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lunedì 3 settembre 2012

Un salto in Romania

6 commenti:
Cosa ci fanno una "fata" del Maramures, una patita del popolare e un autista che vuol diventare uomo in Romania? Beh, molto semplice, saltano con tutti quelli che incontrano in ogni luogo che visitano!
Questo è il risultato:


mercoledì 18 luglio 2007

L'interesse per l'altro

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Da qualche giorno è stato pubblicato il nuovo bando del servizio civile, non ci credevo neanche io, ma ho provato una strana emozione.

Durante questi mesi non so quante volte ho pensato: "Ma chi me lo ha fatto fare!".
Eppure sono qui, nella mia camera con il sudore alla fronte; causa surriscaldamento del bloc N° 1, dove vivo, e di tutta la città: Bucarest.

E proprio la capitale della Romania è il luogo che ho scelto come sede del mio anno di servizio civile. Infatti, mentre ero presa dalle attività dello stage che stavo facendo a Bucarest, si è concretizzata la possibilità di partecipare alle selezioni per il servizio civile, ho pensato che ne valesse la pena conoscere di più la Romania, senza iniziare tutto daccapo in un'altra città, così ho inviato la mia candidatura per il progetto "Vento dell'Est" a San Bernardino 4 (in Caritas Ambrosiana, ndr), e... "Come va, và" ricordo di aver pensato.

La Caritas mi ha dato fiducia e poco più di due mesi dopo sono ritornata a Bucarest.

Da ottobre, nonostante i mille ripensamenti, i "faccio bene o faccio male", sono felice di non aver "mollato" e di poter vivere gli ultimi mesi pienamente. Le difficoltà che mi hanno accompagnato durante tutto il cammino fatto fin qui non hanno annullato la mia curiosità e lo stupore che provo per questa "tara" (paese) dai mille volti.

Non posso raccontare della mia esperienza di servizio civile senza parlare della Romania, che suscita in me sentimenti contrastanti.

Vedo molte situazioni che, semplicemente non comprendo, e proprio per questo mi sento attratta, voglio capire e sentire. Questo desiderio mi ha sostenuto, mi ha permesso di mettermi a confronto con me stessa e con gli Altri, tutti gli altri.

La mattina alla fermata dell'autobus, mi confondo tranquillamente tra le persone ma quando rispondo "Pronto" ad una chiamata al cellulare, talvolta ho visto nel volto degli altri la curiosità. Nel momento in cui a qualcuno ho detto "lavoro qui" ho visto anche la diffidenza e il fastidio; come se il mio Paese natale mi desse, insieme alla carta di identità, una condizione economico-sociale assolutamente invidiabile. Quando ho avuto la possibilità, ho spiegato: "il mio, non è il paese dei balocchi", certamente ci sono più possibilità, ma questo non vuol dire che tutti possano sfruttarle. Difficile capire, difficile farmi capire.

A quanti mi chiedono "cosa fai tu concretamente" rispondo semplicemente animazione con i bambini di una casa famiglia, che è solo una parte del servizio, invece quando ho la possibilità di parlare, io spiego della Romania che ho visto, dell'orgoglio di questo popolo, della fierezza delle loro origini romano-latine, delle conseguenze di cinquanta anni di dittatura, anche quando diventa un pretesto, e del diverso significato di democrazia, di libertà e di sviluppo che qui si concretizza.
La povertà sta diminuendo, è vero, più di una volta ho sentito dire, "prima qui non c'era niente" e mi sono chiesta più volte che cosa si intendesse per niente, forse un NonStop*, o un Gazebo dove si comprano i fiori ventiquattro ore al giorno?

Continuo a chiedermi quale sia il beneficio ultimo di questo "benessere" che necessita delle forze del libero Mercato, intrufolatosi pian piano nel Paese per poi esplodere e diffondersi a seguito della caduta del regime comunista. Ho l'impressione che le persone avvertono una frustrazione nuova, sono sedotte da tutta quella materialità per troppo tempo desiderata, che ora è a portata di mano, lì in vetrina, basta pagare a rate o fare un piccolo prestito per avere fra le mani l'ultimo modello di un cellulare multifunzionale.

Non ho risposte a queste domande se non il dovere di sfruttare al meglio le occasioni che si presentano lungo il cammino, in modo responsabile e "civile", d'altronte la presenza dei volontari desidera comunicare, attraverso segni concreti, condividendo la vita di tutti i giorni con le persone comuni, l'interesse reale e possibile per l'altro.

* Si tratta di piccoli chioschi diffusi in tutta la città, aperti 24 ore su 24.

