Le ragazze escono dalle celle a piccoli gruppi e si allineano nel cortile interno. Filippine cingalesi, indonesiane: ne contiamo circa quaranta, ma probabilmente ce ne sono almeno altrettante rimaste dentro. Basta volgere lo sguardo alle porte di ferro ormai chiuse, dove decine di volti incuriositi si alternano febbrilmente dietro gli spioncini. Devono avere tra i venti e i trent’anni, forse di più. Alcune ci salutano con un sorriso, incredule di ricevere finalmente una visita.
Siamo nella sezione femminile del carcere di Juweideh, periferia meridionale di Amman. Qui si trova l’unico carcere femminile della Giordania, con tanto di sezione per le cosiddette detenute temporanee. Qui vengono condotte le donne immigrate clandestine con permesso di soggiorno scaduto.
Riesco a parlare con una ragazza filippina. Con la voce rotta dal pianto mi racconta di esser venuta in Giordania per lavorare come collaboratrice domestica, e di esser stata trovata dalla polizia sprovvista di permesso di soggiorno. Non si può permettere di pagare la multa, così le autorità la trattengono in carcere. Un’altra ragazza mi dice di aver già pronti i soldi per potersi “comprare” l’uscita dal Paese, e di aver ancora abbastanza denaro per il viaggio di ritorno nelle Filippine, ma per qualche ragione è ancora in carcere. Qualcosa deve essersi inceppato ed è ancora qui, da più di due mesi.
Sono partito da questa piccola esperienza per raccontare il dramma delle lavoratrici domestiche straniere in Giordania. La stragrande maggioranza di queste provengono dall’Asia Meridionale e Orientale, soprattutto da Indonesia, Filippine e Sri Lanka. Lasciano il Paese di origine sperando di trovare qui un lavoro dignitoso, contribuendo così a sostenere la famiglia rimasta in patria, ma finiscono spesso in una spirale interminabile di sfruttamento: sono vittime di abusi e maltrattamenti – se non di veri e propri pestaggi - da parte dei propri datori di lavoro; lavorano dalle 16 alle 19 ore giornaliere, spesso dovendo aspettare mesi per ricevere lo stipendio o parte di esso (a volte sono le agenzie di reclutamento a trattenere parte dei soldi); vengono tenute segregate nella casa dove lavorano per impedirne la fuga.
A volte, anche quando le ragazze riescono a fuggire, l’amara sorpresa è dietro l’angolo. Impossibile lasciare il paese: il datore di lavoro, responsabile per legge dell’adempimento, non ha mai provveduto all’estensione del loro permesso di soggiorno. Non potendo pagare la multa – ogni giorno di presenza irregolare in Giordania costa alla persona un dinaro e mezzo – le ragazze finiscono così in carcere, senza sapere se e quando riusciranno a uscire. In alcuni casi la situazione è ancora peggiore: non volendo rischiare conseguenze penali o amministrative per l’irregolarità, alcune famiglie cercano di liberarsi delle lavoratrici denunciandole alla polizia per maltrattamenti o per furto (è recente la notizia di una collaboratrice cingalese imprigionata, e poi rilasciata per mancanza di prove, in seguito all’accusa di aver rubato alcuni gioielli e aver abusato della bambina della famiglia presso cui lavorava).
Del resto, come mi dice una terza ragazza a Juweideh, la fuga può anche essere sorprendentemente breve. Una volta raggiunto il miraggio del rimpatrio, molte sue connazionali hanno ripreso subito la strada della Giordania, finendo nuovamente in carcere. Lei però non ci potrà riprovare: sul passaporto le hanno messo un timbro recante la scritta “Denied Entry”, che verosimilmente le impedirà di rivedere le colline di Amman per almeno cinque anni.
Secondo Amnesty International sarebbero oltre 70.000 le collaboratrici domestiche presenti in Giordania, di cui circa 30.000 non registrate. Diverse organizzazioni, tra cui Human Rights Watch, hanno denunciato questa pratica, in contrasto con le stesse leggi giordane. Lo stesso governo si sarebbe impegnato a emendare la propria legislazione del lavoro, promettendo di dedicare un’attenzione specifica ai diritti delle lavoratrici domestiche.
