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lunedì 20 maggio 2019

Tumaini Group

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"Buongiorno mi chiamo Getray, ho 28 anni e lei è la mia bambina Ann di un anno. Sono keniana, arrivo dal nord Nairobi e ho quattro sorelle.
I miei genitori, le mie sorelle ed io vivevamo sopra Nairobi, fino a quando nel 2012 è morto mio papà e le nostre vite si sono dovute separare. Sono stata per qualche periodo a casa delle mie sorelle, ma presto ho dovuto trovare una soluzione, una svolta per me stessa.

Mi è stato proposto da una donna di trasferirmi con lei a Mombasa, mi avrebbe ospitata e mi avrebbe offerto un ottimo lavoro. Così ho preparato i miei bagagli e mi sono trasferita in questa città nuova, sul mare.
La donna usciva tutte le notti per lavorare, mi diceva che lavorava in un hotel e che presto mi avrebbe introdotta lì. Una sera, dopo cena, mi ha detto di prepararmi perché sarei andata con lei al lavoro. Mi ha portata a Bamburi dove ci sono tutti gli hotel, ma non siamo entrate in nessuno di quelli. L'ho seguita fino a che siamo arrivate in spiaggia. Era notte fonda. Era tutto buio.
Mi ha detto: <Getray guarda come si fa, così poi lo fai anche tu e guadagni tanti soldi.> La osservavo mentre si approcciava a degli uomini e poi è scomparsa.
Ho iniziato a prostituirmi a vent'anni per guadagnare dei soldi per pagare l'affitto e procurarmi del cibo. Ho lavorato intere notti senza prendere un soldo, ho venduto il mio corpo in cambio di percosse e qualunque tipo di violenza fisica, mi hanno drogata per ricevere del buon sesso e non ho guadagnato uno scellino. Nemmeno uno.

Poi mi sono innamorata di un uomo, siamo andati a vivere insieme e ho finalmente smesso di fare quell'orrendo lavoro. Pensavo di esserne uscita, invece no! Beveva, si drogava, mi picchiava e continuavo a vivere in un incubo.
Sono tornata a prostituirmi per dare da mangiare alla piccola Ann, la nostra bambina. Mi vergognavo di fare quello che facevo. Non ce la facevo più a vivere quella vita, così sono venuta qui in parrocchia a Mtopanga a chiedere aiuto, ho parlato a lungo con Sister Agnes, che mi ha ascoltata per ore.

Fort Jesus, Old Town, Ann, Getray ed io




Ora, Ann ed io, viviamo in una casetta qui a Mtopanga. Io insegno in una Primary School e pago una babysitter che si prende cura della mia bambina dal lunedì al venerdì.
Ringrazio Sister Agnes per l'immenso aiuto che mi ha offerto e ringrazio voi per essere qui ad ascoltarmi."









Questa è la storia di una delle 60 donne che oggi, qui a Mtopanga, una slum di Mombasa, fa parte di un progetto iniziato a gennaio 2019 grazie al supporto di Sister Agnes.
La suora le tiene impegnate in parrocchia, facendogli pulire la chiesa, il cortile, in cambio di cibo per i loro bambini.
Da qualche settimana Giorgia ed io, insieme a Sister Agnes, organizziamo degli incontri con il Tumaini Group -gruppo della speranza- per concedere a giovani donne momenti di svago, di confronto, di dialogo e di gioco.
Inoltre, insegniamo la lingua inglese in quanto la maggior parte di loro parla solo swahili e abbiamo iniziato a creare braccialetti, collane e orecchini così da poterli vendere e ricavare qualche scellino per fare la spesa.


Tumaini group alle prese con braccialetti, collane e orecchini 




sabato 27 agosto 2016

preparandomi per tornare

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E' tempo di salutare la Georgia...


Come si fa a mettere un anno di vita in una valigia?
Cosa porto a casa? Cosa lascio qua?


La mia valigia è la stessa di un anno fa, ma dentro ci sono dodici mesi di cambiamento.
Persone, incontri, luoghi, sapori, imprevisti, avventure, problemi, esperienze, delusioni, soddisfazioni.


Preparare la valigia per tornare, ma tornare a cosa? Sto vivendo la vita nel modo in cui vorrei?
Quando non sei nella tua solita vita hai tempo per riordinare le priorità, per pensare, per sentire, per ascoltarti, per prendere decisioni. Si vede tutto così da lontano e da fuori che si trova più facilmente la forza e il coraggio  per giudicarlo e analizzarlo.

