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martedì 13 marzo 2018

Hakuna ma ...

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- per non rimanere senza pensieri! - 


La Disney con il suo celeberrimo "Re leone" ha insegnato a tutti noi che Africa vuol dire "hakuna matata, senza pensieri". Io, nel mio piccolo, vorrei raccontarvi quello che l'Africa è davvero e ... soprattutto quello che è capace di insegnarti, senza risparmiarti a volte pugni nello stomaco. 

Ci sono persone, come te, con i tuoi stessi diritti, che abitano in case di paglia e fango e sterco, che camminano 12 ore per recuperare appena 1 barile d'acqua, pari a 20 litri. 

Vitengeni - Kilifi County
Ci sono famiglie, quindi almeno 10 persone, che consumano circa 7 jerricans al giorno, vale a dire 140 litri, per tutto: faccende domestiche, cibo, cura personale, bestiame. Facendo un rapido calcolo equivale a meno della metà di quello che in Italia consuma una sola persona


Le donne di Mtepeni
Ci sono luoghi, nell'entroterra della costa kenyana, non molto distante dalla più rinomata Malindi, dove le tubature dell'acqua non arrivano, i fiumi spariscono e ... si spera che i "water pans" non asciughino. Queste "padelle d'acqua" - letteralmente - altro non sono che stagni dove viene fatta convogliare l'acqua piovana che, finché non evapora per il caldo, rimane una risorsa preziosa. Tanto preziosa quanto sporca. 


Un grandissimo water pans 
Questo bacino sembra anche bello da lontano, ma immaginatevi di bere e usare solo quest'acqua come risorsa ...
Alle sponde di questi bacini accorrono le bestie, vacche e capre. Alle spende di questi bacini accorrono i bambini, le donne del villaggio, gli uomini. Prendono acqua, la portano a casa, la bevono. Così com'è, sporca, stagnante ...  

Immagine di Novembre 2017, quando ancora era visibile il buon effetto delle piccole piogge e la qualità dell'acqua
Ci sono anche metodi di depurazione. L'acqua si può trattare e pulire. Alcuni metodi sono davvero economici, basterebbero le foglie di Morninga, o i filtri - ma questi già son troppi costosi per qualcuno. Allora si beve così. E capita anche di trovare chi ti dice "si so come depurarla ma non lo faccio". Lo stupore e lo sconcerto allora fanno capolino. Se cerchi di capire perché, con qualche domanda in più, la risposta ti lascia di stucco: "se la depuro, non ha più sapore". Già ... il sapore della pioggia, della terra, dei batteri ... Ah, come è difficile contemplare alcune scelte tribo/culturali!

Ci sono luoghi dove l'acqua delle "pipes line" non arriva, altri dove ci sono le tubature, ma se apri il rubinetto scende qualcosina giusto per 3 ore, le successive 3 settimane: nulla. Allora l'acqua bisogna andare a comprarla. Così devi spendere soldi. Soldi per riempire i barili e soldi per pagare il trasporto; perchè più di uno sulla testa, non ci sta. 

Inizia il lungo rientro verso casa ...
E son spese, piccole ai nostri occhi, ma più urgenti dei 250 scellini (circa 2 euro) con cui potresti pagare le tasse di un trimestre scolastico di tua figlia. Allora selezioni, mandi a scuola solo uno dei tanti bambini, ovviamente il maschio; tanto le femmine non hanno bisogno di imparare, devono solo sapere gestire la casa, quindi perché farle studiare, perché insegnar loro lo swahili?!?! Ci pensano gli uomini, per "quelle" basta la lingua madre, tanto non devono parlare con gli altri. 

Donne, bambine e bambini
Ci sono posti nel mondo ... 
Dove tutta l'acqua che lasci scorrere mentre ti lavi i denti, sarebbe sufficiente a dissetare i bambini di un villaggio. 
Dove i litri d'acqua che lasci scendere mentre ti insaponi sotto la doccia, sono molti di più del fabbisogno giornaliero di una famiglia che vive in uno dei - troppi - paesi africani che devono fare i conti con la siccità. (Ah già - ma i cambiamenti climatici non esistono! #grazietrump) 
Dove l'acqua che sprechi quando azioni la lavatrice o la lavastoviglie mezza vuota farebbero la differenza nella vita delle persone a cui son negati alcuni diritti fondamentali. 

Dove una volta c'era un fiume ...

<si, grazie, belli i tuoi racconti dall'Africa, ma tanto mica posso mandare l'acqua alla povera gente> dici tu.

