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martedì 24 maggio 2016

¡¡¡Mochilleras Nica Sce!!!

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Le vie del Norte: 
Esteli, Somoto, Matagalpa, 
Jinotega, Chinandega 
e il Golfo de Fonseca

Partenza da Managua al mattino presto: mangeremo del gallo pinto in un ranchon per strada, ma prima togliamoci dalla metropoli! Direzione Nord, abbiamo in mente di goderci qualche giorno di fresco, di fare un bagno nel cañon di Somoto e di passeggiare nelle riserve forestali.


Nel primo pomeriggio arriviamo ad Esteli, niente a che vedere con Managua: strade pulite impreziosite da murales colorati, un bel parco di fronte al museo di archeologia (chiuso, perché nel fine settimana e nei giorni di festa la maggior parte dei musei è chiusa) e qualche bel locale con birra fresca e buona musica. 

Lasciamo gli zaini in ostello, riempiamo le borracce e andiamo verso il Salto della Estanzuela che rimane appena fuori città, dopo una breve passeggiata arriviamo alla cascata: non è imponente come dev’essere durante la stagione delle piogge e decidiamo di non fare il bagno, ridiamo per gli spruzzi e le grida di due ragazzi più intraprendenti di noi.
La mattina dopo saliamo sul nostro fuoristrada e ci avventuriamo verso la Reserva de Miraflor dove ci aspetta Juan de Dios, il fattore di una delle numerose comunità contadine della riserva, e dopo quasi tre ore di sterrato arriviamo alla sua finca e partiamo insieme a lui e al suo cane per una passeggiata sui sentieri che attraversano la comunità. Il paesaggio è da fiaba, con pastes (piante rampicanti simili a barbe di mago) che pendono dai rami, alberi dalle radici enormi, sciami di farfalle scure e una vista mozzafiato su una foresta che si perde a vista d’occhio.  



Una volta rientrate alla finca la moglie di Juan ci serve un pranzo goloso cucinato con e verdure coltivate dalla famiglia, riposiamo sull’amaca, 

nos echamos un pelòn 

e ripartiamo verso Esteli.




Rinfrancate dalla bella passeggiata, terminiamo con una Victoria Clasica bien helada in un baretto a due quadre dal nostro ostello, scherziamo su quanto ci mancassero le passeggiate nella natura e stabiliamo la mossa successiva: sveglia presto (ma dai!) e via verso Somoto, famosa per il suo canyon e le falesie verticali.

Somoto è piccola, si gira in fretta e così dopo pranzo pensiamo di salire a Las Sabanas per vedere il tramonto sulla croce in cima al monte, compriamo due sacchetti di tajadas di yucca e ci rimettiamo su strada, diamo un passaggio a una famiglia di contadini che rientrano a casa e chiacchieriamo insieme mentre, tornante dopo tornante, la vetta si avvicina. Nello spiazzo sotto la croce dei ragazzi improvvisano una partita a pallone, restiamo fino a che non ci assale un certo languorino.
La mattina dopo siamo pronte per risalire il canyon con Fausto e la sua cagnolina temeraria che passerà tutta la mattina accoccolata sulle nostre schiene mentre nuotiamo tra una pozza e l’altra di acqua verde e fresca.

Da Somoto a Matagalpa. 




...E in questa città ci abbiamo lasciato un pezzetto di cuore... 


Un saliescendi continuo incastonato nella selva, pulperias e locali colorati, un ufficio turistico che non sa che informazioni dare ed un museo del caffè dove, inspiegabilmente, i pannelli su Ruben Dario superano di gran lunga quelli sui chicchi  e sulla loro lavorazione. Ce la godiamo tutta, in lungo, in largo e soprattutto in alto e in basso, nonostante non siamo più abituate alle salite, praticamente assenti a Managua. 




L’ennesimo ostello e l’ennesima sveglia presto, un salto ai banchi per riempire lo zaino di frutta, pomodori e tortillas e via verso la Selva Negra dove perdersi tra sentieri che, se inizialmente sembrano facili, si inerpicano in salite di fango, sembra di risalire un toboga! Sconvolte dalle risate (e dalle culate)  




ci godiamo ogni passo nella selva umida, stupite, ancora una volta, dalla quantità di sfumature che può assumere il verde!!!