Per chi volesse ulteriormente approfondire la questione:
Report di Amnesty International;
Analisi di Human Rights Watch sulla nuova legislazione del lavoro in Giordania;
Articolo del Jordan Times a proposito di un recente caso di maltrattamento.
sabato 16 gennaio 2010
venerdì 15 gennaio 2010
bella, ciao
2010 01 14, 22e34, Port Blair
Il giorno in cui vai ad Est e' un giorno corto. Il fuso orario sposta le lancette in senso orario e t trovi nella notte senza sentire d avere pienamente vissuto il giorno. Uh. In compenso continuano a portarti da mangiare. Non pasti da nozze, ma neanche da funerali. E poi le ostess passano per il corridoio sparando deodorante sul soffitto.
E fu sera e fu mattina. E noi non dormimmo. Nel chirurgico incastro di voli non riusciamo ad essere indisturbati per più di un’ora e mezza, e ciondolanti ci ritroviamo già a Port Blair, capitale delle Isole Andamane e Nicobar, un’India a portata di uomo (...). Siam qui anche per il 25° anno della Diocesi, siamo qui anche per il 25° anno di vescovado di Monsignor Alex Diaz. Mi crolla la testa dal sonno e devo ancora lavarmi la biancheria, ma sento il dovere impellente d’informarvi che in occasione della nostra accoglienza ho cantato una canzone col mio Direttore Roberto D’Avanzo. Lui alla chitarra, io al microfono. Ad una platea indiana che batteva ritmicamente mani&piedi.
nb.. Le foto arriveranno
Il giorno in cui vai ad Est e' un giorno corto. Il fuso orario sposta le lancette in senso orario e t trovi nella notte senza sentire d avere pienamente vissuto il giorno. Uh. In compenso continuano a portarti da mangiare. Non pasti da nozze, ma neanche da funerali. E poi le ostess passano per il corridoio sparando deodorante sul soffitto.
La mutanda mi chiama, saluto.
paolo
MXP-D'OH
In questi tempi.
Primo mese del secondo decennio del terzo millennio da quando un signore rivelò d essere Il Signore resuscitando da morte certa, secondo le fonti dei tempi, prima uno dei suoi migliori amici, poi se stesso. Prima di salire al cielo.
Commessa minuta e cordiale del pto vendita nike: No, mi spiace
Commessa minuta e cordiale del pto vendita nike: (sorride) No, mi spiace
Paolo: (sorrido)
In un identico intervallo di tempo, chi fa le cose più velocemente ne fa di più; efficienza che non sempre va a nozze.. ma anche senza tirare il ballo le istituzioni: efficienza che non sempre si porta a letto l’efficacia, la qualità. Ma se quest’ultima dipende da indicatori variabili da persona a persona, ancora più soggettivo è il senso.
Appunto.
In questa compressione (e non comprensione) di cose persone animali che è stato il 2010 ad oggi reco meco (adoro scriverlo) (basta parentesi) la magia dun film3d, la verità d un abitante d rocca di mezzo che racconta del suo terremoto ed una gigantografia di Eminem che mi scruta dalla parete duna libreria.
Eminem: **** ***!
Paolo: E quindi?
Eminem: * **** ****** **** ***!
Andrea: No. *****, non ce la faccio, è più forte di me, tutto troppo in fretta, non ce la faccio!
Bart: Ma è il mondo che va in fretta, Andrea, è il mondo che va in fretta! Non vivi mica più nel Cinquecento che non succedeva mai un *****. Adesso le cose corrono! Torni a casa la sera e ti trovi su Tele+ i porno! Andrea, la Champions League...? E dai...!
Andrea: La Coppa dei Campioni che fine ha fatto?
Bart: Sparita, dimenticata, scordatela. Niente più Coppa dei Campioni!
Andrea: Sono cose che fanno pensare.
