Visualizzazione post con etichetta Gianluca Zambotto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gianluca Zambotto. Mostra tutti i post

domenica 21 febbraio 2016

SPAMMATELO!! The new brochure is ready!

Nessun commento:
Here we are: the new brochure is ready!!!

1. Read 

2. Share in FB, in family, with friends...
3. Support us! 
Emoticon smile


lunedì 1 febbraio 2016

DUE CALCI AL PALLONE

Nessun commento:
Qua a Cafasso, la struttura dove prestiamo servizio, uno dei momenti più attesi è la partita al YCTC (centro di correzione giovanile, sostanzialmente un carcere minorile), dal giovedì i ragazzi cominciano a chiedere se si giocherà. Le partite infatti non sono scontate, capita che i ragazzi e le guardie siano impegnate in seminari oppure in visite con le famiglie e quindi impossibilitati a giocare.

Il venerdì mattina qualcuno dello staff va al YCTC a cercare le guardie che solitamente giocano a pallone per accordarsi sulla possibilità di giocare e sull'orario, una volta informati i ragazzi che si giocherà l'eccitazione sale, sono tutti contenti, anche a chi del pallone non gli interessa minimamente perchè solitamente accompagna gli altri al YCTC godendosi un pò di relax guardando le partite.

Durante i primi periodi di frequenza non giocavano mai i ragazzi del YCTC ma solamente le guardie, questo mi lasciava perplesso ma, fortunatamente, nelle ultime settimane partecipa spesso almeno una squadra di ragazzi. Capita anche che la squadra delle guardie abbia il favore degli arbitri, poco di nuovo, nonostante ciò fortunatamente non vincono spesso.
Lo sport è molto utile per fare gruppo e ricevere iniezioni di fiducia, durante la partita tutte le cose che solitamente pensi, tutti i problemi che stai affrontando e tutti i lavori che stai portando avanti svaniscono, almeno per un pò, lasciandoti dentro quel poco di pace che tutti noi cerchiamo. 


Cafasso Team

domenica 20 dicembre 2015

I COLORI DEL PERCORSO

Nessun commento:
Tutte le mattine lasciamo la nostra abitazione a Kahawa West e, camminando per circa venticinque minuti, raggiungiamo la Cafasso house, luogo dove prestiamo servizio. Lasciandosi il cancello alle spalle la prima cosa che si nota sono i grigi palazzi, daltronde è una periferia, fatti di blocchi di cemento. Unica cosa che spezza il cupo grigio delle costruzioni sono i vestiti stesi sui balconi ad asciugare.Svoltato l'angolo si continua per la strada in terra battuta tra i primi baracchini che vendono un pò di tutto e mucchi di spazzatura che brucia, qua è cosa normale accumulare la spazzatura ai bordi della strada per bruciarla.


In soli cinque minuti oltrepassato un parcheggio per matatu (tipicamente bianche con una striscia gialla nel mezzo) ci si addentra nel mercato, qui colori ed odori si sovrappongono. Ci sono frutti che vanno dall'arancione, come il mango, al viola ,come il passion fruit. Sono presenti materiali per la casa dai colori più svariati, rosa, arancione o azzurro. Le pentole di tutte le dimensioni color metallo che riflettono il sole. Poco dopo dal mercato si passa alla strada principale sempre circondata da appartamenti che ,a differenza delle stradine secondarie, al piano terra contengono negozi di ogni tipo, materiale elettrico e meccanico, macellerie e supermercati, ristoranti e rivenditori di telefonia. I colori che troneggiano lungo questa strada sono il rosso delle insegne dei ristoranti, insegne marcate coca-cola, e il verde delle insegne Mpesa e Safaricom ovvero la compagnia telefonica che domina l'economia keniota, addirittura lo stadio principale è marcato Safaricom.

Strada principale
Ai bordi delle strade ci sono pozzanghere color nocciola, è periodo di forti piogge, da quando sono in Kenia non ho ancora visto il vero colore dell'acqua.

