domenica 30 agosto 2009

Vita da Redes

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Giovedì 20 agosto…2 settimane esatte dal nostro arrivo. Passati i giorni del totale spiazzamento, della full immersion nella preparazione di attività e di uno spettacolo teatrale, delle paure degli insetti, dell’acqua contaminata e del clima non sempre facilmente sopportabile, arriva forse il momento di dare spazio a qualche pensiero che aiuti a metabolizzare il nostro essere qui. In questo mese Redes sta lavorando sulla sensibilizzazione alla pulizia, alla cura dell’ambiente, al riciclo…e ai cantieristi, è stato chiesto di fare uno spettacolo teatrale (soprattutto per bambini) da portare in giro per sensibilizzare o dare semplici spunti di riflessione su questo tema.
Oggi i nostri primi “spettacoli teatrali” (se così li vogliam chiamare) all’interno di Redes. Scopriamo che le fatiche di settimana scorsa hanno portato ad un lavoro che piace ai bambini ed agli adulti e non possiamo che ringraziare le grintose persone dell’area del “trabajo social” in Redes che hanno placato le inevitabili perplessità che alleggiavano nel gruppo: parlare di riciclaggio, pulizia, spazzatura, medio ambiente in una maniera divertente (che vada bene soprattutto per i bambini…ma non solo) a persone che vivono attaccate alla “chureca” (discarica) e che in molti casi lavorano raccogliendo rifiuti per poi pulirli e rivenderli, non ci sembrava una cosa molto semplice. Stamattina…sentire ridere le mamme e vederle attente è stata una sorpresa di cui forse abbiamo colto la potenza solo nella tarda mattinata grazie anche alla chiacchierata con Mari Carmen che ci ha aiutati a “intuire quanto è raro veder comparire il sorriso su quei volti che vanno assumendo tratti sempre più familiari anche per noi. Le storie di vita raccontate da Eli e Mari Carmen diventano piano piano persone reali, volti concreti, spesso dagli occhi tristi, ma che trasmettono una forza che a volte non sembra umana.

Antonella Somma

venerdì 28 agosto 2009

Voglio andare a vivere in campagna...

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Dopo i cantieri della solidarietà ho deciso di rimanere in R.Moldova e sinceramente non sapevo che cosa avrei fatto. Ho avuto 2 settimane di riposo e di solitudine assoluta a Chisinau e dopo i cantieri è stato pesante perchè mi sono ritrovato da un giorno all'altro ad avere giornate super intense ad avere giornate super vuote!!

In queste 2 settimana sono riuscito con mia grande felicità ad andare ancora una volta a vivere in campagna per qualche giorno. Ero già stato nel periodo di pasqua a Sadaclia e questo volta sono andato a Firladeni, un altro villaggio della R.Moldova. Ma ci sono andato col chiaro intento di lavorare; non volevo passare 3-4 giorni con le mani in mano, non c'è l'avrei fatta!

E' così è stato!! Ho pitturato assieme ai moldavi che mi hanno ospitato un cancello di legno nuovo di zecca; 350 stecchetti di legno da fargli la punta bianca e il resto di colore azzurro.
Siamo andati a pulire dal letame il recinto dove stavano le capre. Siamo andati per 3 volte al giorni a raccogliere il latte che veniva munto dalle dalla capre. Alle 8 di sera dovevamo andare a recuperare la vacca che era andata al pascolo. Ho pure viaggiato su un carretto trainato dal cavallo.
Insomma alla sera alle 10 ero già a letto, e non ho mai dormito così bene come in questi giorni!!


Io e Oleg che pitturavamo il cancello di legno!


Durante il giorno le pause birra erano d'obbligo e il papà del mio collega moldavo che mi ha ospitato ci carburava con 2 bicchieri di birra ogni due ore, in modo che potessimo dipingere al meglio il cancello! La mamma invece ci preparava delle deliziose tavolate con cibo di ogni sorta: zuppe, pasta, formaggio, carne, verdure e vino ovviamente.

Uno dei giorni che ero a Farladeni era anche il mio compleanno e oltre alla birra solita del lavoro ogni tanto mi toccava brindare per la mia nascita con personaggi del paese sconosciuti ma che volevano anche loro festeggiare con me il mio compleanno con un bicchiere di vino!

Son stati 4 giorni che dimenticherò difficilmente, non solo per il lavoro, ma anche per la bella gente che ho conosciuto e per la calorosa ospitalità che mi hanno riservato. E' anche vero che non sono arrivato come un perfetto sconosciuto, sono arrivato assieme al mio collega moldavo di lavoro che mi ha presentato i suoi genitori e alcune persone del paese, però mi piace pensare che in ogni caso sarei stato accolto in questo modo, come se fossi anche io del villaggio di Farladeni!


Il carretto!

mercoledì 26 agosto 2009

Incontri....

