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giovedì 26 ottobre 2017

Sospingi la tua barca

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Sono Marianna e mi piace il mare. Lo dice anche il mio nome  -abbreviato -  “Mari” , che è come mi chiamano le persone quando si sentono  già in confidenza. A questo punto uno si aspetterebbe che io viva in una città marittima come Genova, Napoli, Rimini… No. Abito a Milano, ma il mare mi accompagna da quando sono piccola, dalle lunghe estati passate con i miei nonni a Livorno, dove ho imparato a nuotare molto presto a suon di bevute d’acqua, addii struggenti ai braccioli,  e incoraggiamenti vari.
Allora sorge un’altra domanda:  “parti per una città di mare?”. No. Vado in Bolivia, il “corazon del Sud America”, che essendo appunto un  “corazon”  non ha sbocchi sul mare. E allora che c’azzecca il mare? 
Il mare lo porto con me, perché in questo momento mi sento un po’ come una piccola barchetta. Sono sulla riva, pronta a partire: sto spiegando le vele, preparando i rifornimenti, il salvagente (sì, serve anche quello!) e sto salutando parenti e amici al molo. 
Parto per un anno di servizio civile all’estero, l’ho deciso tempo fa, ma come ogni decisione importante che ho preso nella mia vita, ho avuto bisogno di tempo per concretizzarla. 
La mia barchetta è piccola e (spero)  resistente,  è pronta ad affrontare le onde e a farsi trasportare dalla bonaccia; farà un lungo giro e incontrerà tante isole nel suo percorso e in ognuna si fermerà, anche solo per poco, e  ogni terra toccata sarà per me importante.
Nonostante la mia sia una piccola barca monoposto, appena giro lo sguardo vedo che sul molo ci sono tante altre barchette… ben tredici! Sono tutte differenti e ognuna è bella a suo modo. Tutte, come me, si stanno preparando per affrontare il mare. Non abbiamo la stessa meta, eppure qualcosa di forte ci lega: lo spirito con cui partiamo sembra un enorme e unico soffio di vento che già inizia a sospingerci.  E allora, eccomi, sono pronta, preparo la bussola, apro il diario di bordo, aggiusto il timone e intanto, comunque vada,  in questo inizio di viaggio non mi sento sola. 

Ai miei compagni di avventura voglio quindi dedicare una poesia che mi è stata donata da una persona molto cara. Inutile dire che parla di barche… e mari.

Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.

Conosco delle barche che si graffiano un po'
sulle rotte dell'oceano ove le porta il loro gioco.

Conosco delle barche
che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.

Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.
                                                    
                                                       [Jacques Brel]


sabato 31 ottobre 2015

Barca a vela

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Mombasa, in una domenica pomeriggio di bel tempo decidiamo di noleggiare una barca a vela per vedere qualche corallo e poi spostarci in una spiaggia vicina frequentata maggiormente dai locali.



La giornata procede egregiamente, o quasi, abbiamo potuto osservare una parte
di ambiente sottomarino ricco di coralli e pesci dai colori sgargianti, abbiamo bevuto una birretta sulla spiaggia di cobbacabana e preso il sole; unico inconveniente fortunatamente non grave è che Maristella si è fatta male ad un piede.


Il bello del pomeriggio non è stato l'ozio e il relax, ma il viaggio di ritorno! Solo in tre siamo tornati tramite la barca.
Subito ci siamo accorti che andavamo molto più lenti e con maggiori difficoltà rispetto all'andata: eravamo controvento. Durante il percorso ho fatto due chiacchere col ragazzo alla vela (mentre il capitano stava al timone) che inizialmente mi ha spiegato quali legni si utilizzano per la costruzione del catamarano, la vela che non deve essere sintetica altrimenti rende ingovernabile il tutto e qualche suo progetto futuro.


