lunedì 26 giugno 2017

Nicaragua: Capitolo Primo: Il Viaggio

Come l’acqua, così noi.

In un esperimento giapponese si è visto che l’acqua sottoposta alle vibrazioni non solo di parole o brani musicali ma anche di pensieri e stati d’animo; presenta, dopo esser stata congelata, diverse forme cristalline. Ciò ha, quindi, consentito di scoprire e ammirare i molteplici segni del linguaggio figurativo con cui l’acqua risponde agli stimoli esterni. L’acqua sottoposta alle vibrazioni di parole e pensieri positivi forma dei cristalli bellissimi simili a quelli della neve; quella, invece, sottoposta alle vibrazioni di parole e pensieri negativi reagisce creando strutture amorfe e prive di armonia.
E’ proprio così che ci sentiamo in questo momento: cristalli d’acqua che si modellano, mutano, sciolgono e ritornano solidi passando attraverso diverse forme. Forme che ci rappresentano, dicono cosa siamo e sentiamo.

Il cristallo dell'attesa. Quell'attesa fremente nell'auto con la coda davanti, così concentrata a pensare all'arrivo che mi dimentico di guardare fuori il paesaggio. Sono quell'attesa di arrivare, di incontrare, di interagire, di socializzare, di fare, di costruire, che mi fa fremere sul sedile. Eppure questo tempo mi piace. Mi piace questa silenziosa attesa tra me e me. Silenziosa mica troppo, visto che la musica è al massimo e canto da quando son partita. Ma intanto in testa è tutto un turbinio di pensieri: "arriverò?", "i miei compagni di viaggio?", "i coordinatori?", "chissà come sarà il Nica". Pensieri che si accavallano l'un l'altro, senza un ordine ben preciso. Ma rendono tutta quest'attesa in coda un tempo di vita pieno. Hai presente quell'attesa prima che la tua amica suoni il citofono? Quell'attesa all'aeroporto di un amico che arriva dopo un lungo viaggio? Quell'attesa dell'esame imminente? È gioia, è fremito, è ansia, è angoscia, è tutto e niente, è tutto un turbinio di emozioni che non so nemmeno definire, ma che mi fa sentire viva, ma che soprattutto mi rende entusiasta all'idea del passo successivo, a quello che verrà dopo, quando questa attesa finirà e inizierà l'esperienza vera e propria.

Il cristallo della curiosità. Quell’energia positiva e in continuo movimento che nasce in me quando sento qualcuno parlare del Nica, dei suoi colori, delle sue tradizioni. E’ la voglia di voler essere io, in prima persona, ad attraversare la bellezza e, perchè no, anche le contraddizioni di un paese che non è il mio. Senza la presunzione di dire se sia meglio o peggio, ma con la sola consapevolezza del fatto che sarà diverso: è una diversità che mi attrae e mi scuote suscitando in me il crescente desiderio di vivermela. Il mio cristallo può essere paragonabile a uno dei mandala che tanto amavo colorare da piccola: un cerchio lineare e quasi perfetto che contiene però mille forme indefinibili dai colori più svariati. Non so bene a cosa corrisponda ogni colore e ogni forma, ma so che son pronti a far esplodere quel cerchio, a renderlo irregolare e, soprattutto, vivo. E’ un cerchio che necessita di cedere alcuni colori per riceverne altri, di cambiare le sue forme rendendole alcune ancora più definite e chiare, altre ancora più difficili da capire, ma comunque sempre affascinanti.

Ora tocca al cristallo della fuga. Una fuga dal mondo di tutti i giorni pieno di preoccupazioni, ansie e impegni. Una fuga dalla mia agenda e dal mio telefonino. Volontà di vivere un’esperienza lontano da casa, con nuovi compagni, mettendomi alla prova in un nuovo ambiente, senza sapere la lingua e conoscendo solo poca storia di questo paese. Sorridere! Continuare ed aumentare il sorriso di tutti i giorni! Lasciare alle spalle i dubbi e le difficoltà vivendo a pieno un’esperienza che, sicuramente, cambierà la tua vita. Magari trovare risposte ai quei dubbi e a quelle difficoltà. Lasciare spazio alla mente di ragionare, ricominciando a respirare. Una fuga che in realtà è solo una corsa verso se stessi.


Infine, vorrei portare a galla il cristallo che sono, non solo passando per me stesso e per le mie emozioni, ma passando per le sensazioni che gli altri mi danno. Perché? Perché gli altri mi completano, gli altri, in fondo, sono parte di me. Condividere la mia esperienza, condividere la mia gioia, e perché no, le mie insicurezze. Sì queste, o meglio: soprattutto queste. Non sarebbe sleale scambiare solo i colori? E che triste sarebbe disegnare solo in bianco e nero. No! Ho bisogno dell'altro, di tutto l'altro! Non solo per trovare la mia energia e condividerla, bensì per vivere in modo autentico ogni attimo di questa vita. Il Prossimo non può essere solo un compagno di viaggio, ma una profonda e smisurata estensione di me. Quel valore aggiunto che mi permette di superare barriere e confini, muri e divisioni, cattivi pensieri e inutili pregiudizi. Il Nicaragua non lo vedo come uno Stato, no, lo vedo più come un insieme di colori. Se è vero che l'acqua cristalizza in modo differente in funzione di quell'energia che la circonda, oggi mi chiedo: noi che di acqua siamo fatti, come cristallizzeremo dal contatto con una nuova cultura e dal contatto con nuovi volti? Non lo so, oggi davvero non lo so. Solo vivo! E dico (citando Max): “scendi nella strada, balla e butta fuori quello che hai, fai partire il ritmo, quello giusto, datti una mossa e poi...tieni il tempo!”.



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