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martedì 17 settembre 2019

Indonesia. Prendersi cura.

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Ricordo ancora i mille pensieri, mentre all'incontro informativo nella sede di Caritas ascoltavo testimonianze e spiegazioni sull'esperienza di condivisione e servizio per i giovani della Diocesi di Milano, che da 23 edizioni permette a tantissimi ragazzi di vivere ogni estate i Cantieri della Solidarietà, in tutto il mondo. Occasione di conoscenza e dialogo interculturale e interreligioso, bellezza dell'incontro con gli altri, impegno, mettersi in gioco: tutto questo era già dentro di me. 
Scelgo di starci, in tutto questo.

“Wow, che bello!”, “Hai deciso quindi?”, “Hai fatto bene!”, “Sei coraggiosa!”... ma anche “Non era meglio mandare i soldi?” o “Perché non due settimane al mare?”: tentazione “diabolica”, l'avrebbe definita don Mario Antonelli al Mandato missionario nella Basilica di Sant'Eustorgio, di rinchiudersi, la paura che si insinua, ‘Cosa ci vai a fare in Indonesia tre settimane?, Cosa pensi di fare?'. Prevale invece l'energia buona, positiva e contagiosa, e il desiderio che si rifletta nei nostri occhi, nei nostri sorrisi, nei nostri abbracci, nella cura e nella tenerezza che rivolgeremo ad ogni 'piccolo' o grande che incontreremo. 

Mai avrei pensato all'Indonesia, probabilmente... a quell'isola, Nias, ai margini, mai sentita prima, che fa parte (leggo nel dossier) di un arcipelago composto da più di 17mila isole (!!!): ma, si sa, il destino a volte ha più fantasia di noi. E allora qualunque posto in cui sei chiamato a metterti al servizio va bene, qualunque posto del mondo può essere casa, se lo si vuole. 

Dubbi, preparativi, si parte: e se con una ragazza casualmente ci si conosce da una precedente esperienza estiva che ci ha viste in cammino lungo la Via Francigena, è bello aprirsi e incontrare anche altri giovani che, forse, altrimenti non avrei avuto la fortuna di conoscere. 


Mi preparo a vivere pienamente ogni cosa: tutto, che sia un incontro o un'attività! 23 giorni sembrano tanti ma trascorrono veloci, soprattutto se vissuti come veniamo accolti noi: bambini pieni di gioia che ci attorniano appena arriviamo nella nostra comunità, desiderosi di conoscerci e di farsi conoscere. Da lì in poi è un susseguirsi di giochi, conoscenze, novità. 

Le differenze rispetto alla nostra quotidianità sono abissali ma mi accorgo che, seppure costi fatica e un notevole spirito di adattamento, riusciamo ad abituarci persino all'acqua gelata del mandi sulla schiena, a camminare scalzi su terra e fango o a mangiare con le mani riso e verdure piccanti… Riusciamo a non demotivarci se l’attività programmata non funziona pienamente, viste anche le numerose e diverse problematiche dei bambini e dei ragazzi con cui ci entriamo in contatto, e, con un po’ di elasticità, valutando il contesto, i problemi si risolvono. Soprattutto le cose assumono un senso diverso, se si è capaci di guardare “davvero” chi si ha di fronte, a mettersi empaticamente nei suoi panni, ad abbassarsi alla sua altezza, ad ascoltare, capire, e da lì inventare, con creatività, e sperimentare… e a vivere con meno ansie, nonostante i problemi siano maggiori, a Nias, una delle zone più povere e arretrate dell’Indonesia.


Le parole indonesiane necessarie per comunicare le annotiamo su blocchi e cellulari, cercando di memorizzarle, ma sono soprattutto il guardarsi negli occhi, il prendersi per mano, il sorridersi, le carezze, gli abbracci e perché no, il solletico, il rincorrersi, i colori, che ci permettono di comprenderci, giocare, dimostrare quanto ci teniamo e quanto vogliamo loro bene.


