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giovedì 23 luglio 2015

Nicaragua: "Sei sempre fantastica Managua!" :)

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Le 24 ore di viaggio, le 8 ore di fuso, la notte rumorosa, il forte caldo, le mie coinquiline ed amiche Stefania e Giulia, gli odori intensi della strada, le piogge improvvise e rinfrescanti, la musica alta, gli autobus sovraffollati, le grida dei bambini e dei venditori ambulanti fin dall'alba, i vecchi amici, i nuovi manifesti politici, i ricordi che ti assalgono ripercorrendo strade e luoghi già conosciuti, i ragazzi di Nueva Vida con le ferite che si portano dentro ed ahimè persino fuori visibili ed incancellabili, i sorrisi della gente, le emozioni che arrivano dritte al cuore, questo forte senso di pienezza che non sai spiegare con le parole. 
Nonostante tutto... SEI SEMPRE FANTASTICA MANAGUA! :)

Nueva Vida  - Foto di Roberto Meloni

" E ti diranno parole rosse come il sangue, 
nere come la notte; 
ma non è vero, ragazzo, 
che la ragione sta sempre col più forte 
io conosco poeti 
che spostano i fiumi con il pensiero, 
e naviganti infiniti 
che sanno parlare con il cielo. 
Chiudi gli occhi, ragazzo, 
e credi solo a quel che vedi dentro 
stringi i pugni, ragazzo, 
non lasciargliela vinta neanche un momento 
copri l'amore, ragazzo, 
ma non nasconderlo sotto il mantello 
a volte passa qualcuno, 
a volte c'è qualcuno che deve vederlo. 

Sogna, ragazzo sogna 
quando sale il vento 
nelle vie del cuore, 
quando un uomo vive 
per le sue parole 
o non vive più; 
sogna, ragazzo sogna, 
non lasciarlo solo contro questo mondo 
non lasciarlo andare sogna fino in fondo, 
fallo pure te.. 
Sogna, ragazzo sogna 
quando cade il vento ma non è finita 
quando muore un uomo per la stessa vita 
che sognavi tu 
Sogna, ragazzo sogna 
non cambiare un verso della tua canzone, 
non lasciare un treno fermo alla stazione, 
non fermarti tu... 


Lasciali dire che al mondo 
quelli come te perderanno sempre 
perché hai già vinto, lo giuro, 
e non ti possono fare più niente 
passa ogni tanto la mano 
su un viso di donna, passaci le dita 
nessun regno è più grande 
di questa piccola cosa che è la vita 

E la vita è così forte 
che attraversa i muri per farsi vedere 
la vita è così vera 
che sembra impossibile doverla lasciare 
la vita è così grande 
che quando sarai sul punto di morire, 
pianterai un ulivo, 
convinto ancora di vederlo fiorire 

Sogna, ragazzo sogna, 
quando lei si volta, 
quando lei non torna, 
quando il solo passo 
che fermava il cuore 
non lo senti più 
sogna, ragazzo, sogna, 
passeranno i giorni, 
passerà l'amore, 
passeran le notti, 
finirà il dolore, 
sarai sempre tu... 

Sogna, ragazzo sogna, 
piccolo ragazzo 
nella mia memoria, 
tante volte tanti 
dentro questa storia: 
non vi conto più; 
sogna, ragazzo, sogna, 
ti ho lasciato un foglio 
sulla scrivania,  
manca solo un verso 
a quella poesia, 
puoi finirla tu." 

( https://www.youtube.com/watch?v=wUcgidDj1-I )

Un abbraccio fortissimo,


Teo! :)

mercoledì 3 giugno 2015

Nicaragua: "La bellezza è la forza del cuore..." :) (Perù 2015)

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Questa settimana ho avuto la fortuna di conoscere Yessica! :)

Yessica è una ragazza di 24 anni dai capelli scuri e il viso luminoso. E' bella, molto bella, e quando ride il suo sorriso ti arriva dritto al cuore da quanto è sincero, da quanto è puro, da quanto è vero.


