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sabato 22 marzo 2014

Ti va di danzare?

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“Per essere un buon danzatore, con Te come con tutti, non occorre sapere dove la danza conduce”

Mi chiamo Fabio e ho deciso di imparare a danzare.
Ok, chi mi conosce sarà già scoppiato a ridere visto che non sono famoso per i miei leggiadri movimenti...
No, non sto frequentando nessun corso di danza o cose simili!
Ho deciso di imparare a danzare facendo il Servizio Civile con Caritas Ambrosiana, si, perché il Servizio Civile con Caritas ti insegna a danzare con la vita.
Il luogo dove sto prendendo “lezioni” si trova a Milano presso l’Associazione La Grangia di Monluè, un centro di seconda accoglienza per persone richiedenti asilo politico. 
E’ un luogo particolare perché c’è la possibilità di poter ascoltare diversi tipi di musica….

C’è chi pensa che per saper danzare bisogna per forza muovere bene il proprio corpo. 
Io non credo.
Sento che c’è un altro modo. 
Voglio cercarlo, e se non c’è voglio inventarlo.
Si, come diceva Madeleine Delbrel:

“Lascia che noi inventiamo qualcosa per essere gente allegra che danza la propria vita con Te”.



Per fare ciò non ci sono gesti fisici o passi particolari da saper fare.
Bisogna essere disposti a lasciarsi trasportare da una musica diversa, nuova, che ci guida oltre le nostre certezze.
Musica che proviene dalle persone che incontriamo, che sono più in difficoltà; 
spesso è una musica che non siamo abituati ad ascoltare..forse perché parliamo troppo..
Osservando i passi lenti e spesso incerti che muovono questi ragazzi, sembrano difficili da imparare, forse perché facciamo finta di avere fretta e non abbiamo tempo..
Ascoltando i suoni silenziosi che emettono queste persone, non è facile, ma ci lasciano senza fiato quando li sentiamo..forse perché loro hanno ascoltato i suoni cupi della guerra..
Sto imparando che ognuno di noi è uno strumento in grado di donare suoni unici, capaci di far danzare chiunque voglia ascoltarli.

“Insegnaci a indossare ogni giorno la nostra condizione umana, come un vestito da ballo”

Sto imparando a danzare, chi l’avrebbe mai detto!


Fabio.

lunedì 17 marzo 2014

Il Servizio Civile dona valore...senza confini!

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È venerdì mattina. Ed è tutto tranquillo, come sempre il venerdì. 
Certo, il telefono squilla sempre, tanto che ormai il suo suono me lo sogno anche di notte. 
Ed infatti, eccolo che suona, per l’ennesima volta. 

Rispondo e la signora che mi parla dice che vorrebbe lasciare dei vestitini per bambini al nostro guardaroba. Le dico di passare al pomeriggio, ma lei non può. Potrebbe solo tra mezz’ora e non vuole lasciarli nei cassonetti (quelli gialli!) perché Sai, sono della mia nipotina e vorrei proprio consegnarveli a mano. 

Mi intenerisco (che poi, non ci vuole molto!) e le dico che Sì, va bene, la aspetto io.. anche se il suo ‘fra mezz’ora’ coincide con la mia pausa pranzo.

Ed è così, che per ingannare questa attesa mi metto a leggere i post dei ragazzi in servizio civile all’estero.. chi in Bolivia, chi in Nicaragua, chi in Libano.. e mi ritrovo a pensare che forse avrei dovuto avere più coraggio e partire perché forse mi sto perdendo delle cose belle stando a Lecco.. 

Allora mi fermo e mi metto a pensare
A che cosa è il coraggio. E a che cosa sono le cose belle. 
E mi rispondo che Coraggio è Rimanere. È accogliere. È ascoltare

Ascoltare chi ti racconta la sua storia di fatiche e di solitudini, che difficilmente riesce a mimetizzarsi con il paesaggio ricco e brianzolo in cui si muove. 

Accogliere, senza difese, chi arriva in Italia perdendo quel poco (che poi è sempre anche tanto, quasi da diventare un ‘troppo’) che aveva, in Moldova, in Nicaragua, in Libano.. 

