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lunedì 2 settembre 2019

Moldova. Campo estivo a Ștefan Vodă

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(Versione tradotta in italiano)

Le impressioni di Victoria Preguza, volontaria di Young Diaconia Chisinau, dopo il Cantiere della solidarieta' a Stefan Voda.

2 settimane Molti sentimenti ed emozioni che non possono essere riprodotti con l'aiuto delle parole. Ho creato nuove amicizie che dureranno sicuramente. Ho incontrato persone straordinarie e, naturalmente, ho portato centinaia di sorrisi sui volti di dozzine di bambini. Ho imparato a lavorare in gruppo, a svegliarmi la mattina dopo solo 4-5 ore di sonno e a fare ogni sforzo in modo che la stanchezza non fosse visibile sul mio viso, in modo da non condividere quella spossatezza con i bambini, cercando di essere pieno di energia e con un sorriso sulle labbra. Ho anche imparato che le regole di un gioco non sono così importanti quando i bambini sono felici e godono appieno di quel gioco.

Abbiamo permesso ai bambini di sorridere e divertirsi con noi. Abbiamo lavorato ore di fila per preparare un programma che i bambini avrebber adorato il giorno successivo. Ho ridotto il sonno e le ore personali solo per far sorridere e apprezzare davvero il nostro lavoro. Durante le attività sociali ho visto comevivono alcune persone e ho capito quanti problemi esistono effettivamente. Ho aiutato le persone che ne avevano davvero bisogno e ho dato loro un sorriso dopo tanto tempo.

E poi l'esperienza nel retroscena della tabara per bambini e' stata vermante bella. Con i volontari italiani siamo diventati una vera famiglia, che si sostiene a vicenda e sempre pronta ad aiutarti, indipendentemente dalla situazione. Ho imparato che le condizioni non sono importanti finché hai intorno a te persone straordinarie con cui ti senti a casa. Abbiamo cucinato insieme, abbiamo riso insieme, pianto insieme, tutto ciò che abbiamo fatto lo abbiamo vissuto insieme. È stata un'esperienza unica e straordinaria che non può essere riprodotta con le parole, devi solo sentire e vivere questi momenti per capirle. Ringrazio tutti per questa opportunità e per le 2 settimane più belle di questa estate !!!


(Versione originale, in rumeno)

2 săptămâni. O sumedenie de trăiri și emoții ce nu pot fi redate cu ajutorul cuvintelor. Am creat noi prietenii ce cu siguranță vor dura. Am cunoscut persoane extraordinare și ,desigur, am adus sute de zâmbete pe chipul a zeci de copii. Am învățat cum e să lucrezi în echipă, cum e să te trezești de dimineață dupa doar 4-5 ore de somn și să faci tot posibilul ca oboseala să nu fie vizibilă pe chipul tău, pentru a nu împărtăși acea stare copiilor, încercând să fim plini de energie și cu zâmbetul pe buze. De asemenea, am învățat că regulile unui joc nu sunt atât de importante atâta timp cât copiii sunt fericiți și savurează din plin acel joc. 

Am făcut tot posibilul ca copiii să zâmbească și să se distreze alături de noi. Am muncit ore în șir pentru a pregăti un program pe care copiii să-l adore următoarea zi. Am redus orele de somn și cele pentru interesele personale doar pentru a face pe cineva cu adevarat să zâmbească și să aprecieze munca noastră. În timpul activităților sociale am vazut cât de greu trăiesc unii oameni și am realizat cât de multe avem de fapt. Am ajutat persoanele ce cu adevărat aveau nevoie și le-am oferit un zâmbet după foarte mult timp. Iar, povestea din spatele taberei a fost una cu adevărat frumoasă. 


Cu voluntarii italieni am devenit o adevărată familie, ce se susține reciproc și care este gata mereu să te ajute indiferent de situație. Am învățat că condițiile nu sunt importante atâta timp cât ai persoane extraordinare în jurul tău alături de care te simți ca acasă. Am gătit împreună, am râs împreună, am plâns împreună, totul am facut împreună. A fost o experiență unică și extraordinară ce nu poate fi redata cu ajutorul cuvintelor, trebuie doar să simți și să trăiești aceste momente pentru a le înțelege. Le mulțumesc tuturor pentru această oportunitate și pentru cele mai frumoase 2 săptămâni din această vară!!!