Yessica è simpatica, ride forte alle mie e alle sue battute e prende in giro Silvia mentre fa ginnastica. Ha la pelle chiara ed è sempre vestita con un maglione e dei pantaloni pesanti nonostante il sole.

Yessica ha sempre freddo, è seduta tutto il giorno su una sedia a rotelle nella sua casetta di mattoni di fango ed ha tanti animali. Le piacciono un sacco i conigli e quello che le abbiamo regalato Silvia ed io l'ha chiamato Teo.


Yessica ha una passione per la musica. Ascolta tantissimo la radio, canta e con l'unica mano che riesce un pochino a muovere sta imparando a suonare la pianola. Ama il gelato ed i suoi gusti preferiti sono fragola, maracuya e cioccolato.

Yessica è cieca ma riesce a guardarti e volerti bene per come sei veramente. Il pomeriggio ascolta sempre telenovelas spagnole, non ha piú il padre che l'ha abbandonata quando era bambina, ma ha una mamma incredibile.

Yessica è una ragazza solare, di quelle con cui ci perderesti le giornate intere a parlare di qualsiasi cosa. Non esce spesso, ma quando lo fa si mette un bel cappello rosa con la visiera e un paio di occhiali da sole che le proteggono gli occhi.

Yessica ha una voglia di vivere che lascia il segno, trasmette energia e ti fa sentire vivo.

Yessica aveva 13 anni quando venne colpita da una tubercolosi cerebrale e si recò in ospedale per essere operata. Il chirurgo toccò dei nervi che non doveva nemmeno sfiorare e la lasciò paralizzata quasi completamente su una sedia a rotelle (che fino a poco tempo fa' nemmeno aveva). L'infermiera che aiutava il chirugo durante l'operazione disse che ormai Yessica poteva anche morire. Una vita in queste condizioni non aveva senso.

Yessica è felice, è forte ed ha una marcia in più rispetto a tutti.

Yessica a quell'infermiera che la dava ormai per morta ha risposto con la vita!

"La vita si muove per una passione,
e la passione nasce quando qualcosa ti ha affascinato,
sgorga da una bellezza.
La bellezza è la forza del cuore."


Grazie Yessica,
sei grande,

Teo! :)

martedì 26 maggio 2015

Nicaragua: "Un camino por los Andes" :) (Perú 2015)

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Sveglia alle 5 del mattino. 

I 4 Huandoy mi sorridono, Pisco e Chacraraju riposano ancora tra le nubi e Yanapaccha, Chopicalqui e i due Huascaran (Sur y Norte) mi danno il buongiorno più luminosi che mai.


Preparo con Enrico la colazione per i turisti che si alzeranno tra un'oretta e sparecchio i tavoli di chi l'ha fatta durante la notte per raggiungere la cima Pisco alle prime luci dell'alba.

Mi godo la mia colazione ed eccomi pronto per il primo viaggio! Dal rifugio Perù (che ormai chiamo casa) scendo di corsa a Cebolla Pampa, mi innamoro del sole che sorge, dell'aria gelida del mattino e della sensazione di SENTIRSI PIU' VIVO CHE MAI! :)


Arrivato alla Pampa, carico la portantina di legna sulle spalle e ripercorro il cammino verso il rifugio. Il peso si fa sentire così come il dolore dei muscoli delle gambe, delle spalle e della schiena. MA mi basta "poco"! Un cielo azzurro, una nuvola con una forma strana, una mucca che mi guarda masticando in silenzio, un panorama mozzafiato, una canzone, un pensiero, un ricordo, un viso e le uniche cose che sento dentro sono il forte battito del mio cuore, il respiro affannato dovuto ai 4000 metri e la GIOIA DI ESSERE ORMAI IN VETTA!



Apro la porta di "casa" ed ecco Carlos ai fornelli che cucina il pranzo, Enrico che prende le prenotazioni e rende cristallino il rifugio e Tomas, amico Chileno rimasto affascinato dal nostro servizio che ha deciso di fermarsi con noi per una decina di giorni, che si occupa di tagliare la legna e tenere accese le due stufe che abbiamo in modo da riscaldare ancora di piú un ambiente giá incredibilmente caldo.