Rimanere per cercare di dare a chi arriva qui, almeno una volta, la possibilità di credere che anche se la vita spesso è brutta, regala sempre una nuova primavera. 

E poi penso a che cosa sono le cose belle e lo faccio riguardando alle mie ultime settimane.


E così mi rispondo che le cose belle sono la giornata all’Eremo di San Salvatore in compagnia degli ospiti del Rifugio Notturno di Caritas, allietata dalle poesie di Sergio e dai racconti di Leo; sono le giornate di formazione che noi milanesi abbiamo condiviso con quel gruppo di squinternati che sono i ragazzi in servizio civile a Bergamo (insieme a Verona e Pavia); sono le parole che don Luigi Ciotti ha detto, anzi ha urlato, a tutti noi durante la giornata a Genova per ricordare San Massimiliano, patrono degli obiettori di coscienza, ovvero: “Avete fatto una scelta meravigliosa!!”.


Le cose belle sono tutti i volontari che ogni giorno, qui, mi coccolano perché, in fondo, sembro un po’ la nipotina di tutti; le cose belle sono le persone che vengono al Centro di Ascolto e prima di uscire dicono Grazie, per avermi ascoltata, mi piace venire a parlare con voi; le cose belle sono le persone che si rassicurano quando dico loro che, se non hanno un documento che ci servirebbe, lo potranno portare anche un’altra mattina perché, tanto io sono qui tutti i giorni. Le cose belle sono tutti quei momenti in cui mi accorgo di essere un piccolo seme di speranza in un Paese in cui non è vero che va proprio tutto male

Nel frattempo è passata mezz'ora. La signora che aveva chiamato è arrivata, mi ha sommerso di ringraziamenti per averla aspettata e mi ha lasciato un sacco pieno di vestiti per neonati. Li guardo. E con dolcezza penso alle mie nipotine. Da sempre desiderate e poi, quasi da un giorno all'altro Nate. E allora concludo, pensando all'inverno lungo che la mia famiglia ha affrontato e alla nuova primavera che, finalmente, è arrivata e che mi rende sempre più convinta che Sì, l’inverno finisce. È faticoso resistergli, può durare anche anni e il suo vento freddo ci può far scendere lacrime amare. Ma ad un certo punto, sicuramente, finisce. E l’importante è non smettere mai di desiderare la primavera.

Irene Colombo
[SCN, Centro di Ascolto Caritas Decanale Lecco]

sabato 15 febbraio 2014

Servizio ricco, mi ci ficco!

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È passata una settimana da quando ho iniziato il Servizio Civile in Caritas a Lecco.. ovviamente Lecco con la ‘elle’ e non con la ‘erre’, dato che qui la focaccia è alta e non ha il formaggio in mezzo!


Una settimana ricca di In bocca al lupo, Buon inizio e Auguri ricevuti da chi mi vuol bene; ricca di una primula gialla di benvenuto e di gocce d’oro ripiene di crema pasticcera per compensare le tante gocce di pioggia cadute in questi giorni. Ricca di ‘Sono Irene e starò con voi un anno’ e ricca di ‘Ah,bene, allora mi puoi già da ora aiutare a fare questo!’ Ricca di nomi da memorizzare, orari da ricordare, prossimi impegni da appuntare e nuove storie da iniziare ad ascoltare. Ricca di un tramonto mozzafiato sul lago visto dal finestrino dell’autobus sulla strada per casa..interrotto bruscamente dalla frenata di un autista che guidava ad una velocità sperimentata dalla sottoscritta prima d’ora solo in Moldova.

Una settimana ricca di una città che non è nemmeno la mia provincia, ma che con le sue montagne che si specchiano nel lago non può che ‘catturarti’. Una settimana ricca di tante chiacchiere.. ma non di quelle che Martin Heidegger considerava vuote e tipiche della massa, bensì di quelle che Emmanuel Lévinas (altro mio amato filosofo!) reputava fondamentali per instaurare una relazione. Una settimana ricca di entusiasmo e voglia di raccontare una volta tornata a casa, perché se una cosa ti piace, proprio non ce la fai a tenertela dentro. Una settimana di ‘alle undici di sera sono già a letto’ perché se oggi è stata una giornata piena, puoi star certa che domani non lo sarà di meno! Una settimana.. ricca!