<Sono d'accordo, ma, sai, hai una possibilità anche lì, nella tua zona di comfort del ricco mondo occidentale. Il tuo stile di vita può cambiare. Il tuo modo di consumare può essere più responsabile. Il tuo impegno sociale può fare la differenza. Per favore, ricordatelo!>

Dimentichiamoci la Disney, con il suo motto edulcorato... Africa non è solo "hakuna matata". Africa ancora oggi, nel 2018, è soprattutto ... 
"hakuna magi" - niente acqua. 

Cin - cin!


Dopo aver scattato la foto, la donna sulla destra ha aperto il rubinetto: "hakuna magi" mi ha detto ...
... ha preso i suoi barrels ed è partita, alla ricerca dell'acqua.

sabato 17 giugno 2017

Hakuna unga

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"Hakuna unga"
(Non c'è farina)

Foto da: http://www.grace4needy.com/projects/food/

L'alimento principale in Kenya è l'ugali, una specie di polenta, più asciutta e meno cotta, che solitamente si accompagna alla sukuma wiki, una verdura verde che cresce con molta facilità (sukuma wiki in swahili letteralmente significa "spingere la settimana", inteso come praticamente l'alimento per la sopravvivenza).

La pesante carestia che sta colpendo l'Africa Orientale, dovuta principalmente alla violenta siccità che sta dilaniando l'Est Africa da più di un anno, ha inficiato in maniera profonda la coltivazione e la produzione di mais, e di conseguenza la farina per preparare l'ugali.

Un paio di giorni fa stavo tranquillamente facevo la spesa al Cleanshelf, il piccolo supermercato di Kahawa West, e insieme a me c'era Angeline, una delle volontarie di Cafasso, che controllava se ci fosse la farina, per prenderla eventualmente per i ragazzi.

Constatato che la farina non fosse arrivata, ci siamo avvicinate alla cassa e proprio in quel momento uno dei dipendenti del supermercato è entrato portando alcune confezioni di farina.
Angeline mi ha presa per mano e mi ha trascinata all'inseguimento del ragazzo, dicendomi "vieni, in fretta, che se ne può prendere solo uno a testa!".
Io sono stata letteralmente trasportata da un gruppo numeroso di persone che inseguiva la farina.
In qualcosa come 20 secondi è stata distribuita tutta la farina che era arrivata.
La gente si spintonava, allungava le mani, urlava, insultava, per due chili di farina.
Io per fortuna ero in prima fila, perché tonta come sono mi sarei sicuramente fatta "fregare" il posto.

Uscita dal supermercato ero frastornata, sorpresa e sconvolta allo stesso tempo.
Non ho mai vissuto un'esperienza del genere, dove la gente si spintona per il cibo.
Fuori le persone si chiamavano al telefono per dirsi: "è arrivata la farina, corri!" (anche se ne frattempo era già finita).

E ho pensato a cosa potrebbe voler dire per me in Italia.
Ho pensato che l'unica coda per aspettare qualcosa l'ho vista in qualche telegiornale quando facevano vedere chi aspettava l'ultimo modello di i-phone.
Ho pensato a come potremmo sentirci noi, arrivando al supermercato e trovando lo scaffale della pasta vuoto.
Ho pensato che quando noi andiamo al supermercato possiamo scegliere fra 8 marche di pasta, di mille formati e grani diversi.
E ho pensato alla gente che si spintonava per la farina.

Ho pensato che noi ci lamentiamo se non troviamo quella o quell'altra marca di burro.
Mentre qui non hanno tempo di pensare alle marche, o se la farina sia o meno integrale o biologica.
Qui pensano che non hanno l'alimento principale per sopravvivere, e quindi quando arriva, sono disposti a tutto per accaparrarselo.

Tante cose sono difficili da accettare, dopo 8 mesi in Africa.
È difficile accettare che a volte si apre il rubinetto e l'acqua non scende.
È difficile accettare di trovarsi insetti e topi in casa.
È difficile accettare alcune dinamiche, tanto troppo distanti da quelle a cui siamo abituati.

Ma la cosa più difficile da accettare è l'ingiustizia, e l'iniquità.
Perché fra pochi mesi tornerò ad avere l'acqua e vivrò in una casa confortevole.
Ma l'ingiustizia qui resterà, e la gente continuerà a spintonarsi per avere due chili di farina.

lunedì 8 maggio 2017

Siccità, land grabbing ed elezioni: gli ingredienti perfetti per un disastro

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Il Kenya sta affrontando un periodo di profonda tensione, provocata da svariati elementi che messi nel calderone sembrano essere la ricetta perfetta per una potente esplosione.

