domenica 30 agosto 2009

Vita da Redes

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Giovedì 20 agosto…2 settimane esatte dal nostro arrivo. Passati i giorni del totale spiazzamento, della full immersion nella preparazione di attività e di uno spettacolo teatrale, delle paure degli insetti, dell’acqua contaminata e del clima non sempre facilmente sopportabile, arriva forse il momento di dare spazio a qualche pensiero che aiuti a metabolizzare il nostro essere qui. In questo mese Redes sta lavorando sulla sensibilizzazione alla pulizia, alla cura dell’ambiente, al riciclo…e ai cantieristi, è stato chiesto di fare uno spettacolo teatrale (soprattutto per bambini) da portare in giro per sensibilizzare o dare semplici spunti di riflessione su questo tema.
Oggi i nostri primi “spettacoli teatrali” (se così li vogliam chiamare) all’interno di Redes. Scopriamo che le fatiche di settimana scorsa hanno portato ad un lavoro che piace ai bambini ed agli adulti e non possiamo che ringraziare le grintose persone dell’area del “trabajo social” in Redes che hanno placato le inevitabili perplessità che alleggiavano nel gruppo: parlare di riciclaggio, pulizia, spazzatura, medio ambiente in una maniera divertente (che vada bene soprattutto per i bambini…ma non solo) a persone che vivono attaccate alla “chureca” (discarica) e che in molti casi lavorano raccogliendo rifiuti per poi pulirli e rivenderli, non ci sembrava una cosa molto semplice. Stamattina…sentire ridere le mamme e vederle attente è stata una sorpresa di cui forse abbiamo colto la potenza solo nella tarda mattinata grazie anche alla chiacchierata con Mari Carmen che ci ha aiutati a “intuire quanto è raro veder comparire il sorriso su quei volti che vanno assumendo tratti sempre più familiari anche per noi. Le storie di vita raccontate da Eli e Mari Carmen diventano piano piano persone reali, volti concreti, spesso dagli occhi tristi, ma che trasmettono una forza che a volte non sembra umana.

Antonella Somma

venerdì 28 agosto 2009

Voglio andare a vivere in campagna...

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Dopo i cantieri della solidarietà ho deciso di rimanere in R.Moldova e sinceramente non sapevo che cosa avrei fatto. Ho avuto 2 settimane di riposo e di solitudine assoluta a Chisinau e dopo i cantieri è stato pesante perchè mi sono ritrovato da un giorno all'altro ad avere giornate super intense ad avere giornate super vuote!!

In queste 2 settimana sono riuscito con mia grande felicità ad andare ancora una volta a vivere in campagna per qualche giorno. Ero già stato nel periodo di pasqua a Sadaclia e questo volta sono andato a Firladeni, un altro villaggio della R.Moldova. Ma ci sono andato col chiaro intento di lavorare; non volevo passare 3-4 giorni con le mani in mano, non c'è l'avrei fatta!

E' così è stato!! Ho pitturato assieme ai moldavi che mi hanno ospitato un cancello di legno nuovo di zecca; 350 stecchetti di legno da fargli la punta bianca e il resto di colore azzurro.
Siamo andati a pulire dal letame il recinto dove stavano le capre. Siamo andati per 3 volte al giorni a raccogliere il latte che veniva munto dalle dalla capre. Alle 8 di sera dovevamo andare a recuperare la vacca che era andata al pascolo. Ho pure viaggiato su un carretto trainato dal cavallo.
Insomma alla sera alle 10 ero già a letto, e non ho mai dormito così bene come in questi giorni!!


Io e Oleg che pitturavamo il cancello di legno!


Durante il giorno le pause birra erano d'obbligo e il papà del mio collega moldavo che mi ha ospitato ci carburava con 2 bicchieri di birra ogni due ore, in modo che potessimo dipingere al meglio il cancello! La mamma invece ci preparava delle deliziose tavolate con cibo di ogni sorta: zuppe, pasta, formaggio, carne, verdure e vino ovviamente.