Feni, vivacissima, imbronciata con poco ma pronta a ridere con nulla; Herman che guarda il cielo e, con la sua voce inconfondibile, dice “Monson” e di lì a poco, ecco il diluvio universale; Mawar che non parla ma gli ultimi giorni rigava il viso con le dita a segnare le lacrime perché stavamo per partire; la dolce Rena... ho ancora negli occhi la cura con cui modellava con l’unica mano la pasta di sale; Sepi che giocava a cucù con la sedia durante il pranzo; Peter, sfuggente a ogni tipo di gioco ma, quando con fatica ci riuscivi, che bello vederlo davvero coinvolto in qualcosa; Tasya che mi stringeva fortissimo… e tutti gli altri, che ci hanno regalato momenti unici che rimangono nel cuore


Poi, non si sa come, sembra che il tempo acceleri di colpo e dalla malinconia dell’ultimo giorno ti ritrovi a casa, a riprendere le redini della frenetica vita milanese. Le domande, allora, iniziano a prendere forma, insieme alla gratitudine profonda. Quesiti che spesso non hanno risposta, come il fatto che, a seconda del luogo, la tua vita ne sia inevitabilmente condizionata: le possibilità, così differenti dalle nostre, dei ragazzi incontrati, che devono fare i conti con medicine costose, povertà energetica, formazione ridotta, consuetudini radicate. E, allora, quello che abbiamo fatto in tre settimane forse non avrà cambiato le loro vite, o forse in una piccola parte sì, chi lo sa, ma sicuramente ha cambiato la mia. Mi ha permesso di tornare a stupirmi per tutto ciò che ancora c’è di bello da scoprire, di vivere la bellezza della semplicità, nella condivisione essenziale e vera con altre persone, e di ricordarmi di non permettere a nessuna paura di bloccarci, rinchiudere porte, braccia, cuori: quello che puoi fare tu è molto, e se tutti facciamo qualcosa, il mondo sarà davvero migliore

Letizia Gualdoni


lunedì 29 giugno 2015

Scola pellegrino in Edicola

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"Non di solo pane vive l'uomo"... ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. 

'Non di Solo Pane', motto del padiglione della Santa Sede, assieme a quello dell’Edicola Caritas, 'Dividere per moltiplicare', ha spiegato il cardinale Angelo Scola, vuole “interpretare il grido del Santo Padre nel giorno dell’inaugurazione” dell’Esposizione universale, il primo maggio.
 
Il cibo, nel padiglione della Santa Sede, non è solo nutrimento per il corpo, ma anche momento di incontro e comunione, di educazione e di crescita.
 
Un padiglione particolare e molto apprezzato, insieme all'Edicola Caritas, dai numerosi visitatori di Expo: un'unica sala in cui colpisce la bellezza artistica.

Su una parete è esposta la tela originale dell’Ultima Cena del Tintoretto.
 
Al centro un tavolo interattivo che è mensa, oggetto di lavoro, luogo della legge, del gioco, della preghiera... una superficie multimediale sulla quale sono proiettate le immagini di tutti i contesti della vita quotidiana in cui si usa il tavolo.

Una giornata speciale quella che si è tenuta giovedì 11 giugno in Expo per il 'National Day della Santa Sede', caratterizzata da due eventi: la conferenza 'Non di solo pane' al mattino alle 11 e l'incontro 'I volti della terra – Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre terra' alle 16.30.
 
"Noi abbiamo una tradizione alle spalle" - ha detto il cardinal Ravasi durante il primo incontro - che sfocia oggi nelle "interrogazioni e domande espresse dalle due frasi che dominano il padiglione all’esterno, ‘Il nostro pane dacci ogni giorno’, dal Padre nostro. E qui pensiamo alla fame nel mondo, agli scarti, alla globalizzazione della solidarietà, allo sforamento delle risorse. Dal Deuteronomio, ‘Non di solo pane vive l’uomo’: dove lehem, pane in ebraico, ha le stesse radici della parola guerra, consapevoli come siamo che la mancanza di cibo genera conflitto". Nell'appuntamento del pomeriggio il tema del contrasto tra l’immagine feconda e positiva della madre terra, della tradizione giudaico-cristiana, e la calamità peggiore che ancora ci affligge, l’insufficienza del cibo e dell’acqua per mantenere in vita tutti gli abitanti del Pianeta.
 