lunedì 22 luglio 2019

Looking for a future

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Have you ever been grateful for your present and what you have? If not, it's the rightful moment to do it. Our world is so diverse and at the same time controversial: on the one hand, we live great technological progress through which we can aspire for new peaks. On the other hand, we are so limited by the issues of our material world and constantly chasing money without having a look at the world we leave behind. Every single move we make, every action has an impact not only on our planet but on people as well.
Bans with children of Bogovadja 
You've probably noticed the wave of migrants that have taken up entire Europe and I reckon that you've complained a lot about them. However, they are not to blame for being born with another skin color, in a different religion and country. Serbia deals with a great number of migrants from all around the world. Imagine losing your home and your beloved. Wouldn't you look for the hope of a better life or would you be mentally and physically stuck in the past? Think about the background and the circumstances these people were exposed to before judging. The experience I shared in Serbia in its camps for refugees has given me a larger prospect of life and the obstacles one may encounter. It's a purpose or barely the strong will to live that encourages them to wake up every morning and find forces to go on and never back. They are also people with the same rights and responsibilities as me, like my neighbor, as you, dear reader.
'I want to live, I want to play' is the phrase of the child from the camp of Bogovadja that shook up my inner world. It made me understand the real purpose of me there: through little actions, I can bring big smiles. Actually, it is everybody's duty to have a contribution and take attitude. Step out of your comfort zone and realize that the world you live isn't smooth or pink. Be grateful for what you have today, but don't forget you have the privilege of a decent future just thanks to fate and the country you have been born in. Be the change and give others the choice have a home, a family and live the life they want without the fear that tomorrow may never come. Help them build the future everybody deserves.




This article was written by:

Gabriela Țurcanu, volunteer of "young Diaconia Chisnau", who took part in this experience in Serbia.

giovedì 26 ottobre 2017

SERVIZIO CIVILE: come ci si arriva?!

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In Cammino verso la scelta del Servizio Civile


Ciao a tutti!

Mi presento, sono Chiara, per gli amici, Chiara Galla. 
Da una settimana ho compiuto 28 anni e tra qualche giorno prenderò un aereo che mi porterà in Kenya, precisamente a Mombasa, per iniziare un anno di Servizio Civile con Caritas Ambrosiana.
Aspetto la partenza con gioia e trepidazione, curiosità e voglia di mettermi in gioco, vorrei che fosse già domani, ma prima ci sarà bisogno di un mese intero di formazione qui a Milano.
Anche se, ripensandoci, il mio cammino di formazione inizia ormai qualche anno fa.
Infatti quello che mi ha spinto a fare domanda per il Servizio Civile sono state le esperienze di volontariato che da sempre ho vissuto nel mio Oratorio, a Castelleone e che negli ultimi quattro anni ho fatto in diversi paesi del mondo, sempre con Caritas Ambrosiana.


L' Oratorio è il luogo in cui sono cresciuta e dove è nata ed è stata coltivata la mia passione per il servizio agli altri… la lista delle attività è lunga: dall'animatrice all'educatrice, da catechista a responsabile del Grest e attrice della compagnia teatrale. Insomma, il pacchetto completo. Ma c'è di bello che ognuna di queste attività mi ha insegnato a lavorare con gli altri, spendermi per loro e sentirmi parte di una comunità che poi è quella cristiana.



A un certo punto, però, in me è scattato qualcosa, volevo vedere se tutto ciò che avevo imparato a  casa era valido anche da qualche altra parte, in altri contesti, lontani, magari anche più difficili… e allora da lì è nato il desiderio di partire e di cercare un'associazione che mi permettesse di farlo rispettando l'idea che io avevo dello stare con e per gli altri.
E' stato così che ho incontrato la Caritas Ambrosiana e ho  partecipato ai "Cantieri della Solidarietà".
Mi ricordo che una delle frasi che mi aveva colpito di più agli incontri di presentazione era lo "STILE DELLO STARE", un'espressione con cui si teneva a sottolineare come Caritas intendeva lo stare in mezzo agli atri, in un contesto straniero, diverso e che ospita… uno stare rispettoso, in punta di piedi, uno stile che predilige l'incontro, il dialogo, il vedere l'altro come persona, come una ricchezza e come un fratello. 
Era così che Caritas proponeva ai giovani di partecipare ad un Cantiere della Solidarietà, che, nel concreto, consiste in 3 o 4 settimane di servizio, in contesti di povertà, vulnerabilità e disagio.

