Ciao a tutti, sono Stefano e per la prima volta vi scrivo dal Kenya e più precisamente da Nairobi. Io ed Emanuele, il mio compagno d'avventura, siamo partiti ormai da una settimana e finalmente sono riuscito a trovare un attimo di tempo per raccontarvi qualcosa. Allora iniziamo dal viaggio....beh ci abbiamo messo circa 36 ore da Milano a Nairobi! Tutto è filato liscio fino ad Addis Abeba ma poi il volo per Nairobi è stato anticipato e....l'abbiamo perso!!! Questo intoppo si è però rivelato una piacevole sorpresa infatti, grazie alla guida esperta di Sara e del marito etiope, abbiamo cominciato a muovere i primi passi in terra africana. Il giorno successivo siamo quindi arrivati a Nairobi dove, in aeroporto siamo stati accolti da Sister Raquel (che sarà la nostra responsabile qui in Kenya) e dai suoi collaboratori Martin e Matthew. I giorni successivi sono stati caratterizzati da continui incontri, riunioni e visite, in particolare abbiamo incontrato i ragazzi con i quali lavoreremo e ieri durante la messe domenicali siamo stati ufficialmente presentati alla popolazione. E' incredibile quanta gente ci fosse nelle 3 messe che ci sono state (una dietro l'altra senza interruzione..) tra le 7.30 e le 14.30. In questo giorni con noi c'era anche Maurizio il nostro “Boss”, come lo chiamano qui, che però ieri sera ci ha salutato per andare a trovare i nostri colleghi etiopi Stefania e Paolo. Noi ci troviamo in un quartiere un po' lontano dal centro, circa 18 Km, che si chiama Kahawa West. Sembra di vivere in una città a sé, non ci sono i palazzoni del centro ne le baracche degli slum e anche dal punto di vista della sicurezza sembra un po' più tranquillo, anche se la prudenza da tenere non è mai troppa... Insomma l'atmosfera sembra buona, la voglia c'è perciò direi che è proprio giunto il momento di iniziare questa esperienza!!! Stefano
lunedì 22 ottobre 2007
Si parte!!!
Ciao a tutti, sono Stefano e per la prima volta vi scrivo dal Kenya e più precisamente da Nairobi. Io ed Emanuele, il mio compagno d'avventura, siamo partiti ormai da una settimana e finalmente sono riuscito a trovare un attimo di tempo per raccontarvi qualcosa. Allora iniziamo dal viaggio....beh ci abbiamo messo circa 36 ore da Milano a Nairobi! Tutto è filato liscio fino ad Addis Abeba ma poi il volo per Nairobi è stato anticipato e....l'abbiamo perso!!! Questo intoppo si è però rivelato una piacevole sorpresa infatti, grazie alla guida esperta di Sara e del marito etiope, abbiamo cominciato a muovere i primi passi in terra africana. Il giorno successivo siamo quindi arrivati a Nairobi dove, in aeroporto siamo stati accolti da Sister Raquel (che sarà la nostra responsabile qui in Kenya) e dai suoi collaboratori Martin e Matthew. I giorni successivi sono stati caratterizzati da continui incontri, riunioni e visite, in particolare abbiamo incontrato i ragazzi con i quali lavoreremo e ieri durante la messe domenicali siamo stati ufficialmente presentati alla popolazione. E' incredibile quanta gente ci fosse nelle 3 messe che ci sono state (una dietro l'altra senza interruzione..) tra le 7.30 e le 14.30. In questo giorni con noi c'era anche Maurizio il nostro “Boss”, come lo chiamano qui, che però ieri sera ci ha salutato per andare a trovare i nostri colleghi etiopi Stefania e Paolo. Noi ci troviamo in un quartiere un po' lontano dal centro, circa 18 Km, che si chiama Kahawa West. Sembra di vivere in una città a sé, non ci sono i palazzoni del centro ne le baracche degli slum e anche dal punto di vista della sicurezza sembra un po' più tranquillo, anche se la prudenza da tenere non è mai troppa... Insomma l'atmosfera sembra buona, la voglia c'è perciò direi che è proprio giunto il momento di iniziare questa esperienza!!! Stefano
domenica 21 ottobre 2007
Il mio nome è Paolo Dell'Oca e questo è l'anno + etiope della mia vita
Andiamo? Andati. Direj ke mi
sento andato dagli ultimi saluti aeroportuali; dopo qelli l’impressione è kel
resto dell’anno sarà in discesa.