Uno dei giorni che ero a Farladeni era anche il mio compleanno e oltre alla birra solita del lavoro ogni tanto mi toccava brindare per la mia nascita con personaggi del paese sconosciuti ma che volevano anche loro festeggiare con me il mio compleanno con un bicchiere di vino!

Son stati 4 giorni che dimenticherò difficilmente, non solo per il lavoro, ma anche per la bella gente che ho conosciuto e per la calorosa ospitalità che mi hanno riservato. E' anche vero che non sono arrivato come un perfetto sconosciuto, sono arrivato assieme al mio collega moldavo di lavoro che mi ha presentato i suoi genitori e alcune persone del paese, però mi piace pensare che in ogni caso sarei stato accolto in questo modo, come se fossi anche io del villaggio di Farladeni!


Il carretto!

mercoledì 26 agosto 2009

Incontri....

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Quando ero sull’aereo per arrivare a Chisinau, ho incontrato un uomo che mi ha detto che quindici giorni in Moldova mi sarebbero bastati per capire che cosa era questo paese, soprattutto uscendo dalla città e andando verso i villaggi. Io non so ancora che cosa ho capito, che cosa no e che cosa rimarrà in sospeso perché, come tutte le esperienze forti, ho bisogno di tempo per elaborare. Una cosa però l’ho capita..nonostante tutte le esperienze che possiamo fare a contatto con la povertà, con la sofferenza, con un altro mondo non potremmo mai riuscire a capire che cosa porta un uomo ad abbandonare tutto e rischiare perché la nostra sarà sempre e comunque una scelta e noi sappiamo di avere sempre una base sicura dove tornare, il nostro paese. Per quanto riguarda il resto percepisco di aver incontrato un altro mondo, inteso nel senso pregnante del termine. Questo si avverte appena arrivi nei villaggi, dall’aria che respiri, dall’odore della terra, dalle anime che incontri attraverso gli incroci di sguardi.

Incontri con gli altri. Beh che dire di questo, a volte le parole sono limitate (o forse le mie) non è possibile esprimere l’immensità che può rinchiudere l’incontro, anche se di un attimo. In questo incontro con l’altro c’è l’incontro con chi ci ha accolto a braccia aperte, anche se non fisicamente: ovunque noi andassimo con i bambini, con gli anziani o per le strade del villaggio faticavi a trovare qualcuno che ti respingesse. Certo noi eravamo la novità del momento, ma che dire dell’accoglienza quando ci offrivano quello che avevano, un bel pezzo di formaggio e un bicchiere di vino (e se non stavi attento, diventavano due o tre o anche quattro e fermiamoci qui).

Incontri con occhi che sorridevano o altre volte con occhi che erano in attesa di chissache, probabilmente della morte. Ricordo ancora nettamente la sensazione che ho provato quando, durante la prima settimana a Ucrainka, sono andata a fare attività sociale a casa di una donna anziana…ho ancora impresso negli occhi lo stato di abbandono di quell’abitazione e di quella donna e nelle narici l’odore che riempiva quelle stanze, le mosche. Ricordo di essermi immaginata un giorno qualunque di quell’anziana totalmente sola e disillusa, la ricordo seduta sull’uscio di casa ad aspettare qualcosa, forse la morte. Dall’altra parte, invece, ricordo la donna che siamo andati a visita quando eravamo a Coscalia, nonna Mina, e ricordo lo sguardo vivo, il sorriso e la percezione che quella casa fosse viva.

E poi che dire incontri con i compagni di viaggio..e qui le parole faticano a venire alla mente..a volte piango dentro me stessa per i ricordi che mi legano ad ognuno di loro, ai loro occhi, ai loro sorrisi. Però le mie non possono essere lacrime tristi, di rimpianti, ma lacrime di felicità perché so nel profondo di me stessa che ho avuto la fortuna di aver incrociato altre anime e che dire.. alla fine non i soldi, le case, gli oggetti ma sono gli incontri che rimangono…e a volte si percorre una vita intera alla ricerca di questo tipo di incontri…grazie.