Ed io a 23 anni sono partita per il mio primo cantiere.
E' stata la Bolivia la prima terra che mi ha accolto, nel 2013, dove ho prestato servizio in una comunità per minori orfani e abbandonati, la "Ciudad de los niños". Li si giocava, si aiutava nei compiti, si condivideva tutto, dagli spazi al cibo e ho avuto anche la fortuna di lavorare ogni mattina nella panetteria che preparava il pane per tutta la comunità. Questa esperienza per me è stata come amore a prima vista...dopo, infatti, non sono più riuscita a farne a meno.
Nel 2014 sono stata in Nicaragua, dove mi ha accolto la comunità di Nueva Vida, nella periferia di Managua. Qui studiavano e trovavano un luogo sicuro i bambini e i giovani di strada, così come le donne vittime di violenza, veramente molte in quel quartiere.

Nel 2015 Haïti, nella zona rurale del nord dell'isola, lontana da Port-au-Prince, dove abbiamo organizzato con un gruppo di giovani Animatori haitiani, due "Grest" per i bambini dei villaggi e aiutato in una comunità di monaci benedettini.

Dopo Haїti ho preso un anno di pausa dai Cantieri per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia, in Polonia, con Papa Francesco e 2.500.000 giovani cristiani da tutto il mondo. Mi ricordo che nonostante tutto quell'anno mi era spiaciuto moltissimo non partire e che le parole del Papa che invitata i giovani all'accoglienza dell'altro, all'essere costruttori di ponti e non di muri, a "scendere dal divano" e a mettersi in cammino verso l'altro, io le sentivo proprio dirette a me e non potevo ignorarle.


Dunque dopo un anno intero di servizio in Oratorio, quest'estate sono ripartita con Caritas in Serbia, nel campo profughi di Bogovadja. Lì ho vissuto per due settimane e ho condiviso sorrisi, giochi, storie e pensieri con 250 profughi provenienti da Iran, Afghanistan, Pakistan, Iraq,Siria, Cuba, Africa e Macedonia. Oggi se ripenso a quello che ogni anno mi ha spinto a ripetere questa esperienza lo trovo nel profondo senso di comunità, rispetto, fratellanza, unità e riconoscenza che ogni volta si creava con i ragazzi che partivano con me e con le persone che incontravamo ogni giorno.



Durante ognuno di questi Cantieri si è fatto, per me, sempre più chiaro, visibile e palpabile cosa significhi essere TUTTI delle persone, TUTTI fratelli, TUTTI figli di Dio; ho vissuto la grande famiglia della Chiesa che è presente in tutto il mondo, ho sperimentato il grande potere dell'Amore che si manifesta nei piccoli e grandi gesti o semplicemente nell'essere a fianco di chi ha bisogno.
Dopo aver vissuto tutto ciò non ho potuto non lanciarmi in questa grande scuola di vita e di amore che è il servizio per gli altri... e dunque nel Servizio Civile, proprio con Caritas!
Quindi dite una preghiera per me...e...ci sentiamo dal Kenya!
Chiara

lunedì 24 ottobre 2016

bolivianitas2016: perle di volontariato dalle Ande

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Eccomi! Piacere, Anna.

Ho risposto anch'io al richiamo centripeto del web per raccogliere in questo blog compartido, condiviso, un po' di impronte di vita invece che lasciarne solo qualche manata sui vetri delle case che visito, delle vite che incontro.

Questo tratto di vita che ti pubblico è ben definito, le coordinate sono Bolivia - Caritas -Volontarietà. Bolivia è la posizione, Caritas la direzione, Volontarietà il mezzo. Fra meno di una settimana trasloco a Cochabamba: la mia candidatura al SC all'estero è andata a buon fine, ha scompigliato la prospettiva del mio futuro prossimo e intendo approfittarne a pieno degli effetti.

Cochabamba è una città per me familiare, non che ne conosca nome&titoli di ogni viuzza e mendicante, ma siccome le sue Ande hanno accolto i miei primi mesi di vita, è bastata quella manciata d'anni d'infanzia perchè l'ambiente cochala-di Cochabamba- operasse il suo imprinting e me ne affezionassi. Cercavo nel mio orizzonte europeo un luogo, un lavoro dove versare la mia precaria, ma energica professionalità,la volontà di crescere e il progetto di Caritas era indovinato. Il caso o il chaos, ciò che preferisci, per me ès toda provvidenza, ha voluto che il progetto si svolgesse fuori dalle mura-non figurative- del vecchio continente, a un salto d'Oceano, proprio nell'America Andina che conoscevo. Probabilmente è solo, fra le tante, una coincidenza, ma è la mia è non l'ho persa.