...Da Matagalpa a  Jinotega


ma costeggiando il lago con l’idea di trovare un bel posto dove passare la notte. Ahinoi! Quando, secondo i nostri calcoli, avremmo dovuto essere già sulla sponda opposta ci accorgiamo che la strada costeggia il lago, ma su un solo lato. non ci resta che ritornare sui nostri passi, confuse su che rumbo dare al nostro itinerario… si vedrà, ora meglio cercare una litera… e la pancia sta già gorgogliando! E quindi

¿che direzione prendere?

Gli ultimi sono stati giorni di foreste, laghi e cascate… e setentassimo di rispondere all’annosa questione “mare o monti”? 


¿Ma dai non ricordi?
¡¿Ci hanno parlato del Golfo de Fonseca 
se facessimo questa follia e andassimo lì?! 

Dai, un bel tuffo al tramonto, no? Detto-fatto, si parte rumbo a Chinandega e poi da lì si vedrà! Ore di strada immensa, la mente divaga sulle leggende panamericane mentre noi vaghiamo sulla mitica carretera panamericana cercando senza sosta una stazione radio che non balbetti.


Chinandega quindi e da Chinandega a Jiquilillo. Una levataccia in montagna e la promessa di un bagno in mare alla sera, cosa volere di più? Affittiamo una capanna di lamiera in riva al mare ad un prezzo stracciato e corriamo verso l’acqua! Dopo il bagno una doccia salata, un paio delle solite Victoria Clasica bien e una serata in veranda a chiacchierare con Danilo, il giovanissimo proprietario del lodge.

La mattina dopo decidiamo di andare verso il Volcán de Cosigüina dalla cui cima si dovrebbero vedere tre paesi, Nicaragua, Honduras e Salvador. Si vedono davvero? È una leggenda? Non abbiamo la risposta… dopo quasi tre ore su uno sterrato di sabbia e polvere abbiamo desistito e, dopo una faticosa manovra, siamo ritornate sui nostri passi. E dire che tutti ci dicevano che era giusto per di là! (E dire che tutti ci chiedevano se fossimo matte ad andarci sole!)

Questi giorni di Nicaragua on the road si chiudono così, con l’incognita del Volcán de Cosigüina e la certezza di ritornare, di ritentare ed essere più fortunate. Per amor di cronaca, s’intende!

Vamos a la playa (o- ooo-o!) 
Las Peñitas, Pochomil, San Juan del Sur e la Costa Caribeña

In Nicaragua fa caldo, a Managua sembra faccia ancora più caldo, dev’essere per lo smog e la polvere, ma il caldo si percepisce di più, è addirittura materico: pastoso e vischioso! Ma soprattutto a rendere il caldo così caldo e l’aria polverosa così fastidiosa è la lontananza del mare. D’accordo, può essere che stia esagerando, ma io sono nata sulla riva del mare e respiro meglio quando lo annuso.
Il Nicaragua ha laghi, lagune e laghetti, “…hermosa tierra de agua y volcanes…” ma si allunga tra due oceani che, non me ne vogliano i sostenitori del canale, non si toccano, non l’attraversano, non si mischiano ed è bene così.

Ma non divagherò! ed evitando di salpare per chissà quali ragionamenti, eccoci su alcune delle spiagge nicaraguensi... Lunghe e sabbiose, strisce color ocra che si snodano tra la vegetazione e l’immensità di un oceano che, a dispetto del nome che porta, Pacifico non lo è mai: a volte alza e sbuffa onde altissime, delle altre srotola correnti sottomarine che a malapena increspano la superficie ma insidiose come sgambetti. 

E noi siamo andate in molte spiagge: a nord e a sud di Managua, a Las peñitas e a Pochomil. E siamo andate ancora più a sud, svalicando il Crucero (dove congiungono tutti gli sfiati dei vulcani di Managua e il cielo è sempre nuvoloso e l’aria sempre fresca), attraversando Diriamba, Jinotepe, Nandaime e Rivas, sempre giù fino a San Juan del Sur, una cittadina di bed&breackfast e surfisti con ville enormi e lussuose sulle colline che scintillano per i riflessi di luce sulle vetrate e sulle piastrelle azzurre delle piscine. 

Ma se, al bivio del Palì, si gira a sinistra, si supera la cancha de béisbol, si attraversano i barrios che non luccicano affatto e si segue lo sterrato si arriva a Playa hermosa e alla vicina Playa el coco, dove una sera abbiamo visto una 

tartaruga di mare deporre le sue uova… 

e dei pescatori rubargliele da sotto, infidi e meschini sotto al naso delle guardie della riserva che, pochissime su chilometri di spiaggia, non hanno potuto fare nulla.  


 Non c’è Pacifico senza Atlantico.