Decido di mettere questo in valigia, ciò che mi fa sentire diversa da prima. 



LITFIBA - LA MIA VALIGIA


La mia valigia, casa a tracolla,

due occhi, due orecchie, due ruote, due zeta
sogni lontani, avanti dai
parlare e raccontare tutto quello che hai


La mia valigia, casa perfetta,

il massimo dal minimo indispensabile
note e parole, rimedi del cuore
e vivere in viaggio è un atto d'amore


Sui vetri del mare, del mare


Il vento spinge i viaggiatori

nei mille mondi tra dentro e fuori
Nel labirinto dei pensieri
lasciate spazio ai sognatori


La mia valigia, treno dei sogni,

piegati, perfetti, nascosti nel buio
nascosti nel caos, dentro di me
viaggiare è sognare, è un atto d'amore


Il vento spinge i viaggiatori

nei mille mondi tra dentro e fuori
Nel labirinto dei pensieri
lasciate spazio ai sognatori


La mia valigia è dentro, la mia valigia è il vento

Pronta a partire, pronta a tornare
Pronta a deviare di terra e a deviare di mare
La valigia è il mondo
è il mondo da amare


Il vento spinge i viaggiatori

nei mille mondi tra dentro e fuori

La vita è viaggio, è cambiamento

La mia valigia è sempre in movimento


La mia valigia

La mia valigia
 

giovedì 3 settembre 2015

MOLDOVA: i bambini moldavi sono neri?

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18 agosto, Milano. Casa mia.
Pomeriggio con i nipoti raccontando la Moldova.
"Zia, ma i bambini moldavi sono neri?"

Una domanda semplice, spontanea, la più naturale del mondo. La piccola M. conosce bene la storia dei tanti bambini della Guinea Bissau, dove ormai da molti anni è missionario un amico di famiglia. Conosce la loro giornata, i loro riti, le loro abitudini, i frutti strani che mangiano, quanta strada fanno al mattino per andare a scuola, che a volte non hanno tutti i giochi che vorrebbero e nemmeno tutti i materiali per la scuola che gli servirebbero. Mentre racconto, alcune storie di acqua dal pozzo, di bambini con genitori emigrati lontani, di fratelli piccoli che badano a quelli ancora più piccoli risvegliano in lei quelle stesse storie che la mamma gli racconta sui bambini della Guinea Bissau. I bimbi della Guinea sono neri però, quindi la domanda è davvero spontanea: "i bambini moldavi sono neri?".


Quello di M. è un collegamento spontaneo, naturale, tra le sue esperienze di vita, innocente però. Per molti adulti, invece, il fatto che la povertà e le problematiche sociali siano solo un problema del Sud del mondo è una convinzione radicata nella mente, quasi scontata. Siamo "abituati", anche se questo aggettivo non dovrebbe mai essere utilizzato per questo, alle "storie" dell'Africa, del Sud America e di qualche altro paese lontano che vive le sue profonde difficoltà. Sono notizie di ogni giorno, a cui il nostro orecchio ha iniziato a farci l'abitudine. Ma sono storie così lontane, così distanti dalla nostra esistenza europea, la quale, nonostante crisi economiche e difficoltà quotidiane, continua a scorrere veloce e perché no anche felice.

Da un certo punto di vista è quasi rassicurante che queste "storie" provengano da terre così lontane. Questo ci consente di poter prendere le distanze, di sentirci "altro", diversi, di convincerci che qui da noi tutto ciò non accadrebbe mai. La diversità di razza, etnia, colore della pelle, lingua, costumi, riti ci permette di instaurare una distanza rassicurante tra noi e "loro". Quasi un sentimento di superiorità, ma soprattutto di convinzione che siano dinamiche, problematiche, necessità, difficoltà che non ci appartengono, che non potranno mai accadere a noi.

I bambini moldavi di Costuleni e Coscalia sono bianchi però, esattamente come noi. Hanno sì quei stupendi occhi azzurri e capelli biondi che a una "morettona" come me mancano, ma ci sono anche bambini con capelli scuri e ricci come i miei e la differenza allora è praticamente inesistente. Sono bambini, all'apparenza, come quelli di Rho, Garbagnate, Erba e via dicendo, sono esattamente come loro con gli occhi grandi che guardano sempre in alto capaci di stupirsi e meravigliarsi ad ogni più piccolo rumo re.