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Quando ero sull’aereo per arrivare a Chisinau, ho incontrato un uomo che mi ha detto che quindici giorni in Moldova mi sarebbero bastati per capire che cosa era questo paese, soprattutto uscendo dalla città e andando verso i villaggi. Io non so ancora che cosa ho capito, che cosa no e che cosa rimarrà in sospeso perché, come tutte le esperienze forti, ho bisogno di tempo per elaborare. Una cosa però l’ho capita..nonostante tutte le esperienze che possiamo fare a contatto con la povertà, con la sofferenza, con un altro mondo non potremmo mai riuscire a capire che cosa porta un uomo ad abbandonare tutto e rischiare perché la nostra sarà sempre e comunque una scelta e noi sappiamo di avere sempre una base sicura dove tornare, il nostro paese. Per quanto riguarda il resto percepisco di aver incontrato un altro mondo, inteso nel senso pregnante del termine. Questo si avverte appena arrivi nei villaggi, dall’aria che respiri, dall’odore della terra, dalle anime che incontri attraverso gli incroci di sguardi.

Incontri con gli altri. Beh che dire di questo, a volte le parole sono limitate (o forse le mie) non è possibile esprimere l’immensità che può rinchiudere l’incontro, anche se di un attimo. In questo incontro con l’altro c’è l’incontro con chi ci ha accolto a braccia aperte, anche se non fisicamente: ovunque noi andassimo con i bambini, con gli anziani o per le strade del villaggio faticavi a trovare qualcuno che ti respingesse. Certo noi eravamo la novità del momento, ma che dire dell’accoglienza quando ci offrivano quello che avevano, un bel pezzo di formaggio e un bicchiere di vino (e se non stavi attento, diventavano due o tre o anche quattro e fermiamoci qui).

Incontri con occhi che sorridevano o altre volte con occhi che erano in attesa di chissache, probabilmente della morte. Ricordo ancora nettamente la sensazione che ho provato quando, durante la prima settimana a Ucrainka, sono andata a fare attività sociale a casa di una donna anziana…ho ancora impresso negli occhi lo stato di abbandono di quell’abitazione e di quella donna e nelle narici l’odore che riempiva quelle stanze, le mosche. Ricordo di essermi immaginata un giorno qualunque di quell’anziana totalmente sola e disillusa, la ricordo seduta sull’uscio di casa ad aspettare qualcosa, forse la morte. Dall’altra parte, invece, ricordo la donna che siamo andati a visita quando eravamo a Coscalia, nonna Mina, e ricordo lo sguardo vivo, il sorriso e la percezione che quella casa fosse viva.

E poi che dire incontri con i compagni di viaggio..e qui le parole faticano a venire alla mente..a volte piango dentro me stessa per i ricordi che mi legano ad ognuno di loro, ai loro occhi, ai loro sorrisi. Però le mie non possono essere lacrime tristi, di rimpianti, ma lacrime di felicità perché so nel profondo di me stessa che ho avuto la fortuna di aver incrociato altre anime e che dire.. alla fine non i soldi, le case, gli oggetti ma sono gli incontri che rimangono…e a volte si percorre una vita intera alla ricerca di questo tipo di incontri…grazie.

E’ forse questo quello che sono sicura di aver portato a casa da questo paese: gli incontri.

Elisa
Cantiere della Solidarietà - R.Moldova


"Facem un cerc" - Facciamo un cerchio
Un momento delle attività coi bambini di Coscalia

martedì 25 agosto 2009

17 agosto

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Allungo il passo per superare un rigagnolo di acqua fetida e sono già dentro la casa del nostro amico nicaraguense. Alle mie spalle si richiude un rudimentale cancello di filo spinato e sacchi neri. “Buenos dias, que tal? ”. È il nostro approccio tipico, un po’ timido ma nello stesso tempo desideroso di penetrare nella quotidianità di questa famiglia. Nonostante l’accoglienza sia cordiale, leggo negli occhi di M. un senso di vergogna e imbarazzo. Mentre le parlo, armeggia mestamente con alcune manciate di fagioli, decisamente troppo misere per essere l’unica portata della cena. La pentola sta già bollendo, e il fuoco che l’alimenta getta tutto il fumo dentro la piccola stanza, rendendo l’aria irrespirabile. Mi si stringe il cuore a pensare che questo è il posto in cui vivono; un ammasso di lamiere e cartone costituiscono i muri portanti dell’abitazione, delimitando il perimetro di un unico ambiente in cui cinque persone dormono, mangiano e trascorrono la maggior parte del proprio tempo. Sul pavimento, in realtà nient’altro che terra battuta, un materasso serve da letto per tutta la famiglia.
La vista di una fila ordinata di stoviglie su di una mensola fa nascere un sorriso sulle mie labbra: un piccolo segno di cura e attenzione quasi inaspettato, che risalta rispetto al resto dell’ambiente. Allo stesso modo, nell’angolo, un pila ordinata di vestiti, raccolta dentro uno scatolone.
La mia visita è un’occasione per seguire questa famiglia nel “progetto latrina”: lo scopo è controllarne lo stato, ed eventualmente fornire spiegazioni e indicazioni per la manutenzione e il miglioramento delle condizioni igieniche generali.
Parte delle nostre mattinate è dedicata alle visite domiciliari alle famiglie. Entriamo in contatto con una moltitudine di storie diverse, accomunate dalla stessa realtà, ma tuttavia è impressionante notare come possano esistere differenze tanto nette anche nella povertà.
Ritornando verso la mia casa nica, mi viene da pensare che sembriamo appartenere proprio a due mondi diversi. Diverse le risorse, diverse le possibilità, diversi gli orizzonti e le prospettive per le proprie vite. Ogni mattina, la maggior parte di loro non può permettersi di pensare ad altro che al giorno presente, così da vivere senza ambizioni e progetti per il proprio futuro.
Mentre noi possiamo programmare le nostre esperienze, pianificare i nostri studi, immaginare nuove esperienze. In poche parole, fantasticare sul nostro futuro.
Ogni visita al barrio è quindi ogni volta un’emozione molto intensa, che genera in me disorientamento e confusione. Talvolta anche un po’ di rabbia.
Dopo ogni giornata però, possiamo tornare nelle nostre oasi di pace, il Guis e Redes.
Sono due strutture curate a partire anche semplicemente dall’aspetto estetico, poiché colorate e piene di verde, ma soprattutto per l’impegno nel lavoro e l’attenzione verso i ragazzi. Questi infatti possono godere di progetti studiati su misura da un personale preparato e disponibile, hanno spazi per il gioco inesistenti nel barrio, e, per quanto possa a noi sembrare scontato, hanno due pasti giornalieri assicurati. Sforzi ripagati da un sorriso sempre presente sui loro volti.

