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lunedì 13 settembre 2010

devi sorridermi se puoi, non sarà facile ma sai

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si muore un po' per poter vivere

sarebbe bello partire e basta
così
passaporto e due soldi in tasca
e basta




oppure scegliere cinque cose che servono davvero e portare via solo quelle
cose che poi usi e non ci pensi, alla storia che queste cose hanno




essere pirati
nuovo porto, nuova vita
e basta




ma non si può
ma non si riesce




sarebbe bello non pensarci
prontivia
e basta




ma poi ci pensi
e non sei pronta
e non vai via




cioè, per andare via, vado via




ma poi torno




ciao.

giovedì 12 agosto 2010

I cantieristi in Bolivia a Radio San Rafael

2 commenti:



Martedì 10 agosto i volontari di Caritas in Bolivia hanno partecipato al programma radio "Casas de Carton" presso la Radio San Rafael.

E' stata l'occasione per poter raccontare in diretta nazionale la loro esperienza di volontariato boliviana. A parte un pò di emozione iniziale sono stati bravissimi a parlare in un perfetto castellano nonostante le domande improvvisate di Matteo!



mercoledì 4 agosto 2010

GiordanItalia in trasferta

1 commento:
Vi ricordate quando dicevo che avevo un buon motivo per sospendere la pubblicazione di GiordanItalia?
Ecco, quello qui sotto è il motivo (cioè, la prima e l'ultima tavola).







Promettoprometto che mi rimetto a lavorare a GiordanItalia.
Promettoprometto.
Promettoprometto che scriverò anche del workshop al campo di Shatila, a Beirut.
Promettoprometto.

Ringrazio tutti per l'aiuto.
Che poi tutti sono:
Davide che mi ha so(u)pportato per tutto questo tempo (e che si è sparato l'ultima settimana di delirio organizzativo pre-cantieri da solo mentre io facevo disegnini coi miei nuovi amici al mare)
Maria Terni e le sue foto gamboggiane
Paolo che ha letto tutto più e più volte
e Mara, che anche se non compare nel fumetto, ha vinto il premio 'foto da turista italiano'

domenica 1 agosto 2010

Il sole a strisce.7

1 commento:


Detenuti del carcere di San Sebastian durante la rivolta di mercoledì 28 luglio, dopo che il nuovo governatore del regime penitenziario ha imposto alcune restrizioni all'interno del carcere:
1- restrizione dei giorni di visita (visite concesse ai familiari solo il lunedì, giovedì, sabato e domenica);
2- impedire che i bambini maggiori di 6 anni vivano con i genitori all'interno del carcere;
3- proibizione di qualsiasi riscossione di denaro all'interno del carcere (dovete sapere che...tutte le persone che entrano in carcere per visitare un parente/amico/... devono pagare l'entrata in carcere).

martedì 20 luglio 2010

Un nuovo inizio

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Dopo un mese di pausa e riparazioni, lunedì 12 luglio l’appartamento sociale di Orhei ha riaperto le porte ad un altro gruppo di ragazze. Ana, Victoria, Olga, Nadejda, Ana, Cristina e Corina hanno appena iniziato il percorso di 11 mesi che le accompagnerà verso l’indipendenza.


E proprio per visualizzare meglio questo “passaggio” da dove sono ora a cosa le aspetta, nella nostra prima attività all’appartamento abbiamo costruito insieme un ponte che ricordi quali passi sono necessari. Servirà alle ragazze, ma servirà anche a noi e a tutti quelli che sono e saranno coinvolti in questo accompagnamento per non dimenticarci dove stiamo andando.


Non è proprio simmetrico, ma nessuno vuole essere troppo perfetto, nemmeno il nostro ponte!

lunedì 12 luglio 2010

il sabato del villaggio...nell'atelier moldavo

3 commenti:


Modello: la donzelletta che vien dalla campagna...moldava

Collezione: Primavera-Estate-Autunno...ovviamente, rigorosamente moldavi

Composto da: ie (= camiciola) in puro lino con preziosi ricami colorati (verde, nero e rosso, tipici moldavi) e manichette arricchite da orli all'uncinetto, catrinţă (= gonna da legare in vita) in lana grezza multicolore, brîu (= cintura senza fibia da legare) con motivi geometrici

