Riprendo in mano il quadernetto sul quale appunto tutte le informazioni utili qui e che mi ha accompagnato per tutta la durata delle tre settimane di formazione pre-partenza, anzi che dico.. ci sono appunti che risalgono alla giornata del 18 novembre 2013 ultima giornata di selezione…che giornata quella! 29 persone provenienti da diverse parti d’Italia, tutte lì in quel salone a giocarsela fino all’ultimo nella speranza di vivere un anno scomodo, nuovo e bello per guardare il mondo da una diversa prospettiva.
Aspettate aspettate…cosa dico! Primissimi appunti datati 16 settembre 2013, giornata in cui viene presentato il progetto Impronte di pace di Caritas Ambrosiana per gli SCE2014. E già in quella sede avevo scelto la Bolivia.. e seguono poche altre indicazioni: che il tutto si sarebbe svolto a Cochabamba, una città a poco più di 2500m di altezza, dove tra le lingue parlate risalta alle mie orecchie il quechua. Obiettivo principale del progetto sulla Bolivia: promozione del territorio, mettendo in rete le forze vive presenti in loco. Come? Evitando l’assistenzialismo e senza sostituirsi agli operatori locali.
mmm… quindi? Cosa si deve fare? Cosa c’è da fare? E come è meglio procedere?
Ok sono qui da martedì 25 febbraio e io questa cosa ancora non l’ho capita! Eh eh…
Ammetto di stare con fatica nell'atteggiamento dell’attesa, della non attività, io milanese doc su questo fronte, che se c’è da fare non mi tiro indietro e fremo dalla voglia di mettere le mani in pasta, di proporre e usare un po’ di fantasia.
Ma qui mi si sta chiedendo altro per il momento. Conoscere le varie ramificazioni dell’intricata opera Caritas di Cochabamba, incontrare le varie realtà sociali presenti sul territorio cochabambino, parlare e incontrare i vari responsabili di quel centro, di quella precisa commissione, la segretaria del direttore, la collega di quel dato ufficio, la referente di quel progetto, e così via. Sto conoscendo tutto ciò che si trova tra me, l’agito concreto e le persone alle quali si rivolgono gli interventi.
Frustrante? Necessario? Interessante? Tempi d’attesa infiniti? Aria fritta?
In realtà sostengo quel che afferma nel suo post il mio super compañero d’avventura El Gringo… ovvero che questa fase fa parte del gioco e che prima di fare qualsiasi cosa bisogna capire dove si è andati a finire e chi sono le persone che ci circondano. Bisogna regalarsi il tempo di riprendersi dallo sgomento che questa terra "altra" e assolutamente diversa trasmette appena si percorre il tragitto dall’aeroporto alla casa ospitante. Un’eterna ricerca d’equilibrio tra la tendenza a subirne il fascino e la facilità di criticare tutto perché si potrebbe fare tutto meglio, perché da noi funziona meglio quella roba lì, perché è troppo strano per essere vero e blablablablaaaa!
Pazienza nell’accogliere la diversità, il nuovo e allo stesso tempo sguardo attento, positivamente critico, uno sguardo capace a lungo andare di far germogliare qualcosa perché sa cogliere le occasioni e non inaridisce la conoscenza.
Ma cercherò di farlo con il prossimo post…iniziando con piccoli assaggi di quotidianità cochabambina!
Qual è dunque il mio stare ora? È quello del vuoto a rendere… cerco di eliminare tutte quelle sicurezze, quelle limitazioni cerebrali, quelle convinzioni che non mi permettono di guardare a questo nuovo contesto con criticità costruttiva e creo lo spazio affinché possa realmente nascere e germogliare un incontro vero e autentico. Perché ho molto da dare, ma a suo tempo…con cura e con le dovute attenzioni.. senza invasioni.
Via con la sfida! ;)