Anna e Fabio

lunedì 24 agosto 2009

..... "il mal di casa"

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Hai presente chi viaggia per mare, che dopo aver vissuto sulla barca in preda alle onde, si trova in difficoltà a tornare sulla solida terra ferma? Lo chiamano “mal di terra”.
Così mi sento oggi, a dover tornare in equilibrio alla vita normale di tutti i giorni, dopo aver vissuto l’esperienza dei cantieri in Moldova.
Sono inquieto e non riesco ad abituarmi alla casa, alle comodità, alla famiglia premurosa, alla routine, al ritmo incessante della città, del lavoro. Alle preoccupazioni, al pensare per forza al domani e al dopo domani, e a misurare il tempo. Al vivere ordinato in una casa che ora sembra troppo grande, che risuona di silenzio e vuoto. A parlare con chi ti conosce da sempre ma non riuscire a trasmettere e condividere ciò che hai vissuto.
Vorrei essere ancora a Ucrainca, o a Coscalia, e continuare a vivere delle cose semplici, e della gioia di un sorriso, di un abbraccio. Ad avere amici sempre intorno, agli sguardi curiosi e benevoli, ad essere accolti a braccia aperte da chi non ha niente eppure ti offre tutto. Ad aiutare chi è solo, e sperimentare che quello che ricevi in cambio è sempre di più di ciò che hai dato. A lavorare insieme e di nuovo giorno per giorno, con le proprie mani e senza grandi progetti da rispettare, e andare a letto stanchi e con la schiena a pezzi ma con cuore sereno ed il sorriso sul volto. A condividere tutto, scoprirsi simili e scoprire quanto può avvicinarti un semplice gesto, una parola, uno sguardo. A non essere giudicati dalla propria storia, dalla propria provenienza o dal cammino che ti ha portato lì, ma solo da ciò che fai lì, da ciò che sai offrire di te e ciò che sai ricevere.
A cercare di comunicare in tutte le lingue, e infine a gesti, a imparare le usanze e le tradizioni che uniscono un popolo. A mangiare pasta scotta di giorno e crusca la sera, a dormire per terra di fianco al grano, e svegliarsi all’alba con le campane.
E ritrovarsi alla sera di nuovo sui gradini, sotto le stelle, a ridere e scherzare insieme, ancora una volta…

Alfonso
Cantiere della Solidarietà in R. Moldova

domenica 23 agosto 2009

Cantiere in Moldova! Già finito???

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Con un imbarazzante ritardo anche il Cantiere 1 Moldova si fa sentire all'interno del blog!! Ho pregato i miei volontari affinchè postassero qualcosa....ma li capisco...abbiamo vissuto due settimane intense, in mezzo ai villaggi della moldova, in mezzo a orde di bambini golosi di gioco, in mezzo ad anziani bisognosi e a volte dimenticati!
Servirebbe un libro intero per raccontare la bella esperienza vissuta! Forse due: uno per i volontari e uno per me che a mia sorpresa mi sono trovato dopo 10 mesi di moldova a scoprire ancora cose nuove e interessanti di questo paese che non finisce mai di stupirmi!
Un post sarebbe riduttivo e sono sicuro che le emozioni vissute sono ancora così forti che è difficile riuscire a metterle per iscritto!
Posso dirvi che abbiamo fatto ridere e divertire i bambini con 2 ambientanzioni fantastiche ( Shrek in un villaggio e Asterix/Obelix in un altro)!
Posso dirvi che abbiamo incontrato tantissime persone, anzini e non, che ci hanno accolto (a volte anche no!) e mostrato ogni volta qualcosa di nuovo della moldova.
Posso dirvi che abbiamo giocato e scherzato con i volontari moldavi che hanno collaborato con noi come se la differenza di lingua non sia mai esistita!
Posso dirvi che è stata un esperienza unica e sicuramente da ripetere i prossimi anni!
Come coordinatore voglio ancora una volta ringraziare il mio gruppo di volontari e ringraziare anche i villaggi moldavi che ci hanno accolto e dato la possibilità di vivere questa esperienza!






