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sabato 22 marzo 2014

Ti va di danzare?

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“Per essere un buon danzatore, con Te come con tutti, non occorre sapere dove la danza conduce”

Mi chiamo Fabio e ho deciso di imparare a danzare.
Ok, chi mi conosce sarà già scoppiato a ridere visto che non sono famoso per i miei leggiadri movimenti...
No, non sto frequentando nessun corso di danza o cose simili!
Ho deciso di imparare a danzare facendo il Servizio Civile con Caritas Ambrosiana, si, perché il Servizio Civile con Caritas ti insegna a danzare con la vita.
Il luogo dove sto prendendo “lezioni” si trova a Milano presso l’Associazione La Grangia di Monluè, un centro di seconda accoglienza per persone richiedenti asilo politico. 
E’ un luogo particolare perché c’è la possibilità di poter ascoltare diversi tipi di musica….

C’è chi pensa che per saper danzare bisogna per forza muovere bene il proprio corpo. 
Io non credo.
Sento che c’è un altro modo. 
Voglio cercarlo, e se non c’è voglio inventarlo.
Si, come diceva Madeleine Delbrel:

“Lascia che noi inventiamo qualcosa per essere gente allegra che danza la propria vita con Te”.



Per fare ciò non ci sono gesti fisici o passi particolari da saper fare.
Bisogna essere disposti a lasciarsi trasportare da una musica diversa, nuova, che ci guida oltre le nostre certezze.
Musica che proviene dalle persone che incontriamo, che sono più in difficoltà; 
spesso è una musica che non siamo abituati ad ascoltare..forse perché parliamo troppo..
Osservando i passi lenti e spesso incerti che muovono questi ragazzi, sembrano difficili da imparare, forse perché facciamo finta di avere fretta e non abbiamo tempo..
Ascoltando i suoni silenziosi che emettono queste persone, non è facile, ma ci lasciano senza fiato quando li sentiamo..forse perché loro hanno ascoltato i suoni cupi della guerra..
Sto imparando che ognuno di noi è uno strumento in grado di donare suoni unici, capaci di far danzare chiunque voglia ascoltarli.

“Insegnaci a indossare ogni giorno la nostra condizione umana, come un vestito da ballo”

Sto imparando a danzare, chi l’avrebbe mai detto!


Fabio.

martedì 3 settembre 2013

AGRIGENTO: AMUNI’ PICCIOTTI!

1 commento:

Dopo aver “uscito” i vestiti dalla valigia, quello che ci resta non è solo una borsa vuota ma un bagaglio colmo di emozioni, ricordi, sguardi, profumi, sapori, volti, sensazioni e parole.
A proposito di parole… ecco quelle che spontaneamente affiorano nel nostro cuore e nella nostra mente:

OCCHI:
Le nostre guide Agrigentine  ci hanno aiutato non solo a vedere, ma a capire con uno sguardo più profondo e chiaro le diverse situazioni che ci hanno proposto e il contesto che ci ha accolto.
Abbiamo così potuto comprendere il significato di “ funzione pedagogica” : l’importante, cioè, non è sostituirsi ne  fare ma,  far fare sensibilizzando la comunità.  Così senza nemmeno accorgercene siamo diventati  un piccolo ingranaggio di questo grande meccanismo.

PANE PANELLE:
Sineddoche per indicare ogni tipo di prelibatezza che la comunità intera ci ha affettuosamente “ costretto” a mangiare!

PULMINO:
Il  nostro fedele compagno di viaggio che, incurante di vicoli stretti e manovre impossibili, ci ha scarrozzato fino a CANICATTI’.
Per noi, poi, è anche stato un mezzo per andare a cercare chi era nel bisogno.

ACCOGLIENZA E  CALORE UMANO:
E’ la cosa che ci ha colpito e contagiato fin da subito; prima ancora di atterrare , Palermo sembrava accoglierci con un abbraccio tra terra e mare. Questo benvenuto si ripeteva giorno dopo giorno con un atteggiamento  diverso : dai semplici saluti ( Cuscì!  Comussì! ) fino ad arrivare all’intera condivisione della quotidianità.


Non ci resta che dire… una parola è poca e due sono troppe !

Amunì .

Grazie.
                                   
Arianna, Cesare, don Stefano, Fabio
Filippo, Giovanni, Mara, Miriam