Style & Design: signora Ecaterina

Testimonial: me



Scherzi a parte, quest'abito tradizionale è stato confezionato a mano da alcune donne che lavorano per un'associazione che promuove il recupero e la conservazione dei tradizionali metodi moldavi di tessitura e ricamo con fibre naturali (metodi che oggigiorno in Moldova sono quasi del tutto andati perduti, perchè poco remunerativi, faticosi e soppiantati dal mercato di manufatti molto più economici - e scadenti - che arrivano dall'estero, tipo Cina) creata dalla signora Ecaterina Popescu, gentilissima e pimpante insegnante sulla cinquantina, nella sua scuola di Clişova Noua, un villaggio a circa 70 km da Chisinau. Qui si fanno praticamente solo su ordinazione tappetti di lana multicolore con motivi tradizionali, costumi tipici per gli ensamble di musica folclorica moldava, carinissime borse e portamonete in lana grezza, speciali "asciugamani" in cotone e stole ornamentali che si usano per avvolgere le icone dei santi e per celebrare i matrimoni, altre stoffe ricamate e oggetti per decorare gli ambienti della casa...

La signora Ecaterina e un mega telaio del laboratorio

Quello che più colpisce quando si visita la sede dell'associazione (ricavata all'interno dei locali ormai sfitti di una grande scuola-asilo "sovietica" frequentata oggi da soli 60-70 bimbi provenienti dai 3 villaggi vicini, che in totale mettono insieme circa 2000 anime) è la voglia di raccontare della signora Ecaterina, che ci tiene molto a spiegare il suo grande desiderio: quello di mantenere vivi i metodi tradizionali di produzione al telaio (quelli di legno, che a guardarli ti sembrano un po' rudimentali ma che funzionano alla grande) convertendoli in laboratorio pratico-culturale per bambini e lavoro remunerato per le donne-mamme-casalinghe della sua comunità. Per combattere la perdita delle tradizioni più tipiche e, una volta, diffuse, della sue terra, impregnate da una fortissima identità rurale, questo le sembra un buon modo per mantenere e tramandare le usanze che caratterizzano la sua cultura. Non so da quanti anni mandi avanti questo progetto, divenuto nel corso del tempo una vera e propria impresa, che mostra con orgoglio a tutti i suoi visitatori (guidandoli anche nella breve visita a due grandi stanzoni-museo con vecchi strumenti per la filatura e strani cimeli della zona).

Nel salone-museo

Oggi, il problema a cui deve far fronte la mini-impresa della signora Ecaterina è la mancanza di sbocchi di vendita diversi dai canali battuti fino ad oggi dall'associazione (esposizioni dedicate all'artigianato, eventi dedicati al folclore locale...). La signora Ecaterina racconta che le donne che ricamano e tessono per lei le chiedono sempre di lavorare, ma lei non ha poi di come pagarle: le vendite vanno a rilento, e per di più i suoi clienti sono solo persone che capiscono il vero valore dei manufatti, quindi pochi e con un certo status (presumo, quindi, molti stranieri come me e moldavi nostalgici).

p.s. Confesso che mi fa un po' strano auto-postarmi la foto in abiti tradizionali...però parlare della signora Ecaterina e la passione che ci mette per mandare avanti la sua associazione e il suo benefico ritorno sulla comunità meritava un posticino nel blog, no?

domenica 4 luglio 2010

Sano e Selva!

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E' passata una settimana dal mio ritorno dalla selva beniana ( nella regione del Beni) ed è andato tutto bene.

Sono partito lunedì 21 con Giovan ed Edwin, due tecnici di Caritas, in direzione Santa Cruz. C'è solo una strada che collega le due città (dopo La Paz il secondo e il terzo centro urbano più popoloso del paese) con una corsia per senso di marcia non sempre asfaltata.
Dopo tre ore di jeep siamo passati dai 2700 Mt. di Cochabamba alle pianure del tropico boliviano, il caldo umido si fa sentire nonostante sia inverno.

Prima di arrivare a Villa Tunari ci fermiamo ad un posto di controllo ed i militari di turno ci ritirano le tre taniche di benzina che avevamo riempito a Cochabamba. Perchè? Bene , entrando della zona calda della produzione di cocaina non si possono portate più di 20 litri di benzina in quanto sia l’ingrediente fondamentale per macerare le foglie di coca. Tutta la benzina che entra legalmente e che si vende nei distributori è colorata di rosso e non si può usare per la produzione della polvere bianca mentre tutta la benzina che entra illegalmente, occultata in doppi serbatoi, viene venduta a 11 Bs. litro ( contro i 3 della benzina legale).Non abbattuti dal brutto inizio dell'avventura ci fermiamo per mangiare un Suruby, un pesce che si pesca delle acque dei fiumi della regione del Chapare.

