venerdì 23 giugno 2017

"ROMANZO NICARAGUA": Noi partiamo da qui..

PREMESSA
Noi partiamo da qui..

Io parto da un’ agenda piena di impegni e da una vita frenetica. Ho bisogno di lasciare qui tutte quelle scadenze e quei tempi che ora caratterizzano la mia vita, scandendola quasi in maniera ritmica. Penso sia il momento di stravolgere e colorare questo ritmo che è mio e che mi piace, ma talvolta mi rende un po’ costretto. Vedo questo viaggio come un tempo in cui non c’è tempo, non ci sono date, non ci sono orari, ma solo un continuo e costante fluire di quella che è la vita, di quello che è il giorno e la notte di un posto nel mondo che non è il mio, ma in cui desidero immergermi alla ricerca di un nuovo tempo e di un nuovo respiro.

Io parto con una valigia che rappresenta tutto me stesso. Io con tutti i miei dubbi e le mie certezze, io con il mio lavoro e i miei svaghi, io con il mio sorriso e il mio desiderio di ricercare delle risposte, io con i miei limiti e le mie aspettative. Partire per lasciare qualcosa della mia valigia all'altro e partire per ricevere: questa è la mia idea del viaggio. Mi immagino di immergermi in uno scambio autentico tra quella che è la mia piccola valigia e quello che è il mondo che voglio scoprire. Nel mio lavoro è lo spazzolino il mezzo che utilizzo per creare un contatto tra me e la nonnina o il nipote: partire da una cosa semplice, come l’imparare a lavarsi i denti, fino ad arrivare a scambiarsi anche dei piccoli scenari di vita quotidiana, un qualcosa che ti viene affidato così, che prendi e porti a casa. Ecco, quello che vorrei è vedere questo spazzolino come il mio sorriso che arriva in Nicaragua per incontrare altri sorrisi e altri volti. Volti che dialogano e si lasciano un qualcosa a vicenda qualcosa che renderà sicuramente la mia valigia più pesante di come è partita, magari altri dubbi e altre domande, ma che sicuramente la renderà più colorata e più “viva” di come era partita. Con tutto il tempo poi, una volta giunto a casa, di risistemare i pezzi, i colori, i profumi, i pensieri, gli sguardi che vi sono rimasti intrappolati dentro, a volte senza nemmeno che me ne accorgessi.

Io parto da casa mia. In realtà ne ho due di case: una nella città in cui studio, casa dei miei amori, di nuove amicizie, della fatica e responsabilità di tutti i giorni, e la casa dove ho sempre abitato fin da bambina, quella con la mia famiglia, caratterizzata ogni tanto da qualche litigio, ma anche da tanta serenità e affetto. Forse il numero di case che si abitano è un qualcosa che non mi piace quantificare. Quello che penso è che nessuno abbia una sola e unica casa, ma ne abiti tante. Ne attraversa e vive diverse. Una rossa, una blu e l’altra gialla. Una casa la vedo un po’ come quel posto di mondo in grado di farmi sentire viva, di provocare nostalgia quando non c’è e di farmi anche piangere quando arriva l’ora della partenza. Un po’ quello che mi è successo a Nairobi lo scorso anno. Quella penso sia la mia terza casa nel mondo. Per me il vero viaggio è proprio questo: trovare una casa e farla mia. Io parto da qui con questo immenso desiderio di vivermi un pezzo di Nicaragua con le sue diversità, i suoi bambini, le sue incongruenze, le sue mille sfaccettature, i suoi odori e colori. Un posto a abitare e da “sentire”.

Io parto. Se parto. Perché qui, nella vita di tutti i giorni, sono sempre in ritardo. Prendo lo zaino pieno di sogni, di sassi e di sguardi e inizio a correre. Corro verso una nuova avventura, un mondo nuovo che mi stupirà e mi arricchirà. Non penso ci sia un tempo ideale e ottimale per incontrare nuovi posti e persone, non penso che parlando di viaggio si possa pensare di essere in ritardo o in anticipo. E proprio per questo mi piace viaggiare e pensare a nuove partenze. In questo non mi sento in ritardo, è un qualcosa che viene, così. È sempre il suo tempo.

Pronti? Partiamo da qui.. insieme.

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