Santa Maradona è il mio film preferito. Io sono Paolo. Paolo Maria Dell’Oca, giusto per. Lavoro in Caritas Ambrosiana per Asia e Animondo; che poi sarebbe un gruppo d gente che fa educazione alla mondialità.
E volare è una cosa che non riesco a capire.
Un po’ come addormentarmi. Lo faccio, ma non so come. Comunque.
In questi tempi svelti voliamo verso le Isole Andamane, ad est dell’India, nel Golfo del Bengala. C’è la festa di Alex, un nostro amico. Ma noi andiamo soprattutto per monitorare (tecnicissima parola) dei progetti sopportati insieme alla Caritas locale, che poi si chiama Acani. Poi tra una decina di giorni c sposteremo in Thailandia, nella diocesi di Surat Thani, a metà del braccio di terra. È solo la nostra seconda missione lì, e quindi è ancora un po’ esplorativa di partner potenziali e progetti affiancabili.
Ve ne scriverò.
Se ci sarà tempo.
Questo era solo per dire "Ehi, ci sono".
Ora chiudo il portatile, Doha e' prossima e domani sara' India.
Ehi.
paolo
Primo mese del secondo decennio del terzo millennio da quando un signore rivelò d essere Il Signore resuscitando da morte certa, secondo le fonti dei tempi, prima uno dei suoi migliori amici, poi se stesso. Prima di salire al cielo.
Paolo&Alberto salgono in cielo da Malpensa. E partono per la missione in Asia.
Tempi emotivamente compressi e per questo complessi. “IT’S OK TO BE FAST” strilla giallo su viola una felpa nike al duty free milanese.
Paolo: Scusa, è legalmente consentito fotografare questo prodotto esposto?
Commessa minuta e cordiale del pto vendita nike: No, mi spiace
Paolo: Ed è illegalmente consentito? Mi servirebbe per un blog..
Commessa minuta e cordiale del pto vendita nike: (sorride) No, mi spiace
Paolo: (sorrido)
In un identico intervallo di tempo, chi fa le cose più velocemente ne fa di più; efficienza che non sempre va a nozze.. ma anche senza tirare il ballo le istituzioni: efficienza che non sempre si porta a letto l’efficacia, la qualità. Ma se quest’ultima dipende da indicatori variabili da persona a persona, ancora più soggettivo è il senso.
In che senso?
Appunto. C'e'chi necessita d tempo utile a cercarlo e chi no. Ci scriverei un (poco) saggio, ma non ho ancora trovato il tempo per.
Appunto.
In questa compressione (e non comprensione) di cose persone animali che è stato il 2010 ad oggi reco meco (adoro scriverlo) (basta parentesi) la magia dun film3d, la verità d un abitante d rocca di mezzo che racconta del suo terremoto ed una gigantografia di Eminem che mi scruta dalla parete duna libreria.
Paolo: Cosa ti scruti, tua Eminemza?
Eminem: **** ***!
Paolo: E quindi?
Eminem: * **** ****** **** ***!
In questi tempi veloci.
Alberto: “Stiam passando sopra Marta e Davide”.
Alberto. Alberto Ugo Minoia, desk Asia e Medio Oriente di Caritas Ambrosiana e responsabile delle Emergenze. Non in quel senso, nell’altro.
Prendi Bolt. Come fa di nome? Husain? Qualcosadelgenere? Ecco, prendilo, sollevalo dalla sua corsia di tartan lunga centometri. Lui continua a mulinare le gambe per aria, quello sa fare. Adagialo ora a Bahia, sulla spiaggia brasiliana, fai partire il cronometro e vediamo cosa succede. Fa i 200m in 35” (la sabbia lo rallenta), ma non riesce a correre i 400 in 1’ 10”. E neanche i 2000 in 5’. Questo voglio dire: anche chi va superveloce ha bisogno di fermarsi.
Andrea: No. *****, non ce la faccio, è più forte di me, tutto troppo in fretta, non ce la faccio!
