
"LA NOSTRA FORZA E' NELLA COLLABORAZIONE"
Si parte per un Cantiere con un sacco di
aspettative, di paure, di incertezze, di domande. Si parte con la voglia di
fare, di esserci, di lasciare il segno.
E c’è poi tutto il tempo necessario per cercare di
dare le risposte adeguate, a trovare il proprio posto nel gruppo e nei servizi.
Dare spiegazioni al nostro esserci in quel momento, adattandosi a quello che è
il contesto.
Quattordici giorni di cantiere non sono pochi, non
sono tanti. Sono sufficienti per provare ad entrare in un contesto, seppur
italiano, ma molto diverso rispetto alla frenesia milanese. Nei 900 km che
separano Milano da Arenabianca – frazione di Montesano S.M. (SA) c’è un mondo
in mezzo.
I tempi si dilatano, si cerca di venirsi incontro a
vicenda – chi cercando di stare attento all’orologio, e chi nel rilassarsi
dalla frenesia dell’essere sempre in ritardo. e, col passare dei giorni, si
capisce che basta anticipare gli appuntamenti in base a quanto rischi di
arrivare “con calma”.
Abbiamo partecipato alle sagre più disparate, alle
processioni per il santo patrono, alle grigliate di saluto, ma anche ai pranzi
nei centri dove facevamo servizio. Abbiamo mangiato tanto, è vero. Ma abbiamo
anche imparato ad apprezzare la bellezza della condivisione della mensa, delle
chiacchiere prolungate tra una portata e l’altra. Non si può mettere fretta,
soprattutto a tavola!
L’accoglienza è stata degna di essere chiamata tale.
Il paesino che ci ha ospitato per la durata del campo ci ha fatto sentire a
casa. Il vicinato era felicissimo della nostra presenza, abbiamo portato una
ventata di gioventù in questa frazione di poche centinaia di abitanti. La piazzetta
del paese è diventato, nel giro di pochi giorni, il luogo delle chiacchiere,
delle confidenze, delle conoscenze che giorno per giorno andavano crescendo.
Il servizio nei centri, a parte qualche momento di difficoltà,
è stato molto soddisfacente. L’essere chiamati per nome dopo pochi giorni e l’essere
cercati nei giorni di assenza ci ha lasciato senza parole. Inserirsi in
contesti strutturati, che si occupano di persone con disabilità fisiche e
psichiche non è affatto semplice. Ma la voglia di mettersi in gioco e di
lasciare un segno ha prevalso sui momenti di difficoltà.
Le visite ai paesi vicini, la giornata trascorsa a
Napoli, e la conoscenza di altri contesti in cui la controparte locale opera,
sono stati fondamentali per avere un quadro generale abbastanza completo del
contesto che ci accoglieva.
Un grosso grazie va a tutti i cantieristi, per la
vostra voglia di fare sempre meglio, per la voglia di mettervi sempre in gioco,
per la voglia di esserci al massimo per tutta la durata del campo. Grazie alla
comunità di Arenabianca che ci ha accolto, a Don Fernando per la sua infinita
disponibilità, alla Direttrì (Teresa) per il suo essere continuamente d’esempio
per noi e per tutto il paese. Grazie a Don Vincenzo e a tutti gli operatori
Caritas dei centri che ci hanno accolto per il servizio. Grazie a tutti gli
autisti che si sono alternati per permetterci di raggiungere le varie
destinazioni (mare compreso!)
E grazie a Padre Antonio, che con il suo “Ma
daaaaaaaaaaaaaaaaaaaai” ci ha accompagnato in queste due settimane.
Marta - CdS Campania 2013
venerdì 9 agosto 2013
Nicaragua- PRIMI PASSI A NUEVA VIDA
Arrivati.
il verde tropicale, l'odore di bruciato, i colori della strada, la musica nell'aria, la curiosità negli sguardi, il rumore dei clacson, i piedi sporchi nel barrio, la fatica delle mamme, il sapore del platano, il caldo sulla pelle.7 agosto, festa di Santo Domingo a Ciudad Sandino, per le strade polverose si snoda un corteo danzante, un turbine di colori e musiche che ci dà il buongiorno a Nueva Vida.