Come forse si è capito, sono Irene e ho deciso di dedicarmi per questo prossimo anno al Servizio Civile; un anno che mi vedrà impegnata con il Progetto Ponti e Arcobaleni di Caritas Ambrosiana e che ha come finalità l’accoglienza, l’ascolto e l’accompagnamento degli stranieri in Italia. Io sono stata destinata alla sede di Caritas Lecco, in cui seguirò il Centro d’Ascolto ma anche tutto ciò che, ruota attorno a questa dimensione di carità.

La motivazione che, principalmente mi ha spinta a non cercare immediatamente un lavoro dopo la laurea, ma di dedicare un tempo abbastanza lungo al servizio è da rintracciare nel desiderio di fare un’esperienza che mi possa aiutare a crescere a livello personale e non solo, o non innanzitutto, a livello professionale. Un anno in cui certamente pensare a me, ma a partire dalla cura e dalla custodia delle persone che incontrerò, poiché è solo nel volto di altri che possiamo profondamente conoscere noi stessi. In un mondo che così spesso spinge verso l’autoreferenzialità, l’illusione di poter bastare a se stessi e di essere davvero il centro del mondo, pensare che l’altro sia prioritario rispetto a me, può sembrare un pensiero controcorrente, da pecora nera. E forse, un po’ lo è. Eppure, anche solo dopo questi primi giorni di servizio, posso piacevolmente riconoscere che, ad andare ‘controcorrente’, non siamo proprio in pochi.

In questi miei primi giorni, infatti, sono stata io stessa accolta, dai numerosi volontari, da Giovanna e da don Ettore, con una delicatezza e una naturalezza tipica di chi è abituato a ‘vivere sulla soglia’, attento e pronto a far spazio all’ospite che arriva. Ed è proprio da questa accoglienza ricevuta, io prima di tutti, che posso iniziare al meglio questo anno che mi vedrà Ospite.. nel duplice senso che questa parola così preziosa contiene.

Irene Colombo
[ex Cantierista 2013 - Moldova]

martedì 26 novembre 2013

Il Cantiere di Fetesti non finisce qui

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Occhei la formazione, i progetti, le rendicontazioni.
Una missione però è anche viaggio, kilometri macinati a guardare il paesaggio e a chiacchierare ore e ore (e a me e Igor riesce piuttosto bene...). E' fermarsi per strada a recuperare borse piene di prodotti della terra da portare a casa: quelli comprati in capitale hanno un altro sapore.
E continuare a stupirsi perchè quella macchina appesa lassù, serve come richiamo per la  scuola guida (che si fa sullo sterrato, perchè qui le strade non è che siano proprio piene di incroci).


Parinte Igor ci aspetta da un po'. "Ho già stappato una bottiglia di vino, quando arrivate?".
In effetti sono le 14:30 e l'ora di pranzo è passata da un po'. 
Suo figlio si è appena svegliato ma non sembra essere intimorito da presenze straniere. Probabilmente il ricordo degli 11 + 2 cantieristi 2013 non è poi così lontano e la lingua italiana non così ostile.



E' felice parinte, e anche i volontari che oggi, come tutti i giorni, accolgono una ventina di bimbi a cui offrono un pasto caldo e un pomeriggio di compiti e giochi. 
I volontari sono una trentina, il più giovane ha 11 anni. Come il più vecchio degli ospiti del doposcuola.
Fa freddo a Fetesti e la casetta, piccola piccola, che accoglie i bambini, è poco illuminata, ma riscaldata da una bella stufa tradizionale appena rinnovata per prepararsi a combattere l'inverno. "Parinte, ma ci sono più volontari che beneficiari, che bello!"



"Si, Sergio. I volontari si turnano durante la settimana perchè c'è poco spazio e perchè per poter aiutare i più piccoli devono arrivare quando ancora non sono finite le lezioni al liceo. Turnandosi, perdono meno giorni di scuola. A dire il vero vorremmo accogliere più bambini, ce ne sarebbe bisogno, ma non abbiamo abbastanza risorse per dar da mangiare a tutti ogni giorno".

