Visualizzazione post con etichetta CdS2014. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta CdS2014. Mostra tutti i post
venerdì 20 maggio 2016
lunedì 3 novembre 2014
Bolivia: Cantieri Bolivia 2014: "Pellegrini in Cammino"; Il Film
Finalmente arriva sul grande schermo, dopo lunghissimi mesi di attesa, dopo una lunga preparazione, dopo infiniti ripensamenti, mazzette passate alla censura, il film che mai avreste voluto vedere!
Tutto quello che avreste sempre voluto sapere ma non avete mai avuto il coraggio di chiedere! Tutti i retroscena, le verità nascoste, tutto quello che han cercato di nascondervi, ahora finalmente è disponibile, per tutti!
VIETATO AI MINORI DI ANNI 1
Tutto quello che avreste sempre voluto sapere ma non avete mai avuto il coraggio di chiedere! Tutti i retroscena, le verità nascoste, tutto quello che han cercato di nascondervi, ahora finalmente è disponibile, per tutti!
VIETATO AI MINORI DI ANNI 1
PROSSIMAMENTE: "Si puoi farlo! Si con Bob!".
NON PERDETEVI il prossimo capolavoro della casa produttrice: Av. America; ed Torres America!
martedì 21 ottobre 2014
SCATTA IL CANTIERE: TAG YOURSELFIE FEATURING ARMADILLO
1°classificata
![]() |
| Martina Pennetta, Libano |
2°classificata
![]() |
| Barbara Pozzi, Etiopia |
3°classificata
![]() |
| Giorgia Bedetti, Bolivia |
alle
10:30
Etichette:
Barbara Pozzi,
Bolivia,
Cantieri,
cantieri della solidarietà,
CDS,
CdS2014,
Clarissa,
Etiopia,
Giorgia Bedetti,
Libano,
Martina Pennetta,
Perù,
Scatta il cantiere,
scheletrinellarmadillo,
selfie
lunedì 20 ottobre 2014
SCATTA IL CANTIERE: PRIMI PIANI
1° classificato
| I colori fanno la forza, Valentina Carozzi (Libano) |
2° classificato
| In fondo in fondo, saltar la mosca al naso, Daniele Maldera (Gibuti) |
3° classificato ex aequo
![]() |
| Occhi da leone, Matteo Passafaro (Moldova) |
3° classificato ex aequo
| Piti, Francesco Canella (Haiti) |
alle
10:00
Etichette:
Cantieri,
cantieri della solidarietà,
CDS,
CdS2014,
Daniele,
exSCE,
Francesco Canella,
Gibuti,
Haiti,
Libano,
Matteo Passafaro,
Moldova,
Scatta il cantiere,
Valentina C
domenica 19 ottobre 2014
SCATTA IL CANTIERE: ATTIVITA'
1° classificata
![]() |
| Senza titolo, Maria Agazzi (Moldova) |
2° classificata
| Senza titolo, Federico Migliavacca (Etiopia) |
3° classificata
| Bolle nel deserto, Silvia Castelli (Gibuti) |
alle
09:00
Etichette:
attività,
Cantieri,
cantieri della solidarietà,
CDS,
CdS2014,
Etiopia,
Federico Migliavacca,
Gibuti,
Mary,
Moldova,
Scatta il cantiere,
SCE2014,
Silvia Castelli
sabato 18 ottobre 2014
SCATTA IL CANTIERE: LE RELAZIONI DI PACE
venerdì 17 ottobre 2014
SCATTA IL CANTIERE: #UNASOLAFAMIGLIAUMANA
alle
10:00
Etichette:
Cantieri,
cantieri della solidarietà,
CDS,
CdS2014,
Daniele,
exSCE,
Gibuti,
Libano,
Martina Pennetta,
Scatta il cantiere,
Silvia Castelli,
UnaSolaFamigliaUmana
giovedì 16 ottobre 2014
SCATTA IL CANTIERE 2014: #FOOD4ALL
Come tradizione vuole, pubblichiamo le foto vincitrici del Concorso "Scatta il Cantiere" giunto alla edizione numero 8.
Oggi, 16 ottobre 2014, è la Giornata mondiale dell'alimentazione e così, nel bel mezzo della week of action, partiamo dalla categoria #food4all.
