venerdì 14 dicembre 2007

aggiungo un POSTro


a tavola
Qsto post è vostro. Un vost. Lo catturo e velo mostro da bravo Vostbuster. La comunicazione qua è per forza di cose impari: uno dei 2 termini è un singolo, l’altro è un album: voi. È un joco moderatamente sporco (ma qc1 lo deve pur fare), e consiste nel buttare nel tritatutto una colazione d domande racimolate in giro nelle mail ke ho ricevuto e diligentemente conservato; dove IO lo riterrò opportuno l’autore verrà citato, e per la salvaguardia della sua privacy tralascerò di menzionarne il codice di avviamento postale. Questo esperimento non avrà seguito, qdi v sollievo da una futura scrittura ansiogena con timore d venire così meskinamente citati.

Per provare ke le regole io le fisso io le infrango iniziamo da un sms, invece ke da una mail. Il giorno prima della partenza Luca kiede: “Ma sei sicuro che l’Etiopia esista? io non l’ho mai sentita”; diciamo ke se stessero facendo finta ke l’Etiopia esistesse ed io in realtà mi trovassi in un mega studio d Cinecittà, beh, starebbero recitando bene. L’unica nota alla produzione: qsta orgia di bandiere etiopi covunqe è un po’ spinta.. ho capito ke dovete evidenziare l’esistenza d qsto Stato, ma una resa + discreta avrebbe ingrassato il realismo.

Qua arrivato ho ricevuto una mail ke recitava “Paolo, quand'è che parti allora?”. Interrogativo legittimo (cui privatamente risposi), dal momento che salutai chi vidi e non vidi tutti; però se il soprascritto dubbio lucano fosse fondato, posso rimediare in fretta: prendo un taxi, gli kiedo d portarmi il + fuori da Addis possibile, fino a qdo non incontreremo una strada misteriosamente bloccata. A quel pto scapperei dall’autista a piedi e vedo se mi ritrovo sulla Via Appia o in una pentola.

Alcuni avevano preso molto alla lettera la lettera al Direttore (l’ultima, la e), Marco per tutti s’informa: “La tua pancia ha tremato? Il tuo stomaco ha rovesciato?”. Sìsì. Poca roba, ma intensa. Per gli amanti dei dettagli, pezzetti piccoli. È durato un pomeriggio. Un lunghissimo pomeriggio. Da allora a telecamere spente operatori coatti mi allungano untissimi panini con la mortazza, e posso così a fare a meno dell’esplosivo cibo locale e sopravvivere decentemente. La rappresentanza italiana ad Addis può confermare ke non tornerò deperito (come la storia insegna, l’uomo bianco torna dall’Africa ingrossato); nonostante la palestra ke bella 2 settimane, poi l’ho allegramente bigiata, noiosa; credo d averlo decretato qdo ho visto la faccia del trainer guy (lo stesso ke m’aveva sconsigliato d correre troppo x’ sono magro) ke osservava attentissimo i miei millimetrici joki equilibristici x fare stare il mio romanzo sul manubrio della siclett senza ke dovessi tenerlo con le mani. Un uomo dal collo come il mio torace, se lo cercavi c’era anke l’ombelico a fianco dell’ugola, probabilmente era un trapianto. Basta palestra, ma in compenso mi massacro d freccette.

E le indagini sulle prime impressioni sono riciclabilissime: “Allora come si sta in quel continente???”, kiede una Barby. Riciclo la domanda e pure la risposta: “Incontinente”. Ora dovrej motivarla impedendo a Stefania (donna con cui condivido il piccolo bagno) d raggiungere la tastiera. Beh, basta vedere le mails scritte finora, ma è un approccio comunicativo ke si rincontra in Africa: un’esagerata disponibilità a scoppiare a ridere alla battuta ferengi cui consegue una nostra (mia) incontinenza comunicativa; se ridere è bello ed ogni idiozia ke salta in testa fa ridere, tanto vale allentare i filtri. Torneremo credendo di essere diventati spassosissimi e ci skianteremo con volti cinerei ke ci studieranno perplessi.