L'Edicola, che porta in Expo la Caritas, l'organismo pastorale della Chiesa, ha vissuto la giornata con grande fermento per il susseguirsi delle visite di sacerdoti, ambasciatori e molti altri partecipanti ai convegni.

 
Ma la sorpresa più bella è stata la visita, nel primo pomeriggio, del Cardinal Angelo Scola.
 
 
 
Dopo aver ammirato la copia della 'Madonnina' del padiglione della Fabbrica del Duomo, accompagnato dai suoi segretari, ha visitato anche l'Edicola Caritas.
 
E così ha ascoltato con interesse la volontaria in Servizio Civile Elisa Diaferia spiegare emozionata le opere e le installazioni presenti.  
 
La mappa con la presenza di Caritas nel mondo, la torre delle monete a rappresentare la sproporzione della ricchezza, ma soprattutto l''Energia' dell'opera di Wolf Vostell.
 
Alla fine della visita, sul libro delle dediche, ci ha lasciato un piccolo pensiero, nella speranza che la carità diventi sempre più un 'abito' quotidiano, per ognuno di noi.
Domani, martedì 30 giugno, il Cardinale Angelo Scola tornerà in Expo per presentare l'enciclica di papa Francesco.
 
Alle ore 16 è in programma al Conference centre dell'Esposizione Universale un convegno sulla 'Laudato si''. Dopo un saluto iniziale del commissario unico di Expo, Giuseppe Sala, il giornalista Enrico Mentana discuterà con S.E. il cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano; con il professor Neil Thorns, direttore CAFOD (la Caritas nazionale in Inghilterra) e consulente per il governo britannico sui cambiamenti climatici; il professor Pier Sandro Cocconcelli, direttore di  Expolab, Università Cattolica; il dottor Carlo Fratta Pasini, presidente di Banco Popolare; Maurizio Martina, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali; Laura Palazzani, docente di biogiuridica e filosofia del diritto, LUMSA, Roma e vicepresidente Comitato Nazionale per la Bioetica.
 
"Può sembrare paradossale - scrive Scola nella prefazione all'enciclica edita dal Centro Ambrosiano - ma, per parlare dell’ecologia, il Papa, con questa enciclica, ci chiama alla conversione: vale a dire a riconoscere chi siamo veramente".
 

mercoledì 24 giugno 2015

A ritmo di rap per difendere il pianeta

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'Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita': un tema importante quello di questa Esposizione Universale, incentrato sull'alimentazione, bisogno primario dell'uomo. Expo Milano 2015 diventa così l'occasione per riflettere e confrontarsi, per trovare soluzioni alle contraddizioni del nostro mondo: da una parte c'è ancora chi soffre la fame, dall'altra chi muore per disturbi di salute legati a un'alimentazione scorretta (circa 2,8 milioni di decessi per malattie derivate da obesità o sovrappeso). Inoltre, ogni anno, circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo vengono sprecate.

Mercoledì 10 giugno, nella corte di Cascina Triulza, diversi visitatori di Expo sono venuti a conoscenza con 'Land Game', il grande planisfero di CoLOMBA, di che cosa accade nelle terre nel mondo: quanti terreni nei Paesi in via di sviluppo sono sottratti all'agricoltura di sussistenza? 

Quanti sono sfruttati per soddisfare i bisogni alimentari ed energetici dei Paesi ricchi? 
Quali danni crea agli ecosistemi locali lo sfruttamento dell'agricoltura intensiva?
Adulti e bambini hanno potuto scoprire così, sul grande planisfero, la situazione dello sfruttamento delle terre sul pianeta, attraverso anche le storie che si sviluppano dietro a cinque prodotti tipici: canna da zucchero, quinoa, cacao, olio di palma e riso.