1° classificata
| senza titolo, Federico Migliavacca (Etiopia) |
2° classificata
| "Pozzo colorato", Daniele Maldera (Gibuti) |
3° classificata
![]() |
| "Batti un cinqu-olato!!!", Federico Sartori (Libano) |
alle
15:09
Etichette:
#food4all,
Cantieri,
cantieri della solidarietà,
CDS,
CdS2014,
Daniele,
Etiopia,
exSCE,
Federico Migliavacca,
Federico Sartori,
Gibuti,
Libano,
Scatta il cantiere
sabato 4 ottobre 2014
#Caritas is #Happy
CANTIERI DELLA SOLIDARIETA' 2014
101 giovani in
10 Paesi
55 giorni a servizio delle comunità
ONE HUMAN FAMILY
FOOD FOR ALL!
GRAZIE!
mercoledì 24 settembre 2014
Milano: TRA RICCHEZZE E POVERTA’
Milano,
una città ricca di paradossi, proprio come nella Londra vittoriana in cui visse
Dickens.
Una
Milano dove sono in atto i preparativi per l’expo, nelle sue periferie compare
una grande novità, una luce nuova.
Otto
giovani e un prete attraversano la città, arrivano alla periferia della
Comasina dove hanno scelto di vivere per due settimane.
Attenzione,
però! La cosa straordinaria non eravamo noi, ma era il messaggio che volevamo
portare. Era quello che ci stava dietro: a fare un oratorio gratuito, il fatto
di vivere due settimane insieme e di conoscere la città di Milano in un modo
diverso dal solito.
Se
vi fosse capitato di passare di lì avreste trovato sul cancello dell’oratorio
un bel cartello “Benvenuti! Aperti per ferie”.
Questo cartello, questa scritta “benvenuti”
non la troviamo
nemmeno più sugli zerbini delle case. Una parola poco sentita
di recente! Questo cartello ha attirato un po’ di bambini e genitori che
passavano di li.
Eppure
quella era Milano! Era una periferia, dove spesso non ci sono speranze, luoghi
dimenticati, luoghi in cui pochi passano e attraversano la città col desiderio di
restarvi. Dove la gente attende una cosa straordinaria che sembra non arrivare
mai a rompere la monotonia. Uno di quelli era Gesù che sceglie di abitare nelle
periferie umane, sceglie di entrare nelle nostre storie, sceglie di
accompagnarci nel dolore e nelle fatiche. Chi entra in periferia non tornerà
certamente a casa come prima! LA POVERTA’ TI ARRICCHISCE!
“Lo
vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite…”
“Chi
ascolta voi, ascolta me”
“Si recarono da lui portando un paralitico,
sorretto da quattro persone”
Queste
ed altre frasi ci hanno accompagnato nelle due settimane. Queste frasi le
abbiamo vissute.
Ci
siamo interrogati sul nostro sguardo, sulla capacità di vedere: cosa vedo
dell’altro? Come lo tratto? IL POVERO VIENE TRATTATO COME UN RICCO.
Cosa
rappresenta l’altro per me? Sul nostro modo di ascoltare: cosa ascolto quando
ascolto gli altri?
Quattro
amici scelgono di portare un loro amico da Gesù e fanno di tutto, scoperchiano
persino il tetto di una casa! Un desiderio di accompagnare chi fa più fatica
davanti a Gesù. Questo lo trovo bellissimo! Poter arrivare insieme, poter
essere davvero fratelli!
Prima
parlavo di luce nuova, mi è piaciuto un sacco poter attraversare le strade di
quel quartiere, frequentare i negozi sul posto e incontrare i ragazzi
conosciuti nell’oratorio!
Erano
ragazzi con difficoltà economiche, con problemi familiari, oppure immigrati in
parte cinesi che vivevano nel quartiere della Comasina e vicinanze. Erano
ragazzi che avevano bisogno di essere ascoltati, a mio parere, ed era molto
bello poter parlare con loro e ascoltarli. Il clima che si è creato ha reso
possibile tutto ciò. Infatti coi circa 25 ragazzi presenti ogni giorno è stato
possibile creare un vero clima familiare e fraterno. Ma era ancor più bello
poterli valorizzare e trattarli nel modo in cui si desidera essere trattati.
Milano,
non sembra una vacanza essere stati a Milano. Invece per noi è stata una
vacanza!! Lo era eccome, in posto lontano, ma anche vicino!!
Cecilia
martedì 23 settembre 2014
Haiti....mesi anpil!!!!