E questa somiglianza a volte fa paura, non c'è più possibilità di porre una distanza tra noi e loro, non c'è possibilità di dire che sono diversi da noi, che i loro problemi sono di un altro "mondo".

La Moldova è Europa, forse non politicamente, ma pur sempre Europa. La richiesta di ingresso nell'Unione Europea giace ancora sul tavolo di qualche burocrate. E l'Unione Europea non è poi così lontana, i confini della Romania, membro UE, sono oltre il fiume Prut che costeggia proprio la città di Costuleni. Basta allungare il braccio per sentirla già più vicina.

Siamo vicini di casa. Siamo così vicini eppure così lontani.
La Moldova ricorda un po' l'Italia di 50 anni fa. Fortemente rurale, con una campagna piena di animali, con i pozzi dell'acqua, con il vino fatto in casa, con uomini e donne che si rimboccano le mani negli orti, con bambini che corrono nelle vie sterrate giocando a piedi nudi e con la faccia sporca di terra, con una generosità contadina che viene dal cuore capace di offrirti tutto ciò che possiede e anche di più, con molti cari emigrati all'estero in cerca di un lavoro e di maggiori opportunità.


La Moldova è una terra senza generazione intermedia perché tutta all'estero a lavorare. E' un popolo di anziani e di bambini, tanti bambini. E' un paese dove si è costretti a crescere in fretta, ad assumere responsabilità, a prendersi cura dei propri cari e di sé stessi.

E' un paese con una vasta campagna da cui i giovani scappano perché non è in grado di offrirgli tante opportunità. E' un paese dove gli anziani rimpiangono il blocco sovietico, perché "si stava meglio quando si stava peggio", ma per lo meno una buona condizione di vita era garantita a tutti. 


La Moldova mette in crisi un po' la certezza che in Europa si stia tutti bene, che tutti abbiano pari opportunità, che sia un "mondo felice", dove le difficoltà e le problematiche siano minime.

La Moldova ti costringe a guardarti intorno, ad aprire gli occhi, a renderti conto che di situazioni, difficoltà, problematiche, bisogni è pieno il mondo, anche in Europa, anche in Italia, anche a Milano, anche nel tuo quartiere, anche nella tua strada, anche nel tuo palazzo, anche nella vita del tuo vicino.

E mentre apro gli occhi e mi guardo intorno, mi ricordo.
Maggio 2014, Oratorio. Gruppo Adolescenti.
"Giulia, c'è tutta questa gente che va ad aiutare in Africa, in Sudamerica, bello, ma a noi chi ci pensa? Anche qui ci sono tanti problemi, cose che non vanno, e a noi chi viene ad aiutarci?"

Con l'arroganza che solo un adolescente può avere mi costringe a pensare e a guardare a tutto quello che ancora c'è da fare. Anziani in difficoltà, giovani famiglie in ristrettezze economiche, persone di tutte le età che affollano le mense della Caritas, adolescenti in cerca di qualcosa, senza sapere bene cosa. Queste sono difficoltà di qui, delle nostre città, del nostro oggi.

E la Moldova è stata questo. E' stata una botta forte in testa, un invito ad aprire gli occhi, ma soprattutto il cuore; a guardare tra la mia gente, nella mia città, nelle mie strade; a capire che la povertà e la ricchezza hanno più di una faccia e a volte è difficile riuscire a scorgerle nel tram-tram delle nostre vite; a donarsi e anche un po' ricevere, per donare ancora, sempre di più; a farsi avanti e metterci la faccia per fare qualcosa, anche una cosa piccolissima, come piantare un cestino in mezzo a una grande strada. Un invito ad AMARE.

Si riparte da qui.                                                                                                                            
Grazie Moldova!

Giù :)

sabato 22 agosto 2015

MOLDOVA: come il cielo di Costuleni.

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È sempre divertente andare a prendere l’acqua al pozzo, qui a Costuleni: non è il tipico pozzo in cui devi calare il secchio e tirare su, ma è dotato di una spassosa pompa elettrica, unisci i due capi della presa ed è subito Acquafan di Riccione, schizzi assicurati. 