Titti De Pandis
volontaria in Servizio Civile in Romania

martedì 14 febbraio 2006

Cosa mi fa sorridere della Romania

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"Chiara, avremmo piacere ad averti in Romania...", così mi ha detto Maurizio quando mi ha chiamata dopo le selezioni per il servizio civile. Lì per lì mi sono detta:

"...Romania....vicino alla Bulgaria?...meglio che guardi sull'atlante...Romania D5....bhè ha la forma di un pesce...".


Ecco tutto quello che sapevo quando sono partita per questa terra così vicina e così lontana a noi.

La prima cosa che mi ha colpito di Bucarest (perchè è lì che svolgo il mio servizio!!) sono stati i contrasti: la frenesia di case e palazzi in stili diversi, lusso e povertà, tutto rimescolato come se la città si fosse edificata precipitosamente. E ora, anche se di sensazione ne ho tante, questa è quella più radicata in me, quella che dovunque vada non mi abbandona mai.

Ieri mi hanno chiesto cosa mi facesse sorridere della Romania. Mi si è stagliata davanti agli occhi un'immagine dei primi giorni: due "tzigani" che con il loro carretto, trainato da un asino, girano per le strade di Bucarest e gridano "fier ve, fier rot", ferro vecchio, ferro rotto. Ogni giorno, e più di una volta al giorno sotto casa o sotto l'ufficio o per strada, incontri questi buffi personaggi, vestiti con i colori più variopinti, che raccolgono il ferro. Il loro grido è come una cantilena, e per qualche minuto mi estraneo, ascolto questa specie di litania e mi rilasso. Se posso, mi affaccio alla finestra e li osservo: gli uomini con i loro baffoni e i loro visi duri e scuri e le donne con i capelli neri raccolti in una coda e le loro gonne larghe e lunghe. A volte rido a pensare che in Italia una gonna così farebbe tendenza, qui invece è di cattivo gusto, è il simbolo di riconoscimento degli tzigani.
Eh sì, nonostante io sorrida tutte le volte che li vedo, il rapporto tra rumeni e zigani non è dei migliori, c'è sempre una sorta di guerra fredda tra loro....ma non voglio parlare di questo, solo delle cose che mi fanno sorridere e che mi piacciono

I rumeni sono un popolo molto ospitale
. Ci vuole un po' per conquistare la loro fiducia ma appena riesci ad entrare nel loro mondo ti ricoprono di gentilezze e ti ritrovi intorno ad una tavola imbandita di ogni ben di Dio; e guai a non mangiare, li offendi!!!!

Per quanto tutti non la sopportino, per me la cosa più buona di tutti questi mesi è stata la ciorba, una specie di minestra acida di verdure fatta con il borsch, un liquido acido che si ottiene dall'essicazione di un ramo di ciliegio. Che ridere quando Nicusor voleva darmene una bottiglia da portare a casa in Italia!!! "Nicuscor ho troppi bagagli e poi non so cucinarla", "Ti insegno io" mi ha detto. "La prossima volta, ok? A gennaio mi insegni". A malincuore e anche un po' offeso si è rassegnato.

I rumeni sono così, difficili da conquistare ma una volta che entri nel loro "giro" non ti lasciano più andare!!! Vi racconto un'ultima immagine tra le tante che affollano la mente: un ragazzo di Sf. Macrina, il centro di transito per ragazzi di strada, dove prestiamo servizio.

Vali ha più o meno 20 anni, capelli castano chiari un po' ricci. Passa le sue ore al centro, a guardare la televisione, il suo canale preferito è Mtv. Da quando era bambino assume Aurolac, una droga fatta di colla e solvente che attenua fame e freddo, ma brucia anche le cellule cerebrali. Vali, credo non riesca più a distinguere la destra dalla sinistra, quando gli parli ti sorride e chissà cosa recepisce di quello che gli dici. L'unica frase che ti sa dire è "nu stiu", non so. Qualsiasi cosa tu gli chieda non capisce.

Ti sorride con lo sguardo un po' assente e poi continua guardare la tele. Vado al centro da 5 mesi e non son mai riuscita a coinvolgerlo nelle attività che svolgiamo con i ragazzi. Un giorno eravamo seduti l'uno di fronte all'altro, ho preso un gioco e sapendo già la risposta gli ho chiesto: "Vali, giochiamo?", ".....Sì....". Non credevo a quello che sentivo. Mai si era azzardato a giocare con noi. Ho iniziato a spiegargli il gioco e lui sorrideva con quello sguardo perso nel vuoto. Io ridevo a mia volta, un po' perchè non capiva che doveva girare due carte e un po' dalla gioia. Il tutto sarà durato un quarto d'ora e alla mia nuova domanda: "Vuoi giocare ancora?", lui mi ha risposto no. Ma non importava, ero riuscita ad instaurare una relazione con lui.