Il RAAS e il RAAN (Región Autónoma del Atlántico Sur e Región Autónoma del Atlántico Norte) sono due regioni molto estese, coprono dal centro del paese al Mar del Caribe, la natura la fa da padrona incontrastata e sono poco popolate ma multietniche: vi si incontrano diverse popolazioni indigene, i Miskytos soprattutto, ma anche molti Creoles afro discendenti.

Purtroppo non è affatto semplice muoversi per queste zone, i collegamenti via terra sono apparentemente inesistenti, con un breve volo aereo da Managua abbiamo raggiunto Corn Island e da lì, dopo ore di attesa al porto, siamo salite su una lancia per raggiungere l’isola piccola dove abbiamo oziato per un intero fine settimana. 
 Tutto su questo lato è diverso. Diversa la lingua, diversa la musica, diversi i volti, diverso il pane. Little Corn Island ha molti turisti, perlopiù mochilleros, ma non sembra aver perso molto della sua autenticità.  Si vanta d’essere isola verde, ha politiche ecologiche brillanti, non vende acqua perché è bene universale, riduce, riutilizza e ricicla, rinuncia ad alcune comodità in nome dell’ambiente. 


Leon

Interessantissima pe la sua architettura coloniale e per la storia, qui c’è uno dei più importanti musei della Rivoluzione sandinista.

Ben collegata a Managua da bus e pulmini, si raggiunge in un paio d’ore di sorpassi spaventosi. Città a misura d’uomo, dà la possibilità di passeggiare per le strade del centro storico, scoprendo ogni volta nuovi dettagli. 

Abbiamo avuto la fortuna di poter salire sul tetto del museo per vederla dall’alto, può sembrare banale, ma è stato emozionante salire oltre il quarto piano di un palazzo in un paese dove, per ovvie ragioni, la maggioranza di case e palazzi supera i due piani di altezza. C’è un bel mercato coperto, dove si incontrano moltissimi tipi di frutta e di verdura, 

repollos guanabana, zapote, chayote, camote, quequisque, popote, remolacha, narajas, granadilla, pitaya

Masaya e Granada

A pochi chilometri da Managua, Masaya è una piccola città con un bel mercato di artigianato, ma la sua attrattiva principale resta senza dubbio, il vulcano da cui prende il nome.


Durante il giorno, dopo una breve salita, offre una bella vista di Masaya e di Managua, ma è di notte che dà il meglio di sé regalando scenari pazzeschi: il cratere si incendia e splende nel buio, uccelli e pipistrelli volano tra gli sbuffi di zolfo e, quasi invisibili a Managua, si accendono migliaia di stelle.

A breve distanza da Masaya si può visitare la Laguna de Apoyo, formatasi dentro un cratere estinto. L’acqua è piuttosto calda e le spiagge sono sempre molto frequentate: su una sponda abbondano bar e locali, regnano la cumbia e il merengue mentre sull’altra, non raggiungibile, la folta vegetazione arriva fino al bagnasciuga e si confonde nel verde della laguna. 



Una leggenda racconta che sul fondo del lago ci sia una finca fantasma e che chiunque vi faccia il bagno dovrà raggiungerla, una volta morto, e lavorarvi cento anni prima di riprendere il suo viaggio.

Proseguendo di poco verso sud si raggiunge Granada, altra città coloniale dai colori sgargianti e dai molti mercaditos. Schiacciata sul Lago Cocibolca guarda al Volcán Mombacho e alla miriade di isolotti che sono nati da una delle sue esplosioni. 



Paese di laghi, vulcani, spiagge e selve il Nicaragua offre una grande varietà di paesaggi e di realtà. Appena fuori Managua, poco lontano dalle sue strade ampie e caotiche, si ritrova una natura potente e rigogliosa che andrebbe sicuramente più curata e rispettata, ma che resiste e prospera. Non troppo lontano dai centri commerciali, dai fast food e dai quartieri troppo densamente abitati della capitale, ci si imbatte nei più autentici ranchon e mercaditos, le persone sono generalmente più ciarliere e bendisposte nei confronti dei viaggiatori ficcanaso ed è facile rintracciare l’entusiasmo e la curiosità per esplorarlo e per laciarsene attraversare.



e, a proposito di attraversare, scriviamo buttando sempre un occhio alle carte, prossima meta, Ometepe! 