Un gioco per capire perché in molti Paesi il diritto al cibo è negato e come la cooperazione internazionale lavora per garantirlo. Il 2015 è stato dichiarato dall'ONU 'Anno internazionale dei suoli': anche per questo motivo, i soci di CoLOMBA (l'Associazione delle Organizzazioni di Cooperazione e Solidarietà Internazionale della Lombardia) hanno scelto di partire dal tema del Land Grabbing (letteralmente 'furto del suolo') per coinvolgere i visitatori di Expo in un viaggio di conoscenza nel sistema globale del cibo, dalla produzione al consumo, alla luce del divario tra Paesi ricchi e Paesi economicamente svantaggiati.







Ad accompagnare l'intervento di Land Game l'esibizione dal vivo degli alunni del liceo Enrico Fermi di Salò, in provincia di Brescia, vincitori del concorso nazionale 'Cibo sano, cibo per tutti', organizzato in occasione di Expo. 'Fermi B-Eat' è il nome dell'originale brano rap con cui i ragazzi hanno scelto di veicolare il proprio messaggio contro lo spreco alimentare, l'abuso e l'indifferenza, richiamando l'attenzione sul diritto a un'alimentazione sana, equilibrata e sostenibile.






La professoressa Maria Angela Conter ci racconta: “Lo scorso anno scolastico abbiamo preso in esame con i ragazzi la storia del cibo nel passato, nel presente e nel futuro, affrontando le problematiche annesse di spreco o carenze alimentari, in letteratura italiana e latina, scienze e storia dell'arte. Poi, visto il coinvolgimento degli studenti, si è pensato di partecipare a un concorso”. Per trasmettere il messaggio, originale è stata l'idea della musica rap, con il suo linguaggio incisivo e diretto, così seguito dai più giovani.

Il Vice Preside Marco Basile commenta: “La canzone che viene presentata dai ragazzi, registrata in studio e con il video girato in un supermercato, è la sintesi di un grande lavoro multidisciplinare”. E aggiunge - “La scuola deve adattarsi ad un mondo che va veloce. La conoscenza deve coniugarsi con il presente, non può restare chiusa nelle aule”. Questo progetto, sviluppato poi per il concorso, diventava quindi l'occasione per affrontare il tema di Expo, sensibilizzando le future generazioni alla disuguaglianza sul tema dell'alimentazione.

Martina, Sebastiano e Nicolò, i tre cantanti, si sono esibiti con entusiasmo e disinvoltura davanti al pubblico, accompagnati dalle coreografie di gruppo dei compagni, coordinate dall'insegnante di educazione fisica. La loro canzone attraversa la nostra storia: parla degli antichi banchetti romani, della carestia al tempo di Manzoni, delle malattie legate all'alimentazione con citazione di famosi quadri di Botero, per arrivare agli organismi geneticamente modificati e alle multinazionali del cibo.
La loro canzone è una denuncia contro lo spreco alimentare e descrive il rapporto dei giovani e, più in generale, della società occidentale, con il cibo. Il ritornello risuona come un monito per ognuno di noi... “Mangiavamo, mangiamo e mangeremo solo quello che avevamo, che abbiamo e avremo... in passato abbondanza, mentre ora il cibo manca. E per il futuro, facciamoci una domanda”.


mercoledì 17 giugno 2015

Dal Principato di Monaco per una pasto solidale

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Come ogni Paese presente in Expo, anche il Principato di Monaco ha celebrato il suo National Day. Martedì 9 giugno, per l'occasione, Sua Maestà il Principe Alberto II (senza la principessa Charlene e i piccoli gemelli) ha visitato Expo.
La mattina, prima della cerimonia istituzionale, in Edicola Caritas, a sorpresa, entrano due signori eleganti: si tratta dello chef del principe Alberto II, Christian Garcia e Gilles Bragard, segretario del Club des Chefs des Chefs, il gruppo degli chef dei capi di stato del mondo. 