La prima settimana è + da reduce
(importante scriverlo tutto attaccato) ke da paracadutato in Abissinia. Reduce
dalle camminate estive, dalla decisione etiope (scelta fatta in cui ora si
entra, dice bene e benedice Mariagrazia), dalle prime due serie d 24 viste qasi
in realtime (2 giorni, 48), dall’astinenza alle parentesi (qte ne sto
mettendo?) e, appunto, dall’accompagnamento della compagnia al balzo in Africa.
Il mio nome è Paolo Dell’Oca e
questo è l’anno + etiope della mia vita.
Il mio nome è Paolo Dell’Oca e i
miei saranno i post meno letti d qsto blog (non confortevoli letti, ma scomodi
giacigli d fraske, d frasi), ma m’è stato detto ke cera post anke x me e allora
mi son lanciato.
M’è stato detto ke cera posto
anke x me e allora son venuto ad Addis Abeba: 60 kg + 30 d bagaglio in + tra 7
milioni d abitanti non si notano tanto; cè qella cosa lì, il mio colore, ke mi
renderà un po’ + visibile, ma m’interessa relativamente, non essendo
dikiaratamente un membro operativo del CTU d Los Angeles.
Mi pare importante scribakkiare
qcsa ke mi porta qa e qa qcsa ke m’importa. Random:
·
Il detto dogon “Lo straniero vede solo ciò ke jà
conosce” (che ho già nondetto nel discorso disfatto). Non capirò nulla d qello
ke vedrò, specie i primi tempi; un anno è 1 periodo breve x entrare in una
cultura d cui peraltro non conosco la lingua. Starò sulla soglia e qdo avrò
volia posterò via web le mie fregnacce antropaologike o qke storia + o – reale
ke maccadrà, ma da qste righe non si comprende Addis Abeba, fratelli. Sciò!
·
Parto x stare un anno in Africa. Punto. Magari
torno tra 2 giorni col magone o con un’addis ameba nella pancia ke un magone
non è riuscito a scacciare e vabbeh, però il movente è vivere qa 1 anno. Non è
Africaafrica, gli Etiopi non si riconoscono molto africani, mi trovo in una
città e non nella savana, ma le regole m’erano state anticipate.
Ora sono
le 14, sta arrivando qa Ash, potenziale amico; Stefania uscente da una piccola
malattia si sta spaccando la testa imparando a jocare a scakki jakkè il suo Mac
si è fatto un Mac Menu mangiandosi l’altro joco ke aveva e, sopra a ttutto, io
non ho ancora pranzato. Salutov.
Paolos
alle
17:14
Etichette:
Etiopia,
P.S.,
Paolo Dell'Oca,
SCE2007
lunedì 15 ottobre 2007
Pronto?
Milano, 9:07 a.m.
Maurizio Maffi à Pronto?
Paolo Dell’Oca à Pronto, pronto!
Maurizio..
M à
Ciao Paolo, hai bisogno?
P à
Mah, sì, avevo voglia di telefonarti
M à
Mh, dimmi.. hai fatto la valigia?
P à
No, beh, non ancora
M à
Te la prendi comoda!
P à
Cosa intendi? Perché vai su questo argomento?
M à
Beh, partiamo stasera e credevo…
P à
(interrompendolo) No, è che mi sembra che tu ti sia improvvisamente intesito..
M à
Non capisco, mi devi dire qualcosa?
P à
No, sei tu che mi devi dire qualcosa: non vuoi mandarmi, vero?
M à
Eh?! Paolo, cosa stai dicendo? Ci dev’essere un malinteso!
P à
Ma quale malinteso, Maurizio! Va bene, dai, allora non vengo. Tanto lo avevo
già deciso.
M à
No, Paolo, aspetta, cos’è successo? Perché non vuoi andare?
P à
Devi dirmelo tu, Maurizio; però siccome non ci riesci, te lo dico io. Oh, bella
la piramide umana, il sindaco di Rho, bello tutto. Però ci ho pensato e,
per come sono fatto, va bene così.
M à
“Così” come, scusa?