...per mestiere aver scelto il mestiere di Vento... 




venerdì 29 aprile 2016

METABLOG... il blog nel blog! LA SEMANA DEL LIBRO Y DEL PLANETA TIERRA

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Solidaridad y experiencias desde Ciudad Sandino, Nicaragua

Semana del Libro y de la Tierra en Redes de Solidaridad, con María López Vigil

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El Día de la Tierra y el Día del Libro se celebran los días 22 y 23 de abril, respectivamente, en muchos países del mundo. Y en Redes de Solidaridad hemos querido unir ambas celebraciones en una Semana llena de actividades, cultura, diversión y educación ambiental.
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A Blancanieves se le perdieron los enanos
Sopa de Cuentos” es una obra de teatro breve organizada por el personal del Centro Escolar de Redes de Solidaridad que busca sensibilizar a los niños y niñas sobre el disfrute de la lectura y la importancia de cuidar los libros. Cuando arrancamos una hoja de un cuento, los personajes se pierden, se cambian de cuento y aparecen donde no se les espera. Los personajes perdidos terminaban siendo los mismos niños o docentes que asistían como público, lo que hacía todo más divertido e interactivo. ¡Gracias a Elisa Marenco por trabajar en el imaginativo guion de esta obra!
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Cuentos proyectados
Los niños y niñas de todos los cursos (preescolar y primaria) disfrutaron de cuentos breves en formato audiovisual, siempre con temáticas relacionadas con la lectura y el medio ambiente. Esta actividad fue acogida con entusiasmo por los niños y niñas.
semana del libro 04
Festival del Libro
Durante el miércoles 20 el Club de Amigos/as de la Biblioteca (conformado ahora por unos 70 niños y niñas) organizaron recorridos por la Biblioteca y tres “Rincones” específicos: el primero, de actividades de presentación de la Biblioteca; el segundo, de exposición de libros; y el tercero, para recibir donaciones de libros, en la que participaron niños/as, madres y padres, docentes y voluntarias de Redes.
semana del libro 05
María López Vigil y su Guía del Pipián
Por tercer año consecutivo, la escritora María López Vigil nos alegró con su visita, lectura y comentarios sobre su último cuento, “La Guía del Pipián”. Su cuento nos muestra el pasado, el presente y el futuro de Nicaragua, con una visión crítica pero esperanzada, a través de los ojos de los dos niños protagonistas, Nayita y Guayo. En Redes nos encanta el libro, por lo que fue un auténtico placer tener aquí a María. ¡Gracias!
semana del libro 06

giovedì 15 ottobre 2015

Nicaragua: esperando a Godot

4 commenti:
Avete presente quando vi dicono che il tempo vola? Beh, ma certo che si! A me lo hanno detto molte volte e credo di averlo ripetuto anche io ogni tanto.  Bene, il tempo, si sa, vola. Però non si può evitare di rimuginarci un po' su ... il tempo, insomma, non lascia il tempo che trova! 
Qualche anno fa ho letto una frase di Sepulveda che mi ha colpita, era più o meno così: anche gli orologi si guastano ma essi, così come i motori perdono olio, perdono tempo.  L'ho trovata geniale e da quel momento in avanti, non ho perso occasione di interrogarmi sul tempo, di giocarci, di perderlo, di rincorrerlo, di guardarlo passare, di maledirlo quando ne ho avuto poco, di cercare di trovarne un po' di più, di desiderare di riavvolgerlo o di mandarlo avanti veloce... di viverlo!

Credete che stia cercando di prenderne un po'? Lo ammetto. 

Ari ed io siamo qui da una settimana. Qui in Nicaragua, a Managua (evito di darvi coordinate più precise perchè, credetetmi, tra cuadras a lago e cuadras abajo non ci si capisce un granchè!). Da qualche giorno stiamo andando a Ciudad Sandino nel barrio di Nueva Vida per raggiungere la sede di Redes de Solidaridad dove lavoreremo per i prossimi mesi. Sono giorni stimolanti, colmi di aspettative e buone premesse, promettenti! 
… però aspettate, sto divagando! Tutto questo dilungarmi sullo spazio quando invece è stato il Tempo a sconvolgermi, a disorientarmi, a mettermi alla prova!  E dire che credevo d'essere preparata! Me lo avevano detto, l'avevo letto, in piccolissima parte mi c'ero già scontrata con tantissimi concittadini genovesi... ma, nulla da dire, il tempo qui scorre diversamente, ha un altro passo lui, il tempo qui non ha quasi mai altro da fare oltre all'essere se stesso!