Quà a Ucrainca! L'ultimo giorno di attività con i bambini del villaggio!



L'ultimo giorno nei villaggi moldavi! L'ultima foto assieme al prete del villaggio prima di partire alla volta di Chisinau!

Lorenzo
Cantiere della Solidarietà in R.Moldova

Scoppi

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A Beirut ogni calda sera è costellata dal rumore di scoppi. Si tratta di fuochi d'artificio, provenienti dagli alberghi di lusso che puntellano le colline dietro la città, a pochi metri dall'autostrada che la attraversa da nord a sud. Caotica, assurda, disumana. Fa strano pensare come fino a pochi anni fa gli stessi scoppi significavano paura, dolore, distruzione. Fa strano accorgersi come vita e morte facciano lo stesso rumore. Ne sei sicuro, da qualche parte qualcuno tra le quattro mura starà pensando a quei giorni, durati trent'anni. Un po' ti indigni, pensi che in certi luoghi, certi suoni debbano essere tabù, come accade per le parole. Come è possibile far festa, scherzare con queste cose? Poi ci pensi, e ti chiedi se forse la futilità non sia anch'essa un tassello fondamentale di quel mosaico complesso che è la normalità. Normalità inseguita, ricercata, sofferta. E allora ben vengano gli scoppi. Scoppi futili, scoppi di vita.

stefano

Yani...

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CDS Jordan 2009...

Grazie a tutti quelli che hanno ideato, partecipato, sorriso, pianto, faticato, ammazzato ragni, mangiato sughi, giocato, corso, saltato, ballato, cantato, a quelli che si son innamorati, a quelli che si son infatuati, a chi ammazzava zanzare nella notte, a chi nella notte non dormiva mai, a gabriello, all'ultimo mostro dell'ultimo quadro ancora da sconfiggere, alle colazione dalle 7.30 alle 9.30, alla business luonge di proprietà del Ricci, ai panni da stendere, ai bagni da lavare, a Mr Abuna 'Imad, ai blog non pubblicati (hihihih), a kullu barra, ai ragazzi di Ader che non ci hanno abbandonato mai, kabir kabir, alla smezzy che si emoziona, alla Franci che sogna 4 giorni al mare, alla Cipitini/ Hudra ed ai mille felafel che si è mangiata, alle riflessioni che non finiscono mai, ai cori in controcanto, alle foto di Vale, a Vale, alla magica Lore, alla nuova Silvia senza gigia, al pollo giovanni, a quattro dita, a Laith, alla Sarina biricchina!

GRAZIE DI CUORE

NOI, ULTIMA PARTE, FINALMENTE!!!

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IL RAFFA


età: 36 anni e non sentirli...


Grande amante dei cani, soprattutto di quelli che cercano di portarsi a casa dei pezzi del suo prominente polpaccio protetto da dei pantaloni ultima moda boliviana color cacca...


Ha vinto il premio "URKUPIñA-Saltafoss 2009" riuscendo nell'intento di incastrare il proprio piede in una scatola di sardine pescate nel mare boliviano e cadendo rovinosamente.

E' l'unico vero autore del blog CDSBOLIVIA quindi tutte le meravigliose Urkupiñate escono direttamente dal gran visir neurone capo che alloggia nella sua calotta cranica chiedendosi se "c'è nessssuuuuunoooo??????"


assolutamente dentro allo stile boliviano beve cicia, mastica coca e si veste in modo improponibile (vedi foto)


E' convinto si essere un disabile in vacanza con la Valtur, dopo che i ragazzi (loro disabili per davvero) con cui lavora hanno pensato di dargli coraggio ogni volta che riusciva a capirli

sabato 22 agosto 2009

Noi parte VIII

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Mariella

età 28

è la coordinatrice loquace!A differenza della timida Martina si presta a sproloqui snervanti per il gruppo ma almeno ha metodi più dolci della sergente di ferro Martina.

Colta e preparata su ogni argomento, potrebbe parlarvi per ore della storia della Bolivia o delle dominazioni Incas.

In questi giorni è un pochetto triste perchè Rodrigo, il boyfriend brasiliano, è rientrato in Brasile (fino a pochi giorni fà era in Bolivia!)..che altro dire..promossa a pieni voti