Dato che eravamo controvento, per ritornare da dove eravamo venuti, i ragazzi hanno dovuto navigare a zig zag facendo parecchie virate e allontanandosi apparentemente dall'arrivo per evitare di attraccare nel posto sbagliato.
Riflettendo con Maurizio e Angelo, forse accade così anche nelle relazioni. Forse per conoscere l'altro davvero non bisogna solamente tirare dritto, ma a volte allontanarsi e poi riavvicinarsi per evitare incomprensioni e rotture. Allontanarsi e avvicinarsi gradualmente per conoscersi meglio e non bruciare le tappe facendo tutto subito, dritto per dritto.



venerdì 22 agosto 2014

Le 4 regioni Peruane

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Ed eccoci qui: senza nemmeno rendercene conto ci ritroviamo "nel mezzo del cammin" del nostro INKAntiere.

¿Cosa dire?
Senza dubbio finora la nostra permanenza qui e' stata scandita da un ritmo piuttosto frenetico, quasi quanto la danza Cashua della tradizione inca (in cui ci siamo cimentati alla festa del paesino di Sant'Elena qui vicino).




¿Cosa abbiamo imparato del Peru' fino ad ora?
Come tutti i bambini continuano a ripetere senza sosta, il Peru' si divide in quattro "regioni": Mare, costa, sierra e selva.




Del mare non vi e`molto da dire se non che, trattandosi di Oceno,e` ghiacciato e solo due pazzi potrebbero pensare di tuffarsi nelle sue acque in pieno inverno, accompagnati dalla perenne nebbia e dalla insistente umidita' di Barranca.
A quanto pare questi due pazzi non potevano che essere nel nostro INKAntevole gruppo!!



Addirittura i numerosi pellicani presenti in spiaggia non han potuto fare a meno che distogliere lo sguardo dalle reti piene di granchi dei pescatori, per rivolgerne uno piu' che perplesso ai nostri particolari bagnanti.







Tutt'attorno alla spiaggia si notano ristorantini di pescado, ed in particolare uno di questi ristorante, dove abbiamo festeggiato il compleanno della nostra Monica, vanta la pole position sulla spiaggia offrendo piatti a base di pesce in tutte le salse ma in particolare, offrendo il tipico Ceviche peruano, accompagnato dalle cipolle piu' piccanti del pianeta!!!






In ogni caso per gustarsi meglio il mare invernale del Peru' suggeriamo Huacho, dove la nebbia di Barranca si dissolve per lasciare il posto ad uno splendido sole che illumina le dune della spiaggia deserta dando luogo ad uno spettacolo davvero INKAntevole!!







Passando alla Costa una sola parola e' suficiente per descrivere la nostra cittadella di Barranca: NEBBIA! 




Finora abbiamo visto solo due giornate di "sole" in citta' (portato dalla nostra Laura direttamente da Huacho)!!!!




In citta' si svolge tutta la vita peruana.
 La prima cosa da cui siamo stati colpiti e' stato senza dubio il piano urbanístico della citta': INESISTENTE!!! Le case qui vengono costruite senza tetti e lasciate incomplete, con pali in vista, finche' le famiglie non riescono ad avere soldi a sufficienza per continuare la costruzione in verticale. Dallo splendido terrazzo di casa nostra e' possibile ammirare una moltitudine di case attaccate (nel vero senso della parola) l'una all'altra, e con questi spiazzi sui "tetti" che a quanto pare hanno anche funzione di discarica, oltre che di stendi-panni.