Bart: Ma è il mondo che va in fretta, Andrea, è il mondo che va in fretta! Non vivi mica più nel Cinquecento che non succedeva mai un *****. Adesso le cose corrono! Torni a casa la sera e ti trovi su Tele+ i porno! Andrea, la Champions League...? E dai...!
Andrea: La Coppa dei Campioni che fine ha fatto?
Bart: Sparita, dimenticata, scordatela. Niente più Coppa dei Campioni!
Andrea: Sono cose che fanno pensare.
Santa Maradona è il mio film preferito. Io sono Paolo. Paolo Maria Dell’Oca, giusto per. Lavoro in Caritas Ambrosiana per Asia e Animondo; che poi sarebbe un gruppo d gente che fa educazione alla mondialità.
E volare è una cosa che non riesco a capire.
Un po’ come addormentarmi. Lo faccio, ma non so come. Comunque.
In questi tempi svelti voliamo verso le Isole Andamane, ad est dell’India, nel Golfo del Bengala. C’è la festa di Alex, un nostro amico. Ma noi andiamo soprattutto per monitorare (tecnicissima parola) dei progetti sopportati insieme alla Caritas locale, che poi si chiama Acani. Poi tra una decina di giorni c sposteremo in Thailandia, nella diocesi di Surat Thani, a metà del braccio di terra. È solo la nostra seconda missione lì, e quindi è ancora un po’ esplorativa di partner potenziali e progetti affiancabili.
Ve ne scriverò.
Se ci sarà tempo.
Questo era solo per dire "Ehi, ci sono".
Ora chiudo il portatile, Doha e' prossima e domani sara' India.
Ehi.
paolo
alle
09:59
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martedì 12 gennaio 2010
Giusto per rompere il ghiaccio...
Anche in Italia finalmente qualcuno inizia a parlare di Moldova non solo quando qualche episodio di cronaca attrae l'attenzione... ok, magari lo fa in terza serata e tante cose si potrebbero migliorare, ma lo fa!
All'occhio attento di Mara non è sfuggito questo servizio e quindi se ve lo siete persi ve lo linkiamo noi!!!
Per il resto noi stiamo bene, siamo arrivate sane e salve (ok, lo ammetto, non è che fosse chissà che viaggio lungo, almeno non dal punto di vista dei chilometri...) e piano piano stiamo riprendendo le nostre attività.
A breve cercherò di mettere anche le slideshow con le foto dei nostri magnifici paesi!
All'occhio attento di Mara non è sfuggito questo servizio e quindi se ve lo siete persi ve lo linkiamo noi!!!
Per il resto noi stiamo bene, siamo arrivate sane e salve (ok, lo ammetto, non è che fosse chissà che viaggio lungo, almeno non dal punto di vista dei chilometri...) e piano piano stiamo riprendendo le nostre attività.
A breve cercherò di mettere anche le slideshow con le foto dei nostri magnifici paesi!
alle
14:01
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SCE2009
lunedì 21 dicembre 2009
Video de "Solidarietà con i Palestinesi"
Un gruppo di donne musulmane di diversi campi profughi palestinesi ha incontrato alcune donne del nostro campo nell'ambito di un programma di scambio interreligioso. E dopo una breve presentazione individuale, si è avviata una conversazione libera sui propri ricordi e sulle storie legate alla Palestina. Alcune donne hanno espresso il desiderio di ritornare nella loro terra, mentre altre hanno sottolineato le condizioni di convivenza pacifica tra le componenti musulmane, cristiane ed ebraiche del popolo palestinese prima delle interferenze occidentali.
Cliccando le righe qua sopra vedrete il video della giornata descritta nel post del 7 dicembre "Solidarietà con i Palestinesi".
Buon Natale..
Maria Chiara e Raffaella
Cliccando le righe qua sopra vedrete il video della giornata descritta nel post del 7 dicembre "Solidarietà con i Palestinesi".
Buon Natale..
Maria Chiara e Raffaella
alle
16:46
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SCE2009
sabato 19 dicembre 2009
Matteo y el mundo de los Quien
E’ un pomeriggio nevoso d’inverno e la temperatura segna 3 gradi sotto zero.