Noi parte VII

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Daniele

età 21

segni particolari: l'unico ad avere i fermenti lattici con 24 miliardi di cellule vive estratte da ceppo umano !!
E' il fotografo del gruppo, lo troverete in autobus, in chiesa, nei centri, in bagno con la sua reflex digitale ad immortalare ogni piccolo movimento!
Buona forchetta..se metà del budget Caritas è destinato alla capessa Martina, un buon 2/3 serve per alimentare il fanciullo..fotografare deve mettere appetito!
Esperto di informatica, riuscirà ad entrare nei vostri PC senza problemi, amici tremate!
Voto 9 con riserva

giovedì 20 agosto 2009

Noi Parte VI

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Francesca
Età: 23.
Segni particolari: non conosce una parola di spagnolo ma abilissima a coniare una nuova lingua Italo-Quqchua-Aymara-Ispanica ogni qualvolta se ne presenti l'occasione. Da dizionarioteca il suo " DONDANDATE? ". Con la gestualità riuscirebbe a comunicare anche con un alieno; il bello è che se non capisci la sua forma comunicativa esce dai gangheri.
Ogni tanto la si può vedere in trans in strane asane yogao a testa in giù nel parchetto giochi attorniata da bambini basiti.
Sta cercando da quasi 26 giorni di terminare un libro (fra l'altro noiosissimo) ma è sempre alla penultima pagina!
Quando lava i panni occupa tutti gli stendini di Ciudad del Nino (ci vivono 500 persone ma è un dettaglio). Espertissima tagliatrice di cipolle riesce a tagliarne in quantità industriali senza versare una lacrima: mah!

Noi parte V

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Marta
Età: 32;
anche se non sembra è la nostra profe di Educazione.. Fisica... di esercizi fisici da quando è qui ne ha fatti ben pochi, se non allenarsi contro l'ormai noto Montetzuma.
Conosce la formula dell'anticostipazione: misterioso pillolone marrone che, a suo dire, dopo pochi minuti dall'ingestione promette scintille in zona bagno!
Come una cavalletta impazzita ha svaligiato il settore artigianato della Cancha (noto e ordinato grande magazzino boliviano) acquistando ogni genere di gingillo: dall'orinatoio in pelle di lama fino al compricambio in pelliccia di animale non ancora identificato.
Segni particolari: irrascibilità accentuata a seguito dell'ormai noto ritardo cronico boliviano. Se accade prende il via una strana metamorfosi, il pelo le si rizza ed inizia ad ululare.

mercoledì 19 agosto 2009

Sketches of Lebanon...

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Vorrei fare con te quello che il ghiaccio fa con i piselli …. o ai bastoncini del capitano Findus? Forse non lo sapete ma in Messico si dice così.

Dbayeh, il mare mediterraneo davanti a me, l’aria calda e inquinata di Beirut, il traffico ogni mattina verso nuovi luoghi da scoprire. Siamo anche noi stranieri in queste terre, lo sono anche loro da più di cinquanta anni.

Non è la povertà che mi colpisce, ne la condizione delle loro donne a volte coperte dalla testa ai piedi mentre io soffoco dal caldo con le mie veste da forestiera. Loro non esistono. O meglio, vivono in questo limbo chiamato ora Libano, domani Israele dove la loro vita trascorre senza la possibilità di un inserimento reale nella società che li accoglie. I vecchi ci parlano di un ritorno nella terra promessa. I bambini ci guardano da lontano poi da vicino, ci annusano, ci osservano e infine ci salutano con un bye bye imparato nella scuola palestinese. I giovani? Non l’ho ancora scoperto, ma nel frattempo ci rifletto dal mio balcone che guarda il mare di Beirut.

Carolina



Verso l'inizio...



Arrivati agli ultimi giorni di campo siamo tutti stanchi morti e facciamo la conta dei sopravvissuti… tra dissenteria, stipsi, distorsioni e scottature…perché l’ombrellone di paglia non filtra i raggi UV, ma le sedie di plastica sì… Eh sì, sono state fino ad ora due settimane impegnative e ricche di emozioni condivise. L’intensa esperienza di servizio e conoscenza della realtà nel Sud del Libano ha messo ko molti di noi, ma niente paura, noi si tiene duro!!!

Nella terra dei Cedri gli alberi si trasformano in sculture..da contemplare sorseggiando un succo rigorosamente al mango ..per cercare di dissetarsi dal caldo umido opprimente!!!

Un grazie al nostro Dettol che ci ha salvato in tante situazioni: come detersivo, disinfettante, disincrostante e tutto ciò che può servire per l’igiene della casa… ovvero il nostro migliore amico durante le attività di pulizia delle case del campo profughi .

Come non ricordare poi i nostri vicini di casa che ogni mattina ci svegliano puntuali alle sette di mattina a suon di picconate, martelli pneumatici e gettate di cemento per costruire l’ennesimo mostro ecologico … per fortuna lo spettacolo di vista sul mare è ancora salvo!!!!!!!



Verso la fine...





martedì 18 agosto 2009

"Che ambiguità, che ambiguitààààà..."

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Tra un brainstorming e l'altro il sonno vorrebbe la meglio....ma l'inconfondibile urlo di Smezzi segna l'inizio di una lunga caccia contro un ragno, nuovo inquilino della nostra pulitissima reggia!








"Banana et la barra"...oppure semplicemente "et la barra" qui vengono ripetuti ogni 26 secondi...unico modo very easy per comunicare tra due lingue completamente diverse.


incredibile lavorano dopo due settimane di nullaFACENZAAAAAAAAAAA!!! (by Banana et la barra)


(Elena ha appena ucciso una delle duecentomilioni d'invincibili zanzarine...nonostante l'inutilità del gesto dato che qui hanno almeno 7 vite e mangiano girini durante i principali pasti!)