Subito Lèa Delbes e Giovanni Agostoni, giovani del Servizio Civile impegnati in questi mesi presso il padiglione della Caritas, per la loro padronanza della lingua francese, vengono coinvolti nel dialogo. Lo chef e il segretario manifestano curiosità per l'organismo 'Caritas', una importante realtà che porta aiuto concreto a molte persone bisognose, informandoli del fatto che il 25 luglio, a Milano, è previsto un incontro del Club che organizzerà una cena di beneficenza.
Venuti a conoscenza della recente apertura del Refettorio Ambrosiano, nato dall’impegno della Diocesi di Milano e di Caritas Ambrosiana e dalle intuizioni dello chef Massimo Bottura e del regista Davide Rampello, hanno mostrato interesse riguardo la possibilità di cucinare, in qualche occasione, anche per il Refettorio.
Il Refettorio Ambrosiano ha sede nel quartiere Greco, alla periferia nordest di Milano. Qui, una sala ormai in disuso, attraverso la Caritas, è stata ristrutturata e trasformata in un refettorio aperto alla solidarietà, recuperando il cibo avanzato a Expo e offrendolo alle persone più povere.
Per il primo periodo diversi tra i migliori chef del mondo, italiani e stranieri, ideeranno e prepareranno menu proprio a partire dalle eccedenze alimentari raccolte ogni giorno all'Esposizione Universale di Milano.
Christian Garcia e Gilles Bragard spiegano che hanno già sperimentato, con generosità, esperienze simili. Come l'anno scorso, quando avevano preparato una cena per le persone senza dimora in una parrocchia di New York.
Lèa e Giovanni, per meglio discutere di questa possibilità hanno così accompagnato i due illustri cuochi lungo il Decumano, raggiungendo il particolare padiglione del Principato di Monaco, quel giorno in festa. Un padiglione realizzato al 70% in materiali riciclabili e ricoperto per il 50% di verde, frutto di una riflessione sull'ecologia, il riciclo e il riutilizzo, che, al termine di Expo, diventerà un centro di formazione per la Croce Rossa Monegasca.
In questa bella giornata ricca di celebrazioni e festeggiamenti, l'attenzione era tutta sul Principe di Monaco che ha ricordato alcuni aspetti importanti della manifestazione Expo: “Expo Milano 2015 sta portando avanti un messaggio forte, affrontando con efficacia i problemi legati all'alimentazione e all'ambiente. Occorre collaborare a livello internazionale per cercare soluzioni condivise che possano portare a un reale cambiamento. In questo mondo siamo ormai tutti strettamente legati gli uni agli altri, perché siamo sempre più consapevoli che le nostre azioni hanno conseguenze globali” – ha affermato il Principe Alberto II.
“Expo 2015 aiuterà il mondo ad affrontare i problemi globali” – ha detto con convinzione il sovrano, nella giornata nazionale del Principato di Monaco. In particolare... “Expo 2015 ci fa riflettere sul tema alimentare”.
Nel clima di festa, Lèa e Giovanni hanno incontrato Philippe Joannès, lo chef del ristorante del padiglione del Principato di Monaco, che si è mostrato molto interessato alla raccolta delle eccedenze per il Refettorio Ambrosiano e ha chiesto di avere i contatti per conferirvi anche gli avanzi del suo padiglione.
Nella speranza che si possa organizzare una giornata in cui anche gli chef del Principato di Monaco possano trasformare in piatti di alta cucina, grazie al talento e alla creatività, ciò che sarebbe destinato a essere gettato via, a favore delle persone in difficoltà... non possiamo che sorridere al pensiero che, come lo chef Bottura e molti altri, anche questi illustri chef vogliano restituire così un po' del loro successo, prestandosi per un'iniziativa di solidarietà. Ricordando le “anime fragili” ancora così numerose nella nostra città di Milano, ancora affamate di un po' di pane e dignità.

giovedì 11 giugno 2015

Un futuro per l'Africa. Racconti da #Expo

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Palazzo Italia, un'architettura-scultura ispirata a una 'foresta urbana' nella sua particolare tessitura di linee bianche, si trova su uno dei quattro punti cardinali, quello nord, e per posizione e architettura costituisce l'elemento di spicco di tutto il Cardo. E proprio Palazzo Italia è stato scelto come sede di un importante meeting per cui, per tre giorni, dall'8 al 10 giugno, si sono riuniti i ministri degli Affari Esteri e gli alti funzionari dei Paesi africani meno sviluppati.



