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mercoledì 30 agosto 2017

Piccola storia di una Scuola

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Il Centro Escolar di Redes de Solidaridad a Nueva Vida, Ciudad Sandino è una scuola elementare sui generis pensando al contesto nella quale è inserita.
Non é la scuola ideale, né un utopia in quanto vive anch’essa delle sue contraddizioni, ma è comunque una bolla nella quale rifugiarsi nei primi anni di crescita e apprendimento e che costa fatica abbandonare allo scadere del sesto anno, tanto per le bambine e i bambini, quanto per le madri e i padri degli stessi bambinx.
Le maestre e i maestri sono appasionati e presenti; alla didattica frontale si sommano innumerevoli laboratori di arte, teatro e danza; un' attenzione speciale é dedicata alla promozione della lettura; grande spazio viene dato allo sport, ma anche alla ricreazione e al gioco.
Oltre a tutto questo colpisce, in maniera particolare, la volontá, all’interno di un contesto tanto machista, di crescere ed educarele bambine e bambini nel segno della paritá di genere.
È uno sforzo imperfetto, ma costante per tentare di eliminare, quanto possibile, le separazioni forzate fra maschi e femmine, di distruggere i falsi miti di principi e principesse e di rafforzare la coscienza dei diritti paritari delle e dei bambini.
Sforzo costante, appunto, che si scontra altrettanto costantemente con la realtá esterna alla bolla, la quale plasma violentemente bambinx e professorx cercando di reincanalarli in quella binarietá e rigiditá dei generi tanto pericolosa.

Ogni hanno Zoyla, la bibliotecaria organizza un laboratorio teatrale con l’obbiettivo di mettere in scena le storie del Nicaragua dalla conquista dell’America fino alla Rivoluzione Sandinista. Ad ogni classe viene affidata una diversa parte della storia.
(Qui si potrebbe aprire una parentesi in cui interrogarsi sulle scelte delle storie e le loro interpretazioni, spesso estrapolate direttamente dai libri di testo.)
Zoyla, per dare continuitá al discorso di paritá di genere ha utilizzato alcune strategie come, da un lato,  rivisitare parzialmente la storia cambiando il genere di alcuni personaggi, dall’altro, recuperare alcune figure femminili marginalizzate o dimenticate dalle storie ufficiali. E’ questo il caso, ad esempio, della rappresentazione della resistenza indigena  in cui si affianca alla figura del cachique Diriangen, leader della resistenza, la figura di Itza, donna indigena e combattente valorosa, giá recuperata dall’oblio della storia dal romanzo di Gioconda Belli “La donna abitata”, in nome di tutte le indigene i cui nomi non appaiono nella Storia.
Cosí pirati e guerriglieri sono interpretati in egual misura tanto da bambini, quanto da bambine.
È sempre in base a questo principio che la scelta del personaggio di Cristoforo Colombo era ricaduta su Sharon, una bambina dallo sguardo vispo e dalle ottime capacitá sceniche.
Dopo due settimane di prove apprendo che la piccola attrice è stata sostituita e al suo posto sará un altro bambino ad assumere il ruolo di Colombo, mentre a Sharon toccherá un personaggio secondario.
Alan, maestro della terza elementare, mi spiega che il cambiamento è stato dovuto alla visita alla scuola della madre di Sharon che ha trovato inaccettabile che sua figlia ricoprisse un ruolo maschile e ha chiesto espressamente che fosse cambiato il ruolo da lei interpretato.
Allo stesso modo si è dovuto aggiungere una scena extra, ambientata alla corte spagnola, poiché una madre aveva giá preparato il vestito da principessa per la figlia, prima ancora di conoscere i dettagli dello spettacolo.
È cosí che la bolla esplode e si interseca bruscamente con la realtá, ed è in questo stesso punto che comincia la vera sfida, è in questa frattura fra ideale e realtá che bisogna lavorare e mettere le mani. È proprio il contatto quotidiano e reale con il contesto in cui è situato il Centro Escolar che puó renderlo un incredibile laboratorio di educazione popolare e di genere, di un educazione che si da come fine, come obbiettivo la trasformazione e il cambio sociale. Sperando che la bolla continui a esplodere.
Quando mi hanno detto del cambio di attrice ero sconsolata, piú io della bambina a cui hanno cambiato ruolo, poi Zoyla mi ha detto: “Non importa, inventeremo un inseparabile e fondaentale aiutante di Colombo e sará una donna”.
Risultati immagini per centro escolar redes

lunedì 5 settembre 2016

Buen Viaje: che sia un andata o un ritorno...