E’ forse questo quello che sono sicura di aver portato a casa da questo paese: gli incontri.

Elisa
Cantiere della Solidarietà - R.Moldova


"Facem un cerc" - Facciamo un cerchio
Un momento delle attività coi bambini di Coscalia

martedì 25 agosto 2009

17 agosto

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Allungo il passo per superare un rigagnolo di acqua fetida e sono già dentro la casa del nostro amico nicaraguense. Alle mie spalle si richiude un rudimentale cancello di filo spinato e sacchi neri. “Buenos dias, que tal? ”. È il nostro approccio tipico, un po’ timido ma nello stesso tempo desideroso di penetrare nella quotidianità di questa famiglia. Nonostante l’accoglienza sia cordiale, leggo negli occhi di M. un senso di vergogna e imbarazzo. Mentre le parlo, armeggia mestamente con alcune manciate di fagioli, decisamente troppo misere per essere l’unica portata della cena. La pentola sta già bollendo, e il fuoco che l’alimenta getta tutto il fumo dentro la piccola stanza, rendendo l’aria irrespirabile. Mi si stringe il cuore a pensare che questo è il posto in cui vivono; un ammasso di lamiere e cartone costituiscono i muri portanti dell’abitazione, delimitando il perimetro di un unico ambiente in cui cinque persone dormono, mangiano e trascorrono la maggior parte del proprio tempo. Sul pavimento, in realtà nient’altro che terra battuta, un materasso serve da letto per tutta la famiglia.
La vista di una fila ordinata di stoviglie su di una mensola fa nascere un sorriso sulle mie labbra: un piccolo segno di cura e attenzione quasi inaspettato, che risalta rispetto al resto dell’ambiente. Allo stesso modo, nell’angolo, un pila ordinata di vestiti, raccolta dentro uno scatolone.
La mia visita è un’occasione per seguire questa famiglia nel “progetto latrina”: lo scopo è controllarne lo stato, ed eventualmente fornire spiegazioni e indicazioni per la manutenzione e il miglioramento delle condizioni igieniche generali.
Parte delle nostre mattinate è dedicata alle visite domiciliari alle famiglie. Entriamo in contatto con una moltitudine di storie diverse, accomunate dalla stessa realtà, ma tuttavia è impressionante notare come possano esistere differenze tanto nette anche nella povertà.
Ritornando verso la mia casa nica, mi viene da pensare che sembriamo appartenere proprio a due mondi diversi. Diverse le risorse, diverse le possibilità, diversi gli orizzonti e le prospettive per le proprie vite. Ogni mattina, la maggior parte di loro non può permettersi di pensare ad altro che al giorno presente, così da vivere senza ambizioni e progetti per il proprio futuro.
Mentre noi possiamo programmare le nostre esperienze, pianificare i nostri studi, immaginare nuove esperienze. In poche parole, fantasticare sul nostro futuro.
Ogni visita al barrio è quindi ogni volta un’emozione molto intensa, che genera in me disorientamento e confusione. Talvolta anche un po’ di rabbia.
Dopo ogni giornata però, possiamo tornare nelle nostre oasi di pace, il Guis e Redes.
Sono due strutture curate a partire anche semplicemente dall’aspetto estetico, poiché colorate e piene di verde, ma soprattutto per l’impegno nel lavoro e l’attenzione verso i ragazzi. Questi infatti possono godere di progetti studiati su misura da un personale preparato e disponibile, hanno spazi per il gioco inesistenti nel barrio, e, per quanto possa a noi sembrare scontato, hanno due pasti giornalieri assicurati. Sforzi ripagati da un sorriso sempre presente sui loro volti.