P à
Vedi che non vuoi capire? “Così”: basta. Sono stato contento di lavorare
insieme e quest’esperienza mi ha arricchito. Anzi, ne approfitto per
ringraziarti, magari dillo anche a Sergio e Davide, insomma.
M à
..
P à
Spero comunque di rimanere in buoni rapporti con voi nonostante questa vostra
difficoltà; da parte mia tanta comprensione, e chissà, magari, un giorno..
M à
È uno scherzo, Paolo?
P à
Ciao Maurizio, buon viaggio
M à
Paolo?
(il suono intermittente segnala che
l’interlocutore ha riagganciato)
Sì.
| Ma cosa...? |
alle
18:07
Etichette:
Etiopia,
Il 1° post,
Italia,
Maurizio Maffi,
P.S.,
Paolo Dell'Oca,
SCE2007
sabato 13 ottobre 2007
Note d 1 discorso non fatto causa fiakkezza accumulata (il motto d qei giorni era: “Non vedo l’ora d andare in Etiopia x riposarmi”)
Milano, via Sidoli
E allora riparto.
Qcno kiede “perché?”
Qcno esclama “però!”
La mamma “per sempre”
La psycologa “per sposarti”
Tornerò qdi con una nidiata d mogli, un box d cammelli e
decine d bambini caffelatte.
Spero che x allora il mondo medico abbia risolto il dolore
dell’anestesia sotto i piedi, non sopporterei l’idea kei miei figli debbano
soffrire tanto.
Il mio corpo ke cambia mi manda dei segni, ma sono i sogni
ke mi muovono e allora vado in Africa. Una veranda sulla savana, a dondolarmi
sulla riva del mondo, in pace.
Ecco, no. Stufo della mentalità paesana di Milano mi
trasferisco in una metropoli grande il
doppio, abitata da 7 milioni d abitanti, dove per camminare bisogna spostare
l’inqinamento, visibile come una serie di tende. L’invito ai volontari è di non
lavarsi, giacchè il muschio che gli crescerà sotto le ascelle costituirà
l’unico verde della città: dispenserà aria pulita e le mamme ci porteranno i
bimbi a giocare.
Capite quindi che non vado a salvare l’Africa, ma a salvare
me stesso, a rimanere in vita; e lo si
era già scritto tornati dalla Costa Davorio. Un detto dogon dice: “L’occhio dello
straniero vede solo ciò che già conosce”, e qsto è 1 problema perchè per qto
possa vedere e riconoscere una Play, non troverò mai Proevolution7.. a parte
che poi il mio è un viaggio nel tempo, arrivo nel 2000 e dovrò fare la
maturità, poi cercherò del plutonio x venire a consumare insieme il Natale del
2007.
Tutta qsta storia x finire a ricitare Alex Zanotelli: “Io sono le persone che ho incontrato nella mia vita”. Qdi partiamo tutti e consentitemi allora una domanda ripicca: “Siete pronti?”
martedì 18 settembre 2007
Mostra fotografica - Ambito SPOSTAMENTI
lunedì 17 settembre 2007
Mostra fotografica - Ambito LUOGO
domenica 16 settembre 2007
Mostra fotografica - Ambito GRUPPO
sabato 15 settembre 2007
Mostra fotografica - Ambito COMUNITÀ LOCALE
venerdì 14 settembre 2007
Mostra fotografica - Ambito ATTIVITÀ
1° CLASSIFICATO
2° CLASSIFICATA
3° CLASSIFICATA EX AEQUO
3° CLASSIFICATA EX AEQUO
| Francesco Mino – INDIA BOMBAY – Alla ricerca della mossa vincente |
2° CLASSIFICATA
![]() |
| Fanny Consolazio – MOLDOVA – Che sete dopo un caldo pomeriggio di giochi! |
| Mara Dal Santo – ETIOPIA – Artisti all’opera |
3° CLASSIFICATA EX AEQUO
| Michela Mozzanica – LIBANO – Pasta di sale |
mercoledì 18 luglio 2007
L'interesse per l'altro
Da qualche giorno è stato pubblicato il nuovo
bando del servizio civile, non ci credevo neanche io, ma ho provato una
strana emozione.
Durante questi mesi non so quante volte ho pensato: "Ma chi me lo ha fatto fare!".