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È già passata più di una settimana e non ci sembra vero… 
forse sarà colpa del fuso nicaraguense? o forse sarà che la nostra mente non è mai partita… perché alla fine siamo tornati solo “fisicamente” lasciando un pezzo di cuore e di noi a Nueva Vida. 
Tornati a casa, nella nostra quotidianità, nelle nostri vite… non ci sembra più lo stesso! 
E sta accadendo tutto proprio come ci era stato un’pò “predetto”… si torna diversi, cambiati, più vivi, felici ed un’pò tristi, più coraggiosi, più carichi di tutto ciò che questo viaggio ci ha insegnato, accompagnandoci giorno per giorno ed ancora oggi e domani…
Questo non è un viaggio che finisce così con un volo di ritorno… il nostro finale è come dire “la fine di un nuovo inizio!”

Ora con la mente ed i ricordi vivi di questa esperienza al quale è difficile trovare un aggettivo appropriato, perché dire “è stato bello” sembra banale perché rispondere alla domanda “com’è andata?” è più complicato di quel che ci siamo immaginate…
Ora vogliamo condividere per un tempo che possa durare il più a lungo possibile la nostra esperienzaperché possa durare per sempre, perché non venga dimenticata… perché tutti possano viverla anche se non ci sono stati… perché condividendola anche gli altri possano vivere quello che abbiamo visto, sentito, toccato, provato, ascoltato… 
E allora così vi lasciamo il “nostro ricordo felice”… perché scritto possa durare per sempre… 



Anna: Il mio "ricordo felice" ovviamente è solo una piccola parte di un "viaggio" durato ben tre settimane in Nueva Vida.. Era l'ultimo giovedì alla scuola e con tanta fatica siamo riuscite a preparare il “conta cuentas” ovvero la recita animata di un racconto tratto dal libro “Il Delfino” di S. Bambarén.
Quel giorno ero emozionata come una bambina (non recitavo forse da quando avevo 10 anni!) e dedicare questo libro ai bambini di Redes è stato davvero emozionante…  mentre recitavo in spagnolo questo piccolo racconto ho pensato quanto fossimo state brave noi ragazze nell’impegnarci a questo “piccolo spettacolo”, ho pensato a cosa stessero pensando i bimbi ed ai loro incantevoli sorrisi, ho sperato che potesse piacere questa storia, perché possa insegnare loro a inseguire i proprio sogni, a ascoltare il loro cuore e a poter vivere una vita unica y meravillosa! 
E poi a fine spettacolo, trovarsi travolti dagli abbracci di questi bambini, e stare stretti stretti a loro e non volere andarsene più via… e ricevere i loro sorrisi così veri, dolci e sinceri… beh si credo che questo sia stato uno dei momenti più emozionanti… e se chiudo gli occhi mi sembra di sentir ancora le vocine dei bimbi, il loro caldo affetto e la loro presenza… era un attimo di felicità pura tra le mura di una realtà così diversa! 

Fede: Il mio ricordo felice..Più che di un vero e proprio ricordo si tratta di un'immagine che é rimasta impressa nella mia mente, e mi sembra una delle più luminose che conservo di questo mese in Nicaragua. É giovedì, sono quasi le 13, stiamo tornando a Redes dalla spesa, abbiamo tutte le mani piene di scatoloni, sacchetti, borse. Siamo quasi arrivate al cancello quando sentiamo urlare i nostri nomi, e dal fondo della strada vediamo correre verso di noi a perdifiato i soliti sei-sette bambini che venivano per il pomeriggio di biblioteca, con quei bellissimi sorrisi che non cancellerò mai dalla memoria. In un secondo ci sono addosso e ci saltano al collo, ci abbracciano, ci danno baci, ci prendono gli scatoloni e i sacchetti per aiutarci, ci stringono per mano e ci accompagnano dentro Redes, sempre senza smettere un secondo di guardarci, sorridere e stringersi a noi. E in quel momento sparisce tutto quanto, la fame, il caldo pesante, l'odore di Nueva Vida, il senso di impotenza che provavo ogni volta che mi ritrovano davanti agli occhi la povertà del barrio. Rimangono solo quei visini sorridenti, e quell'affetto gratuito che ci donavano ogni volta che ci vedevano. Questo affetto, sono sicura, qualcosa in noi deve averlo cambiato davvero