Expo 2015 è il luogo giusto per incoraggiare il dibattito sul futuro del nostro Pianeta e in particolare dei Paesi in via di Sviluppo” - ha affermato il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni nel suo discorso d’apertura. “Occorre sradicare - ha proseguito il Ministro - la povertà di certi Paesi africani. Questo è un punto centrale dello sforzo comune che l'Italia sta facendo insieme alle Nazioni Unite. Servono politiche di sviluppo che tengano conto del rispetto dei diritti umani”.

Questi obiettivi si inseriscono in un contesto incoraggiante, che negli ultimi tre anni ha visto tutti gli indici di sviluppo finanziario e umano di questi Paesi in miglioramento, secondo il report di marzo della Commissione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Umano. Nonostante alcuni aspetti positivi però permangono per diversi Paesi africani alcune criticità: un tenore di vita e un indice di sviluppo umano basso e povertà diffusa. Non poteva quindi mancare in occasione di Expo un serio dibattito sul futuro dei Paesi africani in via di sviluppo.

Paolo Gentiloni, nel corso della Conferenza delle Nazioni Unite, ha indicato il cibo e l'energia come “i due fattori fondamentali per la lotta alla povertà", ma bisogna anche puntare "sui giovani" per aiutare i paesi più poveri dell'Africa ad abbandonare la loro condizione entro il 2020. In Africa, dice Gentiloni, quelle comprese "tra i 10 e i 24 anni sono 1,8 miliardi di persone, bisogna investire su di loro".

Il ministro ha sottolineato inoltre come i Paesi sottosviluppati siano "centrali nella elaborazione di qualsiasi strategia globale per uno sviluppo sostenibile" e per questo ritiene che sia ormai il momento "di definire una nuova agenda di sviluppo". 
L'Esposizione Universale è "l'occasione ideale per avviare programmi concreti", dice Gentiloni.

"L'Italia - spiega - è pronta a condividere la sua esperienza, per arrivare in pochi mesi a definire una nuova cornice di cooperazione internazionale", anche grazie alle oltre 100 missioni del Paese in Africa per sostenere l'agricoltura e aiutare la condizione delle donne.

Parole e promesse non bastano. Il futuro dell'Africa dipende anche da noi. I tre giorni programmati per la Conferenza si sono rivelati decisivi per trovare azioni concrete, misure e soluzioni condivise in grado di rilanciare le realtà meno evolute del continente africano.

E' necessario che in questi Paesi - ha concluso il Ministro degli Affari Esteri del Benin Nassirou Bako Arifari - sia garantito l'accesso alle energie, anche rinnovabili, alle tecnologie, a strumenti finanziari e assicurativi ma soprattutto a un'alimentazione sana e sostenibile”.

Letizia Gualdoni, 
volontaria in servizio civile a EXPO2015 presso l'Edicola di Caritas Ambrosiana