Non fai in tempo ad atterrare
e già ti senti soffocare.....
Sei sudato tutto il dì
ma felice di esser qui!!!!
E se il creolo non sai parlare
non ti devi preoccupare....
di certo Fanfan te lo saprà insegnare!!!
Tra canti, balli e divertimento
la fatica si scorda in un momento.
Abbracci e sorrisi a tutte le ore
son queste le cose che ci rimangon nel cuore!!!!
E anche se da un mese siamo partiti
sarà difficile dimenticare Haiti!!!!
-Cantieristi 2014-
alle
23:48
Etichette:
caritas,
CDS,
CdS2014,
Elena Brambilla,
Francesco Canella,
Haiti,
Letizia Scaccabarozzi,
Marta A,
mesi anpil,
port au prince,
sorrisi,
Stefania Casturà,
w il creolo
venerdì 19 settembre 2014
Bolivia: Cerca nel cuore
A quasi un mese dal mio ritorno, mi trovo con me, una volta tanto, a fare un attimo il bilancio su quello che è stata la mia esperienza, ciò che mi ha insegnato l’esperienza del cantiere, e poi come io possa portarla anche qui, a “casa”.
Il mio primo incontro col Sud America avviene con quello che mi piace definire il suo cuore (per chi non lo sapesse la Bolivia occupa una posizione centrale) ed ecco, non penso sia stato proprio un caso. In un mese ho potuto cogliere la brulla bellezza di terreni incolti, cime andine inabitate, foreste amazzoniche che il fiato te lo tolgono (letteralmente) ma, soprattutto, ho incontrato persone, scrutato visi, riconosciuto sorrisi e tenuto mani.
Torno a casa con le mani un po’ più sporche, la bocca che tende sempre a incrinarsi e protendere in un sorriso, gli occhi più pieni, le orecchie più tese, l’animo che freme, la testa piena d’iniziative, le gambe che non ne vogliono sapere di stare ferme...e il cuore pieno.
Giorgia
alle
16:39
Etichette:
Bolivia,
Cantieri,
cantieri della solidarietà,
CDS,
CdS2014,
Cochabamba,
Giorgia Bedetti
giovedì 18 settembre 2014
Bolivia: Intervista a Mons. Tito
Tra le mille esperienze indimenticabili che abbiamo vissuto in Bolivia
è sicuramente da ricordare quella dell’incontro con Mons Tito Solari,
arcivescovo di Cochabamba. Un uomo coraggioso che non ha ancora smesso di
lottare per il bene del popolo boliviano.
Gli abbiamo chiesto di raccontarci la Bolivia (Poco pretenziosi J).
Ecco quello che ci ha detto:
E’ difficile parlare della Bolivia perché, in primis, la concezione di
alcune parole come termini di confronto è radicalmente diversa: ad esempio il
termine “abitazione” per un boliviano non è necessariamente un edificio in
muratura dotato di stanze, determinati servizi e comfort; “casa” è una stanza
in cui si svolgono tutte le attività domestiche (mangiare, dormire, lavorare).
L’attuale situazione del paese è dovuta ad un processo storico di
evoluzione socio-politica, la quale da una democrazia corrotta porta ad un
sistema quasi totalitario.
Essendo in Bolivia da un paio di settime abbiamo solo
cominciato a conoscere il popolo boliviano ma quello che ci risulta più
difficile da comprendere è la situazione politica: quali sono i pilastri
fondamentali della politica di Evo Morales?
Il governo di Evo è basato sull’ideologia socialista, in particolare
quella di Gramsci, più che su un vero e proprio progetto. E' legato a doppio filo con il bene
fondamentale del paese, non si può assolutamente dire che sia tutto positivo o
tutto negativo.
E' difficile valutare alcune novità introdotte dall'attuale governo
poiché molte hanno portato vantaggi alla popolazione, inoltre la forza di Evo
sta nel consenso che ha saputo costruire e mantenere in questi anni. In
particolare il leader ha creato forti alleanze che al contempo gli permettono
di controllare le forze militari e di polizia, i giudici e i maestri.
ESERCITO e POLIZIA:
Per quanto riguarda l’esercito e la polizia, il governo ha rinnovato
la gerarchia mandando in pensione i vecchi generali che stavano al potere da
generazioni,sostituendoli con militari
più giovani, scelti ovviamente per la fedeltà al partito.