Sara: Io non so se ho un ricordo felice specifico non saprei determinarlo forse perché la mia felicità non è stata determinata solo da un frammento...
Certe cose che vedi o senti ti rimangono impresse nel cuore e nella mente e staranno lì per sempre! Certe sono proprio difficile da accettare ...ma sicuramente i bambini, i loro sorrisi, il parlare con la gente, i miei compagni di viaggio, la gente di Redes super accogliente, il cibo, le attività preparate la sera al suon di chitarra, Ari e Eli, la stupenda natura che circonda il Nica ma allo stesso tempo i suoi grossi problemi (machismo, abusi, analfabetizzazione....) tutto questo insieme ha caratterizzato il mio momento felice durato per ben 3 settimane! Ma purtroppo come ogni cosa bella prima o poi deve finire… ma so già che questo è solo l'inizio!

Chiara: Il mio non è proprio un ricordo, ma è più una sensazione… Ora che è passata più di una settimana riesco a fare il paragone tra la prima volta che sono arrivata a Nueva Vida e a Redes e quando sono andata via. All’arrivo tutto (a partire dal furgoncino di Napoleon che ci accompagnava, le strade, le abitazioni, le persone etc..) sembrava molto esotico, quasi “pittoresco”. Poi, iniziando ad uscire per le strade del quartiere per svolgere la “encuesta” e prendendo più consapevolezza della realtà locale, tutto questo ha cominciato a diventare brutto e triste: com’è possibile che nel 2016 le persone possano vivere ancora in queste condizioni di estrema povertà, con carenza di igiene etc?
Com’è possibile che dei bambini possano non andare a scuola e passino le giornate in giro da soli (o curando bambini più piccoli) senza che i genitori se ne interessino?
Queste differenze culturali però con il tempo si ammorbidiscono e pian piano sembra tutto più familiare… gli ultimi giorni infatti l’odore di Nueva Vida non era poi più così forte, il quartiere tutto sommato aveva delle sue caratteristiche positive e la gente… I bambini… che dire?!? Credo che questa foto racchiuda meglio delle parole quello che intendo dire: si tratta di un bambino che che torna a casa dopo aver raccolto la spazzatura con i genitori nella discarica di Nueva Vida… Ed ecco che con un semplice scatto si riesce a tirar fuori quanto di positivo c’è in una situazione tragica!

Questi sono solo frangenti di un ricordo che è rimasto con noi, di sensazioni, considerazioni post-cantiere che vorremmo far durare per sempre… e così sarà! 

Ci manchi Nueva Vida!

martedì 24 maggio 2016

¡¡¡Mochilleras Nica Sce!!!

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Le vie del Norte: 
Esteli, Somoto, Matagalpa, 
Jinotega, Chinandega 
e il Golfo de Fonseca

Partenza da Managua al mattino presto: mangeremo del gallo pinto in un ranchon per strada, ma prima togliamoci dalla metropoli! Direzione Nord, abbiamo in mente di goderci qualche giorno di fresco, di fare un bagno nel cañon di Somoto e di passeggiare nelle riserve forestali.


Nel primo pomeriggio arriviamo ad Esteli, niente a che vedere con Managua: strade pulite impreziosite da murales colorati, un bel parco di fronte al museo di archeologia (chiuso, perché nel fine settimana e nei giorni di festa la maggior parte dei musei è chiusa) e qualche bel locale con birra fresca e buona musica. 

Lasciamo gli zaini in ostello, riempiamo le borracce e andiamo verso il Salto della Estanzuela che rimane appena fuori città, dopo una breve passeggiata arriviamo alla cascata: non è imponente come dev’essere durante la stagione delle piogge e decidiamo di non fare il bagno, ridiamo per gli spruzzi e le grida di due ragazzi più intraprendenti di noi.
La mattina dopo saliamo sul nostro fuoristrada e ci avventuriamo verso la Reserva de Miraflor dove ci aspetta Juan de Dios, il fattore di una delle numerose comunità contadine della riserva, e dopo quasi tre ore di sterrato arriviamo alla sua finca e partiamo insieme a lui e al suo cane per una passeggiata sui sentieri che attraversano la comunità. Il paesaggio è da fiaba, con pastes (piante rampicanti simili a barbe di mago) che pendono dai rami, alberi dalle radici enormi, sciami di farfalle scure e una vista mozzafiato su una foresta che si perde a vista d’occhio.  