Bon, da martedì, te la conterò meglio: con l'avvento di novembre, compagnie aeree permettendo, festeggerò i defunti à la boliviana.
Pst, questa è la bolivianita, gemma semipreziosa estratta unicamente in Bolivia.Ha conquistato gusto e mercato internazionale prima che la sua patria. Qualche miss di Hollywood e pure l'argentina Kirchner ora ne sfoggia una collana, dono di Morales. Può darsi, che durante quest'annata mi ostini a trovarne una.




lunedì 1 giugno 2015

Expo Milano 2015 - Volontari in edicola Caritas: Francesca

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Francesca è una signora sorridente. Risiede a Legnano, in provincia di Milano, ma la sua storia inizia da molto lontano, da quei tratti somatici tipicamente orientali del viso. Nasce a Hong Kong, una delle aree più densamente popolate al mondo, una città famosa per il suo skyline, dove cresce e frequenta la scuola.
Francesca, raccontaci come sei giunta da Hong Kong in Italia. “Dopo essere cresciuta in Cina, ho deciso di frequentare, come molti giovani, una università negli Stati Uniti - ci spiega – ho scelto così la Washington University, studiando per diventare assistente sociale”. È proprio in America che, inaspettatamente, incontra l’uomo che diventerà suo marito e con il quale avrà tre figli.
“Sono giunta in Italia per amore” - ci racconta. Una lontananza dal Paese d’origine, così diverso per tradizioni, mentalità e cultura, che a volte si fa sentire, anche se grazie alle nuove tecnologie è molto più facile rimanere in contatto con amici e parenti. Ha lavorato presso il Comune di Dairago, poi a Milano.
“Non potevo non aderire con entusiasmo alla proposta di contribuire come volontaria per la Caritas in Expo. L’Esposizione Universale rappresenta per me un’occasione interessante e Caritas è un’organizzazione importante, che porta aiuti in tutto il mondo”. E continua: “Il padiglione è molto piccolo, raccolto, quasi intimo. Ho notato che molti visitatori conoscono Caritas mentre altri entrano nel padiglione perché incuriositi”.
Alla fine del tuo servizio come volontaria in Expo… reputi sia stata una possibilità positiva? “Appena entrata nel padiglione sono rimasta molto colpita dalla torre di monete... un modo chiaro per rappresentare la distribuzione delle ricchezza nel mondo… Mi è piaciuto moltissimo essere qui, a contatto con la gente e con persone di tutto il mondo, aiutandole a comprendere il messaggio di Caritas grazie alla mia conoscenza delle lingue italiana, inglese e cinese”.
Incontrare le persone giunte a Milano da tutto il mondo per questo evento universale è stata per Francesca una possibilità preziosa. Una gioia che esprime con gli occhi e il volto quando incontra soprattutto visitatori cinesi e si confronta con loro.  E che le ricordano dove si trovano… le sue radici.

sabato 17 gennaio 2015

La Revedere Moldova!

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Eccoci qui!

pronte a ritornare... pronte? bhè insomma... a ritornare! sul pronte le nostre valige parlano da sole... per il momento c'è solo un bagaglio a mano
pieno di regali di natale!

Ma il punto è: Cari lettori di questo post,
volevo solo dirvi che se siete in cerca di un'occasione per la vostra vita, tenete d'occhio il sito di CARITAS Ambrosiana, settore internazionale, SERVIZIO CIVILE ALL'ESTERO!