Eppure sono qui, nella mia camera con il sudore alla fronte; causa surriscaldamento del bloc N° 1, dove vivo, e di tutta la città: Bucarest.
Durante questi mesi non so quante volte ho pensato: "Ma chi me lo ha fatto fare!".
Eppure sono qui, nella mia camera con il sudore alla fronte; causa surriscaldamento del bloc N° 1, dove vivo, e di tutta la città: Bucarest.
E proprio la capitale della Romania è il luogo che ho scelto come sede del mio anno di servizio civile. Infatti, mentre ero presa dalle attività dello stage che stavo facendo a Bucarest, si è concretizzata la possibilità di partecipare alle selezioni per il servizio civile, ho pensato che ne valesse la pena conoscere di più la Romania, senza iniziare tutto daccapo in un'altra città, così ho inviato la mia candidatura per il progetto "Vento dell'Est" a San Bernardino 4 (in Caritas Ambrosiana, ndr), e... "Come va, và" ricordo di aver pensato.
La Caritas mi ha dato fiducia e poco più di due mesi dopo sono ritornata a Bucarest.
Da ottobre, nonostante i mille ripensamenti, i "faccio bene o faccio male", sono felice di non aver "mollato" e di poter vivere gli ultimi mesi pienamente. Le difficoltà che mi hanno accompagnato durante tutto il cammino fatto fin qui non hanno annullato la mia curiosità e lo stupore che provo per questa "tara" (paese) dai mille volti.
Non posso raccontare della mia esperienza di servizio civile senza parlare della Romania, che suscita in me sentimenti contrastanti.
Vedo molte situazioni che, semplicemente non comprendo, e proprio per questo mi sento attratta, voglio capire e sentire. Questo desiderio mi ha sostenuto, mi ha permesso di mettermi a confronto con me stessa e con gli Altri, tutti gli altri.
La mattina alla fermata dell'autobus, mi confondo tranquillamente tra le persone ma quando rispondo "Pronto" ad una chiamata al cellulare, talvolta ho visto nel volto degli altri la curiosità. Nel momento in cui a qualcuno ho detto "lavoro qui" ho visto anche la diffidenza e il fastidio; come se il mio Paese natale mi desse, insieme alla carta di identità, una condizione economico-sociale assolutamente invidiabile. Quando ho avuto la possibilità, ho spiegato: "il mio, non è il paese dei balocchi", certamente ci sono più possibilità, ma questo non vuol dire che tutti possano sfruttarle. Difficile capire, difficile farmi capire.
A quanti mi chiedono "cosa fai tu concretamente" rispondo semplicemente animazione con i bambini di una casa famiglia, che è solo una parte del servizio, invece quando ho la possibilità di parlare, io spiego della Romania che ho visto, dell'orgoglio di questo popolo, della fierezza delle loro origini romano-latine, delle conseguenze di cinquanta anni di dittatura, anche quando diventa un pretesto, e del diverso significato di democrazia, di libertà e di sviluppo che qui si concretizza.
La povertà sta diminuendo, è vero, più di una volta ho sentito dire, "prima qui non c'era niente" e mi sono chiesta più volte che cosa si intendesse per niente, forse un NonStop*, o un Gazebo dove si comprano i fiori ventiquattro ore al giorno?
Continuo a chiedermi quale sia il beneficio ultimo di questo "benessere" che necessita delle forze del libero Mercato, intrufolatosi pian piano nel Paese per poi esplodere e diffondersi a seguito della caduta del regime comunista. Ho l'impressione che le persone avvertono una frustrazione nuova, sono sedotte da tutta quella materialità per troppo tempo desiderata, che ora è a portata di mano, lì in vetrina, basta pagare a rate o fare un piccolo prestito per avere fra le mani l'ultimo modello di un cellulare multifunzionale.
Non ho risposte a queste domande se non il dovere di sfruttare al meglio le occasioni che si presentano lungo il cammino, in modo responsabile e "civile", d'altronte la presenza dei volontari desidera comunicare, attraverso segni concreti, condividendo la vita di tutti i giorni con le persone comuni, l'interesse reale e possibile per l'altro.
* Si tratta di piccoli chioschi diffusi in tutta la città, aperti 24 ore su 24.
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Titti De Pandis
volontaria in Servizio Civile in Romania |
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