La sera ero tornata a casa e l'avevo raccontato a Chiara: "Davvero?", anche lei era incredula!! Quella è stata l'unica volta che sono riuscita a fare un banalissimo gioco con lui e quel ricordo lo custodisco nel mio cuore gelosamente, quel suo sorriso, quei suoi capelli castani e quel suo....."Da"....!!!

Chiara Sarasini,
volontaria in servizio civile in Romania

venerdì 25 marzo 2005

Servizio Civile: inno della scelta di servire

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"Voi sunteti sarea pamantului [...] Voi sunteti lumina lumii [...]"

"Voi siete il sale della terra [...] Voi siete la luce del mondo [...]"

Durante una Messa nella Catedrala Catolica di Bucarest, ancora una volta il dono della Parola, ancora una volta il dono di queste parole, che mi paiono ancor più belle, più saporite, più luminose, in quanto ascoltate e comprese in una lingua nuova. Ho sempre sentito vicino, mio, questo brano di Vangelo, ma credo di averlo fatto inno di quest'anno di Servizio Civile: inno della scelta di servire, inno della condivisione, inno del partire e del restare.

E mettendolo sul piatto della bilancia insieme alle relazioni costruite, si fa contrappeso dei momenti difficili, dell'ansia del fare, delle incomprensioni e delle difficoltà; si fa muro maestro dell'accoglienza dell'altro, dell'attenzione verso l'altro; si fa nodulo delle emozioni, delle motivazioni, della crescita personale.

Servire è stato entrare in relazione con le persone che ho incontrato, cercare di essere disponibile all'ascolto, all'osservazione, allo scambio, alla comprensione, all'attesa.

Servire è stato e sarà raccontare quello che ho visto e sentito, testimoniare e agire di conseguenza a quello che ho imparato e che mi è stato donato.

Servire sarà servire ancora, con umiltà e perseveranza.

Francesca

martedì 22 febbraio 2005

Pià le cose cambiano, più restano uguali

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"Più le cose cambiano, più restano uguali" era scritto in qualche romanzo classico, ed è proprio così che mi sembra sia in questo momento, in cui inizio a tirare le fila di questo anno trascorso in servizio civile a Bucarest. Bogdan è un ragazzo di strada diciassettenne, vissuto nei canali sotterranei della capitale, da quando all'età di sette anni scappò dall'orfanotrofio, in cui lo aveva portato la madre, che non aveva la possibilità di mantenerlo. L'ho conosciuto al centro diurno che offre aiuto e sostegno ai tanti ragazzi che ancora popolano le strade della città. Dopo tante giornate passate insieme a chiacchierare e giocare, che gioia vederlo cercare un lavoro tra gli annunci del quotidiano e poi venire a sapere che, finalmente, aveva un tetto sulla testa e dei vestiti puliti e della taglia giusta. Che gioia vedere uno che ce la fa, che riesce a cambiare, a fare la svolta.
Finché un giorno lo ritrovo al centro, che sonnecchia con la testa appoggiata al termosifone, la faccia sporca e i vestiti troppo grandi. E' bastato un errore e ha perso tutto.


Non siamo qui per cambiare il mondo e salvare i popoli e forse nemmeno riusciremo a salvare una sola persona, ma possiamo starle vicino, farla sentire accolta e amata. Farsi prossimo di chi soffre, di chi vive nel disagio e nel fallimento, condividere le fatiche, gli ostacoli, ma anche i momenti fugaci di gioia e serenità. E' questo che significa per me essere una volontaria in servizio civile.


Chiara

domenica 20 febbraio 2005

Il Servizio Civile cambia...

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"Il servizio civile cambia la vita, la tua e quella degli altri". Ignoro l'ideatore di questo slogan pubblicitario, ma certamente è uno tra i più indovinati per definire il servizio civile.

"Il servizio civile cambia la vita". Nella vita si possono fare molte, diverse, significative esperienze che cambiano e il servizio civile è una di queste: ti mette nella condizione di vedere le situazioni e, quindi, di analizzarle da punti di vista differenti perché ti obbliga a vedere il mondo con gli occhi degli ultimi, a vestire i loro panni, a comprendere i loro disagi, ti obbliga a saltare la barricata e a schierarti accanto a chi è bisognoso.