Banana racconta (e la sua storia, come spesso, merita): ho appena visto nel computer la gaia e abbiamo anche parlato che storia…ovviamente mi ha chiesto di te come tanti del resto…l’altro giorno ero per terra piangente con un taglio su tre quarti di faccia tre costole incrinate e tutti i vestiti strappati, si avvicina un tizio e mi chiede: “come sta paolino?”, bene grazie rispondo io>>. Ribadisco: anke qua la versione non cambia moltissimo, tutti s’informano un sacco di volte al giorno sulla tua salute, il mio professore d amarico (ah, sì: da un paio d settimane c’è Brooke, un simpaticissimo professore d’amarico) c’ha spiegato ke in Etiopia non si può tanto rispondere skiettamente, x’ anke qdo va male si è nella mani di Dio, e qdi va sempre bene. Qdo ho raccontato qsta cosa ad un mio amico autoctono s’è affrettato a sconfessarla, io la riporto così.

Dall’altra parte Dax condivide con me ed ora con voi dei viaggi cinematografici, oltre a puntuali aggiornamenti sulla distanza ke separa le 2 milanesi: “Interessante che tu riesca ad accedere ai film locali..(anche al cinema?..mi piacerebbe ritrovarmi in un cinema etiope una sera..immagino luce gialla, mura bianche scrostate, poltrone rosicate, caldo e mosquitos..ed un film poliziesco assolutamente nn credibile..immaginario povero eh..)”. Una visione ke perora lascio lì senza perorarla, non sono ancora andato a verificare, timoroso d trovarmi invece in una sala odeon, con popcorn, pubblicità british, sofà confortabili. Finora infatti non sono mai stato in una vera&propria sala cinematografica bensì in spazi (sala conferenza di un centro culturale, teatro universitario) allestiti ad esserlo. Però vi lascio qsta descrizione d Dax, tutt’altro ke povera.

Lele a raffica ci rikiama dalla poesia. “ok, ovviamente ti chiedo come stai come va cn stefania come sta la tua famiglia cosa stai facendo li mangi bene la casa è accogliente fa freddo”. In sequenza: fain fenkiù; bene con i problemi d ki si deve dividere un bagnetto con scarsa areazione (lui); anke la mia famiglia sta bene, tranne ke mia moglie non la conosco un grankè e non abbiamo una lingua in comune, solo figli, 4, nati il mese scorso; lei ci ha tenuto a mettere le cose in kiaro, qua funziona così, e m’ha garantito ke sono miei. Mi sfuggono dei particolari, ma sentiremo qdo inizieranno a parlare, se saranno italiani (e allora miei) o etiopi come la loro mamma, e qdi suoi. Mangio molto bene, sì: da quel giovedì rifuggo il cibo etiope, urlando e stracciandomi le vesti qdo lo annuso. La casa è accogliente x gli uomini meno x gli insetti, ke c rimangono sempre un po’ male. Fa freddo d notte dormiamo con n coperte e fa freddo al mattino nel mio ufficio (non in quello della mia capa).

Gli ingegneri arrivano al sodo: “Ma cosa stai facendo ora esattamente??? Sei già in carcere? O organizzi già orfe (NdP --> ORatorio FEstivo)?”. La domanda di partenza è formulata male: “esattamente” è una parola ke qua ci piace proprio pocopocopoco. La seconda è facile: “Non ancora, ma qdo lo sarò difficilmente riuscirò a farvelo sapere”. Alla terza: “No, qst’estate qcsa del genere, forse”. FOrfè.

Teo non c gira intorno: “Senti la cosa che mi interessa di più dell’africa è: chi cucina?”. Un sacco di gente, anke Stefania sa cucinare, non so perché. Poi il ragazzo kiede qcsa a proposito delle castagne, cui risposi qke post fa. Saluto con un interrogativo d Davide: “come si dice ciao e a presto in etiope?”. Ciao è easy, la prima parola in amarico ke ho imparato: si dice “ciao”, con la “c” morbida, e la “a” accentata. A presto in amarico è + difficile, v scrivo come si pronuncia: “sii iu sun”.

“Ciao”, allora.

Paolo

Ps.. rispetto al concorso “calcial nome”, dove invitavo a proporre titoli x un progetto ke non si farà, segnalo tra le risposte giunte in qsti studios un perdente e un vincitore (il resto una dozzina d pareggi, nn si vedeva una skedina così da qdo il Gioissa era in serie a). Il perdente è tale Emanuele da Vanzeghello con l’impresentabile “Calcio al cuore”. La vincitrice (l'Etiopia non ha gnente da insegnare ai compatrioti d Moggi) è.. mia sorella con “Il calcio fa bene alle ossa”. Sì, il livello è stato così alto. Purtroppo, Chiara, non ricordo in cosa consistesse il premio e non ho idea di dove recuperare qsta informazione. Siamo spiacenti. Ringraziamo i lettori del blog per avere impallato il server colle loro adesioni, n’eravamo sicuri.

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