GIUDICI:
Il governo ha il pieno controllo anche sulla giustizia anche se non
secondo la legge. I giudici, pur essendo stati eletti attraverso un referendum, sono stati prima
selezionati dal partito del MAS (partito di Maggioranza di Evo Morales). Il
popolo boliviano non ha chiuso gli occhi di fronte a questo: ha usato
"l'arma" del voto nullo; purtroppo questa è risultata inutile.
Allo stato è perciò concesso di utilizzare il sistema giuridico come
arma di repressione e controllo. Le persone che contrastano il governo vengono
perseguite attraverso numerosi ed estenuanti processi, Tito stesso ne ha subiti
sette.
MAESTRI:
Uno degli strumenti più forti del governo di Evo è sicuramente quello
dell’istruzione, fondamentale per inculcare l’ideologia nella popolazione. Per
questo motivo il ministero dell’istruzione controlla direttamente la formazione
dei maestri obbligandoli a seguire un piano didattico preimpostato ed esigendo
una presenza assidua. Questa impostazione ha aumentato notevolmente il livello
di alfabetizzazione del paese nonostante la mancanza di pluralità ideologica.
Inoltre ha reso molto più regolare la scuola; senza questa dura imposizione le
lezioni venivano spesso cancellate, ora è garnatita una frequenza reale, non
più fittizia.
Stando in Bolivia ci siamo scontrati con una realtà povera:
le scelte economiche del governo come affrontano questo? Quali sono stati i
cambiamenti e le evoluzioni dell’economia del paese?
La Bolivia possiede molte risorse naturali quali idrocarburi e litio e
grazie a dinamiche internazionali non necessita di aumenti di produzione,
poiché è la finanza occidentale che stabilisce il prezzo delle materie prime.
Il costo delle materie prime è in crescita nonostante la crisi, questo fenomeno
è di grande beneficio per l’economia del paese perché porta a una maggiore
disponibilità di capitale. I capitali non influenzano però l'economia reale, il
maggior beneficiario dei proventi dell'esportazione di materie prime è il
governo essendo le risorse di proprietà dello stato.
Su un trufi, con un autista molto loquace, siamo riusciti a
parlare della situazione in Bolivia; alla nostra
domanda: "Come si sta in Bolivia da quando c'è il governo Morales?"
l’uomo ci ha risposto che lui si sente libero ed è contento dell'attuale
presidente. Ma qual è il reale rapporto della popolazione con il governo? La
popolazione è soddisfatta della politica?
La situazione politica democratica non può essere paragonata a quella
delle democrazie occidentali: in parlamento vi sono rappresentanti dei gruppi
di potere sociale e non della popolazione, ad esempio vi sono rappresentanti
dei lavoratori statali come degli autisti di trufi abusivi. Inoltre ogni forma di opposizione viene
neutralizzata con diversi mezzi, uno è la persecuzione giuridica.
Tuttavia la gente continua e continuerà a votare Evo perché ha un
esteso numero di collaboratori e sostenitori. Ha garantito una pensione agli
anziani, ha assicurato assistenza sanitaria gratuita a bambini minori di 5
anni, alle donne incinte e alle persone con più di 65 anni.
Bisogna tener conto che il
miglioramento dell’istruzione ha creato una generazione di giovani molto
studiosa e preparata che costituisce la coscienza civile del paese. Incanta e
stupisce la voglia di migliorare che hanno gli studenti universitari, che
spesso sono già lavoratori. Lo studio e l'impegno sono la via per un futuro
migliore e di questo sono più che consapevoli.
La popolazione,soprattutto quella rurale, crede fortemente in Morales
perché il leader è molto presente nella vita delle comunità, ne conosce i
bisogni e cerca di soddisfarli: “BOLIVIA CAMBIA, EVO CUMPLE”.
Grazie anche alla nazionalizzazione della maggior parte dei servizi,
inclusi i mezzi di comunicazione, fa si che vi sia una presenza pervasiva del
governo in tutti gli aspetti della società che garantisce di fatto un supporto
collettivo.
Siamo stati sommersi da una carrellata di notizie, e forse abbiamo iniziato a vedere le dinamiche Boliviane in modo diverso...ma soprattutto abbiamo conosciuto la forza e la determinazione di un uomo che nonostante i 75 anni e la malattia non ha mai smesso di sperare: grazie Tito!