Una settimana fa ero in Bolivia ed era estate, 35 gradi di giorno e 25 la sera. È proprio vero che non ci sono più le mezze stagioni!
L’11 Dicembre ho intrapreso il viaggio che dall’emisfero australe mi ha portato a quello boreale. Nonostante questo, il viaggio in aereo mi è sembrato un viaggio intergalattico che mi ha portato in un altro mondo.
Scendo le scalette e metto giù il piede a terra nella città in cui ho sempre vissuto: Milano.
Osservo.
Vado in tram, apro i giornali, parlo con i miei amici e guardo la televisione. Passo per il centro e sono travolto dalla corrente che entra ed esce dai negozi in cerca di un regalo per parenti e amici.
Rifletto.
Il Pianeta Milano mi sembra un mondo chiuso in se stesso dalle sue norme sociali. Così come le persone, restie all’incontro con l’altro e con il diverso, ubriachi di abbondanza..senza generalizzare..
Dopo un mese e mezzo passato nel Pianeta Bolivia mi sento di poter azzardare questa affermazione da ciò che ho letto studiando la storia e le statistiche del Pianeta; da quello che mi hanno raccontato Padre Eugenio e Padre Sergio, missionari religiosi; da quello che ho visto e vissuto. Alla fine sono comunque un abitante del Pianeta Milano, so' di non avere voce in capitolo!
Ricordo un mese fa ad Arani…
Siamo partiti alle otto e mezza dalla sede di Caritas Cochabamba. Abbiamo caricato 10 scatoloni di Maizena per anziani, 10 per bambini e 12 sacchi di semillas ( semi da piantare nel campo).
La Maizena è una farina precotta senza glutine che si ricava dall'amido di mais. L’impresa multinazionale Unilever ha donato un lotto in sovrapproduzione a Caritas Cochabamba che lo sta distribuendo al prezzo simbolico di due boliviani ( il prezzo di mercato è 15).
Arani si trova a sud di Cochabamba, è un piccolo paese a 2700 metri di altezza, interamente dedicato all’agricoltura.
Il progetto Mejorando la seguridad alimentaria di Caritas Cochabamba beneficia 140 persone tra differenti comunità.
Dopo una prima tappa dall’Alcalde di Arani, ci siamo recati alla comunità di Juzgado dove uomini donne e bambini ci stavano aspettando. Inizia l’appello. Chi è presente riceverà semi di mais ad “alto rendimento”. C’è chi firma e chi intinge il pollice nell’inchiostro e lascia la sua impronta come prova della sua presenza. Quasi tutti. Arriva una donna. Siamo al completo.
Io e Alessandra, con l’aiuto di alcuni bambini, scarichiamo la Maizena e la mettiamo sotto il portico che ci sta proteggendo dal sole.
Cintia spiega gli effetti benefici delle vitamine presenti nella Maizena e tutti ne comprano alcuni pacchi per gli anziani e alcuni per i bambini. Una volta pagata la somma a Don Pepe, Cintia ci fa segno di quanta Maizena dobbiamo distribuire. “ Tre per anziani e due per bambini! Due per Anziani e cinque per bambini!”. E intanto gli scatoloni si svuotano.
Dopo aver scaricato anche i sacchi con i semi e fotografato il momento della pesa, lasciamo che la comunità si organizzi per la suddivisione in parti uguali.
Andiamo a visitare un’altra comunità un po’ più inerpicata sulle montagne. Suoniamo il clacson affinchè vengano tutti a raccolta e fermiamo la macchina in mezzo alla strada. Don Pepe dialoga in Quechua con il capo villaggio e Cintia chiama a raccolta tutti i bambini. Su cinque sedie disponiamo cinque Kit per l’igiene orale con dentifricio, spazzolino e salviettina colorata. C’è anche una saponetta. I bambini vanno a lavarsi i denti al rubinetto installato da Caritas in un anteriore progetto che ha portato l’acqua alla comunità. Poi, Cintia e Alessandra applicano con cura il fluoro nei denti cariati de bambini.