Riprendiamo il viaggio e arriviamo a Santa Cruz alle 20.00. E’ una città molto più grande di Cochabamba e molto più "occidentale". In questa zona ci sono grandi latifondi e per la prima volta ho visto macchinari come trattori, aratro meccaniche e magazzini immensi di soya e riso. Nelle comunità di Cochabamba si zappa ancora a mano o con l’aiuto di un bue.

Dopo la notte a Santa Cruz partiamo per Guarayos. Altro cambio di regione, entriamo nel Beni ed il paesaggio si travolge nuovamente. Le terre sono immense e si perdono a vista d'occhio, intorno all’unica strada d'asfalto si vedono prati, mucche e tanta tanta vegetazione.
Arrivati a Guarayos ci incontriamo con don Segundino, un integrante dell'Mst. Ancora una ora e mezza di strada asfaltata poi.. entreremo nella famigerata foresta amazzonica.

La natura è regina, il sentiero stretto è sovrastato da una fittissima vegetazione che a stento fa passare i raggi del sole. Continuiamo con la jeep nonostante le difficoltà fino a quando ci impiantiamo in un pantano. Sono le 17.00, tra due ore scende il sole e.. arrivano i mosquitos. Tentiamo in tutti i modi ma non riusciamo a uscire dal buco dove ci siamo impiantati. Segundino entra a piedi per andare a prendere una pala che hanno a Tierra Nueva ( l'insediamento umano dell'Mst che stiamo andando visitare), noi ci prepariamo per la notte in jeep. Chiudiamo tutte le porte nonostante faccia un caldo immane ed il rumore dei morquitos si sente anche da dentro.. saranno milioni. Come se non bastasse i miei compagni di viaggio decidono di accendersi, in 3 metri cubi di aria respirabile, una sigaretta rendendo così l'aria ancora meno respirabile, se fosse stato possibile. Apriamo le due porte del retro per far passare un po’ d’aria e tendiamo una zanzariera , molto meglio ma essendo sistemato praticamente del bagagliaio sono allo scoperto da qualsiasi tipo di animale carnivoro e affamato. Edwin mi passa un machete. Sono le 18.00 e il sole risorgerà alle 6.00. Sarà lunga.

Non faccio a tempo a preoccuparmi per la situazione che arrivano tre angeli, anzi, tre menoniti super tedeschi alti due metri. Perché angeli? bhe perché erano in jeep e dopo un'ora di tentativi riescono a tiraci fuori con un cavo d'acciaio! Una volta fuori dal buco non possiamo che tornare indietro sui nostri passi e ci riusciamo grazie all'aiuto del Gps satellitare che ci indica la direzione in cui andare. Ci sono molti sentieri e sentierini formati dagli sfruttatori di legname che portano in tutte le direzioni!

Arrivati alla strada asfaltata ci fermiamo in un piccolo paese dove una famiglia ci ospita in una capanna. Riforniamo la jeep di benzina comprata in un negozio di bibite, montiamo i morquiteros e andiamo a dormire.

Il giorno dopo ci sveglia la tenue luce del sole, ci prepariamo e entriamo ancora nella selva. Arriviamo allo stesso punto dove ci eravamo impiantati la sera prima e ci ricongiungiamo con don Segundino che ci guida fino a Tierra Nueva. A mezz'ora dalla comunità lasciamo la jeep e proseguiamo a piedi. Qui il sentiero è un corridoio inverosimile di 15 metri di larghezza e lungo qualche kilometro nel mezzo della foresta che segna il confine tra una proprietà e un'altra. Noi ne approfittiamo per non dover aprirci la strada con il machete.

Bevo un po’ d’acqua e continuo a camminare, mancano 30 minuti dal fiume Bentòn e poi sarà Tierra Nueva. Per passare il fiume bisogna camminare su un mucchio di tronchi d’albero ammassati dalla corrente che qualche mese fa ha spazzato via il ponte originario costruito dagli Mst. L’equilibrio necessario per poterlo passare è degno di un applauso finale.

Finalmente siamo arrivati, dopo 3 giorni di viaggio e 2600 metri di dislivello verso il basso.