Cava di pietra 
Dalla strada principale ci si addentra nel compound dei carceri, un breve saluto alle guardie nella casetta di lamiera all'ingresso e subito ci si trova immersi in enormi campi di fagioli, crescono rapidi, si vedono solo loro per centinaia di metri. Questa è la zona più pacifica dei dintorni, ebbene sì, proprio il compound delle prigioni.


Poco dopo sulla destra vi sono le costruzioni che compongono il YCTC, un carcere minorile, davanti a queste costruzioni vi sono i campi di mais e sukumawiki dove lavorano i ragazzi con uniformi blu notte. Ci salutiamo sempre.
Passato il YCTC ci si addentra in un complesso di casupole alcune di cemento altre di lamiera prima di raggiungere la medium prison, dove ci sono persone con pene fino a dieci anni. Molti dei arcerati lavorano fuori, tagliando erba o sistemando le strade del compound. La maggior parte delle guardie li osserva mentre smanetta con gli smartphone.
Ora manca poco, un boschetto di alberi sottili sulla destra, e sulla sinistra il grigio muro alto una dozzina di metri della Maximun prison, fatto di pietre e cemento.
In breve si raggiunge la Cafasso house accogliente come sempre, muro giallo e verdi campi con varie coltivazioni.

E' un piacere stare qui, un'altra giornata ha inizio...

martedì 10 novembre 2015

STORIA E SPERANZA...

Nessun commento:
Giornata soleggiata, molto calda nella quale il vento non si palesa. Io e Enock stiamo lavorando alla guest house quando mi rivolge una domanda alla quale è difficile dare una risposta:<<cosa ne pensi del Kenia??>> per non dare una risposta scontata gli dissi che c'erano molte cose belle ed interessanti che mi incuriosivano e affascinavano, mentre vi erano altre cose che non mi piacevano e non capivo. <<Tipo??>> ribattè subito.



Risposi che non mi piaceva che andando al mercato molti venditori vedendo la mia pelle bianca triplichino il prezzo dei vari prodotti.
Dopo aver annuito con la testa mi disse che quando passa un bianco molti lo vedono ancora come un colonizzatore dato che qua la colonizzazione è stata molto forte ed ha lasciato ferite profonde nel cuore e nella mente della gente, in passato sotto il dominio inglese il paese era suddiviso in distretti e ogni persona di colore doveva viverci e lavorare all'interno senza poterlo abbandonare pena l'arresto.
Dopodichè nei pressi del Mt Kenia iniziò a prendere forma un movimento indipendentista, dopo una lunga guerra di liberazione finalmente il kenia divenne indipendente.
Tutto ciò ha lasciato forti cicatrici ed è per questo che l'uomo bianco è visto male da molti, tuttavia hai notato che noi ti abbiamo accolto calorosamente perchè sei venuto qua con buone intenzioni, lavori qua al mio fianco, non mi dici cosa devo fare ma lo fai insieme a me.


Quello che mi ha detto è vero, ma è altrettanto vero che in Kenia vi è la mentalità che l'uomo bianco è ricco per definizione e ciò fa si che parecchi tentino di approfittarsene. Ora è difficile capire dove sta il confine fra le due cose.

L'unica cosa che possiamo fare è sperare che col nostro lavoro e il nostro buon comportamento qualcosa riguardo al pensiero che hanno sull'uomo bianco cambierà...


sabato 31 ottobre 2015

Barca a vela

Nessun commento:
Mombasa, in una domenica pomeriggio di bel tempo decidiamo di noleggiare una barca a vela per vedere qualche corallo e poi spostarci in una spiaggia vicina frequentata maggiormente dai locali.



La giornata procede egregiamente, o quasi, abbiamo potuto osservare una parte
di ambiente sottomarino ricco di coralli e pesci dai colori sgargianti, abbiamo bevuto una birretta sulla spiaggia di cobbacabana e preso il sole; unico inconveniente fortunatamente non grave è che Maristella si è fatta male ad un piede.


Il bello del pomeriggio non è stato l'ozio e il relax, ma il viaggio di ritorno! Solo in tre siamo tornati tramite la barca.
Subito ci siamo accorti che andavamo molto più lenti e con maggiori difficoltà rispetto all'andata: eravamo controvento. Durante il percorso ho fatto due chiacchere col ragazzo alla vela (mentre il capitano stava al timone) che inizialmente mi ha spiegato quali legni si utilizzano per la costruzione del catamarano, la vela che non deve essere sintetica altrimenti rende ingovernabile il tutto e qualche suo progetto futuro.