Noi stiamo partendo, ma la speranza è che qualcun'altro arrivi presto per continuare un servizio che ogni anno cambia e che per ogni volontario è diverso...
ma che rimane sempre formativo e decisivo!

se poi posso consigliarvi il dove, ovviamente direi MOLDOVA!

c'è un'Associazione che ti farà da famiglia ad aspettarti...
un medico a curarti, un direttore a sgridarti,
un coordinatore ad insegnarti,
una cuoca a nutrirti,
una contabile a darti consigli sull'abbigliamento,
mamme del centro maternale che ti faranno un pò impazzire ma che ti daranno anche tante soddisfazioni,
ragazze adolescenti con problemi amorosi,
un'autista sempre pronto a farti provare il brivido della guida moldava,

L'Italia e la Moldova sono così vicine e legate che noi dall'Italia neanche ce lo immaginiamo...

e allora prima di partire qualcuno ci chiede cosa racconteremo della Moldova una volta tornate...
che ci devi venire in Moldova,
ci devi stare almeno un pò, giusto il tempo di lasciarci un pezzettino di cuore!

un grazie quindi a chi questo servizio fa in modo che avvenga ogni volta,
nella persona di Igor Belei come rappresentate di tutta Diaconia e di Sergio Malacrida come rappresentate dell'Ufficio Internazionale di Caritas Ambrosiana.

e voi cosa aspettate?

la Moldova vi sorprenderà, un pò vi sconvolgerà, vi abituerà a una lingua, a tradizione, modi di fare che non sono i tuoi, ma sono i loro e sono belli e poi ti chiederà di tornare a casa!!

A presto Diaconia
Patty

lunedì 15 dicembre 2014

10 anni MICASCEMI!

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Oggi, 15 dicembre 2014, 
il Servizio Civile all'Estero compie 10 anni!

Sul portale di Caritas Ambrosiana trovi uno speciale 10 anni servizio civile all'estero con contributi e testimonianze di tanti partner storici, foto e un video fatto tutto di SCE!

Questo è il nostro #sognocivile !

venerdì 22 agosto 2014

Le 4 regioni Peruane

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Ed eccoci qui: senza nemmeno rendercene conto ci ritroviamo "nel mezzo del cammin" del nostro INKAntiere.

¿Cosa dire?
Senza dubbio finora la nostra permanenza qui e' stata scandita da un ritmo piuttosto frenetico, quasi quanto la danza Cashua della tradizione inca (in cui ci siamo cimentati alla festa del paesino di Sant'Elena qui vicino).




¿Cosa abbiamo imparato del Peru' fino ad ora?
Come tutti i bambini continuano a ripetere senza sosta, il Peru' si divide in quattro "regioni": Mare, costa, sierra e selva.




Del mare non vi e`molto da dire se non che, trattandosi di Oceno,e` ghiacciato e solo due pazzi potrebbero pensare di tuffarsi nelle sue acque in pieno inverno, accompagnati dalla perenne nebbia e dalla insistente umidita' di Barranca.
A quanto pare questi due pazzi non potevano che essere nel nostro INKAntevole gruppo!!



Addirittura i numerosi pellicani presenti in spiaggia non han potuto fare a meno che distogliere lo sguardo dalle reti piene di granchi dei pescatori, per rivolgerne uno piu' che perplesso ai nostri particolari bagnanti.







Tutt'attorno alla spiaggia si notano ristorantini di pescado, ed in particolare uno di questi ristorante, dove abbiamo festeggiato il compleanno della nostra Monica, vanta la pole position sulla spiaggia offrendo piatti a base di pesce in tutte le salse ma in particolare, offrendo il tipico Ceviche peruano, accompagnato dalle cipolle piu' piccanti del pianeta!!!






In ogni caso per gustarsi meglio il mare invernale del Peru' suggeriamo Huacho, dove la nebbia di Barranca si dissolve per lasciare il posto ad uno splendido sole che illumina le dune della spiaggia deserta dando luogo ad uno spettacolo davvero INKAntevole!!







Passando alla Costa una sola parola e' suficiente per descrivere la nostra cittadella di Barranca: NEBBIA! 




Finora abbiamo visto solo due giornate di "sole" in citta' (portato dalla nostra Laura direttamente da Huacho)!!!!




In citta' si svolge tutta la vita peruana.
 La prima cosa da cui siamo stati colpiti e' stato senza dubio il piano urbanístico della citta': INESISTENTE!!! Le case qui vengono costruite senza tetti e lasciate incomplete, con pali in vista, finche' le famiglie non riescono ad avere soldi a sufficienza per continuare la costruzione in verticale. Dallo splendido terrazzo di casa nostra e' possibile ammirare una moltitudine di case attaccate (nel vero senso della parola) l'una all'altra, e con questi spiazzi sui "tetti" che a quanto pare hanno anche funzione di discarica, oltre che di stendi-panni.