Rispetto al sentiero percorso lo spazio è aperto e il sole picchia sulle nostre teste, incontriamo subito il primo accampamento costituito da due Pawichi (palafitte con il tetto di paglia) e siamo accolti da Don Pedro e Doña Isabel che stanno preparando una zuppa di riso con pomodoro e pesce appena pescato. Don Pedro ci racconta che questo è uno dei tre accampamenti base che hanno costruito, “ il prossimo è a due ore di cammino da qui”. Gli chiedo di spiegarmi come vivono e mi fa salire sul Pawichi, mi indica il suo giaciglio dicendomi che “di notte i mosquitos sono tantissimi e la zanzariera è fondamentale, così come l’altezza della capanna che ci protegge dall’umidità e dalle inondazioni “. Una piccola parte dalla capanna è destinata a conservare le scorte di cibo. Intorno a noi c’è un piccolo campo di mais e un campo più grande di Yuca. “Settimana prossima raccoglieremo il mais, poi prepareremo il terreno per la prossima semina” mi dice Don Pedro. Ci sono anche due alberi di papaya quasi maturi, ne approfittiamo per fare alcune foto tutti insieme.
Segni di una comunità in cammino verso la sua formazione.
Dopo le minacce ricevute nel 2009 da alcuni proprietari terrieri, le famiglie dell’Mst hanno mollato la presa facendosi vincere dalla paura e dalle difficili condizioni d’accesso alla terra. Nonostante questo alcune famiglie hanno continuato ad essere presenti sul territorio viaggiando sporadicamente e avanzando pian piano nella formazione della comunità.

Usciamo da Tierra Nueva non senza difficoltà ma alla fine arriviamo a Guarayos sani e salvi. E' giovedì mattina e inizia il viaggio i ritorno a casa. Arriveremo sabato sera solo dopo che lo jeep decise di abbandonarci a due ore da Cochabamba e che Carlos, un'altro tecnico di Caritas, venne a prenderci trainandoci fino a casa.



giovedì 1 luglio 2010

Sottosopra, ovvero 10 giorni da far girare la testa

2 commenti:
Da poco rientrata nella nostra amata Chisinau, non posso fare a meno di pensare che lo slogan proposto quest’anno dalla FOM (Fondazione Oratori Milanesi) “Sottosopra, come in cielo così in terra”, che ha accompagnato l’avventura di tutti gli oratori feriali della diocesi di Milano e anche quella dei 10 giovani moldavi che abbiamo avuto con noi, fosse il più azzeccato possibile per quanto abbiamo vissuto.

Con i ragazzi moldavi nei giorni della formazione di Gallarate per i Cantieri della Solidarietà abbiamo cercato di mettere “sottosopra” i volontari italiani; non volevamo solo sconvolgerli con il racconto della realtà moldava, ma aiutarli a guardare le cose da un’altra prospettiva.

E poi sono stati i nostri ragazzi moldavi a trovarsi sottosopra negli oratori di Lissone che ci hanno accolto, prima completamente sommersi da una fiumana di animatori, poi rovesciati da una marea di ragazzini molto urlanti, costantemente invitati da tutti noi a riflettere, valutarsi, interrogarsi, e soprattutto osservare e imparare. Davanti a loro tutto un mondo con un’angolazione molto diversa da quella usuale!

E anche per me 10 giorni “rovescianti”. La stanchezza che temi ti abbatta, le traduzioni continue, gli errori, le gioie inaspettate, gli incontri che ti aprono il cuore, le relazioni che diventano più profonde, i limiti propri e altrui, le domande che nascono dentro, tutti questi e molti di più sono stati i passi di un cammino decisamente faticoso ma entusiasmante.

E per finire anche Avvenire, domenica 27 giugno, ha raccontato qualcosa di noi, tramite il mitico Malacrida! (Sergio perdonami, ma mi fa così ridere che ti abbia nominato un sacco di volte solo col cognome...)

mercoledì 30 giugno 2010

come quella striscina di sporco che non riesci mai a tirare su

2 commenti:
(foto di Davide Gnes, bicchiere e tavolo sporco del ristorante yemenita, gomito mio)

c'è una cosa che resta sempre, malgrado tutto passi, anche il tempo

la polvere

quando sono tornata a milano, a casa mia, c'era polvere
quando sono tornata ad amman, a casa mia, c'era polvere

ho spostato cose a milano, e sotto alle cose c'era il loro segno, la loro ombra di pulito tra la polvere
ho spostato cose ad amman, e sotto alle cose c'era il loro segno, la loro ombra di pulito tra la polvere

è come sabbia di clessidra che mentre si deposita, capisci cosa è il tempo che passa

è come quella striscina di sporco che non riesci mai a tirare su quando passi la scopa


lunedì 21 giugno 2010

E.. si parte!