Non si lascia misurare dalla fretta, mai dalla  fretta, nemmeno dalla fretta di fare niente che altrove assilla così tante persone. Le scadenze ci sono, ci sono gli appuntamenti, ci sono gli orari di apertura e di chiusura, a renderlo diverso è l'attitudine con la quale lo si affronta. Anzi, non lo si afffronta, non gli si va incontro, non si cerca di addomesticarlo. Proprio no. Il tempo qui lo si aspetta e  poi ci si cammina accanto. 

É stata dura: abbiamo trascorso un'intera giornata a casa e senza chiavi aspettando di firmare il contratto d'affitto, ci siamo svegliate distrutte dal fuso orario alle otto del mattino per aspettare l'idraulico che ci aveva dato appuntamento alle nove  per poi presentarsi alle 15.30! Siamo state due ore appoggiate allo sportello di una compagnia di internet per avere un paio di informazioni, aspettiamo da qualche giorno che vengano ad installare la linea per il wifi e continuiamo a sentirci ripetere “ahorita, ahorita! Estamos llegando!” … ora dopo ora, giorno dopo giorno. 

Abbiamo sbuffato. Siamo uscite per non restare a casa ad aspettare invano, siamo tornate speranzose, siamo uscite di nuovo per ribellarci all'impotenza: passi lunghi e ben distesi a misurare le vie del nostro barrio. Abbiamo cucinato pentole di fagioli a fuoco basso, fatto il bucato a mano, ripulito quasi ogni anfratto della casa, dato un nome ad ogni geko... ci siamo destreggiate per impegnare il tempo dell'attesa, delle attese! Siamo uscite in esplorazione, in perlustrazione, in ricognizione! La panetteria di fiducia, il banco di frutta e verdura preferito, la pulperia (la drogheria!) più simpatica, la fermata dell'autobus all'ombra, la tienda che prepara i frescos naturales e non con acqua, zucchero e coloranti, il teatro nacional Ruben Dario, le esercitazioni di marcia dell'esercito, il capolinea sbagliato, l' artesania sgargiante, l'esoscheletro della vieja catedral  e anche la primera, la segunda, la tercera, la cuarta y la quinta etapa de Nueva Vida. 

Un po' scoraggiate e anche un pochino risentite: “Ma come? Siamo a Managua, una città nuova per entrambe, ci saranno milioni di cose da fare, da vedere,  da assaggiare... e a noi tocca stare qui ad aspettare! Ad aspettare Godot!!” 


Avete presente quando vi dicono che il tempo vola? Beh, ma certo che si! A me lo hanno detto molte volte e credo di averlo ripetuto anche io ogni tanto.  Bene, il tempo, si sa, vola.
Non ho più indossato un orologio da quando ho imparato a leggere l'ora, non so cosa succeda agli orologi quando si guastano, non so se perdano o se guadagnino tempo.  

Ma oggi, in piedi alla fermata della ruta 133, tra la polvere e l'umidità, mi sono arresa. 
Mi sono consegnata a questo tempo e a questo spazio nuovi, sono pronta a camminargli accanto, ad attraversarli e a lasciarmi attraversare. 

hasta prontito
Elsa

venerdì 19 dicembre 2014

Nicaragua: " Sono sempre i sogni a dare forma al mondo... Andiamo avanti Cuore, senza mollare! " :)

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Quando non si definisce lavoro, ma servizio.

Quando non si tratta di un dovere o di un obbligo, ma di vocazione e passione.

Quando non si puó parlare "semplicemente" di persone, ma di affetti.

Quando tutti questi volti sorridenti ti sfondano il cuore con le loro storie, problematiche e gioie.

Quando prendi coscienza di aver vissuto un 2014 incredibilmente emozionante e ti accorgi che lo devi 
totalmente ad ogni ragazzo, bambino, adulto e amico incontrato in questa terra di "laghi e vulcani"! :)


BUON NATALE E FELICE 2015 A TUTTI VOI,
UN ABBRACCIO FORTE FORTE FORTE,


Stefy e Teo! :)



venerdì 8 agosto 2014

NICA CDS 2014 Mega arrivo

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... Uscire dall'aeroporto, accompagnati da stanchezza e tanto sonno, tutto completamente svanito dopo aver trovato facce amiche in una mega accoglienza che subito ci ha fatto percepire il calore nicaraguense! (calore in tutti i sensi) 


Chitarra, cappelli, colori, bandiere, abbracci, urla di felicità... questo è quello che ci ha travolto nell'aeroporto di Managua tra gli sguardi incuriositi dei presenti.