I turisti sono contenti per il clima di amicizia che si respira e meravigliati di scoprire che siamo tutti volontari e tutto l'incasso del rifugio sará  destinato alla costruzione di case per i poveri della Sierra ed altri progetti di sviluppo sociale.


Riprendo fiato e mi rilasso lavando i numerosi piatti, tazze, bicchieri, coperti e pentole varie e viaggio con la mente tra i pensieri, le sensazioni e le emozioni. 

Serviamo ai tavoli e sono già le 14, ora del secondo viaggio! :)

Piove, anzi, nevica, ma io sono già pronto per AMARE ANCHE LA NEVE! 


Saluto nuovamente Cebolla Pampa, questa volta carico il mio zaino di verdure, latte, spaghetti, bibite, lattine e tutto ciò di cui avremo bisogno per le colazioni, i pranzi e le cene dell'indomani.


Cammino, cammino e cammino e mentre mi maledico per aver riempito troppo lo zaino (e le braccia) sorrido della situazione perchè tanto prima o poi arriverò!

Stanco, sudato e affaticato giugno ancora una volta senza fiato ma FELICE al rifugio e c'è solo" il momento per darmi una sistemata, indossare il grembiule, servire ai tavoli, cenare, chiacchierare con qualche turista, preparare la colazione per chi si alzerà a notte inoltrata per fare la cima, accatastare i piatti che laverò l'indomani e tutti sotto le coperte!

Le parole di uno scrittore incredibile mi danno la buona notte e non c'è neanche il tempo per sognare, sono già le 5... :)

Foto de Tomas 

"Un camino por los Andes al subir encontrarás 

regalando a los pobres en la cumbre llegarás 

Pisco, Huascaran, Huandoy nos rodearán 

FELIZ CON MI CARGA VOY MIRANDOME ESTÁN


Caminar, trabajar, nuestro tiempo regalar,

SUBIR PARA AYUDAR LOS QUE ABAJO ESTÁN

Una luz al buscar tantos chicos se unirán,

un refugio construirán frente al Huascaran


Lindo es escalar, de la cumbre divisar

nevados frío calor, tan ciquito soy

AL SUBIR TU PODRÁS UNA CASA ENCONTRAR

ALLÍ FELIZ DESCANSAR, BIEN SERVIDO ESTAR." :)



Un saluto e un abbraccio fortissimo,

Teo! :)

p.s. Grazie ad Anna per avermi prestato il suo account MIca SCEmi e a tutti voi per farmi sentire sempre la vostra vicinanza! Siete grandi! :)



venerdì 24 aprile 2015

Nicaragua: " ¡Subir a lo ALTO para AYUDAR a los que viven ABAJO!" (Perù 2015) :)

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FINALMENTE CI SIAMOOO! :)


Dopo aver OSSERVATO le incredibili bellezze e le forti CONTRADDIZIONI di questo paese,
dopo aver INCONTRATO un sacco di persone e amici lungo il CAMMINO


dopo aver RESPIRATO in molte citta´, climi e panorami differenti,
dopo aver svolto i più svariati lavori che questa linda terra offre,


dopo essere passati dagli 0 ai 5000 metri, dalla fatica alla gioia, dallo STUPORE alla MERAVIGLIA... 


Beh, che dire... È giunto il momento di SUBIR A LO ALTO! 


È giunto il momento di trasferirsi in quella che sarà la mia NUOVA CASA fino a giugno!
È giunto il momento di dedicarsi pienamente al REFUGIO PERÙ (sul Pisco) nel bel mezzo della CORDILLERA BLANCA!


Ma non preoccupatevi troppo per me, davvero, SONO IN BUONISSIME MANI! :)

Passeró questo ultimo mese y pico, prima del mio rientro in Italia, immerso nel SILENZIO, nella TRANQUILLITÀ e nella PACE che solo la montagna è capace di regalare. 


Un luogo dove l'alba e il tramonto ti sorridono scaldando, con i colorati raggi del sole, i ghiacciai delle cime attorno, dove la notte gelida ti culla con il leggero sussurro di un lieve nevischio e ti copre con un manto di stelle luminosissime.