Le case sono per lo piu' in cemento, nella citta', ma in periferia sono quasi tutte in adobe o esteras con bagno e cucina esterno. Della casa viene pitturata solo la facciata, che spesso viene venduta ai partiti politici per potervi dipingere i propri manifesti politici.
Grazie ai nostri coordinatori ed alle donne della Defensoria publica de Pativilca, abbiamo avuto modo di girare per alcuni asentamientos e di entrare in alcune abitazioni oltre che di assistere ad alcune scene di vita quotidiana delle persone di queste periferie.
Ci e' stato raccontato di come nascono questi asentiamentos: gruppi di persone, per lo piu' dalla sierra, migrano nelle periferie e scelgono un pezzo di terreno da occupare, Scelto il terreno iniziano a costruire case in esteras dove vivono senza acqua, fogne ne' luce (a meno che non siano presenti sorgenti a cui possano attaccarsi per sottrarre energía elettrica, ovviamente illegalmente).
Col passare del tempo in un modo o nell'altro riescono ad ottenere un riconoscimento ufficiale come paese periférico e quindi ad ottenere luce, acqua e sistema fognario. Da qui iniziano a costruire le proprie case in adobe.





Questo percorso richiede il passare di molti anni e pertanto si possono vedere molti Asentamientos ancora privi di acqua, fogne e luce.
Girando per le periferie e' chiara la poverta' che sussiste qui in Peru' e si rimane per lo piu' senza parole.
Durante il periodo elettorale pero' e' piu' facile riuscire ad ottenere qualcosa in quanto i politici qui si comprano letteralmente i voti, regalando computer, stereo, televisori e qualsiasi cosa possa far gola in cambio di voti, favorendo l'assistenzialismo esagerato di cui vive il Peru'.






Per le strade della citta' si possono trovare innumerevoli baracchini ambulanti che vendono dolci, mais, cocco, ananas; al mercato, aperto tutti i giorni, si puo' comprare qualsiasi tipo di verdura o frutto, tra cui moltissimi mai visti in Europa ed ai ristoranti si puo' mangiare pollo in qualsiasi tipo di salsa possibile ed immaginabile!!!!!!






Cani randagi e di proprieta' girano numerosissimi (e per lo piu' in pessime condizioni di salute) per le stradine urbane e non, difendendo la propia proprieta'; bambini sporchi e mal vestiti giocano per le strade o lavorano aiutando i genitori nei campi o nella vendita dei prodotti coltivati; innumerevoli mototaxi trasportano persone per un solo sol e mezzo, guidando come esperti piloti di rally per la citta'...
 Questa e' la vita a Barranca!!!!










Passando alla Sierra ¿che dire?
Finora siamo stati solo a Cajatambo, con qualche problema dato dall'altitudine a cui non siamo molto abituati ma che abbiamo combattuto (quasi obbligati dai paesani) con mate de coca e agüita in abbondanza, e a Las Virgenes, molto piu' a bassa quota!!!



Beh..la Sierra e' veramente splendida...il paesaggio varia da canyon immensi con stradine dissestate e pericolanti a enormi montagne vastissime in estensione e completamente coltivate, ricchissime di vegetazione e di animali. Salendo per le montagne non e' raro imbattersi in sierrani/e vestiti coloratissimi e con splendidi cappelli che, in groppa a cavalli (o pony) conducono pecore, buoi o muli per le stradine. Scene da film, insomma, davvero stupende!!!!








I paesini della sierra sono per lo piu' costituiti da case in mattoni che ricordano un po' anche i nostri paesini di montagna (quelli piu' vecchiotti). La popolazione e' costituita per lo piu' da anziani che parlano in Quechua (incomprensibile!!!), in quanto i giovani lasciano le montagne per andare a studiare in citta'.
Il sole splende sempre rendendo il paesaggio ancora piu' spettacolare e la quiete che si avverte in questi luoghi e' quasi mistica: viene voglia di non andarsene piu'!!!!




Per quanto riguarda invece la Selva ci affidiamo solo a racconti e libri, in quanto non e' una destinazione inclusa nel nostro soggiorno, gia' ricchissimo di sorprese!!!


Insomma, alla luce di tutto cio' che abbiamo visto finora, possiamo descrivere il Peru' come un bellissimo Paese, nonostante tutte le sue problematiche, e consiglierei a tutti una visita, magari non nella nebbiosa Barranca invernale pero' ;)


Alla prossima puntata dai cantieristi peruani ^^