 

Arrivati a Linda Vista- Las Brisas , abbiamo subito avvertito l'ospitalità di una grande famiglia... ci siamo sentiti a CASA! Nonostante la stanchezza eravamo pronti a osservarci attorno, a captare i suoni che provenivano dalla calle.




Giunti a Nueva Vida ci siamo spostati sulla Trece e abbiamo scoperto che tutti gli autobus sono vecchi scuolabus gialli americani che qui vengono utilizzati per il trasporto cittadino. Saliti sulla Trece in effetti ci si sente un po' come uno studente che deve ancora imparare tutto... il primo giorno in Nicaragua come il primo giorno di scuola! Perchè guardando fuori dal finestrino tutto è nuovo, tutto da imparare.

Ogni strada, nome, colore, ogni volto è da scoprire... perchè dietro di esso si nasconde un sorriso, la forza e la voglia di ricostruire e migliorarsi.










Insomma tanta voglia di mettersi in gioco, ricominciare.
E perchè non farlo anche noi? Siamo pronti all'avventura.

El color de final de la noche
me pregunta dònde fui a parar, dònde estàs
que esto sòlo se vive un vez
dònde fuiste a parar, dònde estàs

Nica cantieristi

mercoledì 12 marzo 2014

Quindici giorni...

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Tanti volti, tanti colori, tanti suoni, tanti accadimenti, tante novità, tante sensazioni ed emozioni a volte contrastanti tra loro si sono presentate a me in questi primi 15 giorni di Nicaragua
difficile riassumerli con degne parole…
Ma qualcosa c’è; un murales visto per caso, una mattina a Ciudad Sandino lungo il percorso dell’autobus che mi porta al lavoro…


…dice qualcosa di nuovo ma non così nuovo

Fede

domenica 9 marzo 2014

Nicaragua: Ciudad Sandino

1 commento:
Il bus scassato che ogni mattina ci porta dal nostro quartiere residenziale di Managua alle polverose vie di Ciudad Sandino è come la porta verso un altro mondo. Qui in Nicaragua, ad ogni catastrofe naturale si è ripetuto puntualmente lo stesso copione: superstiti senza casa a cui ne viene donata una nuova fuori Managua, dall’insieme di tutte queste case nasce Ciudad Sandino.

Due grandi bandiere si innalzano imponenti all’ingresso della città, sopra cose e persone, come a ricordare l’esistenza di un potere lontano che ha regalato speranze e delusioni in egual misura. Il rumore della gente, le case di lamiera, la polvere spessa che copre la città e l’odore forte delle fogne a cielo aperto sono un biglietto da visita che non puoi mettere nel portafogli e dimenticare. Ciudad Sandino è un formicaio di persone che corrono, si muovono. Alcuni per andare a lavorare, molti altri alla ricerca di qualche espediente per sopravvivere. Ognuno tira a campare come riesce: venditori ambulanti, soprattutto le donne, ma anche piccoli lavoretti pratici. Tantissimi lavorano nella discarica, rovistano la spazzatura alla ricerca di tutti i materiali riutilizzabili o rivendibili.

Sui muri bianchi sono dipinti slogan progressisti che poco si sposano con la realtà che li circonda. Se ne restano lì, come auspici irrealizzati. Come consigli pubblicitari dati a chi non ha un soldo per comprare.

 I bambini sono come tutti i bambini del mondo, solo mi sembrano più felici. Stanno immersi fino alle caviglie nelle fogne per giocare. Il loro sorriso è come un arcobaleno che collega le acque nere al bianco delle nuvole. In mezzo, tra terra e cielo, c’è tutto un caleidoscopio di sensazioni: dalla cruda realtà ai sogni e le aspirazioni di un popolo che sogna un domani migliore per i propri figli.

A Ciudad Sandino gli adulti sorridono poco, come si fossero dimenticati come si fa. Come può accadere? Può succedere quando ti tocca sopportare un terremoto ed un uragano che lasciano in eredità diecimila vittime ciascuno ed una città da ricostruire, quando hai perso la casa, gli amici, la comunità in cui vivevi e quando ti trovi a dover soddisfare prima di tutto i bisogni primari senza poter progettare il dopodomani.

Così mi è sembrata Ciudad Sandino alla prima occhiata: una cultura in febbricitante ricerca di sopravvivenza, prima, e di se stessa, poi.

Tutti i bambini che sorridono per le strade mi sembrano comunque un ottimo punto di partenza.

Lele

(per le foto si ringraziano Teo e Stefy)