Dato che eravamo controvento, per ritornare da dove eravamo venuti, i ragazzi hanno dovuto navigare a zig zag facendo parecchie virate e allontanandosi apparentemente dall'arrivo per evitare di attraccare nel posto sbagliato.
Riflettendo con Maurizio e Angelo, forse accade così anche nelle relazioni. Forse per conoscere l'altro davvero non bisogna solamente tirare dritto, ma a volte allontanarsi e poi riavvicinarsi per evitare incomprensioni e rotture. Allontanarsi e avvicinarsi gradualmente per conoscersi meglio e non bruciare le tappe facendo tutto subito, dritto per dritto.



martedì 29 settembre 2015

MILANO Due semplici persone straordinarie

1 commento:
il 14 settembre si comincia, parte il servizio civile tra euforia e dubbio. Non abito distante da Milano ma per comodità decido di rimanere in città durante la settimana per il periodo di formazione. Per caso il primo giorno mi trovo ospite di un amico che vive ospite anche lui di una coppia, insomma mi trovo ospite di un'ospite. All'ingresso in appartamento i “proprietari”non ci sono, lo spazio è poco le stanze sono piccole ed incasinate, hanno sicuramente visto giorni migliori rispetto all'ordine e la vivibilità.

Mentre cuciniamo arrivano i padroni di casa, subito si intuisce che sono persone fuori dal comune molto solari, simpatiche e felici!
Questo mi ha colpito!
Felici! Nonostante abitassero in una casa sgangherata, nonostante lui stesse perdendo il lavoro. Mi ha colpito questo, erano felici per ciò che erano e non per quello che possedevano!

Semplicemente due persone straordinarie!


Prima di salutarli per sempre mi chiesero di ricalcare la mia mano sul muro della cucina, sono stato ben contento di lasciare un segno del mio passaggio a due semplici persone straordinarie!


lunedì 15 settembre 2014

LA BOLIVIA PERIFERICA: Bisognerà pur iniziare da qualche parte??

Nessun commento:
Uspha Uspha, periferia sud di Cochabamba, qualche cespuglio e poche timide piante di eucalipto spuntano tra aride colline. Questa è la zona dove intere famiglie arrivano dalle campagne rincorrendo il sogno di una vita migliore in città. Sono costretti a vivere in periferia in casupole di fango e di mattoni senza fornitura di acqua e gas che vengono distribuiti da autocisterne e camion carichi di bombole. L’acqua viene venduta a caro prezzo e conservata in cisterne di plastica; ricordo dei ragazzi seduti ai bordi della strada che, notato l’arrivo dell’autocisterna, gli corsero incontro gridando “agua! agua!”.

Qui i legami famigliari si sfaldano, i genitori passano la giornata a guadagnare qualche soldo in città e i bambini si trovano a dover badare a se stessi sin da subito, il risultato è che stanno per strada a fare qualsiasi cosa mostrando una grande solidarietà fra di loro che tuttavia spesso non basta. I loro pasti sono scarsi ed irregolari, è per questo che il parroco locale accompagnato da parecchi volontari ha deciso di costruire una struttura e destinarla come mensa che provvede a distribuire pasti gratuiti ai più piccoli. Una parte è poi utilizzata dai bambini e i ragazzi per i compiti, lo studio e più in generale come una sorta di “centro di aggregazione”. L’idea era buona e sin da subito, vista la vastità del territorio, sono nati altri centri simili, qui i bambini e i ragazzi studiano, giocano e si divertono con volontari boliviani e non che tentano inoltre di insegnare loro un tipo di educazione diversa di quella da società macista boliviana, un’educazione più “morbida” dove un bambino si senta amato, cosa che sembra così difficile in questo paese.
Tutto questo è poco rispetto a ciò che ci sarebbe da fare ammette spesso chi lavora in questo progetto…Ma da qualche parte bisogna cominciare, non credete??






Gianluca