Pozzo spassoso, Costuleni

Questa sera tocca a me lavare i piatti, prendo due bei secchi d’acqua e comincio a passare i 20 piattini in metallo da esercito, mentre la fida compagna di turno li asciuga tra chiacchere e risate. Ormai mi sono affezionata a queste  mura senza finestre che abbiamo magicamente trasformato in cucina, è bello vedere come ridimensioni te stesso e i tuoi spazi vitali, come l’inutile diventa utile, l’inosservato diventa importante, il brutto diventa bello ( le scolopendre no, quelle rimangono brutte! La Vale ne sa qualcosa!). 
"cucina", Costuleni

"cucina" 2, Costuleni

Fuori sul prato, sotto la betulla,  gli altri del gruppo canticchiano, finiscono i lavori per il giorno dopo e..perché hanno urlato? Quando scopro che quello caduto dal cielo non era un aereo, un UFO o un meteorite, come di getto qualcuno supponeva scherzando,  decido che i piatti vanno finiti in fretta e le stelle cadenti di Costuleni ( perché quella era) vanno viste.

Serate sotto le betulle, Sara...no Stefano.

Serate sotto le betulle, gruppo.

 Niente fari di Malpensa, niente luci delle città: il cielo della Moldova è pulito, una finestra diretta sulle stelle. Faccio silenzio per la prima volta e mentre osservo la Via Lattea, che non vedevo da non so quanti anni, penso che qui non solo il cielo è pulito, ma anche la mente. Non è come quando vai in vacanza al mare che liberi la mente dai pensieri della vita quotidiana, no, è un pulito più profondo: senza giudizi, senza soffermarsi sulle banalità, senza polemiche, senza acidate, solo FARE tanto DARE molto e RICEVERE altrettanto.
 Quello che non è pulito qui sono i miei vestiti, domani devo fare il bucato.
Continuo a guardare le stelle cadenti giganti mentre accompagno la Marti in bagno, sul retro del giardino( no tranquilli non è un bagno, a noi piacciono solo i buchi nel terreno), e so che questo cielo lo lascerò qui, ma questa mente me la riporto a casa, e vorrei riportarla così com’è adesso, pulita come cielo di Costuleni.  I miei pensieri filosofici degni della Giulia sono esauriti ed  è ora di andare ad erigere, come ogni sera,  la barriera di valigie anti scarafaggi di fianco al materasso. 
Buona Notte.

Taisa


La Barriera 

giovedì 20 agosto 2015

MOLDOVA: Dare to live

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Pensavo che il post pubblicato qualche giorno fa fosse il mio ultimo, il famoso "finale col botto" di una trilogia ambientata in terra moldava ..invece rieccomi qui, ci sono cascata un'altra volta: e io che pensavo di essermi finalmente disintossicata! Stavolta scrivo da una prospettiva diversa, quella del mio letto. È tardi, gli occhi sono ridotti a fessure e ancora appesantiti dalle settimane di cantiere, ma nonostante ciò il cuore e la mente non vogliono saperne di spegnersi e riposare. Molti mi avevano detto che la fase post-rientro sarebbe stata intensa almeno quanto il cantiere e, se all'inizio stentavo a crederci, ora non posso che arrendermi all'evidenza. Questi primi giorni di Italia sono stati freneticissimi: l'accesso a whatsapp dopo tre settimane di sosta è stato simile a una scarica di mitragliatrice, mentre la notizia del mio rientro ha provocato la seconda piacevole ondata di messaggi, più simile ad uno tsunami (come stai? sei viva? cm è la moldova? quando ci vediamo? mi devi assolutamente raccontare!).
È partita a questo punto la fase "testimonianza", in cui ho iniziato a narrare a tutti le esperienze vissute in cantiere, i momenti di disagio, le bellezze e le difficoltà.
Poi oggi, per la prima volta, ho avuto una giornata senza programmi, senza appuntamenti: una giornata libera. All'interno di questa libertà hanno pian piano fatto capolino le grandi domande rimaste in sordina finora: ma che cosa mi sono davvero portata a casa da questo cantiere? come sarà la mia vita d'ora in poi? ci sarà un avanti-Moldova e un dopo-Moldova? Le domande con cui sono partita hanno trovato una qualche risposta o fonte d'ispirazione?
Questo groviglio di questioni ha messo un bel po' in subbuglio la mia anima, che ancora fa fatica a trovare dei punti saldi a cui ancorarsi.
"Finché si è inquieti c'è da star tranquilli" diceva un saggio (che purtroppo per i miei
compagni di cantiere non è il dr Lama)..bella filosofia eh, ma che fatica! Dato però che sembra che le opere più belle e grandiose siano state realizzate proprio con la fatica e l'impegno, cercherò pian piano di fare ordine nella mia matassa di pensieri (ora più simile al casino di fili sui tralicci della corrente nella capitale moldava).