Mentre Banana et la barra (ovvero Benedetta), Sara ci coccola con le sue gustosissime pizzette simil lasagna della nonna!


Uno dei personaggi di questo cantiere ( e notare che non se ne salva uno...solo casi umani) si chiama IL RICCI, uno dei tanti esemplari di homus acidus. Di una cosa siamo certe...la sua permalosità può superare quella di un ragazzo arabo dopo che gli viene fatta una pernacchia.



Oggi siamo reduci da una giornata molto "tetra"...ossa, scorpioni e polvere del cimitero fanno ormai parte del nostro sudore, sarà per questo che ci segue uno sciame di mosche?!?



Noi parte IV

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Martina
coordinatrice
età 24
studi: laurea in scienze politiche e master in riproduzione del lama in habitat rurali.

Segni particolari: "Sai che c'è..!!"

Donna di poche parole, ogni tanto bisogna incalzarla con domande per facilitare la comunicazione.

Metà del budget Caritas è destinato al suo fabbisogno alimentare, mangia come un camionista dopo un periodo di ramadan; la sua fama è legata a punizioni corporali mediate dal carcere di guantanamo...ormai leggenda è lasciare nudo il volontario per le strade di Cochabamba con le mani legate o spegnere i mozziconi di sigaretta sulle braccia.
Conosce a memoria orari e linee di tutti i trufi (autobus) della città anche di quelli abusivi.

Esperta nell'arte dell'origami, conta di sopravvivere in Italia esportando vendendo ad amici e conoscenti migliaia di gru in carta.

lunedì 17 agosto 2009

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Lunedì 17/08/09 ore 3:33 a.m.


Ed eccoci qui...all'ultime ore di tabara in Moldova! Ormai ne abbiamo viste di tutti i colori: dalle promesse di bagni che in realtà si sono rivelati buchi angusti dove scaricare ogni bisogno corporale (affiancati dagli immancabili scatoloni dove gettare la carta igienica, rigorosamente rosa) alle cucine fatiscenti (senza pareti, pavimenti e ornamenti) alla presenza intermittente di acqua e corrente. E cosa dire delle camere? Spazi limitatissimi da condividere con formiche, mosche e rane. Non possiamo dimenticarci dell'acqua, così limpida e cristallina ... ma per fortuna avevamo con noi la nostra protettrice "Santa Amuchina da Milano".
Vogliamo infine annunciare che la Stefi e la Silvia sono riuscite a procurarsi un marito grazie al guardiano notturno di cui ancora ignoriamo l'identità. A proposito: conoscete un certo Robertino Loreti? se volete informazioni chiedete a lui (altro che Pavarotti). Per quanto riguarda la fauna locale segnaliamo che Madame Violette è riuscita a nascondersi nei nostri bagagli...supererà la dogana riuscendo a raggiungere la sua amata Italia??
Ma a metà campo il miracolo avviene: Caplani non è pronta ad accogliere i volontari, quindi cambio di programma e la nostra seconda meta diventerà Cania, dove sono ubicati bagni in muratura (compresi tavolette, sciacquone e tutto il resto!!!!) docce che possono essere considerate tali e finalmente dove vige l'acqua corrente in tutte le ore del giorno! Addio docce fredde con bottiglie riempite di acqua maleodorante, buche che danno direttamente sulle fogne e passeggiate chilometriche al chiaro di luna per raggiungere le nostre confortevoli tolette (ci mancheranno questi momenti!).... Poveri illusi. Appena approdati in quel di Cania le nostre aspettative si frantumano come la speranza che Sergiu si cambi i pantaloni: i sanitari esistono certo, ma la fossa biologia alquanto precaria ne rende impossibile l'utilizzo, quindi dovremo ancora accontentarci delle solite ostili buche. Seconda cattiva notizia: l'acqua non è ancora disponibile: gita al pozzo per riempire ogni serbatoio e pentola a portata di mano. "YUhhu!" Intorno a noi oramai il sudore regna incontrastato. Il gruppo resta unito, non si arrende e si prepara armato di coraggio ad affrontare la settimana che ancorà dovrà arrivare.
Il paese di Cania si rivela per ciò che: un'immensa aia dove tacchini attacchinati, oche, galline (non polli) si aggirano allo stato brado. Vespe carnivore si insediano dappertutto in attesa di assalire qualche malcapitato intenzionato a proteggere invano quella specie di mortadella di pork. Bilancio settimana: vespe 3 uomo 0.
Sono stati avvistati due esemplari di omus assetatus cum apa salata diretti a Leova su due biciclette dalle gomme buche... stategli alla larga, potrebbero essere pericolosi, si possono riconoscere dalle tipiche suonerie per cellulari e da una spiccata predisposizione per gli scherzi.
Durante una riunione sorge un dubbio atroce: "chi è Giulia?".
Paese che vai guardiano che trovi: tra chi li ha scambiati per i tecnici del gas, tra chi sosteneva fossero preti in incognito...fatto sta che ogni sera si presentavano con bottiglie di birra e noccioline pronti a brindare in nostra compagnia.
Bastano tre ore di pioggia per rendere la strada che ci conduce al campo giochi una palude, ma ciò non ci impedisce di raggiungere i nostri amati copii !!!
Un ultimo avvertimento: tenete lontano dalla cucina (se voi ne avete una) l'uomo di ghiaccio...sempre pronto a sabotare i prelibati sughi dello chef Fabrizio..
Potremmo andare avanti ad elencare aneddoti all'infinito, ma qualcuno ce lo teniamo per noi... tesoro prezioso che abbiamo trovato qui in terra moldava e custodiamo gelosamente nei nostri cuori e che riportiamo nelle nostre case, a cui torniamo come prima di questa grandiosa avventura, ma coscienti di portare con noi tante emozioni sguardi, sorrisi e amicizie in più che questa Moldova ci ha regalato.
Giacomo e il gruppo Moldova 03-17/08/09