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Tutto è pronto! Ho puntato la sveglia e dopo questo Post andrò a dormire.

Vestiti, medicine di tutti i tipi, repellenti anti zanzare, radioline, Gps, 8 litri d’acqua e un barattolo di pastiglie potabilizzarci, scarponi, fornelletto e altre cose che è meglio non dire se no mia mamma si spaventa :) ( scherzo, scherzo mamma!).

Domani parto per Marban, una comunità nel Beni boliviano, nella così detta “selva” o meglio.. nella Foresta Amazzonica ( che fa molto più figo : )

Partirò con due tecnici di Caritas Cochabamba, Giovan ed Edwin, per visitare l’insediamento umano del “Movimento Sin Tierra” boliviano, un’organizzazione che lotta per la redistribuzione delle terra ai poveri contadini che a causa della ingiusta distribuzione ne sono sprovvisti.

Sono entusiasta , anche se devo ammettere un po’ di sana “fifa” non manca!

Scriverò sul blog tra una settimana con le foto del viaggio!

mercoledì 16 giugno 2010

Storie di ordinaria follia (calcistica) anche dalla Bolivia

2 commenti:
La follia calcistica da mondiale sembra propagarsi in tutto il mondo... Le reti televisive sud americane non parlano d'altro, gli speciali calcistici non finiscono mai.

Tutti seguono il mondiale con un entusiasmo adolescenziale anche se la Bolivia non è stata qualificata. In occasione dell'inaugurazione, Sud Africa-Messico, alcune scuole statali e private hanno concesso il permesso di assentarsi dal lavoro senza doversi giustificare o chiedere ferie, la così detta "tolerancia" boliviana.

Noi in Caritas ci siamo organizzati posticipando alle 14.30 la pausa pranzo e allungato di 45 minuti l'uscita dal lavoro per poter vedere la partita proiettata nella sala riunioni. Fantastico.

Domani Sud Africa Vs. Uruguay... è tutto un fermento.

martedì 15 giugno 2010

Storie di ordinaria follia (calcistica)

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Sabato 12 giugno. Un mio collega giordano entra in ufficio con un foglio stampato formato lenzuolo.

- Vedrai che ci tornerà utile per le prossime settimane. Attaccalo in bella vista.

Comincio a leggere. Sabato 12, ore 14.30 Argentina-Nigeria. Ore 17.30, Corea del Sud- Grecia. Ore 21.30, Inghilterra-Stati Uniti. Domenica 13, ore 14.30 Algeria-Slovenia.. C’è pure l’aggiustamento all’ora locale.

Continuo a non capire.

- Vedi, giovedì scorso abbiamo chiamato una parrocchia per organizzare un incontro per oggi, ma non c’è stato verso. Ci son troppi tifosi dell’Argentina. Idem per mercoledì, abbiamo dovuto rimandare la riunione perché i comitati non si vogliono perdere la partita della Spagna.
- ?
- In una parrocchia di Zarqa hanno allestito un mega schermo per poter vedere le partite. Per l’Italia stai sicuro che ci sarà un bel po’ di gente.
***

Pomeriggio dello stesso giorno. Rainbow Street, Jabal Amman. Questa via, coi suoi cafè e coi suoi locali sfavillanti è uno dei luoghi della movida ammanita. Tornando dall’ufficio mi fermo in un fast-food per prendere uno shawarma (una specie di piadina con kebab di pollo). Lo schermo è sintonizzato su Argentina-Nigeria. Esco col mio panino e mi accorgo che TUTTI i bar e i café che mi circondano sono sintonizzati sulla partita, con volumi in alcuni casi davvero imbarazzanti. Mi mancano i video delle discinte cantanti libanesi che parlano di amore eterno e di buoni sentimenti.

Passo oltre i ragazzini che vendono i gagliardetti delle squadre (ma avranno anche quello della Corea del Nord? Ammetto che non mi fermo a controllare..), ma non posso fare a meno di constatare che i Suv che tentano di schiacciarmi i piedi tifano chiaramente Brasile - le bandierine che escono dai finestrini non mentono.