La polvere si alterna all'agua negra che scorre per le strade. Le vie si aprono tra le baracche di lamiere, mentre cani e bambini seguono incuriositi i gringos che passano.
Il confine tra il quartiere e la chureca, la discarica, è sottile, quasi non esiste. Dove finisce la fogna a cielo aperto inizia la spazzatura.
Il confine tra il quartiere e la chureca, la discarica, è sottile, quasi non esiste. Dove finisce la fogna a cielo aperto inizia la spazzatura.
I camion che vanno alla discarica sono spesso assaltati dai bimbi in cerca dei "rifiuti migliori", da vendere o riutilizzare in qualche modo.
Poi, se si entra nelle case giuste (grazie Elena ed Emilia...) si può anche vedere qualcuno che cuoce tortillas e scambiare quattro chiacchere con chi ci abita.
Questi sono i frammenti di Nicaragua che abbiamo colto in questi giorni... Hasta luego!
Eleonora, Elena, Anna, Laura, Giulia, Francesco
alle
06:27
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giovedì 8 agosto 2013
Libano - ...e a volte il tempo si ferma
Eccoci qui!!
Davanti a questa pagina bianca, è difficile mettere in ordine l’enorme quantità di emozioni che questi due
giorni ci hanno portato.
Qui allo Shelter il tempo sembra non passare mai, se non
fosse per il suono della campana che
annuncia l’arrivo delle “succulente” piadine.
Ci capita spesso di riflettere proprio sul senso del tempo qui.
Tutti sono in attesa…in attesa del cibo, in attesa delle
attività, o, più importante, in attesa dei documenti, di capire dove sarà il loro futuro e di riabbracciare i loro figli in patria.
In Libano infatti, se non hai i documenti, vieni messo in
prigione, motivo per cui i datori di lavoro si premurano di sequestrare il passaporto di queste donne al loro
arrivo. Il passato e il futuro delle storie che ci sentiamo raccontare assumono sfumature spesso difficili da
capire. I ricordi delle loro esperienze
qui in Libano, da una partenza alla ricerca di fortuna e con la speranza di guadagni da
mandare in patria allo scontro con realtà di sfruttamento e
violenza, emergono in modo molto spontaneo,
contrastando con l’apparente serenità con cui hanno saputo accoglierci, la
semplicità con cui sanno regalarci sorrisi davanti alle parole più banali e ai
gesti più comuni.
Il loro è un passato che sicuramente le ha duramente cambiate,
profondamente segnate, a volte anche fisicamente, ma che spesso non ha tolto
loro la speranza o la forza e il coraggio di guardare avanti. Molte sono le
giovani donne con progetti che ancora
suonano raggiungibili, con desideri che le rendono fiduciose e determinate, con
la fermezza di ritrovare la forza in nome del loro essere donne e madri.
Insomma, qui il passato si mischia al futuro in modo molto strano, condizionando
e al tempo stesso arricchendolo della giusta sfumatura di determinazione nell’attesa di quel che verrà. Attesa…
Riempire il tempo è quindi il giusto modo per avvicinare il passato da dimenticare al futuro da
costruire.
Oggi il tempo è volato
costruendo delle deliziose maschere alla Veneziana con cartoncini, perline,
gessetti e strass. I talenti più nascosti hanno prodotto oggetti originali di
cui ogni donna andava molto orgogliosa, indossandoli per lo shelter come se si trovassero improvvisamente in un raffinato salone alla moda.