Una volta rientrate alla finca la moglie di Juan ci serve un pranzo goloso cucinato con e verdure coltivate dalla famiglia, riposiamo sull’amaca, 

nos echamos un pelòn 

e ripartiamo verso Esteli.




Rinfrancate dalla bella passeggiata, terminiamo con una Victoria Clasica bien helada in un baretto a due quadre dal nostro ostello, scherziamo su quanto ci mancassero le passeggiate nella natura e stabiliamo la mossa successiva: sveglia presto (ma dai!) e via verso Somoto, famosa per il suo canyon e le falesie verticali.

Somoto è piccola, si gira in fretta e così dopo pranzo pensiamo di salire a Las Sabanas per vedere il tramonto sulla croce in cima al monte, compriamo due sacchetti di tajadas di yucca e ci rimettiamo su strada, diamo un passaggio a una famiglia di contadini che rientrano a casa e chiacchieriamo insieme mentre, tornante dopo tornante, la vetta si avvicina. Nello spiazzo sotto la croce dei ragazzi improvvisano una partita a pallone, restiamo fino a che non ci assale un certo languorino.
La mattina dopo siamo pronte per risalire il canyon con Fausto e la sua cagnolina temeraria che passerà tutta la mattina accoccolata sulle nostre schiene mentre nuotiamo tra una pozza e l’altra di acqua verde e fresca.

Da Somoto a Matagalpa. 




...E in questa città ci abbiamo lasciato un pezzetto di cuore... 


Un saliescendi continuo incastonato nella selva, pulperias e locali colorati, un ufficio turistico che non sa che informazioni dare ed un museo del caffè dove, inspiegabilmente, i pannelli su Ruben Dario superano di gran lunga quelli sui chicchi  e sulla loro lavorazione. Ce la godiamo tutta, in lungo, in largo e soprattutto in alto e in basso, nonostante non siamo più abituate alle salite, praticamente assenti a Managua. 




L’ennesimo ostello e l’ennesima sveglia presto, un salto ai banchi per riempire lo zaino di frutta, pomodori e tortillas e via verso la Selva Negra dove perdersi tra sentieri che, se inizialmente sembrano facili, si inerpicano in salite di fango, sembra di risalire un toboga! Sconvolte dalle risate (e dalle culate)  




ci godiamo ogni passo nella selva umida, stupite, ancora una volta, dalla quantità di sfumature che può assumere il verde!!!

...Da Matagalpa a  Jinotega


ma costeggiando il lago con l’idea di trovare un bel posto dove passare la notte. Ahinoi! Quando, secondo i nostri calcoli, avremmo dovuto essere già sulla sponda opposta ci accorgiamo che la strada costeggia il lago, ma su un solo lato. non ci resta che ritornare sui nostri passi, confuse su che rumbo dare al nostro itinerario… si vedrà, ora meglio cercare una litera… e la pancia sta già gorgogliando! E quindi

¿che direzione prendere?

Gli ultimi sono stati giorni di foreste, laghi e cascate… e setentassimo di rispondere all’annosa questione “mare o monti”? 


¿Ma dai non ricordi?
¡¿Ci hanno parlato del Golfo de Fonseca 
se facessimo questa follia e andassimo lì?! 

Dai, un bel tuffo al tramonto, no? Detto-fatto, si parte rumbo a Chinandega e poi da lì si vedrà! Ore di strada immensa, la mente divaga sulle leggende panamericane mentre noi vaghiamo sulla mitica carretera panamericana cercando senza sosta una stazione radio che non balbetti.


Chinandega quindi e da Chinandega a Jiquilillo. Una levataccia in montagna e la promessa di un bagno in mare alla sera, cosa volere di più? Affittiamo una capanna di lamiera in riva al mare ad un prezzo stracciato e corriamo verso l’acqua! Dopo il bagno una doccia salata, un paio delle solite Victoria Clasica bien e una serata in veranda a chiacchierare con Danilo, il giovanissimo proprietario del lodge.

La mattina dopo decidiamo di andare verso il Volcán de Cosigüina dalla cui cima si dovrebbero vedere tre paesi, Nicaragua, Honduras e Salvador. Si vedono davvero? È una leggenda? Non abbiamo la risposta… dopo quasi tre ore su uno sterrato di sabbia e polvere abbiamo desistito e, dopo una faticosa manovra, siamo ritornate sui nostri passi. E dire che tutti ci dicevano che era giusto per di là! (E dire che tutti ci chiedevano se fossimo matte ad andarci sole!)