E’ tutto molto folcloristico. Almeno fino a quando non mi imbatto in due giordani con la parrucca, la maglia dell’Argentina e la faccia pitturata con strisce bianco-azzurre-blu. Questo è già più inquietante.

La partita volge al termine. Non sono ancora a casa quando degli improbabili caroselli stanno già festeggiando la vittoria di Maradona e soci in giro per la città.
***

Domenica 13 giugno. Entro in una cartoleria per cercare del materiale di cancelleria. Il commesso è letteralmente sdraiato sulla sua sedia girevole, non mi guarda nemmeno. Una gracchiante telecronaca in arabo sta catturando tutta la sua attenzione. Serbia – Ghana.

- Ancora 0-0?
- Già, non è una gran partita.
- Ma per quale tieni delle due?
- No per nessuna, io son per il Brasile.

Faccio per incamminarmi verso casa, ma ho dimenticato di prendere la frutta. Dal baracchino del fruttivendolo, non più grande di 4m per 4, mi arriva di nuovo la familiare voce del telecronista di Al-jazeera Sport. Sto scegliendo delle fragole quando tutto si ferma. Rigore per il Ghana. Ragazzini del quartiere, anziani sheykh che non capiscono che sta succedendo, signore coi bambini che sono lì per comprare pomodori e mulukhye si ammassano a portata di televisore. Quasi mi emoziono quando l’attaccante ghanese la butta dentro, anche se mi sorge il dubbio che gli altri spettatori non stravedano per gli africani.
***

Oggi, martedì 15 giugno. Questa mattina vado in prigione a visitare un detenuto. Le guardie fanno i loro controlli di rito e mi chiedono documenti.
- Francese?
- No, italiano.
- Ma che è successo ieri?

Per un attimo mi si gela il sangue. Oddio, cosa abbiamo combinato ieri? Ma è solo un attimo e gli rispondo.

- Guarda, non me ne parlare. Anche a me girano le scatole per questo pareggio!

Succede in Giordania

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Man sentenced to 10-year prison term for murdering his sister
By Rana Husseini - Jordan Times

AMMAN - The Criminal Court on Monday sentenced a 25-year-old Jordan Valley resident to 10 years in prison for murdering his unmarried sister in July 2009.
The court first handed the defendant, a company employee, the death penalty for the premeditated murder of his 26-year-old pregnant sister on July 9.
But the tribunal immediately decided to reduce the sentence to 10 years in prison because the victim’s father dropped charges against his son.
The court also acquitted a 37-year-old taxi driver, H.M., who was standing trial on charges of raping the victim, for lack of evidence. Leggi tutto...


www.jordantimes.com

lunedì 14 giugno 2010

Strano ma... Vero!! Due..

1 commento:
I detenuti del carcere di Sacaba hanno alzato i muri anti evasione a proprie spese per non fare entrare i ladri..

sucedesoloinBolivia.com

GiordanItalia_quasi

4 commenti:
Beh, c'è una ragione per tutto. Anche per la pausa di GiordanItalia...
Ora che è ufficiale ve lo posso dire: io (e assieme a me Davide, la MariaTN e Paolo che già conoscete e un po' di altra gente che mi ha sopportato/supportato) ho vinto!!!!!!!!!!!!!!
Cosa?
Questa cosa qui.

Beh, mi perdonerete, spero...
(per il momento non posso pubblicare sul blog il fumetto, ma appena si torna a settembre vi faccio vedere tutto)

YEAH!

sabato 12 giugno 2010

Anche la tv parla di Diaconia!

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Anche se di sicuro non è il servizio più completo e preciso che poteva esser fatto, in ogni caso l’incontro a Chisinau dei volontari dei vari centri di Diaconia è arrivato addirittura agli onori della cronaca!

A conclusione del trimestre che ha avuto come tema “Il gioco e le attività manuali”, all’interno del progetto Young Diaconia finanziato da Caritas Vienna, Nadea, formatrice e responsabile dei volontari, ha organizzato una giornata nel meraviglioso parco Dendrarium per questi giovani così in gamba (hanno solo tra gli undici e i diciannove anni, ma dedicano praticamente tutti i pomeriggi agli altri).