lunedì 1 giugno 2015

Expo Milano 2015 - Volontari in edicola Caritas: Francesca

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Francesca è una signora sorridente. Risiede a Legnano, in provincia di Milano, ma la sua storia inizia da molto lontano, da quei tratti somatici tipicamente orientali del viso. Nasce a Hong Kong, una delle aree più densamente popolate al mondo, una città famosa per il suo skyline, dove cresce e frequenta la scuola.
Francesca, raccontaci come sei giunta da Hong Kong in Italia. “Dopo essere cresciuta in Cina, ho deciso di frequentare, come molti giovani, una università negli Stati Uniti - ci spiega – ho scelto così la Washington University, studiando per diventare assistente sociale”. È proprio in America che, inaspettatamente, incontra l’uomo che diventerà suo marito e con il quale avrà tre figli.
“Sono giunta in Italia per amore” - ci racconta. Una lontananza dal Paese d’origine, così diverso per tradizioni, mentalità e cultura, che a volte si fa sentire, anche se grazie alle nuove tecnologie è molto più facile rimanere in contatto con amici e parenti. Ha lavorato presso il Comune di Dairago, poi a Milano.
“Non potevo non aderire con entusiasmo alla proposta di contribuire come volontaria per la Caritas in Expo. L’Esposizione Universale rappresenta per me un’occasione interessante e Caritas è un’organizzazione importante, che porta aiuti in tutto il mondo”. E continua: “Il padiglione è molto piccolo, raccolto, quasi intimo. Ho notato che molti visitatori conoscono Caritas mentre altri entrano nel padiglione perché incuriositi”.
Alla fine del tuo servizio come volontaria in Expo… reputi sia stata una possibilità positiva? “Appena entrata nel padiglione sono rimasta molto colpita dalla torre di monete... un modo chiaro per rappresentare la distribuzione delle ricchezza nel mondo… Mi è piaciuto moltissimo essere qui, a contatto con la gente e con persone di tutto il mondo, aiutandole a comprendere il messaggio di Caritas grazie alla mia conoscenza delle lingue italiana, inglese e cinese”.
Incontrare le persone giunte a Milano da tutto il mondo per questo evento universale è stata per Francesca una possibilità preziosa. Una gioia che esprime con gli occhi e il volto quando incontra soprattutto visitatori cinesi e si confronta con loro.  E che le ricordano dove si trovano… le sue radici.

sabato 7 settembre 2013

PERU': QUELLI CHE...HUACHO

2 commenti:


Quelli che prima di partire…. 
se dicevi quechua pensavano subito alla decathlon

Quelli che prima di partire….
pensavano che le Ande fossero belle da svenire…ed infatti sono svenuti davvero!

Quelli che prima  di partire….
non giocavano a pallavolo dalle superiori (e si vedeva!) ma che in un mese hanno fatto, con i giovani di Huacho, più partite della Nazionale!

Quelli che prima di partire….
odiavano la matematica ma hanno capito quanto è bello farla insieme a 40 bambini scatenati


Quelli che prima di partire…
riuscivano a ballare  (ed ascoltare!) Gustavo Lima al massimo per 10 minuti ma dopo una settimana con le ragazze dell’orfanotrofio potrebbero entrare nel guinness dei primati e ballare per ore e ore….e ore “ Ai se eu te pego” ! 

Quelli che prima di partire…
non parlavano lo spagnolo ma adesso sanno tutta la storia del “sapo egoista”

Quelli che prima di partire…
avevano una valigia strapiena di regali per la tombola ed ora hanno la valigia piena dei sorrisi, degli sguardi e dei racconti di tutti i nonnini!



Quelli che prima di partire….
non avrebbero mai pensato di mangiare cipolla e pesce crudo alle 10 del mattino ma se la preparano per te i ragazzi speciali di Los Huacos ha tutto un altro sapore!

Quelli che prima di partire….
non facevano mai colazione ma adesso ripensando al desayuno della Domenica hanno gli occhi lucidi



Quelli che prima di partire….
sapevano poco del Perù ma ora sanno che i profumi, i suoni (quanto ci manca quello dei  mototaxi!),  l’ospitalità, la speranza, le lacrime ed i sorrisi delle persone che hanno incontrato occuperanno sempre un posto speciale nel loro cuore!!! 


Ps. un grazie speciale a Laura, Massimo, Pilar e padre Antonio che ci hanno accompagnato e sopportato durante quest’esperienza e alle ragazze di Huacho per averci fatto scoprire Carlos Vives!!

-Cantieristi Perù 2013-