Questi giorni di Nicaragua on the road si chiudono così, con l’incognita del Volcán de Cosigüina e la certezza di ritornare, di ritentare ed essere più fortunate. Per amor di cronaca, s’intende!

Vamos a la playa (o- ooo-o!) 
Las Peñitas, Pochomil, San Juan del Sur e la Costa Caribeña

In Nicaragua fa caldo, a Managua sembra faccia ancora più caldo, dev’essere per lo smog e la polvere, ma il caldo si percepisce di più, è addirittura materico: pastoso e vischioso! Ma soprattutto a rendere il caldo così caldo e l’aria polverosa così fastidiosa è la lontananza del mare. D’accordo, può essere che stia esagerando, ma io sono nata sulla riva del mare e respiro meglio quando lo annuso.
Il Nicaragua ha laghi, lagune e laghetti, “…hermosa tierra de agua y volcanes…” ma si allunga tra due oceani che, non me ne vogliano i sostenitori del canale, non si toccano, non l’attraversano, non si mischiano ed è bene così.

Ma non divagherò! ed evitando di salpare per chissà quali ragionamenti, eccoci su alcune delle spiagge nicaraguensi... Lunghe e sabbiose, strisce color ocra che si snodano tra la vegetazione e l’immensità di un oceano che, a dispetto del nome che porta, Pacifico non lo è mai: a volte alza e sbuffa onde altissime, delle altre srotola correnti sottomarine che a malapena increspano la superficie ma insidiose come sgambetti. 

E noi siamo andate in molte spiagge: a nord e a sud di Managua, a Las peñitas e a Pochomil. E siamo andate ancora più a sud, svalicando il Crucero (dove congiungono tutti gli sfiati dei vulcani di Managua e il cielo è sempre nuvoloso e l’aria sempre fresca), attraversando Diriamba, Jinotepe, Nandaime e Rivas, sempre giù fino a San Juan del Sur, una cittadina di bed&breackfast e surfisti con ville enormi e lussuose sulle colline che scintillano per i riflessi di luce sulle vetrate e sulle piastrelle azzurre delle piscine. 

Ma se, al bivio del Palì, si gira a sinistra, si supera la cancha de béisbol, si attraversano i barrios che non luccicano affatto e si segue lo sterrato si arriva a Playa hermosa e alla vicina Playa el coco, dove una sera abbiamo visto una 

tartaruga di mare deporre le sue uova… 

e dei pescatori rubargliele da sotto, infidi e meschini sotto al naso delle guardie della riserva che, pochissime su chilometri di spiaggia, non hanno potuto fare nulla.  


 Non c’è Pacifico senza Atlantico.

Il RAAS e il RAAN (Región Autónoma del Atlántico Sur e Región Autónoma del Atlántico Norte) sono due regioni molto estese, coprono dal centro del paese al Mar del Caribe, la natura la fa da padrona incontrastata e sono poco popolate ma multietniche: vi si incontrano diverse popolazioni indigene, i Miskytos soprattutto, ma anche molti Creoles afro discendenti.

Purtroppo non è affatto semplice muoversi per queste zone, i collegamenti via terra sono apparentemente inesistenti, con un breve volo aereo da Managua abbiamo raggiunto Corn Island e da lì, dopo ore di attesa al porto, siamo salite su una lancia per raggiungere l’isola piccola dove abbiamo oziato per un intero fine settimana. 
 Tutto su questo lato è diverso. Diversa la lingua, diversa la musica, diversi i volti, diverso il pane. Little Corn Island ha molti turisti, perlopiù mochilleros, ma non sembra aver perso molto della sua autenticità.  Si vanta d’essere isola verde, ha politiche ecologiche brillanti, non vende acqua perché è bene universale, riduce, riutilizza e ricicla, rinuncia ad alcune comodità in nome dell’ambiente. 


Leon

Interessantissima pe la sua architettura coloniale e per la storia, qui c’è uno dei più importanti musei della Rivoluzione sandinista.

Ben collegata a Managua da bus e pulmini, si raggiunge in un paio d’ore di sorpassi spaventosi. Città a misura d’uomo, dà la possibilità di passeggiare per le strade del centro storico, scoprendo ogni volta nuovi dettagli. 