domenica 16 agosto 2009

Shukran

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Alla fine ce l'abbiamo fatta!!! una settimana dura e intensa è finita... ma quanto ci dispiace! i ragazzi della Summer School continuavano a chiederci di continuare le attività anche per la prossima settimana... E cosa poter dire a quegli occhioni?

Indimenticabile rimarrà il tifo indiavolato di Karam per la sua squadra, o le danze sfrenate a suon di "Colita", le lagne ingiustificate di Abdallah e le grida senza senso di "Oh alele".

Lavorare cheek to cheek con i ragazzi giordani non è sempre stata una passeggiata...tempi e modi diversi, concezione dello stare insieme in team e con i ragazzi non sempre conciliabile con la nostra, ma per essere stato il loro primo campo estivo in assoluto....chapeau!

Sicuramente è stata una ricca settimana, fatta di scambi tra loro e noi...si è creata una bella sinergia, ognuno nel suo piccolo ha dato il suo contributo e i risultati si sono visti.
Abbiamo concluso con lacrimoni e torte a volontà offerte dai genitori.
La soddisfazione più grande...Shukran detto dai genitori e i nostri polsi pieni dei braccialettini, amuleti...regalati dai "nostri" ragazzi!

sabato 15 agosto 2009

L'arrivo scoppiettante

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12 agosto 2009, Nicaragua, Ciudad Sandino…per la precisione Nueva Vida! Siamo qui da quasi una settimana…e già facciamo fatica a riordinare i pensieri, le emozioni e le esperienze vissute.
L’inizio è stato scoppiettante: tra il ritardo dell’aereo, una valigia ispezionata e rotta, una direttamente persa, giungiamo alla ridente Managua che è talmente bella e accogliente che le coordinatrici non ci hanno fatto passare più di 7 ore circa (solo per dormire in casa). Per nulla affranti dalla cosa, partiamo l’indomani per l’isola di Ometepe. La domanda del giorno è: perché sul traghetto che va su un’isola del più grande lago del centro america mandano in onda un film coreano anni 70 con i sottotitoli in inglese? Misteri della vita! Se poi ti tocca guardarlo con il lago mosso a causa della pioggia ( un grazie alla eli brivio che la gufava già da Managua) e l’aria condizionata ghiacciata sulla schiena, sai che la giornata non può che migliorare…
La giornata sì forse…ma la notte no. Forse non lo sapete ma in mezzo ad una natura veramente esplosiva, in una finca di campesinos ormai diventata un ostello ai piedi di un vulcano (il Madera), non vi può solo succedere di prendere le pulci, essere punti da qualche insetto o essere rapito da un monocongo (ribattezzato dalla cantierista Sara macongo, meretongo, mococombo…), ma potreste svegliarvi nel mezzo della notte facendo fatica a respirare a causa di una strana puzza di bruciato e scoprire che a fianco della vostra casetta degli intelligentissimi nicaraguensi hanno dato fuoco niente popodimenoche … a una cumputadora!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
A parte queste disavventure, che rientrano comunque nella normalità nicaraguense, l’inizio del cantiere non è stato niente male: ci siamo inoltrati nella lussureggiante foresta tropicale fino a raggiungere una cascata e i più coraggiosi si sono spinti, sotto la pioggia, lungo sentieri fangosi (ma veramente fangosi), fino al cratere del vulcano Madera.
Dulcis in fundo: una giornata di relax nelle piscine naturali per chi non è salito al vulcano…
Lunedì però è già finita la pacchia: si torna a Managua per dirigerci a Nueva Vida…ma questo merita un racconto a parte…

Arrivati!

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Hola! Scusate il ritardo....ci siamo anche noi!!! il cantiere e' aperto!!

La realtá peruviana ci ha talmente assorbito che ci siamo dimenticati di mandarvi
nostre notizie!

Siamo arrivati tutti, valigie comprese...anche se una ha viaggiato per il mondo un
po' piu' delle altre.

Qui tra freddo, pioggia e mucho perros abbiamo iniziato il servizio nei centri e
l'animazione qua e la'!

L'accoglienza dei bambini e' sempre qualcosa di indescrivibile ma anche gli adultos
mayores non sono da meno con le loro canzoni di bienvenidos!

