lunedì 1 gennaio 2018

Due mesi di Moldova: un turbinio di pensieri e immagini


E’ difficile trascrivere il vissuto di questi quasi due mesi in Moldova perché le sensazioni e le immagini che mi passano per la testa si sovrappongono in continuazione.
Dalle mamme del centro maternale alle prime armi con i loro bimbi che stanno imparando a conoscere, agli adolescenti che condividono le loro domande e i loro dubbi, alle contraddizioni quotidiane visibili ad occhio nudo, all’accoglienza che abbiamo trovato, ai parchi nel bel mezzo della città, al nostro cercare di farci capire in un rumeno terribile e alle risate che ne conseguono, ad un senza tetto che in un italiano maccheronico ci chiede come stiamo, alle chiese dai tetti dorati che spuntano tra i block sovietici, al verde infinito che si mescola con il marrone scuro della terra appena fuori dalla città, al festeggiare ogni occasione, alle casette colorate dei villaggi, alle decine di anziani che ogni giorno, con grande dignità, si mettono in fila per aspettare un pasto caldo...
Ma nel turbinio dei miei pensieri voglio fermarmi proprio tra questi anziani.
Tanti hanno lavorato una vita, c’è anche chi ha fatto la “badante” per anni in italia, per percepire una pensione di 60 euro al mese... Tra questi anziani vorrei riuscire a fare un “fermo immagine” sul viso di una signora che fin dal primo giorno mi ha colpita. 
Non so come si chiami ma so che dall’inizio, da quando io e la mia compagna di avventura ci siamo messe di fianco a questa lunga coda per scambiare “quattro chiacchiere”  nell’attesa del pasto da distribuire, mi é rimasta impressa. 
Con pochi di loro riusciamo ad avere una conversazione che vada al di là del saluto, un po’ per il nostro rumeno zoppicante, un po’ per l’impegno e la velocità che richiede la distribuzione del pasto, un po' perchè gran parte di loro sono russofoni. Ma lei, questa dolce signora, con un sorriso incredibile e con il viso avvolto da un foulard a fiori che fa intravedere la sua chioma bianca, è riuscita a farci capire di essere sordomuta, di avere a casa un marito allettato e di avere due figli. Non lo so proprio come abbiamo fatto a capirci ma ci siamo riuscite.

Da quel giorno la vedo e, tagliando un pezzo di pane o distribuendo il recipiente pieno di zuppa, riusciamo sempre a salutarci e quel suo sorriso pieno o la sua mano sventolante che saluta con energia, forse sarà poco, ma per me ha un valore davvero profondo.

A lei e alle tante storie incrociate in questi primi mesi...
"Amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.
Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle,
sentire gli odori delle cose,
catturarne l’anima.
Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo.
Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore."    (A.Merini)

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