Abbiamo avuto la fortuna di poter salire sul tetto del museo per vederla dall’alto, può sembrare banale, ma è stato emozionante salire oltre il quarto piano di un palazzo in un paese dove, per ovvie ragioni, la maggioranza di case e palazzi supera i due piani di altezza. C’è un bel mercato coperto, dove si incontrano moltissimi tipi di frutta e di verdura, 

repollos guanabana, zapote, chayote, camote, quequisque, popote, remolacha, narajas, granadilla, pitaya

Masaya e Granada

A pochi chilometri da Managua, Masaya è una piccola città con un bel mercato di artigianato, ma la sua attrattiva principale resta senza dubbio, il vulcano da cui prende il nome.


Durante il giorno, dopo una breve salita, offre una bella vista di Masaya e di Managua, ma è di notte che dà il meglio di sé regalando scenari pazzeschi: il cratere si incendia e splende nel buio, uccelli e pipistrelli volano tra gli sbuffi di zolfo e, quasi invisibili a Managua, si accendono migliaia di stelle.

A breve distanza da Masaya si può visitare la Laguna de Apoyo, formatasi dentro un cratere estinto. L’acqua è piuttosto calda e le spiagge sono sempre molto frequentate: su una sponda abbondano bar e locali, regnano la cumbia e il merengue mentre sull’altra, non raggiungibile, la folta vegetazione arriva fino al bagnasciuga e si confonde nel verde della laguna. 



Una leggenda racconta che sul fondo del lago ci sia una finca fantasma e che chiunque vi faccia il bagno dovrà raggiungerla, una volta morto, e lavorarvi cento anni prima di riprendere il suo viaggio.

Proseguendo di poco verso sud si raggiunge Granada, altra città coloniale dai colori sgargianti e dai molti mercaditos. Schiacciata sul Lago Cocibolca guarda al Volcán Mombacho e alla miriade di isolotti che sono nati da una delle sue esplosioni. 



Paese di laghi, vulcani, spiagge e selve il Nicaragua offre una grande varietà di paesaggi e di realtà. Appena fuori Managua, poco lontano dalle sue strade ampie e caotiche, si ritrova una natura potente e rigogliosa che andrebbe sicuramente più curata e rispettata, ma che resiste e prospera. Non troppo lontano dai centri commerciali, dai fast food e dai quartieri troppo densamente abitati della capitale, ci si imbatte nei più autentici ranchon e mercaditos, le persone sono generalmente più ciarliere e bendisposte nei confronti dei viaggiatori ficcanaso ed è facile rintracciare l’entusiasmo e la curiosità per esplorarlo e per laciarsene attraversare.



e, a proposito di attraversare, scriviamo buttando sempre un occhio alle carte, prossima meta, Ometepe! 

...per mestiere aver scelto il mestiere di Vento... 




venerdì 29 aprile 2016

METABLOG... il blog nel blog! LA SEMANA DEL LIBRO Y DEL PLANETA TIERRA

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Solidaridad y experiencias desde Ciudad Sandino, Nicaragua

Semana del Libro y de la Tierra en Redes de Solidaridad, con María López Vigil

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El Día de la Tierra y el Día del Libro se celebran los días 22 y 23 de abril, respectivamente, en muchos países del mundo. Y en Redes de Solidaridad hemos querido unir ambas celebraciones en una Semana llena de actividades, cultura, diversión y educación ambiental.
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A Blancanieves se le perdieron los enanos
Sopa de Cuentos” es una obra de teatro breve organizada por el personal del Centro Escolar de Redes de Solidaridad que busca sensibilizar a los niños y niñas sobre el disfrute de la lectura y la importancia de cuidar los libros. Cuando arrancamos una hoja de un cuento, los personajes se pierden, se cambian de cuento y aparecen donde no se les espera. Los personajes perdidos terminaban siendo los mismos niños o docentes que asistían como público, lo que hacía todo más divertido e interactivo. ¡Gracias a Elisa Marenco por trabajar en el imaginativo guion de esta obra!
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Cuentos proyectados
Los niños y niñas de todos los cursos (preescolar y primaria) disfrutaron de cuentos breves en formato audiovisual, siempre con temáticas relacionadas con la lectura y el medio ambiente. Esta actividad fue acogida con entusiasmo por los niños y niñas.
semana del libro 04
Festival del Libro
Durante el miércoles 20 el Club de Amigos/as de la Biblioteca (conformado ahora por unos 70 niños y niñas) organizaron recorridos por la Biblioteca y tres “Rincones” específicos: el primero, de actividades de presentación de la Biblioteca; el segundo, de exposición de libros; y el tercero, para recibir donaciones de libros, en la que participaron niños/as, madres y padres, docentes y voluntarias de Redes.
semana del libro 05
María López Vigil y su Guía del Pipián
Por tercer año consecutivo, la escritora María López Vigil nos alegró con su visita, lectura y comentarios sobre su último cuento, “La Guía del Pipián”. Su cuento nos muestra el pasado, el presente y el futuro de Nicaragua, con una visión crítica pero esperanzada, a través de los ojos de los dos niños protagonistas, Nayita y Guayo. En Redes nos encanta el libro, por lo que fue un auténtico placer tener aquí a María. ¡Gracias!
semana del libro 06