"Ragazzi, grazie per la bella esperienza di questa estate! Vi porto i saluti di tutti i cantieristi, ma proprio tutti!"
E vi cito uno ad uno. I loro volti si riempiono di sorrisi, ripetono i nomi dei volontari italiani senza dimenticar nessuno. Ringraziano. E vi mandano un bel saluto.



L'anno prossimo, a Fetesti, ci torniamo di sicuro!



venerdì 11 ottobre 2013

Scatta il Cantiere 2013: "Tagga l'armadillo"

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Lo sport ufficiale dell'anno.
L'hanno messo in frigorifero, a pascolare insieme alle mucche, a lottare con uno scorpione.
Ha giocato, condiviso, ha ascoltato storie, si è commosso e ha saputo sorridere davanti alle difficoltà.
E' l'amico che tutti vorremmo: ascolta silente le difficoltà e sa stare in disparte quando serve...

Per i risultati del concorso quantitativo rimandiamo alla visione delle foto che si trovano nel profilo FB  di Scheletri www.facebook.com/scheletri.nellarmadillo

La commissione, commossa per la partecipazione di critica e pubblico, ha deciso di premiare la foto più simpatica. Ecco la classifica:

1° classificata
Marco Povero (Moldova) - ritira il premio...il cupido ritratto
(alias Mariarosa Bettiga)

2° classificata
Marco Povero (Moldova)

3° classificata
Daniele Maldera (Gibuti)

giovedì 10 ottobre 2013

Scatta il Cantiere: Primi piani

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1° classificata
La palla è mia e decido io..., Daniele Maldera (Gibuti)


2° classificata
Sorrisi contagiosi, Anna Pulici (Libano)


3° classificata  - ex aequo
Chiedimi se sono felice, Andrea Bianchessi (Etiopia)


3° classificata  - ex aequo
Lezioni di vita, Desiree Luini (Gibuti)


3° classificata  - ex aequo
Battaglia di tempera, Marco Povero (Moldova)

mercoledì 9 ottobre 2013

Scatta il Cantiere 2013: "Se ognuno fa qualcosa"

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"Se ognuno fa qualche cosa, allora si può fare molto"
[Padre Pino Puglisi]

Il tema dell'anno, l'essenza del Cantiere. Ecco i vincitori.

1° classificata
La gioia in un palmo, Chiara Colombo (Bolivia)





2° classificata
Salvataggio, Marta Galimberti (Teggiano)



3° classificata
Insieme si fa meno fatica, Letizia Arosio (Moldova)

martedì 8 ottobre 2013

Scatta il Cantiere 2013: "Contesto"

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Oh, cosa hai capito? Tutti sereni, nessun contestatore: sono i luoghi del Cantiere!

1° classificata
La Chureca, Anna Dighera (Nicaragua)


2° classificata
La fatica di vivere, Letizia Scaccabarozzi (Perù)


3° classificata - ex aequo
A La Paz come i pazz, Lorenzo Lunati (Bolivia)


3° classificata - ex aequo
L'amore allo shelter, Anna Pulici (Libano)

lunedì 7 ottobre 2013

Scatta il Cantiere 2013: "Attività"

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Archiviata l'edizione duemilaetredici del Cantieri della Solidarietà, pubblichiamo le foto vincitrici del 7° Concorso fotografico "Scatta il Cantiere", del 1° concorso bloggistico quantitativo "Mi piaci un bel post!" e del 1° concorso FB "Tagga l'armadillo".
Un post al giorno, per non intasare troppo.
E visto che quest'anno abbiamo anche dato una svecchiata ai premi, presentiamo con orgoglio il nostro dono TecnOntologico destinato agli abilissimi vincitori!!!

 


1° classificata

Tiro al cantierista, di Marco Povero (Moldova)

2° classificata

Lasciamo il segno, di Marta Galimberti (Teggiano)

3° classificata

Artisti per un giorno, di Eleonora Pisano (Nicaragua)


giovedì 19 settembre 2013

Nicaragua- La semana della descapacidad

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19-25 agosto, il Guis apre le porte e spiega le ali! sette giorni per divertirsi e divertire, coinvolgere le famiglie, sensibilizzare la comunità al rispetto dei diritti del disabile e favorirne l’integrazione.