Attesa…
Eppure le cose cambiano fuori dal centro di Rayfoun, in modo
anche incontrollabile e determinante. Poco lontano, la guerra in Siria spinge
sempre più civili a varcare il confine di quel paese che fine a poco tempo fa
era l’ "occupato". Lunedì abbiamo avuto modo di collaborare alla distribuzione
di aiuti a 25 famiglie di rifugiati siriani, ospitati in un convento qui
vicino. L'incontro è stato molto
commuovente, tristemente toccante pensare alla loro fuga, alla loro necessità
di chiedere aiuto in terra straniera, immaginare quanto possa essere stato
straziante abbandonare case, persone care, interrompere le proprie vite. Questa situazione estrema non cancellava però la fierezza, che ancora si leggeva nei loro volti, e l’orgoglio che guidava i loro gesti. La responsabile
del centro, Nancy, ci ha comunicato che queste non sono le uniche famiglie che
hanno trovato ospitalità presso la
comunità locale e che presto ne incontreremo altre. La possibilità di poter
contribuire anche in questo piccolo modo ci rende molto fiere, e ci spinge ad
agire affinché la sensibilità nei confronti di questa emergenza quasi
invisibile possa diventare l’emergenza
di tutti.
alle
23:59
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martedì 6 agosto 2013
Libano - Siamo arrivati!!
Marhaba, shebab!!! (ciao, uangliuncèlli!) Contro ogni
previsione, siamo arrivate in Libano!
L’avventura è iniziata in aeroporto quando la compagnia ci ha detto che l'eventuale rimpatrio sarebbe stato a nostro spese..ma l’apice è stato
il vibrare del bagaglio a mano di Denise, che non ha ancora capito che il silk
epil potrebbe essere un’eventuale arma e deve stare nella valigia!
Tra un incontro interessante e vari
scali siamo arrivate a Beirut, accolte da un caldo soffocante, di quelli che ti
si appiccicano alla pelle e non ti fanno respirare. Ci hanno colpito subito gli
uomini armati che si trovavano quasi ovunque ma i colori, gli odori, gli sguardi, ci sembravano
moltiplicati all’ennesima potenza.
Il paese che ci ospita è Rayfoun, a 40km
dalla capitale. È un posto abbastanza tranquillo, dove alloggiano circa
un’ottantina di donne, alcune con i rispettivi bambini. In questi due giorni
di observation siamo state colpite dal
loro entusiasmo anche rispetto alle proposte più semplici; questo ci ha incoraggiate a
essere sempre più cariche e disponibili. Ognuna di noi ha avuto modo di
ascoltare storie, di far volare scimmiette rampicanti, di improvvisarsi
ballerina e di mettersi in gioco con 3 lingue diverse : francese,inglese e
arabo.
Le donne vengono da tutto il mondo: Iraq, Etiopia, Filippine, Sri
Lanka, Bangladesh, Kenya, Togo ecc…
Ci siamo rese conto che L’Ignoranza Non
Guasta Un’Avventura (LINGUA è il nostro acrostico di oggi!)
lunedì 5 agosto 2013
Anche l'Etiopia c'è
Nonostante problemi di connessione, anche l'Etiopia arriva a scrivere sul blog...
e ovviamente lo facciamo con tanto... RUMORE!!!
Riascolta
Un
Momento
Ogni
Rumore
Estraneo
Riscopro
Un
Mondo
Oggi
Rinasco
Etiope!
e ovviamente lo facciamo con tanto... RUMORE!!!
Riascolta
Un
Momento
Ogni
Rumore
Estraneo
Riscopro
Un
Mondo
Oggi
Rinasco
Etiope!
Anche l'Etiopia c'è
Nonostante problemi di connessione, anche l'Etiopia arriva a scrivere sul blog...
e ovviamente lo facciamo con tanto... RUMORE!!!
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Un
Momento
Ogni
Rumore
Estraneo
Riscopro
Un
Mondo
Oggi
Rinasco
Etiope!
e ovviamente lo facciamo con tanto... RUMORE!!!
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Rinasco
Etiope!
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