Che cosa mi sono portata a casa? Le risposte a questo primo domandone potrebbero ruotare attorno a quattro poli: la centralità delle relazioni, la maturazione di uno spirito critico, la sobrietà, l'interesse e la cura dell'ambiente in cui vivo.

Le relazioni..in queste settimane di cantiere abbiamo fatto davvero tanti incontri e creato un'infinità di legami.
È stato questo il canale principale con cui siamo riusciti ad entrare in contatto con la realtà locale: creare relazioni, mettendoci in un'ottica di ascolto e condivisione, così da poter conoscere l'altro e al contempo farci conoscere da lui. Solo così è stato ed è possibile dare vita allo slogan di Caritas CONdividere per moltiplicare e arricchirsi a vicenda!

Lo spirito critico..quanto è importante non rimanere indifferenti di fronte a quello che succede attorno a noi, nella nostra realtà e nel mondo intero! Le tante evaluare (valutazioni) che ogni giorno abbiamo fatto, a volte controvoglia, mi hanno insegnato proprio questo: l'importanza di valutare sempre ciò che facciamo e ciò che ci circonda, non lasciandoci trasportare passivamente dal fiume della quotidianità - forse a volte un po' monotona - in cui siamo immersi. Interroghiamoci, costruiamoci un punto di vista e confrontiamoci con le altre prospettive, conservando sempre una mente aperta e uno sguardo vigile, nonché una profonda capacità di rispettare chi ci sta di fronte.

La sobrietà..questa è difficile da perseguire perché, se in un Paese come la Moldova devi necessariamente assumere uno stile sobrio, devi necessariamente stare attento all'acqua che usi per evitare che il pozzo si svuoti e tu non possa farti la doccia dopo una giornata di lavoro, devi necessariamente centellinare i biscotti per evitare di mangiare robe strane a colazione, devi necessariamente usare con parsimonia i materiali per evitare che i bambini del secondo villaggio restino a mani vuote, in Italia - dove tutto è presente in sovrabbondanza, dove l'acqua scorre dal rubinetto ininterrotamente, dove i biscotti sono sempre a portata di mano - la sobrietà diviene difficile da maturare. Difficile ma non impossibile, specie se si parte proprio dal cambiamento di se stessi.

L'interesse e la cura dell'ambiente..anche questa è una bella sfida, soprattutto in un Paese come il nostro dove la frase tipica è quella secondo cui "o le istituzioni fanno qualcosa, oppure, se la situazione in politica rimane questa, noi non possiamo fare nulla". Dalla Moldova imparo a contrastare questa filosofia di massa, cercando di divenire un po' più respons-abile, cioè più abile a dare risposta all'ambiente che mi interpella.

Ecco, queste forse sono le cose che il cantiere mi ha lasciato e che desidero diventino parte integrante del mio stile di vita.
Quanto alle domande con cui sono partita, attualmente di risposte certe non ne ho. Mi sento piena di energie, ma faccio ancora un po' fatica a capire in quale direzione debba orientarle affinché diano i frutti più succosi. Tra i tanti motivi della mia partenza c'e stata senza dubbio l'idea di sperimentare la vita di totale servizio in vista di un'esperienza più a lungo termine (che sia il servizio civile o qualcosa di simile). La questione è ancora molto aperta e gli interrogativi forse sono ancora più numerosi che alla partenza. La certezza, però, di aver iniziato a compiere qualche passetto, partecipando a questo cantiere dopo anni di "ma non è il momento giusto" e "non sono pronta", mi suscita nel cuore una speranza, cui si accompagna un'esortazione che suona un po' come un inno alla vita: DARE TO LIVE, osa vivere (anche questa volta l'artefice non è il dr Lama, ma Bocelli..perdo colpi!).
È questo il sigillo che voglio mettere ora sul mio cuore e che desidero diventi un augurio anche per voi.