Qui potete vedere il servizio e notare il figurone delle magliette inviate da Caritas Ambrosiana!
Eccovi una traduzione dell’articolo a commento:

“Intrattengono i bambini e aiutano gli anziani nei lavori domestici. Parliamo di numerosi gruppi di volontari di Missione Sociale “Diaconia”. Arrivati da molti villaggi e città della Repubblica Moldova, i giovani hanno esposto lavori di artigianato e hanno svolto dei giochi insieme. I volontari più attivi sono stati premiati.

I volontari sono venuti da diverse località moldave per fare una valutazione delle attività svolte, durante l’anno, nell’ambito di un progetto. I giovani hanno svolto varie attività di volontariato nelle comunità da cui provengono: hanno aiutato gli anziani soli e i bambini con esigenze speciali, hanno organizzato serate a tema per gli adolescenti. I volontari dicono che, anche se è piuttosto difficile lavorare con queste categorie di persone, è comunque interessante.

I volontari hanno anche esposto lavori di artigianato e hanno svolto attività in gruppo. Dopo hanno condiviso le loro esperienze. Il lavoro dei ragazzi è stato valutato da una giuria, inoltre cinque tra i volontari più dotati faranno uno scambio di esperienza in Italia, in un centro per bambini. I finanziatori del progetto dicono che hanno deciso di aiutare gli anziani e bambini in quanto queste categorie sono le più vulnerabili, specialmente in questo periodo di transizione.

Sono venuti a condividere la loro esperienza anche i volontari dell’Associazione “Prietenii Copiilor”. Nemmeno in vacanza i giovani volontari di “Diaconia” staranno senza lavoro. Continueranno l’attività di volontariato perché, affermano, così si sentono più utili.”

mercoledì 9 giugno 2010

Latte fresco tutte le mattine!

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Mi piace sempre un sacco soffermarmi un attimo a vedere cosa vende questa vecchietta, che si apposta tutte le mattine ad un angolo della fermata del filobus che prendo ogni giorno per andare in ufficio. Stamattina, insieme alle sue bottiglie (rigorosamente riciclate) da un litro e mezzo di latte fresco della sua mucca, aveva un bel secchio di ciliegie, quelle autentiche biologiche, che noi ci sogniamo.

Ci sono tante signore che, come lei, arrivano dalla campagna in città ogni giorno per vendere quello che raccolgono dalla terra...verdure, semi di girasole, fiori recisi, latte (che ti fanno assaggiare dal tappino della bottiglia), brânza = formaggio fresco, e ora, con i primi caldi, anche fragole, ciliegie e prossimamente anche le amarene, che non ho mai assaggiato in vita mia se non sciroppate...non vedo l'ora :) slurp!

sabato 5 giugno 2010

Strano ma... Vero!

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Hace dos meses...al benzinaio di Uspha Uspha è esplosa la bombola del gas di una macchina, fin qui tutto normale perchè a volte succede.
Questa volta invece tutte le persone che erano nel raggio di 10 metri sono state ricoperte da una polvere bianca che sembreva farina. Gli sfortunati passanti hanno iniziato a farsi delle domande su quella sostanza polverosa che li ricopriva quando hanno visto i proprietari dell'auto andarsene a gambe levate.
Nella bombola del gas avevano nascosto qualche kilo di cocaina che al conatto con il conbustibile ha fatto reazione provocando l'espolosione e una dose gratuita per gli ignari passanti e per il benzianaio.

succedesoloinBolivia.com

giovedì 3 giugno 2010

della relatività, dell'immigrazione, dell'emigrazione, del turismo e del calcio

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Farah (di cui foto sopra) si è sposato all'inizio di maggio.
Viaggio di nozze in Italia. Roma-Milano-Venezia-Roma. Milano solo per vedere la partita (Inter-Juventus, dicono i bene informati).

Come ritrovarsi in piazza Axum alle dieci di sera, senza sapere come fare a tornare in albergo, senza conoscere la lingua del paese, senza trovare un taxi e senza capire bene cosa siano quei grossi cosi arancioni sui binari.

"Yallah, ya zalame, yallah!!!!"

Come diventare i primi turisti giordani salvati da un immigrato egiziano che urla al telefono in arabo in mezzo alla periferia milanese.

Comunque bello San Siro, mica ci sono degli stadi così, in Giordania.
Il Duomo? ah, quello era il Duomo? Cioè, quella è una chiesa?