Anna e Fabio

lunedì 24 agosto 2009

..... "il mal di casa"

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Hai presente chi viaggia per mare, che dopo aver vissuto sulla barca in preda alle onde, si trova in difficoltà a tornare sulla solida terra ferma? Lo chiamano “mal di terra”.
Così mi sento oggi, a dover tornare in equilibrio alla vita normale di tutti i giorni, dopo aver vissuto l’esperienza dei cantieri in Moldova.
Sono inquieto e non riesco ad abituarmi alla casa, alle comodità, alla famiglia premurosa, alla routine, al ritmo incessante della città, del lavoro. Alle preoccupazioni, al pensare per forza al domani e al dopo domani, e a misurare il tempo. Al vivere ordinato in una casa che ora sembra troppo grande, che risuona di silenzio e vuoto. A parlare con chi ti conosce da sempre ma non riuscire a trasmettere e condividere ciò che hai vissuto.
Vorrei essere ancora a Ucrainca, o a Coscalia, e continuare a vivere delle cose semplici, e della gioia di un sorriso, di un abbraccio. Ad avere amici sempre intorno, agli sguardi curiosi e benevoli, ad essere accolti a braccia aperte da chi non ha niente eppure ti offre tutto. Ad aiutare chi è solo, e sperimentare che quello che ricevi in cambio è sempre di più di ciò che hai dato. A lavorare insieme e di nuovo giorno per giorno, con le proprie mani e senza grandi progetti da rispettare, e andare a letto stanchi e con la schiena a pezzi ma con cuore sereno ed il sorriso sul volto. A condividere tutto, scoprirsi simili e scoprire quanto può avvicinarti un semplice gesto, una parola, uno sguardo. A non essere giudicati dalla propria storia, dalla propria provenienza o dal cammino che ti ha portato lì, ma solo da ciò che fai lì, da ciò che sai offrire di te e ciò che sai ricevere.
A cercare di comunicare in tutte le lingue, e infine a gesti, a imparare le usanze e le tradizioni che uniscono un popolo. A mangiare pasta scotta di giorno e crusca la sera, a dormire per terra di fianco al grano, e svegliarsi all’alba con le campane.
E ritrovarsi alla sera di nuovo sui gradini, sotto le stelle, a ridere e scherzare insieme, ancora una volta…

Alfonso
Cantiere della Solidarietà in R. Moldova

domenica 23 agosto 2009

Cantiere in Moldova! Già finito???

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Con un imbarazzante ritardo anche il Cantiere 1 Moldova si fa sentire all'interno del blog!! Ho pregato i miei volontari affinchè postassero qualcosa....ma li capisco...abbiamo vissuto due settimane intense, in mezzo ai villaggi della moldova, in mezzo a orde di bambini golosi di gioco, in mezzo ad anziani bisognosi e a volte dimenticati!
Servirebbe un libro intero per raccontare la bella esperienza vissuta! Forse due: uno per i volontari e uno per me che a mia sorpresa mi sono trovato dopo 10 mesi di moldova a scoprire ancora cose nuove e interessanti di questo paese che non finisce mai di stupirmi!
Un post sarebbe riduttivo e sono sicuro che le emozioni vissute sono ancora così forti che è difficile riuscire a metterle per iscritto!
Posso dirvi che abbiamo fatto ridere e divertire i bambini con 2 ambientanzioni fantastiche ( Shrek in un villaggio e Asterix/Obelix in un altro)!
Posso dirvi che abbiamo incontrato tantissime persone, anzini e non, che ci hanno accolto (a volte anche no!) e mostrato ogni volta qualcosa di nuovo della moldova.
Posso dirvi che abbiamo giocato e scherzato con i volontari moldavi che hanno collaborato con noi come se la differenza di lingua non sia mai esistita!
Posso dirvi che è stata un esperienza unica e sicuramente da ripetere i prossimi anni!
Come coordinatore voglio ancora una volta ringraziare il mio gruppo di volontari e ringraziare anche i villaggi moldavi che ci hanno accolto e dato la possibilità di vivere questa esperienza!






Quà a Ucrainca! L'ultimo giorno di attività con i bambini del villaggio!



L'ultimo giorno nei villaggi moldavi! L'ultima foto assieme al prete del villaggio prima di partire alla volta di Chisinau!