sabato 21 novembre 2015

prima che la sveglia suoni

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Mi sveglio quasi sempre prima che la sveglia suoni, questa sì che è una notizia degna di nota. Nessun gemito di disperazione, nessuna smorfia di fatica: non resto ad arrotolarmi tra le lenzuola nel tentativo di restarvi intrappolata. Ma nemmeno scatto in piedi canticchiando, certo. E' che qui il sole tramonta molto presto: la Luce giovane delle sei del mattino ha già avuto abbastanza tempo per camuffarsi in modo da sembrare un po' più vecchia di quello che è, ma per fortuna il Caldo non l'ha notata, non si pavoneggia e tarda ancora un poco. Diciamo che è un buon momento per alzarsi.
 
Arianna è già in piedi (dico in piedi, non sveglia) che traffica ai fornelli con la padella per il tè (dico padella perchè non abbiamo ancora trovato un pentolino, ma solo calderoni!) io mi avvicino, le biascico un buongiorno in quella lingua ibrida che ormai abbiamo cominciato a parlare e mentre taglio il pane mi chiedo se sia meglio mettere prima il pomodoro o il sale. Si, il pomodoro e sopra il sale, lo sanno tutti... ma guardate che non sono nemmeno le sei del mattino, che volete!?
 
Dopo aver armeggiato per un po' con i lucchetti del giardino riusciamo ad uscire: un saluto a Dolores, la vicina e uno a Josè Francisco, il guardiano dell'isolato, prima di svoltare l'angolo e trovarsi sulla strada che collega Managua a Ciudad Sandino. Gli autobus e i camion sollevano la polvere mentre alcuni cavalli brucano a bordopista e le pecore del serraglio qui vicino scampanellano mentre salgono la collina.
Nel frattempo il Caldo ha notato la sua signorina.

Arriva la ruta 133 e saliamo.
 
 
 
A destra, sul limitare di asfalto ed erba, un uomo pedala e spinge avanti una bicicletta scassata.
Alla sua sinistra lo supera un carro trainato da un cavallo grigiobianco, una moto lo affianca, gli taglia la strada e va oltre incurante d'essersi infilata nel mezzo del sorpasso di una camionetta nel cui cassone sonnecchiano sobbalzando alcuni operai.
All'estrema sinistra di questa matrioska di infrazioni passa il nostro bus: un vecchio scuolabus giallo smaltato decorato di scritte, preghiere ed adesivi. Ma lo sprint dura poco, la Cuesta del Plomo non ha mai risparmiato nessuno e non lo fa nemmeno la salita che porta fino a lì, così ci ritroviamo ad arrancare dietro al ciclista che ci eravamo lasciati alla spalle poco fa.

Raggiunta Ciudad Sandino scendiamo per cambiare con la 113, direzione Nueva Vida...la strada ora è sconnessa, devastata da buche e dossi.
Il paesaggio cambia. I muri delle case basse sono dipinti con i colori sgargianti delle pubblicità di biscotti, lubrificanti, compagnie telefoniche... alcuni bambini giocano scalzi per strada, fanno regate di sacchetti di snack vuoti nei rigagnoli di acque nere mentre altri vanno verso scuole e collegi, vestiti con le loro divise biancoblu e con i capelli raccolti in trecce e chignon o petttinati all'indietro con dosi massicce di gel, si attardano per comprare un fresco dal colore brillante e lo bevono mordicchiando un angolino del sacchettino di plastica. Dei polli razzolano legati a dei picchetti di legno, i cani randagi ciondolano da un lato all'altro della strada. Sotto l'insegna di un'officina di saldatura tre uomini forgiano barbecue e cancelli. Una signora cammina sotto una grossa cesta piena di tortillas, grida la sua merce ed elargisce sorrisi. Una giovanissima mamma spinge un'asse di legno a ruote su cui ha inchiodato una cesta, porta a spasso una bimba piccolissima che chiacchiera con un bambolotto. Alcuni ragazzi impigriscono appoggiati a un muro, probabilmente resteranno lì fino a sera.

