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giovedì 3 agosto 2017

Milano: Lascia un'impronta! (capitolo 2)

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Siamo Sconfinati in un mondo nuovo.
In punta di piedi, per accogliere e lasciarci accogliere.

Ciascuno ha il diritto, la capacità e la possibilità di lasciare un'impronta che possa colorare il muro della propria storia.

Qui ci stiamo provando, giorno dopo giorno assieme a chi incontriamo, anche solo per il tempo di una chiacchiera o di disegnare un'impronta su di una parete.



i Cantieristi Milano 2017

sabato 27 agosto 2016

preparandomi per tornare

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E' tempo di salutare la Georgia...


Come si fa a mettere un anno di vita in una valigia?
Cosa porto a casa? Cosa lascio qua?


La mia valigia è la stessa di un anno fa, ma dentro ci sono dodici mesi di cambiamento.
Persone, incontri, luoghi, sapori, imprevisti, avventure, problemi, esperienze, delusioni, soddisfazioni.


Preparare la valigia per tornare, ma tornare a cosa? Sto vivendo la vita nel modo in cui vorrei?
Quando non sei nella tua solita vita hai tempo per riordinare le priorità, per pensare, per sentire, per ascoltarti, per prendere decisioni. Si vede tutto così da lontano e da fuori che si trova più facilmente la forza e il coraggio  per giudicarlo e analizzarlo.

Decido di mettere questo in valigia, ciò che mi fa sentire diversa da prima. 



LITFIBA - LA MIA VALIGIA


La mia valigia, casa a tracolla,

due occhi, due orecchie, due ruote, due zeta
sogni lontani, avanti dai
parlare e raccontare tutto quello che hai


La mia valigia, casa perfetta,

il massimo dal minimo indispensabile
note e parole, rimedi del cuore
e vivere in viaggio è un atto d'amore


Sui vetri del mare, del mare


Il vento spinge i viaggiatori

nei mille mondi tra dentro e fuori
Nel labirinto dei pensieri
lasciate spazio ai sognatori


La mia valigia, treno dei sogni,

piegati, perfetti, nascosti nel buio
nascosti nel caos, dentro di me
viaggiare è sognare, è un atto d'amore


Il vento spinge i viaggiatori

nei mille mondi tra dentro e fuori
Nel labirinto dei pensieri
lasciate spazio ai sognatori


La mia valigia è dentro, la mia valigia è il vento

Pronta a partire, pronta a tornare
Pronta a deviare di terra e a deviare di mare
La valigia è il mondo
è il mondo da amare


Il vento spinge i viaggiatori

nei mille mondi tra dentro e fuori

La vita è viaggio, è cambiamento

La mia valigia è sempre in movimento


La mia valigia

La mia valigia
 

venerdì 21 agosto 2015

Ci sono anch'io. Djibouti.

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Dopo esserci salutati coi puntini
ce la siam presa con calma, da veri gibutini
Adesso ci tocca davvero raccontare
tutte le cose che abbiam voluto fare.
Di strada tanta se ne è fatta 
siam passati pure ad Arta
una missione di suore congolesi
che nelle proporzioni ci han sorpresi
ma ci ha sorpreso anche il loro lavoro
che lassù vale più dell'oro
perchè del lec e dell'istruzione
ne hanno fatto una vera passione.
Di suore altre ne abbiamo incontrate
di tutti i gusti, di tutte le annate:
Ad Ali Sabiè
ce ne son ben tre
Celia, Marzia e Anna
che son per il villaggio una manna
“Scuola per tutti” han sempre nella mente
anche per il bimbo abile diversamente
Perchè lì le strutture si son modificate
e tutte le barriere son crollate. 
Lì, ma anche in città 
c'è un esempio di questa rarità
e nuove suore abbiam incontrato
burundesi, dall'abito colorato.
Infine a Djibouti una costante
suor Bau scalpitante
che in pareo e magliettina
scaglia bimbi come in piscina
e se in infermeria devi esser curato
vai da Bau e verrai agghindato. 
Ma le suore non son tutto 
qua ci si diverte di brutto
a ferragosto una grigliata
coi soldati una magnata,
una cena da Samatar 
samboussa, mimi e au revoir,
e se di lusso ti vuoi sfondare
al Kempiski ti puoi svaccare
piscine e arredi sontuosi
e shampoo a sgamo per noi curiosi.
E se proprio vuoi esagerare
con un pescatore ti devi accordare
Kokobeach non son drinks ghiacciati
ma una barca da pirati
pochi minuti e sull'isola potrai attraccare
unica accortezza, la crema solare
al gestore fasullo
risponderai da bullo, 
ma se a lui parte la maledizione
alla polizia non fai obiezione
e una multa è la punizione. 
Tante altre cose potremmo raccontare
ma c'è una festa da animare
papillon e fiori son preparati
aspettan solo di esser indossati
addobbi e nastri tutto è pronto 
anguria e banane a volontà 
ok, forse non è molto 
ma domani grande festa sarà.
Il Cantiere tante cose ci ha lasciato
il bagaglio è aumentato
non di peso ma di significato
e questa Solidarietà
stretta stretta, con noi verrà.