I cantieristi Bolivia 2014
alle
11:50
Etichette:
Bolivia,
Cantieri,
cantieri della solidarietà,
CDS,
CdS2014,
Cochabamba
mercoledì 17 settembre 2014
DJIBOUTI, L'ENERGIA CHE SI SCATENA IN UN CONTATTO.
All'inizio
non capivo. Mi chiedevo “ma perché è così difficile raccontare
che cos'è stato Djibouti per me? Perché dentro ho duemila cose,
ma se prendo foglio e penna non esce nemmeno una parola?”. Ad un
certo punto è stato tutto chiaro: è così complicato perché
Djibouti è stata una di quelle esperienze vissute “a cervello
staccato”, che l’attendi per mesi, ma non ti stai a fare troppe
aspettative, hai semplicemente tanta curiosità e tanta voglia di
partire. E poi quel giorno arriva e in realtà ti prende anche un po’
alla sprovvista, che quasi non ti senti pronta, che di sicuro in
valigia non ci hai messo qualcosa, che pensi “cavoli, con tutto il
tempo che avevo potevo iniziare prima a preparare le cose”, però
non importa, l’importante è che finalmente si parte. E poi arrivi
lì, quasi catapultato, e ti ci immergi in quel mondo, ti lasci
invadere, ti fai scuotere un po’ e, senza nemmeno rendertene conto,
è già ora di tornare. E di pensare, in quel momento lì, non ne hai
proprio voglia, perché l’unico pensiero che invade insistentemente
la tua mente è la certezza che quelle tre settimane ti mancheranno
da morire e che te le porterai dietro sempre, in tutto. Djibouti è una
di quelle esperienze che semplicemente ti vivi fino in fondo, in cui
di razionale c’è ben poco, perché vieni interamente travolto
dalle emozioni. Ecco perché è tanto difficile: perché le emozioni
non le spieghi a parole, o meglio, non c’è modo di spiegarle, le
senti, le vivi e basta. E allora, pur consapevole che il risultato
sarà parziale, incompleto, impreciso, insoddisfacente, ho deciso di
scrivere perché sono curiosa di vedere che forma prendono le
sensazioni, perché vorrei provare a trasmettere almeno un po’
dell’entusiasmo che questa esperienza mi ha lasciato e dare un’idea
di ciò che è stato Djibouti per me.
Djibouti
per me è leggerezza. È la spensieratezza di balli che buttano giù
muri e di partite di pallone sulla spiaggia che fanno bene al cuore e
profumano di libertà. È il fregarsene dei piedi sporchi di terra e
delle magliette fradice di sudore. È la facilità con cui ci si
sente a proprio agio lì, che ti viene proprio naturale essere te
stesso in tutto. È l’instaurare un contatto con un’immediatezza
ed una semplicità ormai rare, che se mentre cammini per strada vedi
un bambino e lo saluti o gli sorridi o gli mostri qualche foto dalla
tua macchinetta, già un po’ la sua attenzione l’hai catturata. È
la serenità che ti trasmette chi, privo di qualsiasi certezza, è
costretto a non pensare al domani, ma sempre sorride.
Djibouti
per me è consapevolezza. È rendersi conto un po’ di più di cosa
voglia dire vivere per la strada e poter fare affidamento solo sulle
proprie forze, fin da bambini. È capire quanto conta avere
un’opportunità nella propria vita. È impattare con una realtà
dura, fatta di miseria, violenza, degrado, che prima di starci a
contatto non immagini in tutta la sua asprezza; una realtà difficile
da accettare, ma con la quale fai i conti e dalla quale impari a non
essere indifferente. Djibouti non è che ti cambia la vita, perché
poi torni e ti rituffi nella routine di sempre, però ti fa cambiare
la prospettiva da cui guardi, la lente attraverso cui filtri,
l’attenzione che poni a ciò che ti circonda.
Djibouti
per me è rispetto. È stima verso quei bambini, per i quali la maestra non è quella della scuola, che la maggior parte di loro nemmeno può frequentare; la loro maestra di
vita è l’esperienza, che ha insegnato loro ad affrontare ogni giorno
con forza e tenacia.