Le proposte sono tante, i ragazzi che frequentano il centro sono entusiasti, e forse lo siamo ancora di più noi, volontari e profe, che dobbiamo cimentarci in giochi e svariate performance.

Il primo grande evento della settimana è la “mañana deportiva”. La mattinata inizia con due partite del Guis contro Redes, prima calcio e poi basket. le squadre appaiono molto variegate; ragazzi, profe nonché i mitici direttori si sfidano. E anche se il motto è “l’importante è partecipare” alla fine tutti vorrebbero vincere e sebbene lo scontro non sia proprio equo, nessuno vuole mollare! Alla fine redes vince entrambe le partite ma i nostri ragazzi sembrano più che soddisfatti.

Segue una miniolimpiade con percorso ad ostacoli e bandiera. la mattina si conclude con una bella medaglia (di carta!!!) per tutti.

 
 
 
 
 
Alle fatiche sportive segue una bella gita al mare, destinazione Pochomill, sull’oceano pacifico.

un, due, tre e…splash! Neanche il tempo di arrivare e siamo già tutti in mare, i bambini e i ragazzi con un misto di euforia e paura si lanciano sulle onde. Dopo un leggerissimo pranzo nica (riso, pollo fritto, fagioli, insalatina e pane…) non può mancare la classica gara di castelli di sabbia. non ci sono palette e secchielli, ma questo non sembra essere un grande problema; mani e bicchieri sono sufficienti per costruire fortezze.


 La settimana procede con il circo. per l’occasione vengono in nostro aiuto due pagliacci, i ragazzi di una scuola di danza moderna e di un gruppo di balli folkloristici. Anche i profe e il direttore diventano clown e attori per un giorno...e il divertimento non manca tra sketch, spettacolini, e danze.
 
 
  

Proprio perché è una settimana speciale il centro rimane aperto anche domenica per la convivencia familiare. Vengono proposte tante attività per grandi e piccini, anche noi pensiamo a un paio di laboratori: “disegna il guis con gli elementi naturali” e “costruzione di maracas” , e un improvvisato ma molto, molto gradito stand dove si colora (…eh sì, un’attività che per noi e i bambini italiani potrebbe essere priva di qualsiasi attrattiva, noiosa,  diventa, forse perché inusuale, una delle più apprezzate). Anche i genitori si impegnano e alla fine diventano nostri maestri nel decorare gli strumentini. La mattinata si conclude con un pranzo tutti insieme. E così assaggiamo un’atra specialità nica: il riso alla valenciana, què rico!!!



 
 


martedì 17 settembre 2013

NICARAGUA- Ti accorgi di essere in Italia quando…

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•             La gente ti saluta dandoti la mano, non ti abbraccia!


•             Se l’appuntamento è alle 8.00, e tu arrivi alle 8.05… sei in clamoroso ritardo!

•             Ti ritrovi con la carta igienica in mano mentre cerchi un cestino che non c’è…


             Sali sul Bus e regna il silenzio, né musica né strombazzi casuali né qualcuno che ti chiede “donde vàs?”


•             Crisi di astinenza da “frittino quotidiano”


•            Se vai in giro da sola, sei in giro da sola; se in Nica vai in giro da sola, sei in giro con tutti gli altri  che sono in giro da soli…

•             Quando senti le mamme urlare: “tesoro non correre”, “tesoro ti fai male”, “tesoro stammi vicino”…

•             Quando ti viene l’istinto di “fare un salto alla Venta”, ma poi ti accorgi che la Venta  è l’Iper!

•             Quando le 19.00 sono pomeriggio tardi, non notte!


•             Quando sul Bus devi prenotare le fermate con un… pulsantino!

•             Noti i cani, ciccioni all’inverosimile…

•             Assolutamente No il bagno dopo mangiato…

•             Le persone camminano a velocità supersonica con lo sguardo perso nel vuoto e tu cerchi disperatamente di incontrare gli sguardi altrui senza grande successo

•             La zia ti dice: “ma sei dimagrita?” (????)


•             Ti mancano il riso e fagioli di Chayo

•             Per strada, sull’autobus, ovunque, non vedi  venditori.