Un luogo dove OGNI CITTADINO DEL MONDO che sarà nostro ospite dovrà sentirsi a CASA! 

Insomma, un po' come mi sento io tra quelle SEMPLICI mura nel bel mezzo della MERAVIGLIA! :)



Un bacione a tutta la mia FAMIGLIA e a voi AMICI,

un abbraccione forte da qui a giugno,


Teo! :)













martedì 31 marzo 2015

Nicaragua: ¡CONSTRUYENDO un SUEÑO! (Made in Chimbote - Perù)

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A Vista al mar, quartiere abusivo costruito vicino alla cittá portuale di Chimbote, la vita scorre lenta.

I suoi abitanti sono famiglie povere che cercano (e ricercano) fortuna nelle cittá piú grandi e sviluppate del Perú e, non trovandola, danno vita a vere e proprie cittadine nel nulla chiamate invasiones. Le terre "prescelte" per questo genere di insediamenti non sono di nessuno (fino a quando lo stato non le reclama), in quanto desertiche ed inutilizzabili per qualsiasi attivitá agricola o commerciale.

A Vista al mar c'é il deserto. 

Quello di sabbia, che funge da strada, pavimento per le case di paglia e materiale per la preparazione del cemento (per le rare case in muratura); e il deserto delle persone, come conseguenza del forte caldo e dell'assenza di lavoro che spinge gli uomini a cercare un'occupazione nelle cittá vicine e le donne ed i bambini a rinchiudersi in casa lontano dagli ustionananti raggi del sole.



Ma, come ogni luogo che si rispetti, anche Vista al mar possiede dei temerari! Delle persone coraggiose disposte a tutto per sfidare l'assenza di acqua potabile (che giunge una volta al giorno all'interno di appositi camion), il calore della sabbia e la forza del sole.


In questa vicenda i "temerari" sono tre bambini!

I primi sono due fratelllini di 5 e 6 anni che non si arrendono e giocano tutti i giorni all'aperto nonostante le condizioni climatiche avverse, il terzo invece é un "bambino" di 91 anni che, da quando é arrivato in Perú alla fine degli anni sessanta, non ha mai smesso di accettare sfide apparentemente impossibili. 




Ecco dunque Padre Ugo che, anche nel deserto e nel nulla, ha deciso di sognare ancora una volta ad occhi aperti.

Ha deciso che questo nuovo grande e faticoso sogno é quello di costruire 5 asili nel deserto delle 5 invasiones vicino a Chimbote: Sanchez Milla, Licenziados, Portales, Tangay e, appunto, Vista al mar.



Da diversi mesi i giovani volontari peruani cresciuti nelle scuole e nelle missioni del Mato Grosso hanno fatto di questo sogno un obiettivo e, guidati e sostenuti dalle famiglie italiane dell'OMG residenti in Perú, hanno organizzato campi di lavoro settimanali per far conoscere a tutti i giovani del paese la realtá di Chimbote e la risposta concreta dell'OMG all'ennesima sfida e sogno di Padre Ugo.


Questa settimana in 200 abbiamo avuto la fortuna di partecipare ad uno di questi campi di lavoro suddivisi nei 5 asili lavorando come muratori insieme ad altri amici italiani e peruani.



Questa settimana abbiamo avuto la fortuna di spaccarci la schiena scaricando sacchi di cemento da 40 chili, segando infiniti pezzi ferro con seghe a mano, trasportando mattoni su mattoni e svolgendo tante altre "infami" mansioni che il cantiere prevede.


Questa settimana abbiamo faticato e portato il nostro corpo a rivoltarsi contro noi stessi per i dolori, gli acciacchi, le numerose punture di zanzare e il pesante caldo.

FORTUNATAMENTE il nostro motore piú importante, il cuore, é l'unico muscolo capace di pompare e lavorare piú forte delle nostre braccia e delle nostre gambe.