Djibouti
per me è gratitudine. È gratitudine verso Zac, ragazzo gentile,
dolce e disponibile, perché era lì con me, ad aiutarmi, mentre io
tentavo, invano, di far rispettare la fila a una ventina di bambini
urlanti, che impazzivano alla vista di un’altalena e praticamente
mi assalivano ad ogni “cambio turno”. È gratitudine verso Ahmed,
che il giorno della partenza mi guardava e a gesti provava a farmi
capire che noi Cantieristi quel pomeriggio ce ne saremmo andati, mentre
lui restava lì, senza una mamma, senza un papà, senza nessuno: io
non ho saputo cosa dire, sono rimasta come disarmata e l’unica cosa
che, col cuore, sono riuscita a fare è stato abbracciarlo, ricevendo
in cambio un sorriso sincero, come a dire “non importa, non
preoccuparti, questo mi basta”. È gratitudine verso ognuno di quei
bambini, perché non mi hanno fatto pesare quel senso di impotenza
che io invece ho provato nei loro confronti, perché mi hanno
accettata, anche se la mia permanenza lì era a termine, che poi io
la mia vita ce l’ho altrove e quindi non posso saperlo fino in
fondo cosa vuol dire vivere così ogni santo giorno. Loro sono stati
capaci di prendere quel poco che potevo offrire loro, senza pretese
e, anzi, contraccambiando con i loro sorrisi e i loro gesti attenti e
veri.
Djibouti
per me è dedizione. È l’azione silenziosa e tenace di chi crede
nel cambiamento e lo persegue con passione, impegno ed umiltà, di
chi un mondo più giusto, nel suo piccolo, prova a realizzarlo
concretamente. È la soddisfazione nelle voci delle suore di Ali
Sabieh mentre ti raccontano delle attività a scuola con i bambini
del villaggio e ti dimostrano che credere in ciò che si fa è il
motore più potente che ci sia. È il lavoro quotidiano di tante
piccole -ma preziose- gocce nell'oceano.
Djibouti
per me è gruppo. Sono i ragazzi con cui sono partita e che
ringrazio, perché penso sia stata davvero una gran fortuna
affrontare questa esperienza con loro. Da subito c’è stata
sintonia, nata con naturalezza e spontaneità estreme; per tre
settimane il gruppo è stato una sicurezza, una dimensione in cui
sentirsi supportati, ascoltati, accolti, a proprio agio. Un gruppo
che ricorderò per tutte le risate che mi ha fatto fare: la scodella,
Jean Vajean, una prugna che in realtà è un Picasso originale,
l’acqua del risciacquo del bucato, la camicia verde mela, la crema
al timo, i viaggi folli nel pick-up, il letto sfondato, il verso
della foca che poi è uguale a quello del gabbiano, “goorbye, I’m
fine”, le capre sugli alberi e i gatti che volano, gli
interminabili giri di saluti delle Sisters, il salviettone, la
“schiscètta”, le vegliarde che devono prendere l’aereo e
tornare a casa, lo sgomento, i gavettoni, Irene che è stata in
Gambia, Oristano, i campioni mondiali di autoscatto e altre ottomila
cose che per i più non significheranno assolutamente niente, ma che
ai miei compagni, leggendole, un sorriso probabilmente l’hanno
strappato.
Djibouti per me è contatto: con un Paese tanto distante eppure ormai così
parte di me, con quei bambini, con i miei compagni di avventura, con
me stessa. Sì, Djibouti per me è contatto. Ed è energia. È
l’energia che si scatena in un contatto.
Erika
martedì 16 settembre 2014
LIBANO: A cuore scalzo
“Ohana vuol dire famiglia. E famiglia vuol dire che nessuno viene
abbandonato o dimenticato.”
Questa era la frase culto di Lilo & Stitch e perdonate la mia giovane età se posso ancora
citare un cartone animato.
Un vecchio proverbio dice che non si può scegliere la
propria famiglia. È il destino che sceglie per te. E anche se non ti piace, se
non la ami o non la capisci… Ti devi arrangiare.
Nella mia prima adolescenza ho seguito un’altra scuola di pensiero: la famiglia in cui si nasce è solo un punto di partenza. Ti nutre, ti veste, si prende cura di te finché non sei pronto ad andare in giro per il mondo a cercare qualcosa di tuo.
Così per molti anni sono stata lieta della mia seconda famiglia: coloro che, per scelta, erano al mio fianco giorno dopo giorno.
Nella mia prima adolescenza ho seguito un’altra scuola di pensiero: la famiglia in cui si nasce è solo un punto di partenza. Ti nutre, ti veste, si prende cura di te finché non sei pronto ad andare in giro per il mondo a cercare qualcosa di tuo.