lunedì 17 agosto 2015

LIBANO: Mare Nostrum

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Alcuni lo raggiungono in aereo, altri in barca, altri col camion: dipende sempre da dove si parte. 

Il Paese non è molto grande. Arrivando, la prima cosa che ti colpisce sono sicuramente i paesaggi naturali: mare, montagne e colline si susseguono rendendo lo spettacolo molto vario e interessante. Se poi si pensa alla grande civiltà che abitò qui più di 2000 anni fa…

Poi ci sono le città, riversamenti di cemento pazzeschi: palazzi a più piani situati uno vicino all’altro che ti sembra di soffocare, moltissimi dei quali sono ancora in costruzione, cartelloni pubblicitari enormi e colorati, spesso con modelle in bikini, che attirano lo sguardo e invogliano a comprare. 
Il tutto sormontato da un’aureola di smog

Alcuni punti sono pieni di rifiuti e sporcizia: il riciclo non sempre funziona e i netturbini a volte scioperano. Davanti agli edifici istituzionali ci sono sempre uomini in divisa che fanno la guardia.
Una lunga autostrada taglia il Paese da nord a sud e nei periodi dell’anno più movimentati c’è un traffico indescrivibile, con autisti spesso maleducati impegnati in folli corse di velocità. 
Molti di loro hanno perfino comprato la patente. In alcune regioni si va in giro in due in motorino senza casco improvvisando impennate da paura!


Al patrimonio naturale e culturale non è dato il giusto valore, a volte non si pensa a che ricchezza e bellezza si possiede! Le spiagge, ad esempio, in alcuni tratti sono costellate di rifiuti abbandonati da persone incivili e gli antichi resti sono lasciati allo scorrere della storia.

Il sabato sera è sacro per i giovani, come in tutto il mondo: disco-pub e beach party sono le mete preferite, soprattutto nelle calorose sere d’estate. Le ragazze qui sfoggiano i loro vestitini più alla moda, mentre i ragazzi mostrano il risultato di un anno di duro lavoro in palestra. 
Non ci si ferma a riflettere sul fatto che dietro l’angolo qualcuno sta dormendo avvolto in una sola coperta, perché non ha più una casa dove andare. Ma la movida non si ferma e sembra non accorgersi di nulla, indifferente: quello che conta è solo ballare come se non ci fosse un domani.

Una delle cose interessanti di questo Paese è che ci vivono persone di diverse religioni, soprattutto cristiani e musulmani. L’integrazione è molto difficile: i pregiudizi sono all’ordine del giorno, sia verso gli stranieri che migrano qui per trovare lavoro e migliori condizioni di vita, sia verso le persone con un credo differente, sia (ma in modo inferiore) verso i connazionali provenienti da altre zone del Paese. Il diverso lo si identifica subito: pelle un po’ più scura, vestiti che saltano all’occhio, dialetto differente.

Non avremmo saputo descriverla meglio, L'ITALIA.
3000 chilometri ci separano, ma in fondo non siamo poi così lontani!



#Milano #Beirut #Findthedifferences



venerdì 14 agosto 2015

MOLDOVA: E quando non te lo aspetti...

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Mercoledi' mattina iniziamo come al solito le attivita' con i bambini, e fin qua tutto normale.
Ad un certo punto pero' arrivano tutti in fila, ordinati, una trentina di bambini dell'asilo di Coscalia che avevamo visitato il giorno prima.

Di solito non ci sono mai bambini cosi' piccoli ma oggi sono venuti.

E mentre il nostro consueto cerchio si allarga sempre di piu' per far posto ai nuovi arrivati, con lui si allargano sempre di piu' anche i sorrisi di noi cantieristi.