Le prossime elezioni, previste per l'8 agosto, in un clima già surriscaldato per la siccità che ha colpito tutta l'Africa Orientale, stanno favorendo una violenza crescente, riaccendendo i conflitti su base etnica e contro i ricchi proprietari terrieri colpevoli di land grabbing.

Le popolazioni nomadi che sopravvivevano grazie alle stagioni delle piogge, si sono ritrovate da più di un anno a combattere contro la siccità e a spostarsi lontano per cercare acqua, purtroppo senza successo. Allo stesso tempo, però, riserve fertili e enormi di proprietà di ricchi terrieri, pullulavano di erba verde e acqua; questo ha fatto sì che i nomadi iniziassero a sconfinare nelle proprietà private, per nutrire ed abbeverare il bestiame. Proprietari e guardie (in alcuni casi addirittura l'esercito-vedi news) hanno perciò iniziato a difendersi, scacciando pastori e bestiami e dando di conseguenza vita ad episodi violenti che hanno portato addirittura alla morte di alcune persone ed al ferimento di altre (vedi news 1, 2, 3).

In questo clima, già teso e colmo di violenza, i politici locali stanno correndo verso le elezioni di agosto, che si preannunciano particolarmente delicate, soprattutto per il vivo ricordo di ciò accaduto nel 2007.

Rispetto ad un primo momento dove sembrava netta la vittoria di Uhuru Kenyatta, presidente uscente, la competizione si è riaperta dopo che, alla fine di aprile, il principale partito d'opposizione, l'ODM, capitanato dallo storico leader Raila Odinga, è riuscito ad accordarsi con numerevoli piccoli altri partiti, promettendo più equità e più dialogo fra le diverse componenti e tribù, e garantendo una posizione fra quelle più ambite ad ogni rappresentate delle minoranze (vedi news).

Il clima è però di forte tensione, e lo dimostrano gli epidosi violenti che hanno caratterizzato tutto il periodo delle primarie, durante le quali sono stati molteplici i brogli e i tentativi di corruzione e di compravendita dei voti (vedi news 1, 2).

La situazione è delicata e pesante, il Kenya ha la possibilità di distinguersi come paese unito sotto ideali e valori che vadano oltre i conflitti etnici e le violenza, vedremo se accetterà questa sfida.

domenica 4 dicembre 2016

Bolivia e nuvole,,

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Da quando son arrivata i miei sensi  non hanno avuto riposo, sono in “modalitá Bolivia”.
Quando prendi un qualsiasi mezzo di trasporto a Cochabamba per scendere devi chiedere all’autista di fermarsi “a la esquina”, all’angolo, perfavore. E qua gli angoli delle strade sono pluridimensionali: accolgono cani, venditrici ambulanti , cuochi on the road con rispettiva cucina on the road!, improvvisati addetti pronti a cambiarti la valuta, tutto nel metro cubo di un marciapiede, lo stesso in cui tu vorresti scendere. Camminando cerco di non inciampare nei marciapiedi che spesso sono rialzati, crepati da grosse radici di alberi in fiore o occupati da cani. Ma vengo anche puntualmente distratta da polli allo spiedo, pedoni con zuppe pret a porter in sacchetti di plástica colorati-qua ogni sorta di piatto, e sottolineo PIATTO non panino, puó essere insacchettato!- studenti in divisa, poliziotti in uniforme, allarmi delle macchine, clacson dolci perché qua non si suona per impazienza, 
ma per far presenza .

Poi in questo primo periodo per me Cochabamba è stata ‘vento’: instancabile vento che a seconda  di dove mi trovi, odora di terra o d’inquinamento, di grigliata o di frittura, di pane, di animali, di carta appena stampata, di lana d’alpaca bagnata o di cuoio, insomma immaginate un odore e quello c’è. 

Il solo odore che il vento porta raramente con sé é quello dell’acqua.  
“Mira, qui è così, si fa nuvoloso, le nubi s’ingrigiscono, promettono acqua. Ma poi, lo sentite? arriva (il vento) e si porta via tutto.”

Venerdí notte ha piovuto: non sono cochala- di Cochabamba- ma svegliata dalla violenza di una pioggia random, mi sono sentita cosí confortata da quel fragore! Finalmente piove. Credo sia durato poco, troppo poco sicuramente per risolvere la siccitá che questa cittá sta vivendo. Peró almeno sabato  mattina il vento profumava di umiditá.



Y tu, lo riesci a scorgere un'angolo di marciapiede?
-Foto del 23 novembre 2016, scattata da Lanzillotto-