•             Abbiocco post pranzo: ma L'AMACA dov'è?????????

•             I clacson non sono suonati ritmicamente come per produrre qualche melodia.

•             L'unico colore che vedi è il grigio, non il verde, il giallo degli autobus, l'azzurro, il rosa, l'arancione che accendono le pareti delle case.

•             Non trovi i venditori che ti lanciano sugli autobus i sacchettini riempiti d'acqua.


•             Se l'autobus o i tram fossero pieni nessuno si offrirebbe di tenere il tuo zaino sulle proprie gambe, e nessuno si stringerebbe per far posto anche a te.

•             La sera devi tirare giù le tapparelle prima di andare a dormire.


•             Non c'è bisogno di regolare il ventilatore per la notte.


•             Prima di addormentarti non pensi agli scorpioni.





...Poi ti accorgi di essere stata/o in Nicaragua quando…


•             Non sopporti più la frase: “Dai, sbrigati che siamo in ritardo!”

•             Ti sei appena svegliata ma l’ora del tuo cellulare segna ancora le 00.47...


•             L’odore di bruciato sprigiona grandi ricordi

•             Il Clacson diventa lo strumento più utilizzato in macchina

•             La doccia calda… il paradiso!

•             Mentre gli altri si disperano tu pensi: “Qué pasa?”…

•             Sorridi a sconosciuti, così d’istinto!

•             Quando senti dire “Centro America” parte il brivido!

•             Nell’affresco dietro l’altare della chiesa cerchi Che Guevara e Sandino

•             Entri in casa e la prima cosa che fai è mettere della musica

•             Guardi il cielo ed è azzurro, solo azzurro. Niente arancione, giallo, blu o viola…

•             Sali sull'autobus e se è mezzo vuoto e trovi subito posto  a sedere non sei contento, senti la   mancanza di pance e sederi altrui addosso!


•             Camminando per le strade ti senti invasa dal silenzio...niente venditori che urlano, niente musica, nessuno che si ferma a parlare con gli sconosciuti.

•             Cominci ad ascoltare musica a cui non hai mai pensato prima.


•             Ti accorgi che un cantiere, almeno un po', ti cambia. Ed è bello così!

lunedì 16 settembre 2013

Libano: "Where is the love?"

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Ormai sono passate diverse settimane dal nostro rientro anticipato, e dalle notizie che ci arrivano da quella che solo dopo la minaccia dell'intervento USA si chiama guerra in Siria, forse è stato davvero meglio così.... è passato abbastanza tempo si, o almeno abbastanza per abituarsi di nuovo a una colazione con il caffè, a sentire intorno parlate comprensibili, a riprendere i ritmi sui libri, a non notare più quanto sia comodo un cuscino e per cercare di sentirmi di nuovo a mio agio nella dimensione della "normalità". Già sicuramente 20 giorni sono un tempo sufficiente... eppure qualcosa di strano in me lo sento, una dimensione nuova che mi fa un po' paura indagare. Spunta quando sento una delle colonne sonore delle nostre attività allo shelter, quando per caso qualcuno urla "yalla" per le vie della mia città o quando un pensiero di quello che ho conosciuto laggiù fa capolino in questa routine a cui ci si deve riabituare..... Troppe sono le questioni che ho lasciato in sospeso in me salutando Rayfoun che non potevo non sentirne un contraccolpo! Sono interrogativi forse un po' retorici che però, quando si associano al volto e al nome di chi ho conosciuto, perdono tutta la loro retorica e mostrano solo la desolazione che ci sta dietro.
Se c'è una cosa che ho imparato dal cantiere in Libano è la tenacia di ritrovare sempre il coraggio e la speranza, me l'hanno insegnato le storie delle molte donne che ho incontrato. Una sera, prima che le ragazze dovessero ritirarsi nelle loro stanze, ci siamo salutate con la canzone "where is the love". Urlavano questo ritornello chi con la mano sul cuore, chi guardando il cielo e chi solo abbracciando la sua vicina. Non sembravano smarrite in quella domanda. Magari spaventate, deluse, incavolate con la vita così come è stata fino adesso, ma non smarrite. Sono sicura che ognuna di loro ha la sua risposta, o che solo la speranza di trovarla sia comunque un buon motivo per dare loro la forza. Allora ogni volta che penso quanto tutto questo casino di pensieri che mi sono portata a casa dal Libano mi spaventa, cerco di ricordare quella sera, in cui la questione di "dove sia l'amore" non le confondeva ma faceva nascere unione e speranza. Qua sembra più difficile. Lo so, è paradossale, con tutte le infinite possibilità che abbiamo sembra incredibile ma smarrirsi è molto più facile. Forse però la mia confusione serve proprio a questo: a continuare a farsi domande e a cercare, perchè la strada che le donne dello shelter mi hanno fatto vedere che esiste, nonostante tutto, si esiste, merita di essere trovata!
Con un misto strano di gioia e malinconia voglio ringraziare per ogni istante vissuto nel nostro cantiere, sperando che tutti i volti, i sorrisi, le urla e gli abbracci siano sempre pronti a ricordarmi "where is the love".