Stefano S.

mercoledì 12 agosto 2015

Nicaragua: "¡Marina non cè!"

2 commenti:
06.08.15
Ore 21.00, Aeroporto di Managua

“Bienvenidos a Managua! Siete carichi?”.
“Si, ma…non noti niente di strano?!”
“Bea, Cla, Nico, Sere, Ambra…dov’è Marina?!
Il sorriso di Teo si affloscia, come le trombette da festa di compleanno quando si arrotolano.

Qualche ora prima, anzi parecchie.

I sei protagonisti di questa storia si ritrovano all’aeroporto di Malpensa, terminal 1 per i puntigliosi. L’aereo è già in ritardo. Brutto segno, ma noi siamo carichi e ignari delle disavventure che ci aspettano.
Qualche saluto a parenti e amici, incombenza burocratica e “selfie” più tardi, si decolla.
Il volo è tranquillo, ma molto lungo e accumula ancora ritardo a causa del traffico aereo. Bruttissimo segno, ma siamo ancora ottimisti.


Atterriamo alle 16.30 ad Atlanta e abbiamo un’ora scarsa per compilare il modulo per il visto, fare la coda per i controlli, lasciare le impronte digitali, fare una giravolta e farla un’altra volta.
Sei un terrorista? Sei mai stato negli USA? Il passaporto è lo stesso dell’ultima volta? Ci stordiscono con una montagna di domande in inglese e alla fine siamo confusi, così confusi da colpirci da soli, e soprattutto da separarci in tre diverse lunghissime code.
Alle 16.50 ci riuniamo finalmente all’imbarco, trafelati e con il fiatone e senza la certezza di riuscire a salire sull’aereo. Marina non c’è. Bruttissimissimo segno.
E’ rimasta bloccata in coda ai controlli e l’aereo per lei è perso, mentre noi siamo costretti a decollare e dopo altre quattro ore (diventate cinque e mezza) atterriamo a Managua.
Saliamo su un pulmino scassato guidato da Angelito, il tipico autista Nicaraguense: guida sportiva e conoscenza del codice della strada scarso. Ordinaria amministrazione, da queste parti.
Dai finestrini scorrono le prime immagini di Managua di notte, illuminata dagli alberi della vita sparsi per l’intera città e affollata di gente, che ci accompagnano fino a Batahola, il barrio in cui abiteremo per il fine settimana.
Distrutti dal viaggio e dal fuso orario, stendiamo i nostri sacchi lenzuolo su tre materassi buttati sul pavimento. L’ultimo pensiero va alla sfortuna Marina, sola ad Atlanta e costretta a dormire in aeroporto perché sprovvista di visto… .

Nel frattempo ad Atlanta...

A quanto pare Marina non è l’unica ad aver perso l’aereo. Con lei c’è un italiano conosciuto di fronte al gate sbarrato e diretto in Nicaragua per lavorare in un’ONG.
Quindi Marina non è sola. E non è nemmeno sfortunata, visto che la compagnia aerea le ha pagato una notte in hotel extralusso con piscina, letto comodo e ogni confort immaginabile.
Inoltre la sua disavventura le ha fruttato una cena e un libro con dedica, “101 cose Zen”, regalategli dal suo compagno di viaggio.

Alle 17.30 di venerdì, Marina ci raggiunge a Managua, accolta da sorrisi e un cartellone con hashtag improbabili.

A volte la felicità si presenta sotto spoglie insospettabili: un libro, uno sconosciuto, un volo perso e la meta è solo un poco più distante del previsto. Uno scalo a Miami dopo, in questo caso.

Seguimos adelante, si comincia!

Con gratitudine (cit.),

I cantieristi Nicaragua! :)

lunedì 10 agosto 2015

Eccoti. Djibouti.