FORTUNATAMENTE anche dopo una giornata di cantiere la stanchezza e la fatica se ne vanno lasciando spazio a sorrisi e risate.

FORTUNATAMENTE noi ripartiamo da qui!

Senza sosta sosteniamo Chi ha deciso di continuare a costruire e a far germogliare speranza ANCHE NEL DESERTO! :)



Un saluto e un forte abbraccio a tutti voi,
felice notte,




Teo! :)

domenica 22 marzo 2015

Nicaragua: ¡DAL NICARAGUA AL PERÚ, MA CON LA STESSA GANA DE VIVIR! :)

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Il Perú sono gli auguri, gli "in bocca al lupo" e le lettere di familiari ed amici ricevuti prima della partenza.


Il Perú é "Il Massi", mio compagno di avventura, guida e amico, che ovunque andiamo si fa largo sorridente tra forti abbracci pieni di affetto, strette di mano, risate e racconti passati rispolverando nei cuori di chi lo incontra gioie e sofferenze condivise insieme.

Il Perú é la calma e la simpatia di Padre Ugo nell'immensa lista di difficoltá e problemi che affronta ogni giorno con il fondamentale appoggio dei volontari dell'Operazione Mato Grosso per aiutare i "suoi" poveri.



Il Perú é la sviluppata capitale popolata dai suoi abitanti "globalizzati e occidentalizzati", é la fantastica vista dell'oceano dalla localitá turistica Miraflor, é la Inka Kola e il Mate di Coca.



Il Perú é viaggio, é muoversi dalla cittá ai campi coltivati, dal cemento al fango; é passare dagli autobus e taxi alle combi scassate che perdono ruote ed affidabilitá.






Il Perú é partecipare alla commemorazione della morte di Padre Daniele Badiali, rapito e ucciso nel 1997 per salvare la vita di "altri"; é ritrovarsi seduti su un sasso fradicio per la pioggia osservando una bambina piccolissima che, con in mano un fiore, sorride ai suoi genitori, ai suoi fratelli e al mondo intero

Il Perú é uno stile di vita.



Il Perú sono i colori della natura, degli abiti e dei cappelli del popolo peruano.


Il Perú é raccogliere patate insieme all'inseparabile Massi e Marco ("Il rasta") con piedi, ginocchia e mani nel fango sotto il sole che brucia la pelle e l'umiditá della pioggia che penetra nelle ossa.


Il Perú é riflettere sulla "vita del campo", sulla fatica, sulla piaga dell'alcolismo e sulle storie degli operai locali con cui condividiamo il lavoro.


Il Perú é una telefonata dalla Sierra per fare gli auguri a papá e salutare la famiglia in una sala con un telefono e mille persone che ascoltano ció che dici e guardano incuriositi come gesticoli; é la cucina e l'accoglienza della Manuela; é la mia felpa rossa che porto sempre con me perché emana un calore insostituibile.



Il Perú é Lima, Huaraz, Marcará, Chacas, San Luis, Acorma, Sapchá, Acochaca, Shilla e Carhuaz.



Il Perú é ricchezza, povertá e sofferenza; é lavoro manuale, condivisione, entusiasmo e felicitá; é altitudine, fiato che manca e cuore che batte forte... 

IL PERÚ É PASSIONE!



Un bacione alla mia famiglia e un abbraccio fortissimo a tutti voi,
vi porto con me ogni giorno in ció che vivo e respiro,

Teo! :)


p.s. in molti si chiederanno perché continui a scrivere sul blog di Caritas sebbene il mio anno di servizio civile sia terminato da ormai quasi due mesi...


Beh, la risposta é semplice... dall'Italia al Sole una delle poche certezze é che SI É SCE PER TUTTA LA VITA!  :)





giovedì 12 marzo 2015

SCE 2014: il testimonio

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Il passaggio di testimone dei volontari in servizio civile 2014 ai futuri SCE 2015.
Grazie, ancora una volta, per esservi spesi fino in fondo e per aver accolto con generosità la nostra proposta.