domenica 8 settembre 2013

NICARAGUA- L'altra faccia a Managua... in 45 minuti di bus!

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Mezzoretta di autobus e un quarto d’ora di taxi,  in un lampo passiamo dall’Agua Negra di una bollente e polverosa Nueva Vida all’aria condizionata pesante di un’aula tirata al lucido dell’università di ingegneria di Managua.

Partenza da Nueva Vida ore 8.45 circa...
Managua, quasi a destinazione, ore 9.15 circa!
Oggi, 15 agosto è la giornata nazionale del fisioterapista e la nostra mitica fisio Elda, ha deciso di portarci con lei al congresso nazionale dei fisioterapisti. Sembra quasi di essere state catapultate in un altro mondo, uomini in giacca e cravatta, donne adornate dei gioielli migliori. Il Nicaragua è anche questo, grandi contraddizioni e grandi differenze. In tutto. La musica e il ritmo però fanno da sottofondo ad ogni evento, di qualunque angolo del paese. Anche le relazioni scientifiche, infatti sono inframezzate da balli e danze nicaraguensi.


...Gli immancabili!

Si pesca il vincitore dell'elettrostimolatore...
 Improvvisamente ci troviamo catapultate in una nuova faccia del Nicaragua. Conosciamo ex profe, ex compagni, ex colleghi di Elda, passiamo in mezzo a decine di studenti seduti per terra che ansiosi ed angosciati aspettano il loro turno d’esame.
 Fuori dall'aula i rappresentanti espongono un paio di modelli di sedie a rotelle a prezzi improponibili per il contesto. E poi il concorso ad estrazione di alcuni premi per tutti i fisioterapisti presenti, e le tre italiane tra la platea che vengono chiamate sul palco ad estrarre i bigliettini per i premi…








Arriva l'ora di pranzo e ci offrono una scatoletta con gallo pinto, maduro, insalata, tortilla, bistecca, pollo fritto… e un cucchiaio! Sedute sotto una palma nel giardino dell’università, ascoltando i racconti Nicaraguensi di Elda, riscopriamo il gusto di mangiare con le mani!

Que linda serìa la tierra, si la tierra, tierra fuera.
E poi il viaggio di ritorno, come ogni viaggio in Nicaragua è ricco di sorprese. Galline portate nelle borsette come cagnolini viziati italiani, opere d’arte sotto forma di murales su muri di Ciudad Sandino, nuova  musica sulla Trece, scorci di città mai visti prima e poi… la grande scoperta: il fresco di Mary!






Il Fresco di Mary e la mitica Fisio Elda

Elda ha deciso che non potevamo perderci tale prelibatezza, quindi dopo aver violentemente interrotto il sonno fondo di Eleonora, siamo scese al Gallo màs Gallo e ci siamo sedute sotto la palma di un piccolo baracchino. Fresco di Melone, Ananas, Papaya, Mango e Banana in succo di Calàla. Quasi un litro di fresco di ineguagliabile bontà, che non essendo riuscite a finire prima dell’orario di rientro previsto, Mary ci ha travasato nel classico sacchettino di plastica... il nostro primo sacchettino Nica! 

Certo che col sacchettino di plastica in viaggio sulla Trece, ci si sente davvero un po’ più Nica!