Il complesso di Redes è un'oasi in mezzo a questa Nueva Vida, che dopo 17 anni tanto nuova non lo è più. Incontriamo Sergio che apre il cancello e spalanca un sorriso: Buenas Dìas Muchachas.
Danilo e Roger: salopette, cappellino con visiera e stivaloni di gomma, rastrellano il cortile e curano le piante: Buenas Dìas Muchachas. Dal despacho del Centro Escolar tuona la risata di Felix, il direttore: Buenas Dìas! E buongiorno a Brenda, a Catarina, a Marta, a Raquel, a Jasmina, ad Haydee e ad Armando.
Nell'ufficio di O.P.C. Marcel ed Edwjin hanno già preso posto davanti al pc: Entonces Muchachas? Que tal amaneceste hoy?
 
Come ci siamo svegliate questa mattina? Bene, prima che la sveglia suonasse, Arianna ha preparato il caffè, ma io l'ho scordato sul tavolo in cucina.
 
Elsa

giovedì 12 novembre 2015

Sulle sfumature del verde

2 commenti:
Quanti verdi esistono in natura? 

Secondo Wikipedia sono 35, di cui tre sono asparago, mirto e polpa di lime... Beh, fino ad ora non mi ero mai posta il problema, nonostante il verde sia sempre stato uno dei miei colori preferiti.

Poi sono piombata a Nueva Vida, baraccopoli di lamiere e mattoni, nuova vita e speranza per quasi 10.000 persone: famiglie fuggite dalle sponde allagate del Lago di Managua. Madre Natura che si nutre: in quel caso con un uragano, novembre 1998, Mitch lo hanno chiamato. Sono passati 17 anni e la gente di Nueva Vida è ancora là, in attesa di un futuro migliore.

Ma il mio primo ricordo del barrio non sono le condizioni precarie delle case e delle persone; non l'immondizia e sporcizia in mezzo alla quale i bimbi giocano scalzi; non le strade di terra battuta circondate da rigagnoli d'acqua di un colore indefinito e a volte interrotte da pozze enormi; non la discarica e le donne e i bambini che vi si recano ogni giorno a dividere “l'ancora vendibile” dal “per sempre perduto”; e nemmeno la puzza, certi giorni fortissima, di fogna e di cose andate a male.
Il mio primo ricordo di Nueva Vida sono gli alberi. Alberi altissimi e forti, palme di ogni tipo, cespugli dai colori sgargianti, tipi di cactus mai visti prima. Certe stradine sembrano vere e proprie gallerie nella giungla con piante che si intrecciano a formare un tetto, non c'è casa che non abbia un arbusto o un cespuglio particolare a protendere la sua ombra sulla porta d'entrata.

Il verde, o meglio, i verdi sono ovunque in questo paese. Enrique, il direttore di Redes de Solidaridad, dice che in Nicaragua la Natura nasconde la povertà. Ha usato un'espressione molto bella per descrivere il concetto: “el verde que se come todo”. Il verde che si mangia tutto. Me lo immagino un po' come il Nulla che ne “La Storia Infinita” inghiotte territori e spazi ad una velocità spaventosa, lasciando gli abitanti di Fantàsia impotenti difronte alla sua forza. Solo che nel caso del Nicaragua l'effetto è piacevole.

Tutti i martedì e giovedì pomeriggio io ed Elisa apriamo la biblioteca del Centro Escolar di Redes perché anche chi non studia nel Centro possa usufruire dei libri. Tutti i martedì e giovedì pomeriggio, terminati i compiti, i bambini ci chiedono di poter disegnare. Tutti i martedì e giovedì pomeriggio mi ritrovo a collezionare disegni di vulcani e foreste, fiumi e laghi, fiori e alberi. A volte ci sono case e persone, ma la natura è immancabile, come lo sono le diverse sfumature di verde.




Il primo pomeriggio di biblioteca spiavo i piccoli artisti aggirandomi per la stanza; uno di loro teneva due pastelli verdi in mano, uno più scuro e l'altro più sgargiante, e li fissava, pensieroso e concentrato. In quel preciso momento, per la prima volta in vita mia, mi sono chiesta: “quanti verdi esistono in natura?”

Poi mi sono resa conto che nonostante la semplicità della domanda sono dovuta arrivare fino in Nicaragua per poterla formulare. E la cosa mi strappa un sorriso, che sicuramente almeno una delle 35 sfumature di verde la contiene.