Buona vita Amici!

Anna

martedì 18 agosto 2015

MOLDOVA: l'acqua è FINITA

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L'acqua del pozzo è FINITA. Non ho mai usato questo aggettivo per l'acqua. Si finiscono le scorte di cibo nel frigorifero e in dispensa, ma l'acqua mai, scorre sempre fuori dal rubinetto non appena si apre. L'acqua non finisce mai, eppure una mattina in Moldova l'acqua è finita.
E non c'è niente da fare, bisogna aspettare che il pozzo si riempia da solo, ma per quel giorno si lesina l'acqua. Niente lavaggio faccia e denti al mattino e anche per i piatti e panni si aspetta finché c'è un po d'acqua. E quando torni a casa dopo una mattinata nella terra con i bambini, non potersi lavare le mani è pura sofferenza.
È proprio vero che quando qualcosa manca ne senti sempre più il bisogno, come se il solo fatto che mancasse ti facesse rendere conto di quanto è importante.
È servito un pozzo vuoto per farmi capire la grande fortuna di un rubinetto sempre pieno d'acqua.
E stamattina mentre apro il rubinetto ringrazio di cuore quest'acqua che scorga giù in fretta e sto attenta a non usarne più del necessario pensando ai miei amici moldavi che forse hanno il pozzo vuoto questa mattina.
A un domani con acqua per tutti!

Giu! :)