Tra pochi giorni ci aspetta la prima gita agli scavi archeologici, un salto in un
altro tempo!

hasta luego amigos!
"Ma quelli sono kondor o aquile ? No.......gabbiani!"

El Guis

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Un’esplosione di colore mi accoglie nel mio primo giorno al Guis. In pochi attimi anche la vita spunta fuori da ogni angolo. I ragazzi del centro, giovani con diversi gradi di disabilità, si fanno avanti uno dopo l’altro. Mi fermano praticamente ad ogni passo, e con sorrisi larghissimi mi danno il benvenuto. In realtà non sembra assolutamente di essere estranei, ma piuttosto sembra di essere tornati da un lungo viaggio. Sono tutti desiderosi di salutarmi, parlarmi, e in alcuni casi di abbracciarmi così forte da farmi mancare il respiro. Nessuno, dal bambino più piccolo al ragazzo di vent’anni, è indifferente alla mia presenza. Se Elisa non mi richiamasse all’ordine sarei ancora lì a salutare i ragazzi nel patio.
Ma è arrivato il momento di entrare nelle classi, e cominciare a lavorare! Dopo pochi minuti di indugio, la “profe”, la maestra, mi butta al centro della classe, a raccontare qualcosa su di me. Naturalmente i ragazzi non si fanno pregare, e mi sommergono di domande, in modo che al suono della campana sto ancora parlando dell’Italia.
È stata una grande emozione, e come inizio è proprio bello forte! Ma naturalmente c’è ancora il pomeriggio, che riserva nuove emozioni, e forse anche più forti: aiuto Miriam, la maestra della classe di “Habilidades Practicas”. Non ho mai lavorato con bambini con disabilità così gravi, e il mio primo pensiero è che non sarò in grado di fare niente, e che starò impalato per due ore sentendomi troppo impacciato. Invece, mi avvicino a Jereny, una bambina sordomuta, che, con degli sguardi intensi e pochi gesti, mi guida nel mio lavoro. Mi indica come aiutare lei e i suoi compagni. È qualcosa di sorprendente, non me lo sarei mai aspettato. Comunque, rotto il ghiaccio, non mi fermo più, e, inanellando un’attività manuale dietro l’altra, in men che non si dica è già finita la lezione.
Torno a casa stanco e pieno di sensazioni da decifrare; e la promessa di un altro giorno come questo è veramente emozionante.

Fabio

giovedì 13 agosto 2009

Il calore di un momento...

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13/07/09
Siamo giunti al decimo giorno della nostra esperienza in terra Moldava. Cosa dire? Lo spazio e il tempo su questo blog non ci permettono di esprimere appieno il nostro sentire. Siamo frastornati da mille emozioni.
Una terra piena, una terra vuota. Il tutto che compensa il nulla.
Un campo di girasoli, un asinello, le oche selvatiche, i cavalli, le pecore, il carretto che vende angurie...anche questa e` la Moldova! A due ore e mezza dall`Italia esiste una repubblica verde, piena di storie, colori e sfumature: sembra di essere nel quadro di un pittore che e` riuscito a riunire gli elementi naturali piu` belli. Il tutto che compensa il nulla. A due ore e mezza dall'Italia esiste il paese piu` povero d'Europa. In questi villaggi `interrotti`, sulle strade abbandonate, tra casupole fatiscenti ... sembra che qualcosa o qualcuno abbia interrotto quella che avrebbe potuto essere una evoluzione spontanea. I contrasti e i paradossi si confondono nella vita di tutti i giorni. i bambini, i volontari locali ci hanno aiutato a riscoprire il valore delle piccole cose...e sono proprio le piccole cose che ti riempiono il cuore. Abbiamo assaggiato tante vite diverse ma abbiamo capito che i bambini, la generosita` e il cuore parlano una lingua sola.
Partiamo con nella mente e nel cuore i mille sguardi che abbiamo incrociato, consapevoli che nonostante tutto viviamo sotto lo stesso cielo.
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Giacomo e gruppo Moldova 03-17/ 08/ 09

Tra Hummus e Pizza...

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Quando arriva l’ora delle visite è sempre un piacere…la pancia si apre e la Silvia si gonfia.
Hummus, falafel, pomodori e cetrioli a volontà il tutto condito dalla solita sempre gradita e immensa ospitalità dei nostri amici giordani. Ma quanto si mangia in Giordania?

Oggi siamo tornate a casa con i sacchetti pieni di cetrioli, pomodori e zucca freschi di giornata raccolti insieme nei campi di Saif, la spesa è fatta!


Oggi pomeriggio ci attendono i nostri bambini, le nostre squadre con i loro litigi. Abbiamo appurato che l’uomo di ghiaccio, alias Leonardo, riesce a emozionarsi anche lui davanti al semplice sorriso di un bambino. E’ arrivato a difendere la sua squadra contestando l’animatore arabo con frasi concitate in italiano…che ovviamente non hanno avuto seguito, ma per noi è già un successo!

E oggi quali altri traguardi ci attendono? Quante altre ginocchia sbucciate, mani imbrattate e nasi da pulire avremo? Lo scopriremo solo vivendo…la cosa certa è che stasera il menu prevede…PIZZA…e ovviamente Narghilè!