Manca ormai poco meno di un mese al nostro rientro di metà servizio in Italia e ci stiamo muovendo per promuovere una piccola raccolta fondi, durante il mese di Gennaio quando saremo a casa.
Durante questi mesi abbiamo lavorato presso Caritas Sibolga, con sede a Gunungsitoli, piccola città principale sull'isola di Nias.
L'idea che abbiamo proposto è stata quella di riuscire - tramite la vendita di borse realizzate artigianalmente in tessuto batik dalle ragazze che hanno frequentato il corso di cucito attivo presso il Caritas Centre (sono sei i corsi attivi attualmente: cucito, ricamo, trucco tradizionale, meccanico, computer e cucina) - a finanziare l'organizzazione delle attività sociali organizzate proprio dai corsisti presso strutture quali orfanotrofi o case di riposo sul territorio di Gunungsitoli.
Parallelamente, insieme alle ragazze ospiti del centro di riabilitazione Fodo, gestito da un gruppo di Suore Francescane, abbiamo realizzato zainetti e piccoli astucci, il cui ricavato dalla vendita sarà utilizzato per terminare i lavori di costruzione di un parco giochi per bambini, adiacente alla struttura.
Il nome della pagina Facebook che abbiamo creato è Batik solidale https://m.facebook.com/Batik-solidale-684731858296436/
Se vi piace qualcosa e volete aiutarci in questa avventura contattateci pure tramite Facebook, durante il mese in cui saremo a Milano potremo incontrarci per la consegna.
Un caro saluto a tutti!
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venerdì 18 dicembre 2015
lunedì 30 novembre 2015
Indonesia: Keluarga Alma Nias ovvero una nuova grande famiglia
Oggi sono due mesi che sono qui. Ed oggi voglio presentarvi la mia nuova grande famiglia composta da 32 bambini, 3 suore e 7 ibu.
Lo so, 32 bambini sono tanti ed io non sono abituata ad avere molta gente per casa.
TRENTADUE bambini che si svegliano alle 5.30 e devono lavarsi e prepararsi. Alle 6, quando apro gli occhi e mi rigiro ancora un pò nel letto, li sento cantare e chiacchierare e quelle voci sono un pò come l'odore del caffè a Milano, significano casa.
Questi 32 bambini vivono a Wisma Alma per tante ragioni diverse. Alcuni di loro sono orfani di uno o di entrambi i genitori, altri sono stati abbandonati o rifiutati ed altri ancora portano con sé una qualche forma di disabilità.
A volte mi fermo e li osservo da lontano. A volte rifletto sulle loro vite e sulla mia e sul motivo di questo intreccio. E a volte penso al loro grande coraggio e al fatto che nulla nella vita potrà più scalfirli, perché hanno già ricevuto la loro dose di dolore.
Altre volte ancora mi stupisco di fronte a tanto amore. Al loro sentirsi come fratelli, al loro aiutarsi l'uno con l'altro, perché in fondo sono tutto ciò che hanno.
Ognuno di loro mi sta insegnando qualcosa, qualcosa che porterò con me: da Forman ho imparato l'amore, da Rena la gioia, da Igo la pazienza e da Diman l'attesa.
Vedere i loro sorrisi, ogni giorno, mi da la forza per affrontare questa esperienza. E quando scendo dalla macchina dopo una giornata in ufficio, trovo loro ad aspettarmi. Trovo loro che urlano "Siska, Siska" e che mi prendono per mano e mi accompagnano fino alla porta di casa. E questa adesso è la mia forza.
Lo so, 32 bambini sono tanti ed io non sono abituata ad avere molta gente per casa.
TRENTADUE bambini che si svegliano alle 5.30 e devono lavarsi e prepararsi. Alle 6, quando apro gli occhi e mi rigiro ancora un pò nel letto, li sento cantare e chiacchierare e quelle voci sono un pò come l'odore del caffè a Milano, significano casa.
Questi 32 bambini vivono a Wisma Alma per tante ragioni diverse. Alcuni di loro sono orfani di uno o di entrambi i genitori, altri sono stati abbandonati o rifiutati ed altri ancora portano con sé una qualche forma di disabilità.
A volte mi fermo e li osservo da lontano. A volte rifletto sulle loro vite e sulla mia e sul motivo di questo intreccio. E a volte penso al loro grande coraggio e al fatto che nulla nella vita potrà più scalfirli, perché hanno già ricevuto la loro dose di dolore.
Altre volte ancora mi stupisco di fronte a tanto amore. Al loro sentirsi come fratelli, al loro aiutarsi l'uno con l'altro, perché in fondo sono tutto ciò che hanno.
Ognuno di loro mi sta insegnando qualcosa, qualcosa che porterò con me: da Forman ho imparato l'amore, da Rena la gioia, da Igo la pazienza e da Diman l'attesa.
Vedere i loro sorrisi, ogni giorno, mi da la forza per affrontare questa esperienza. E quando scendo dalla macchina dopo una giornata in ufficio, trovo loro ad aspettarmi. Trovo loro che urlano "Siska, Siska" e che mi prendono per mano e mi accompagnano fino alla porta di casa. E questa adesso è la mia forza.
mercoledì 25 novembre 2015
Indonesia: Never Say Less
MIcaSCEmi si arricchisce della voce di Francesca, volontaria milanese in servizio civile all'estero inviata da Caritas Italiana in Indonesia attraverso il progetto "Caschi Bianchi".
La nostra è una comunità aperta e curiosa di conoscere nuovi contesti, quindi:
Benvenuta Siska!
[la redazione di Micascemi]
"Un luogo non è mai solo quel luogo: quel luogo siamo un pò anche noi. In qualche modo, senza saperlo, ce lo portavamo dentro e un giorno, per caso, ci siamo arrivati". A.T.
Quel luogo, per me, è l'Indonesia. È Pulau Nias, una piccola isola a largo di Nord Sumatra. È un luogo di cui non conoscevo nemmeno l'esistenza prima di partire o chissà, forse dentro di me qualche invisibile collegamento già esisteva.
Mi chiamo Francesca ma qui tra uno storpiamento ed un diminutivo mi hanno trasformata in Siska.
Arrivo un pochino in ritardo perché due mesi sono già trascorsi da quando sono partita. Riguardando indietro vedo quel turbinio di emozioni che ti invade, risento la paura di lasciare casa, gli amici, la famiglia. Risento il dubbio di lasciare indietro qualcosa di certo e sicuro per qualcosa che non conosco. Ma riesco anche a riprovare la stessa emozione, la stessa voglia e lo stesso entusiasmo nel dover affrontare qualcosa di nuovo, qualcosa che non so dove mi porterà e come mi cambierà.
Ora sono già qui e il peggio è passato, potrei forse dire. Ora sono già qui e ogni mattina mi sveglio e mi sento ormai quasi a casa.
Per spiegarvi che tipo di persone sono gli Indonesiani voglio raccontarvi una delle prime cose che ho imparato studiando la lingua: nella grammatica indonesiana non viene mai usato un termine di paragone negativo.
Jakarta lebih panas daripada Medan - Jakarta è più calda di Medan
Al contrario, non diranno mai, come invece noi facciamo:
Medan è meno calda di Jakarta ma
Medan lebih dingin daripada Jakarta - Medan è più fredda di Jakarta
La lingua che rispecchia la cultura, eccone un esempio perfetto. Never Say Less - mai pensare in negativo.
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