lunedì 17 agosto 2015

MOLDOVA: il mosaico di volti

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Ed eccomi qui, a 3 settimane di distanza, seduta sulla stessa sedia, digitando parole sulla stessa tastiera, all'interno della stessa cameretta che una ventina di giorni fa ospitava tanti dubbi, tante attese e speranze, tanto entusiasmo misto a timore pre-partenza.
Quanto mi sembrano lontani i giorni in cui, con grande frenesia, mi accingevo a preparare il "valigione perfetto" per la Moldova, a ficcare nel borsone i tanti materiali necessari per il cantiere, tentando, tra un salto sulla valigia e un conteggio delle magliette indispensabili per la sopravvivenza, di costruirmi un'immagine del Paese e delle persone che avrei incontrato.
Proprio in questo momento quell'immagine un po' nebulosa, costruita prima della partenza con un pizzico di fantasia, è stata sostituita (o meglio arricchita) da una ben più definita: si tratta del mosaico di volti incontrati in questi giorni di cantiere. Qui trovano posto un sacco di uomini e donne, bimbi e anziani, persino anatre e galline (per non parlare di mosche e scarrafoni!).
C'è il volto del presidente di Diaconia che ci ha accompagnato nella nostra prima immersione in terra moldava; c'è il volto delle tante mamme con i propri bambini, in fila davanti al camioncino per ricevere l'unico pasto caldo della giornata; c'è il volto delle ragazze dell'Apartamentul Social Spre Indipendenta, che dopo un'infanzia difficile ora stanno lavorando per costruire il proprio futuro; c'è il volto di parinte Anatol, che con la sua ineguagliabile dolcezza ci ha fatto sperimentare la bellezza di essere amati e di amare senza riserve; c'è il volto di parinte Andrei, più schivo e timido, ma sempre pronto a rimpinzarci di dolcetti e a "docciarci" con le sue benedizioni nei momenti più inaspettati, come il lavaggio denti; c'è il volto di Vladimir, anziano signore dal sorriso luminosissimo, che ci ha tenuto compagnia con vinello e racconti dell'epoca sovietica; c'è il volto dei ladruncoli di Costuleni, che tra un furto di biscotti Fiona e uno di cellulari (fortunatamente conclusosi bene per noi) hanno dato inizio alla campagna "se trovi un cellulare che non ti appartiene fatti un selfie e mettilo come sfondo"; c'è il volto di Nico, Bogdan, Dana e dei 120 bambini del primo villaggio, che di fronte alla nostra proposta di animazione (novità assoluta per loro), hanno mostrato un entusiasmo travolgente e una riconoscenza senza precedenti, donandoci rose rosse, cicche, caramelle, chili di frutta e ricordandoci con i loro sorrisi e la loro presenza che il regalo più bello è dare proprio se stessi; c'è il volto di Mihaela, Cristina, Dana, Gabriela, Tania, volontarie moldave con cui abbiamo collaborato la prima settimana e che abbiamo pian piano imparato a conoscere tra un "pentru ceai", una parola detta in moldavo misto a italiano-inglese-spagnolo, una serie infinita di gesti, ma soprattuttotanto tanto lavoro insieme; c'è il volto degli scarafaggi neri e delle scolopendre, che abbiamo cercato di spaventare con sacchi a pelo chiusi ermeticamente (quasi fossimo enormi bruconi arancioni, vero Vale?) e contro cui abbiamo eretto muraglie cinesi fatte di valigie e sacchetti di plastica; c'è il volto delle miriadi di mosche che ci hanno accolto a Coscalia e che abbiamo ringraziato con carta insetticida trasformatasi ben presto in uno dei peggiori campi di sterminio; c'è il volto dei bimbi del secondo villaggio, meno numerosi e più abituati all'attività di animazione già presente da diversi anni, ma non per questo meno entusiasti di giocare e di mettersi in moto per rinnovare il proprio ambiente di vita, rendendolo più bello e pulito; c'è il volto di Christi, Gabi, Sasa, Petru, Valeriu, Irina, Sorina, Mihaela, Marcela, Olessia e Ana, volontari moldavi con cui ci siamo fin da subito mescolati, riuscendo davvero a portare avanti un lavoro di condivisione, dove le nostre idee ed esperienze dall'Italia hanno trovato posto accanto alle loro, senza che nessuna abbia avuto il predominio sulle altre, in un'ottica di puro e sincero scambio; c'è il volto delle signore di Coscalia che ci hanno offerto da mangiare e che noi abbiamo ringraziato con grande gioia ed allegria, scoprendo solo in seguito che il momento a cui avevamo assistito consisteva in realtà in un banchetto funebre; ci sono tanti altri volti, che forse al momento mi sfuggono, che forse ho intercettato solo per pochi secondi o che addirittura non ho incontrato, ma che non per questo sono meno importanti o meno degni di essere ricordati.
E infine ci siamo noi: Anna, Giulia (la Bruneta), Giulia (la Roshcata), Marghe e Sara (le geme;)), Vale (la vacuza..e non per motivi ambigui), Ste (il Chiuchino), Dana (la princess), Marty (la detentrice del record di crocette!=)), Marco, il nostro mitico bellissimo coordinatore (questo elogio vale almeno 2+=)); noi, che siamo partiti con idee diverse e motivazioni uniche; noi, che insieme ci siamo riempiti gli occhi di Moldova, unendo le nostre forze e intrecciando i nostri carismi; noi, che abbiamo superato le nostre paure più radicate (persino la fobia di cipolle e brodo di gallina, per non parlare di quella di cetrioli e aghi); noi, che anche nei momenti più difficili non ci siamo scoraggiati (esempio eclatante è stato l'ultima sera, quando tra vomitini, dubbie intossicazioni alimentari e corse in ospedale siamo riusciti a mantenere alto l'umore); noi, che in queste tre settimane abbiamo assaporato la bellezza di essere fratelli e abbiamo sperimentato la potenza di creare legami di Pace.

E mi piace pensare (e giuro che con questo mi fermo, dato che ormai ho oltrepassato ogni limite di tolleranza per quanto concerne la lunghezza post!) che il mosaico di volti visto nel suo insieme abbia le sembianze della terra moldava: quella terra piena di difficoltà da cui tanti uomini si allontanano per cercare altrove una vita migliore, ma dove molti altri allo stesso tempo restano con il desiderio di costruire una dimora di Pace, Speranza, Amore, partendo anche dalle proprie fatiche e debolezze.




Regala agli altri la luce che non hai, la forza che non possiedi, la speranza che senti vacillare in te, la fiducia di cui sei privo. Illuminali dal tuo buio, arricchiscili con la tua povertà. Regala un sorriso quando hai voglia di piangere. Produci serenità dalla tempesta che hai dentro. "Ecco, quello che non ho te lo dono". Questo è il tuo paradosso. Ti accorgerai che la gioia piano piano entrerà in te, invaderà il tuo essere, diventerà veramente tua nella misura in cui l'avrai regalata agli altri. 
(A. Manzoni)

Multumim mult, Moldova! Multumim mult, prieteni!

Anna