Grazie a Davide Occhipinti per il montaggio/smontaggio e rimontaggio delle immagini girate durante gli ultimi giorni di servizio in Italia dei suoi compagni di avventura:
Mari Agazzi, Patty Paciletti, Stefano Fogliata, Anna Pulici, Cri Cri De Lillo, Teo Landoni, Lele Manzoni, Stefania Mureddu e Fede Cortesi.

L'equipe dell'armadillo, onorata della citazione, augura buona visione a tutti!





martedì 10 febbraio 2015

Bolivia: Tornare a casa

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La valle di Pocona vista dall'alto del cimitero incaico.
Una cholita che porta al pascolo le vacche
Sono tante le cose che avrei voluto scrivere, avrei voluto raccontare del narcotraffico in Bolivia, avrei voluto narrare le carceri di Cochabamba, avrei voluto dipingere a parole la festa di Urkupiña e le sue contraddizioni e forse qualcos’altro ancora e non è detto che non giorno non si torni a scrivere sul blog di MICASCEMI, ma per il momento questo è il post di fine servizio.
Un anno è lunghissimo, quando sta per incominciare non si vede la fine e quando lo si vede dalla fine, quando si chiude la casa e si imballano gli ultimi interminabili oggetti di casa (e chi ha traslocato almeno una volta nella vita sa di cosa sto parlando), ci si rende conto che è stato un anno lunghissimo, che si sono fatte molte cose, che si è vissuto un sacco di esperienze. Ma mentre lo si vive, mentre si è dentro al momento, il tempo scappa via dalle mani, è difficile trovare un istante per fermarsi a riflettere, è difficile fermare momenti, immagini, emozioni e volti semplicemente nella memoria.
La valle di Pocona vista dall'alto del cimitero incaico
Per questo ho sentito il bisogno di comprare una macchina fotografica, per necessità narrative, ma anche per avere delle immagini sulle quali riflettere, dei ricordi miei, dei momenti che ho vissuto e che sono riuscito a fermare in uno scatto. Vedere le foto mi aiuta a rendermi conto del tempo passato in Bolivia, delle cose fatte e vissute.
Hermana Cherubina che porta la comunione agli infermi di Vacas
Ma non è stato un anno facile, non è stato un anno che si può riassumere semplicemente con la parola: “bello” o, passatemi il francesismo, “figo”. Quando le persone, amici, conoscenti, famigliari, compagni di squadra ti chiedono come è andata, e ti dicono sorridendo: “chissà che bello, chissà che figata”, beh viene da sorridere difronte a queste affermazioni e non si sa mai cosa rispondere, ma soprattutto come rispondere. Si è stato un bell’anno, è stato un anno utile per tanti motivi ed è un’esperienza che se si pensa di essere pronti raccomanderei, ma ciò non toglie che è stato un anno difficile, un anno dove ho vissuto, dove tutti noi che eravamo in servizio civile abbiamo vissuto, con tutte le cose belle, le difficoltà e le contraddizioni della vita, abbiamo vissuto all’estero in mondi che non erano i nostri, ci siamo dovuti adattare e cambiare qualcosa in noi.
Adesso sono di nuovo a casa, il rientro è la cosa più naturale del mondo, una volta tornati è come non essere mai partiti. Tante delle piccole cose che facevano la nostra quotidianità tornano con una facilità incredibile, eppure per alcune di esse è come essere lontani anni luce. Le cose che straniscono sono molte, tra le quali rientra anche la sensazione che qui, a casa, il tempo si sia congelato aspettandoti, eppure si ha camminato, ho fatto un anno via, in un mondo dove le cose cambiavano da un giorno all’altro e come è possibile che qui il tempo si sia fermato? Eppure sai che il tempo anche a casa è passato, mio fratello ha fatto un altro anno all’università e poco ci manca che si laurei con me, alcuni amici si sono sposati e altri hanno avuto dei figli, altri ancora hanno finito l’università e hanno iniziato a lavorare. E allora perché sembra che non sia successo niente? Da una parte è una sensazione rassicurante, si torna a casa e si torna ad avere i propri punti di riferimento, si torna a poter levare lo sguardo e a poter orientarsi con il campanile o per chi vive in Milano con la “Madonnina”. D’altra parte non si può negare che questa rassicurante sensazione un poco spaventi, può sembrare una negazione dell’anno appena vissuto, come una calda coperta che ti invita a rimetterti sotto di essa e di abbandonarti al suo morbido tepore.