Il capo del villaggio parla con Don Pepe in Quechua, ci sta dicendo che più in basso stanno organizzando un bloqueo ( una manifestazione di protesta che blocca la strada) e dobbiamo fare in fretta! A meno che non siamo disposti a fermarci ore ad aspettare che riaprano la strada.
Finiamo il lavoro consegnando anche le semillas e mangiamo patate, uova e mais bianco che ci offrono come ringraziamento.
Ritorniamo a Juzgado passando per un soffio dal bloqueo che si stava ancora organizzando. Ci stavano aspettano una donna e un uomo che ci offrono del Charque, ossia un miscuglio di carne secca, patate, riso, formaggio e uova. Il tutto accompagnato da Ciccia! Un liquore di mais, purtroppo responsabile di molti problemi in Bolivia. Non si può non accettare e diamo alcuni sorsi offrendone una parte alla Santa Tierra PachaMama.
Sto imparando quanto sia importante la Terra e quanto sia strettamente legata alla Vita.
venerdì 11 dicembre 2009
Hasta Pronto Hombres!
h 00.40
E' normale lavare i panni cinque ore prima di partire?
Ci siamo ridotte un pò tardi tra festa di despedida al Redes de Solidaridad, recupero bilancia dimenticata poi dal ferramenta (speriamo di starci dentro col peso..) , visite di amici giunti a salutare, visite ad amici da salutare e Ssimpatico autoinvito a cena della Jefa con famiglia a seguito..
Poi svuoto e lavaggio frigorifero, donazioni ai vicini, pulizie di piena estate, imballaggio di pacchi e pacchettini..
C'è chi lava le lenzuola imprecando contro la pioggia che dopo un mese di siccità ha deciso di cadere proprio in questo momento e chi si ingegna con giornali e plasticoni per portare rum integro al di là dell'oceano.
Chi propone di berselo direttamente con la coca e i lime avanzati..
Insomma.. tutto procede bene e siamo in forma.
Ma è proprio vero che stiamo tornando a Milano?
A presto gente!
E' normale lavare i panni cinque ore prima di partire?
Ci siamo ridotte un pò tardi tra festa di despedida al Redes de Solidaridad, recupero bilancia dimenticata poi dal ferramenta (speriamo di starci dentro col peso..) , visite di amici giunti a salutare, visite ad amici da salutare e Ssimpatico autoinvito a cena della Jefa con famiglia a seguito..
Poi svuoto e lavaggio frigorifero, donazioni ai vicini, pulizie di piena estate, imballaggio di pacchi e pacchettini..
C'è chi lava le lenzuola imprecando contro la pioggia che dopo un mese di siccità ha deciso di cadere proprio in questo momento e chi si ingegna con giornali e plasticoni per portare rum integro al di là dell'oceano.
Chi propone di berselo direttamente con la coca e i lime avanzati..
Insomma.. tutto procede bene e siamo in forma.
Ma è proprio vero che stiamo tornando a Milano?
A presto gente!
giovedì 10 dicembre 2009
Permesso di soggiorno: ultimo episodio!
Dopo mille peripezie (vi risparmiamo tutti i passaggi intermedi perché vi vogliamo bene), allo scadere del nostro primo periodo qui (mancavano giusto giusto 48 ore), ce l’abbiamo fatta!!! Staremo sul suolo moldavo con tutte le carte in regola, abbiamo finalmente il permesso di soggiorno!!
La foto illustra la nostra felicità ieri sera…
La foto illustra la nostra felicità ieri sera…
Ultimo giorno SCE
Non è una foto che rende molto onore alla mia bellezza...ma mi sembrava la logica continuazione del post precedente. L'emozione del ricordo di quel momento di gioia e pianto, mentre ballavo con la mia adorata Ivonne, al collo sempre l'Handala, simbolo del diritto al ritorno dei Palestinesi.
alle
21:16
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SCE2008
un anno che ti cambia un bel po'
Penso a questo blog ormai "defunto". Leggo e seguo con interesse il blog dei nuovi ragazzi in servizio civile perchè so che scrivere è un impegno ed è più bello sapere di essere letti. incoraggia a non smettere sotto l'ombra della delusione che quello che si fa lo si fa per niente. Ogni cosa, anche la più piccola, la più silenziosa, immobile agita il nostro io, ha degli effetti (il famosissimo effetto farfalla!). I momenti di stallo, di passaggio sono spesso i più difficili perchè non riesci a capire quale direzione stia prendendo la tua vita. Bisogna avere il coraggio di imparare anche da questi attimi, porsi nella condizione subordinata che il senso lo capiremo poi, adesso no, è troppo presto.