Così per molti anni sono stata lieta della mia seconda famiglia: coloro che, per scelta, erano al mio fianco giorno dopo giorno.
Ora sono tornata a mettere nuovamente in discussione questo
sacro concetto ed il significato stesso della parola “famiglia”.
Rincasata dopo queste tre intensissime settimane di cantiere
ho provato a mettere ordine al groviglio di emozioni che avevo dentro ed una è
affiorata subito, prepotente, sulle altre.
Io non mi sento sola. Perché Ohana significa che nessuno
viene lasciato indietro.
E così se sei triste perché il tuo ragazzo non ti chiama,
diventa compito mio farti riscoprire il buonumore: ogni sorriso è importante.
Se senti il bisogno di qualcuno che faccia follie con te, io
posso essere la pazza che ti tiene per mano.
Se capitano serate in cui si ha solo voglia di stendersi sul
proprio materasso e cancellare il mondo, il mattino dopo ci si saluta con un
mega abbraccio.
Se è il tuo compleanno non importa quanto stanca io sia,
vengo a lavare i piatti al posto tuo con un sorriso spaziale.
Ohana vuol dire svegliarsi alla 6.30 del mattino per poi
ripiombare in un letto che sicuramente non è il tuo, ma con l’assoluta certezza
che qualcuno che ti coccoli prima di svegliarti lo troverai sempre.
È il “Che figata di idea che hai avuto: realizziamola!”
Sono i discorsoni che partono così all’improvviso e che ti
smuovono dentro. Allora si afferra che il concetto di ricchezza nella diversità
non è solamente una questione di retorica, bensì sostanza purissima che ti
smuove le cellule e ti spinge a voler vivere, sempre un po' di più.
È il “Ciò che è mio, è tuo” ripetuto per qualsiasi cosa,
così che alla fine del cantiere anche il mio cuore era un po’ condiviso.
Ohana significa che poco a poco ci si lascia avvolgere dalle
storie degli altri, che se ci sono delle cose che pesano dentro, quattro spalle
per sopportarle sono meglio di due. E se le spalle sono 26… Beh fate voi i
calcoli!
Significa lasciare che lo strato di timidezza si sciolga
poco alla volta per lasciar spazio a ciò che si è veramente, senza vergognarsi
troppo.
E quando le parole non bastano intervengono i colori.
Accesi, come quelli di tanti post-it colorati.
E i suoni. Come le stonature su Tiziano Ferro mentre si
preparano le bruschette.
E le emozioni. Come l’abbraccio un po’ invadente che forse
non stavi cercando ma che, arrivato, è riuscito a sorprenderti.
Qualcuno potrebbe dire che siamo solo 13 estranei che hanno
vissuto insieme tre settimane e che hanno appena grattato la superficie delle
vite altrui, ma sentandosi galvanizzati pensano che questa sensazione di
“familiarità” possa durare per sempre. Che in un tempo e in un luogo
differenti, insieme, saremmo stati un disastro.
Io non so com’è davvero.
“Quando hai solo 18 anni quante cose che non sai…” cantava
il buon Luciano.
Forse sono solo in un periodo che mi permette di credere ai
tanti “sempre” della vita. Oppure ho trovato davvero un’altra famiglia. Una
famiglia che anche questa volta non ho scelto io: ci sono inciampata dentro con
tutta la voglia di vivere che avevo. È stata però una famiglia che mi ha sempre
fatto sentire a casa, in ogni luogo, perché con il cuore c’eravamo, per davvero.
Forse “FAMIGLIA” significa molto semplicemente trovare
qualcuno che, non importa come sia andata la giornata, alla fine di essa sia
ancora lì seduto con te per un altro SA7TEN!
Martina P.
Stitch: “Stitch deve salire a bordo? Stitch può salutare?”
Capitano: “Va bene, si…”
S: “Grazie”
C: “Ma chi siete voi?”
S: “Questa è mia famiglia. L’ho trovata per conto mio. È piccola e
disastrata, ma bella… Si, molto bella.”
![]() |
| Federico |
| Elena |
| Valentina |
| Chiara |
| Anna (Sardu) |
| Rubina |
| Mariairene |
| Francesca |
| Stefano |
| Martina |
| Erica |
| Michela |
| An(Ni)na |
Iscriviti a:
Post (Atom)