Volti di campesinos
Questo tepore è confortante e allo stesso tempo soffocante, si ha come la sensazione che c’è qualcosa di più che casa propria, che la quotidiana routine che sempre si ha vissuto. Eppure, eppure bisogna rientrare, non si può vivere sempre lontani, non ci si può isolare. Dicendo che bisogna rientrare intendo che bisogna rientrare anche con la testa, non solo fisicamente. Ritengo di essere fortunato da avere l’università ancora da finire, ciò ad un certo punto mi ha come fatto preparare al rientro a casa, alla domanda: “sei dispiaciuto di andartene?” la risposta era: “no è il momento”. Bisogna imparare a vivere con gioia ogni giorno, a vivere con felicità le piccole cose di tutti i giorni e a rendere ogni attimo, ogni momento speciale, senza aspettare le grandi occasioni, ma creandole dentro ogni giorno, cercandole dentro quello che ci circonda. A tutti quelli che pensano di essere troppo grandi o troppo fighi per leggere storielle per bambini, io consiglio ugualmente di leggere “Lo Hobbit”, che si chiama anche: “Andata e ritorno”. Tolkien, volendo narrare una favola per bambini alla fine ha raccontato la storia di una vita, mai titolo fu più azzeccato. Ogni viaggio deve avere un inizio e una fine, bisogna sapere quando è il momento di partire, ma così anche bisogna sapere quando è il momento di tornare, di chiudere un capitolo, così da poterne aprire un altro e iniziare un altro viaggio, iniziare una nuova strada.
La vita è fatta a tappe e tutte queste tappe penso che debbano essere collegate da un filo conduttore, bisogna avere un mappa, sul quale muoversi, improvvisare cambiare direzione, tornare indietro eventualmente. La vita è fatta di rituali e bisogna saperli sfruttare, perché aiutano e vanno presi con la giusta importanza leggera.
Boh i pensieri sono tanti e ci vuole tempo per riordinarli, è esattamente un po’ come aver fatto un trasloco, i libri si mettono via nelle scatole, ma una volta nella nuova casa, o una volta tornati (come è il mio caso, dalla Bolivia mi sono portato via 46kg di libri) bisogna rimetterli sulla libreria in maniera che siano fruibili. O è come con le foto di un viaggio, mentre si è in viaggio si scatta finché si ha batteria, ma a fine giornata o una volta tornati a casa si collega la macchina fotografica al computer, si scaricano le foto e le si riordina.
Bene adesso la smetto di tediare, torno a mettere a posto le mie foto e a continuare a percorrere la mia di strada. Comunque sulla strada non si sa mai lo que puede pasar e io penso sempre che un hasta luego es mejor que un adios.

Viene il giorno in cui chiedi a te stesso dove voli
viene il tempo in cui ti guardi e i tuoi sogni son caduti
E' il momento di rischiare di decidere da soli
non fermarsi e lottare per non essere abbattuti
RIT.
Spingerò i miei passi sulla strada
passerò tra i rovi e l'erba alta
la gioia m'ha trovato la pienezza
non starò più seduto ad aspettare

Sulle spalle una mano che si spinge a trattenere
vuol fermare l'avventura ma ritorno a camminare
ho incontrato troppa gente che mi ha dato senza avere
voglio dare queste braccia non c'è molto da aspettare.

RIT.
E' parola come vento 
tra le porte quella stretta

gli uni gli altri nell'amore
non avere che un canto
questo tempo non ha niente

da offrire a chi aspetta
prende tutto prende dentro
sai fin dove non sai quanto.

RIT.
Non è strada di chi parte
e già vuole arrivare
non la strada dei sicuri
dei sicuri di riuscire
non è fatta per chi è fermo 
per chi non vuol cambiare
E' la strada di chi parte 
ed arriva per partire.