Riflettevo sul titolo di questo blog: servizio civile, un anno che ti cambia la vita. Bhe no, non posso dire che mi ha cambiato la vita...la guerra del 2006 in Libano, vissuta direttamente, sì ha cambiato davvero la mia vita. Ora son sempre bassina, grassottina, furuncolina con un sorriso smagliante DUrbans (sì testoline provocatrici nel 2006 ero cambiata perchè
pppure dimagrita, tié). Non posso, tuttavia, dire di non essere cambiata nel mio io profondo, meno visibile. Si, la mia vita è sempre la stessa, con i suoi alti e bassi, momenti di difficoltà, grandi riconoscimenti che derivano dalle molte persone che mi amano con tutto il loro cuore. Io, un po' cambiata lo sono. In primis, vivere ogni giorno a contatto con delle persone che hanno poco o niente, ti inserisce un microchip nel cervello chiamato "dovere morale verso di loro", di essere felice con loro, anche quando sei giù, con loro si ride. e basta.
E poi, non so perchè non so per come, ma ho imparato a capire il mio valore, ad avere più fiducia in me stessa, a far marciare la "macchina Oriana". E mi sento più donna, pronta ad essere mamma (papà tranquillo, parlo di un ipotetico futuro dopo aver trovato fidanzato, lavoro, essermi sposata a Portovenere nella chiesetta di San Pietro e aver fatto il giro del mondo in ottanta giorni insime al mio Lui).
Quindi il Servizio Civile è un'occasione, bellissima, per aiutarci a crescere, a evolvere. Dipende anche da noi, da come vogliamo affrontarla, questa magica avventura. Con emozione, responsabilità, apertura e rispetto, sarà veramente un anno capace di cambiarti un po', in meglio.
Riflettevo sul titolo di questo blog: servizio civile, un anno che ti cambia la vita. Bhe no, non posso dire che mi ha cambiato la vita...la guerra del 2006 in Libano, vissuta direttamente, sì ha cambiato davvero la mia vita. Ora son sempre bassina, grassottina, furuncolina con un sorriso smagliante DUrbans (sì testoline provocatrici nel 2006 ero cambiata perchè
pppure dimagrita, tié). Non posso, tuttavia, dire di non essere cambiata nel mio io profondo, meno visibile. Si, la mia vita è sempre la stessa, con i suoi alti e bassi, momenti di difficoltà, grandi riconoscimenti che derivano dalle molte persone che mi amano con tutto il loro cuore. Io, un po' cambiata lo sono. In primis, vivere ogni giorno a contatto con delle persone che hanno poco o niente, ti inserisce un microchip nel cervello chiamato "dovere morale verso di loro", di essere felice con loro, anche quando sei giù, con loro si ride. e basta.
E poi, non so perchè non so per come, ma ho imparato a capire il mio valore, ad avere più fiducia in me stessa, a far marciare la "macchina Oriana". E mi sento più donna, pronta ad essere mamma (papà tranquillo, parlo di un ipotetico futuro dopo aver trovato fidanzato, lavoro, essermi sposata a Portovenere nella chiesetta di San Pietro e aver fatto il giro del mondo in ottanta giorni insime al mio Lui).
Quindi il Servizio Civile è un'occasione, bellissima, per aiutarci a crescere, a evolvere. Dipende anche da noi, da come vogliamo affrontarla, questa magica avventura. Con emozione, responsabilità, apertura e rispetto, sarà veramente un anno capace di cambiarti un po', in meglio.
alle
20:45
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