Le case sono per lo piu' in cemento, nella citta', ma in periferia sono quasi tutte in adobe o esteras con bagno e cucina esterno. Della casa viene pitturata solo la facciata, che spesso viene venduta ai partiti politici per potervi dipingere i propri manifesti politici.
Grazie ai nostri coordinatori ed alle donne della Defensoria publica de Pativilca, abbiamo avuto modo di girare per alcuni asentamientos e di entrare in alcune abitazioni oltre che di assistere ad alcune scene di vita quotidiana delle persone di queste periferie.
Ci e' stato raccontato di come nascono questi asentiamentos: gruppi di persone, per lo piu' dalla sierra, migrano nelle periferie e scelgono un pezzo di terreno da occupare, Scelto il terreno iniziano a costruire case in esteras dove vivono senza acqua, fogne ne' luce (a meno che non siano presenti sorgenti a cui possano attaccarsi per sottrarre energía elettrica, ovviamente illegalmente).
Col passare del tempo in un modo o nell'altro riescono ad ottenere un riconoscimento ufficiale come paese periférico e quindi ad ottenere luce, acqua e sistema fognario. Da qui iniziano a costruire le proprie case in adobe.





Questo percorso richiede il passare di molti anni e pertanto si possono vedere molti Asentamientos ancora privi di acqua, fogne e luce.
Girando per le periferie e' chiara la poverta' che sussiste qui in Peru' e si rimane per lo piu' senza parole.
Durante il periodo elettorale pero' e' piu' facile riuscire ad ottenere qualcosa in quanto i politici qui si comprano letteralmente i voti, regalando computer, stereo, televisori e qualsiasi cosa possa far gola in cambio di voti, favorendo l'assistenzialismo esagerato di cui vive il Peru'.






Per le strade della citta' si possono trovare innumerevoli baracchini ambulanti che vendono dolci, mais, cocco, ananas; al mercato, aperto tutti i giorni, si puo' comprare qualsiasi tipo di verdura o frutto, tra cui moltissimi mai visti in Europa ed ai ristoranti si puo' mangiare pollo in qualsiasi tipo di salsa possibile ed immaginabile!!!!!!






Cani randagi e di proprieta' girano numerosissimi (e per lo piu' in pessime condizioni di salute) per le stradine urbane e non, difendendo la propia proprieta'; bambini sporchi e mal vestiti giocano per le strade o lavorano aiutando i genitori nei campi o nella vendita dei prodotti coltivati; innumerevoli mototaxi trasportano persone per un solo sol e mezzo, guidando come esperti piloti di rally per la citta'...
 Questa e' la vita a Barranca!!!!










Passando alla Sierra ¿che dire?
Finora siamo stati solo a Cajatambo, con qualche problema dato dall'altitudine a cui non siamo molto abituati ma che abbiamo combattuto (quasi obbligati dai paesani) con mate de coca e agüita in abbondanza, e a Las Virgenes, molto piu' a bassa quota!!!



Beh..la Sierra e' veramente splendida...il paesaggio varia da canyon immensi con stradine dissestate e pericolanti a enormi montagne vastissime in estensione e completamente coltivate, ricchissime di vegetazione e di animali. Salendo per le montagne non e' raro imbattersi in sierrani/e vestiti coloratissimi e con splendidi cappelli che, in groppa a cavalli (o pony) conducono pecore, buoi o muli per le stradine. Scene da film, insomma, davvero stupende!!!!








I paesini della sierra sono per lo piu' costituiti da case in mattoni che ricordano un po' anche i nostri paesini di montagna (quelli piu' vecchiotti). La popolazione e' costituita per lo piu' da anziani che parlano in Quechua (incomprensibile!!!), in quanto i giovani lasciano le montagne per andare a studiare in citta'.
Il sole splende sempre rendendo il paesaggio ancora piu' spettacolare e la quiete che si avverte in questi luoghi e' quasi mistica: viene voglia di non andarsene piu'!!!!




Per quanto riguarda invece la Selva ci affidiamo solo a racconti e libri, in quanto non e' una destinazione inclusa nel nostro soggiorno, gia' ricchissimo di sorprese!!!


Insomma, alla luce di tutto cio' che abbiamo visto finora, possiamo descrivere il Peru' come un bellissimo Paese, nonostante tutte le sue problematiche, e consiglierei a tutti una visita, magari non nella nebbiosa Barranca invernale pero' ;)


Alla prossima puntata dai cantieristi peruani ^^