"La tua". Quando mi sono ritrovata in mezzo ai block di Bucarest in un freddo pomeriggio di gennaio non ero ancora consapevole di quanto mi sarei scoperta diversa dopo dieci mesi di servizio. Sono cambiata, tanto, davvero, poiché mi sono accorta e ho capito molti aspetti che prima ignoravo, ho conosciuto persone e realtà nuove che mi hanno regalato una chiave di lettura differente, più profonda e più vera. Ho capito che la povertà ha tanti volti, che la dignità è una condizione fondamentale dell'uomo così come la cura e l'attenzione per gli altri sono un dovere.

"E quella degli altri". Ogni nostro gesto, parola, azione ha un'incidenza minima ma fondamentale nella vita degli altri: non ci rendiamo conto di quanto bene o male possiamo fare con un solo battito di ciglia e la nostra responsabilità, affinché la vita degli altri possa migliorare, è sempre pensare e ricercare il loro, non il nostro, bene.

Valentina

martedì 2 marzo 2004

Un'armata di poveri

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Una domanda frequente che mi viene posta qui a Bucarest nel momento in cui mi presento a qualcuno come Obiettore di Coscienza in servizio civile all'estero è: "Perché non sei rimasto in Italia a difendere la tua patria?".
Lasciando da parte le mie motivazioni di Obiettore mi viene spontaneo cancellare gli schemi mentali e cercare un perché a questa domanda.
Non c'è distinzione di età, in Romania la pensano più o meno tutti così: prestare il servizio militare è un obbligo morale per i giovani, un segno di elevata responsabilità e di senso della patria.
Il quotidiano nazionale rumeno "Libertatea" ha pubblicato il 26 Novembre 2003 un articolo dal titolo: "Esercito di poveri, privilegi per i ricchi".
L'articolo parla del disegno di legge portato avanti dal Ministero degli Interni e riguardante gli obblighi di leva, una legge destinata a completare la neonata Costituzione, nella quale non è previsto che la Romania rinunci al servizio militare obbligatorio.
Il disegno di legge prevede che i giovani al di sopra dei venti anni abbiano la possibilità di svolgere un servizio per la comunità in alternativa al servizio militare, il quale rimane obbligatorio. Tuttavia la legge offre la possibilità di versare allo stato una somma di 40 milioni di Lei (pari circa a 1.000 Euro), in cambio dell'esonero dal servizio militare: in questo caso il giovane è esentato dall'obbligo di prestare qualsiasi servizio allo stato.
Nei giorni successivi all'uscita dell'articolo i quotidiani non hanno più fatto accenno al disegno di legge. Tenendo presente che "Libertatea" è il giornale più letto di Bucarest questo fatto dimostra come alla popolazione della capitale importi poco della politica del Ministero riguardo gli obblighi di leva. Per un giovane rumeno, ricco o povero che sia, svolgere il servizio militare è in generale considerato una manifestazione di appartenenza ad una nazione, un obbligo prima di tutto morale oltre che dettato dalla legge. Tant'è vero che le reazioni di alcuni cittadini, pubblicate sul quotidiano, sono risultate quasi indifferenti al cambiamento che la legge produce, del tipo: "anche se avessi i soldi per evitarlo, il servizio militare lo farei comunque".
La popolazione quasi non è stata toccata, ma proprio per questo profondo senso di responsabilità dei rumeni nei confronti della propria patria, una legge di questo tipo risulta quasi un passo falso, una contraddizione. E' una legge che da un lato ritiene ancora fondamentale l'obbligo di servire la patria, un principio per ora irrinunciabile, ma dall'altro sminuisce questo stesso principio permettendo l'acquisto della libertà dagli obblighi di leva a chi ha i soldi per farlo.
Se si prende poi in considerazione che il lavoratore rumeno medio riceve circa 120 Euro al mese, viene da pensare come tale legge possa veramente essere unicamente un privilegio per i giovani provenienti da famiglie benestanti.
Il quotidiano "La nazione", il 1° Dicembre 2003, festa nazionale, ha ricordato il giorno in cui nel 1918 si è definitivamente formata la Romania unita, con l'annessione della Transilvania al territorio nazionale. Nel giorno dell' Unità nazionale i riflettori erano puntati sulla parata militare svoltasi a Bucarest e ad Alba Iulia.
Il tutto dimostra come la "Grande Romania" sia un paese che tiene fortemente al suo apparato militare e considera la difesa militare della patria un principio fondamentale.
Il 2 Dicembre il quotidiano "Romania Libera", uno dei più importanti quotidiani di opposizione, è uscito con il titolo in prima pagina "Oggi 85 anni: atmosfera di autentico patriottismo".
Alberto, OdC in Romania