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Si è spenta la condizionata
''Oh signur!'' Che sudata!
La stanza sembra un forno
Ed è appena iniziato il giorno
Colazione in tutta fretta 
E poi il centro che ci aspetta
Luogo di bambini scalmati
Dai vestiti colorati.
Tra balli, doccia e bucato
E di francese qualche lezione
Se poi accendi un cartone animato
Di tutti i bimbi hai l'attenzione.
Eccoci giunti a metà mattinata
Ma solo un'ora è passata
C'è ancora un botto da fare 
Ma si sta già per collassare
Un sorso d'acqua, una parola in compagnia
E il girotondo prende il via.
Ma non son tutte rose e fiori
C'è anche del cattivo, a parte i nostri odori:
Ogni minuto una litigata
E la rissa va sedata
C'è da dire che qua le risse son belle
Perché volan pietre a catinelle.
Fuori dal centro c'è un mondo
Da scoprire secondo per secondo
E tra una scimmia e un cammello
Si arriva a Tadjoura
Un posto aerato e bello
che spacca da paiura.
Poco più in là stan gli yemeniti
Che dalla guerra son fuggiti
Un campo di tende isolate
Laggiù son state piantate
Il sole picchia di brutto
Ma l'accoglienza per loro è tutto
E tante sì, son le difficoltà
Ma non perdono l'umanità.
E dopo il campo yemenita
Si organizza la partita
Giochi in spiaggia non ci facciam mancare
E neanche facce da colorare.
Parecchie cose son ormai passate
Calzini gialli e papaye profumate
Noi si saluta e si va a dormire
''Ma dopo questa cena..............
....................................................''


                                                                Poeti in posa + vescovo




MOLDOVA: la bellezza del conoscere e farsi conoscere

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Ed eccomi qui, sdraiata nel mio nuovo lettino di Coscalia e circondata da amici ormai di vecchia data (la convivenza di una settimana mi ha dato l’impressione di conoscerli da una vita) e amici nuovi, tutti da scoprire. Quanti pensieri, quante emozioni, quante impressioni difficili da distinguere e mettere su carta, anzi su blog.
La prima settimana di cantiere ormai è passata e il tempo per fermarsi e lasciar sedimentare le miriadi di esperienze che si sono succedute in questi giorni è stato ed è davvero poco. Ogni momento è occasione per incontrare l’altro – la sua realtà, le sue tradizioni, la sua vita - cosi’ come è opportunità per donarsi all’altro, per prendersi cura di lui, per preparare qualcosa che sia orientato solo alla sua felicità.\
I giorni nel villaggio di Costuleni non sono stati altro che questo: la dolcezza con cui siamo stati accolti da parinte, prete ortodosso tuttofare, che ci ha rallegrato le serate e le mattinate con il suono delle campane e degli strumenti musicali piu’ assurdi, la tenerezza dei vecchietti della comunità, che ci hanno tenuti allegri con vino artigianale e piatti tipici a base di cetrioli e miele, la spontaneità dei bimbi, che hanno donato il loro piccolo grande aiuto per rendere il lavoro sociale nel villaggio (ripulire una discarica per creare un giardino verde) ancor piu’ entusiasmante e significativo. 
Due sono le cose che dopo la settimana a Costuleni rendono il mio valigione (già pesante in partenza causa milioni di vestiti per tutte le stagioni) ancora piu’ pieno. La prima si riferisce al fatto che ogni persona incontrata, grande o piccola, italiana o moldava, ha mostrato un profondo desiderio di conoscere e farsi conoscere. Penso sia uno degli approcci piu’ belli, non solo nel momento in cui si incontrano nuove culture, ma ogni volta che ci si relaziona: portare sé stessi, svelandosi per ciò che si è (talenti e debolezze compresi), avendo sempre nel cuore, nella mente e nelle parole che usiamo con gli altri il desiderio di conoscere, di cogliere la bellezza dell’altro, andando sempre piu’ in profondità. Il secondo dono che da Costuleni porto con me è la consapevolezza che tutto ciò che finora abbiamo fatto ha avuto al proprio centro i bambini: ogni attività è stata realizzata PER loro (come nel caso dell’animazione mattutina tra bans con incassamento di spalle e atelier di alto livello, degne degli insegnamenti del signor Muciaccia) o CON loro per l’intero villaggio (come nel caso del lavoro sociale in cui anche i piu’ piccoli hanno messo al servizio le loro manine per rendere la discarica un luogo di speranza). E’ proprio questo il fascino piu’ grande: e quando il cambiamento, sebbene minimo, lento e forse imperfetto, parte dai bimbi, la speranza per il futuro non può che essere immensa!

"Tra la partenza e l’arrivo in mezzo c’è tutto il resto; e tutto il resto è giorno dopo giorno; e giorno dopo giorno è costruire e sapere rinunciare alla perfezione".

Avanti cosi’ Moldova e Mutumesc!

Un abbraccio a ognuno!=)


Ps w il PENTRUCIAI!