Lorenzo
Cantiere della Solidarietà in R.Moldova

Scoppi

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A Beirut ogni calda sera è costellata dal rumore di scoppi. Si tratta di fuochi d'artificio, provenienti dagli alberghi di lusso che puntellano le colline dietro la città, a pochi metri dall'autostrada che la attraversa da nord a sud. Caotica, assurda, disumana. Fa strano pensare come fino a pochi anni fa gli stessi scoppi significavano paura, dolore, distruzione. Fa strano accorgersi come vita e morte facciano lo stesso rumore. Ne sei sicuro, da qualche parte qualcuno tra le quattro mura starà pensando a quei giorni, durati trent'anni. Un po' ti indigni, pensi che in certi luoghi, certi suoni debbano essere tabù, come accade per le parole. Come è possibile far festa, scherzare con queste cose? Poi ci pensi, e ti chiedi se forse la futilità non sia anch'essa un tassello fondamentale di quel mosaico complesso che è la normalità. Normalità inseguita, ricercata, sofferta. E allora ben vengano gli scoppi. Scoppi futili, scoppi di vita.

stefano

Yani...

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CDS Jordan 2009...

Grazie a tutti quelli che hanno ideato, partecipato, sorriso, pianto, faticato, ammazzato ragni, mangiato sughi, giocato, corso, saltato, ballato, cantato, a quelli che si son innamorati, a quelli che si son infatuati, a chi ammazzava zanzare nella notte, a chi nella notte non dormiva mai, a gabriello, all'ultimo mostro dell'ultimo quadro ancora da sconfiggere, alle colazione dalle 7.30 alle 9.30, alla business luonge di proprietà del Ricci, ai panni da stendere, ai bagni da lavare, a Mr Abuna 'Imad, ai blog non pubblicati (hihihih), a kullu barra, ai ragazzi di Ader che non ci hanno abbandonato mai, kabir kabir, alla smezzy che si emoziona, alla Franci che sogna 4 giorni al mare, alla Cipitini/ Hudra ed ai mille felafel che si è mangiata, alle riflessioni che non finiscono mai, ai cori in controcanto, alle foto di Vale, a Vale, alla magica Lore, alla nuova Silvia senza gigia, al pollo giovanni, a quattro dita, a Laith, alla Sarina biricchina!

GRAZIE DI CUORE

NOI, ULTIMA PARTE, FINALMENTE!!!

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IL RAFFA


età: 36 anni e non sentirli...


Grande amante dei cani, soprattutto di quelli che cercano di portarsi a casa dei pezzi del suo prominente polpaccio protetto da dei pantaloni ultima moda boliviana color cacca...


Ha vinto il premio "URKUPIñA-Saltafoss 2009" riuscendo nell'intento di incastrare il proprio piede in una scatola di sardine pescate nel mare boliviano e cadendo rovinosamente.

E' l'unico vero autore del blog CDSBOLIVIA quindi tutte le meravigliose Urkupiñate escono direttamente dal gran visir neurone capo che alloggia nella sua calotta cranica chiedendosi se "c'è nessssuuuuunoooo??????"


assolutamente dentro allo stile boliviano beve cicia, mastica coca e si veste in modo improponibile (vedi foto)


E' convinto si essere un disabile in vacanza con la Valtur, dopo che i ragazzi (loro disabili per davvero) con cui lavora hanno pensato di dargli coraggio ogni volta che riusciva a capirli

sabato 22 agosto 2009

Noi parte VIII

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Mariella

età 28

è la coordinatrice loquace!A differenza della timida Martina si presta a sproloqui snervanti per il gruppo ma almeno ha metodi più dolci della sergente di ferro Martina.

Colta e preparata su ogni argomento, potrebbe parlarvi per ore della storia della Bolivia o delle dominazioni Incas.

In questi giorni è un pochetto triste perchè Rodrigo, il boyfriend brasiliano, è rientrato in Brasile (fino a pochi giorni fà era in Bolivia!)..che altro dire..promossa a pieni voti