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lunedì 17 marzo 2014

Il Servizio Civile dona valore...senza confini!

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È venerdì mattina. Ed è tutto tranquillo, come sempre il venerdì. 
Certo, il telefono squilla sempre, tanto che ormai il suo suono me lo sogno anche di notte. 
Ed infatti, eccolo che suona, per l’ennesima volta. 

Rispondo e la signora che mi parla dice che vorrebbe lasciare dei vestitini per bambini al nostro guardaroba. Le dico di passare al pomeriggio, ma lei non può. Potrebbe solo tra mezz’ora e non vuole lasciarli nei cassonetti (quelli gialli!) perché Sai, sono della mia nipotina e vorrei proprio consegnarveli a mano. 

Mi intenerisco (che poi, non ci vuole molto!) e le dico che Sì, va bene, la aspetto io.. anche se il suo ‘fra mezz’ora’ coincide con la mia pausa pranzo.

Ed è così, che per ingannare questa attesa mi metto a leggere i post dei ragazzi in servizio civile all’estero.. chi in Bolivia, chi in Nicaragua, chi in Libano.. e mi ritrovo a pensare che forse avrei dovuto avere più coraggio e partire perché forse mi sto perdendo delle cose belle stando a Lecco.. 

Allora mi fermo e mi metto a pensare
A che cosa è il coraggio. E a che cosa sono le cose belle. 
E mi rispondo che Coraggio è Rimanere. È accogliere. È ascoltare

Ascoltare chi ti racconta la sua storia di fatiche e di solitudini, che difficilmente riesce a mimetizzarsi con il paesaggio ricco e brianzolo in cui si muove. 

Accogliere, senza difese, chi arriva in Italia perdendo quel poco (che poi è sempre anche tanto, quasi da diventare un ‘troppo’) che aveva, in Moldova, in Nicaragua, in Libano.. 

Rimanere per cercare di dare a chi arriva qui, almeno una volta, la possibilità di credere che anche se la vita spesso è brutta, regala sempre una nuova primavera. 

E poi penso a che cosa sono le cose belle e lo faccio riguardando alle mie ultime settimane.


E così mi rispondo che le cose belle sono la giornata all’Eremo di San Salvatore in compagnia degli ospiti del Rifugio Notturno di Caritas, allietata dalle poesie di Sergio e dai racconti di Leo; sono le giornate di formazione che noi milanesi abbiamo condiviso con quel gruppo di squinternati che sono i ragazzi in servizio civile a Bergamo (insieme a Verona e Pavia); sono le parole che don Luigi Ciotti ha detto, anzi ha urlato, a tutti noi durante la giornata a Genova per ricordare San Massimiliano, patrono degli obiettori di coscienza, ovvero: “Avete fatto una scelta meravigliosa!!”.


Le cose belle sono tutti i volontari che ogni giorno, qui, mi coccolano perché, in fondo, sembro un po’ la nipotina di tutti; le cose belle sono le persone che vengono al Centro di Ascolto e prima di uscire dicono Grazie, per avermi ascoltata, mi piace venire a parlare con voi; le cose belle sono le persone che si rassicurano quando dico loro che, se non hanno un documento che ci servirebbe, lo potranno portare anche un’altra mattina perché, tanto io sono qui tutti i giorni. Le cose belle sono tutti quei momenti in cui mi accorgo di essere un piccolo seme di speranza in un Paese in cui non è vero che va proprio tutto male

Nel frattempo è passata mezz'ora. La signora che aveva chiamato è arrivata, mi ha sommerso di ringraziamenti per averla aspettata e mi ha lasciato un sacco pieno di vestiti per neonati. Li guardo. E con dolcezza penso alle mie nipotine. Da sempre desiderate e poi, quasi da un giorno all'altro Nate. E allora concludo, pensando all'inverno lungo che la mia famiglia ha affrontato e alla nuova primavera che, finalmente, è arrivata e che mi rende sempre più convinta che Sì, l’inverno finisce. È faticoso resistergli, può durare anche anni e il suo vento freddo ci può far scendere lacrime amare. Ma ad un certo punto, sicuramente, finisce. E l’importante è non smettere mai di desiderare la primavera.

Irene Colombo
[SCN, Centro di Ascolto Caritas Decanale Lecco]

sabato 15 febbraio 2014

Servizio ricco, mi ci ficco!

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È passata una settimana da quando ho iniziato il Servizio Civile in Caritas a Lecco.. ovviamente Lecco con la ‘elle’ e non con la ‘erre’, dato che qui la focaccia è alta e non ha il formaggio in mezzo!


Una settimana ricca di In bocca al lupo, Buon inizio e Auguri ricevuti da chi mi vuol bene; ricca di una primula gialla di benvenuto e di gocce d’oro ripiene di crema pasticcera per compensare le tante gocce di pioggia cadute in questi giorni. Ricca di ‘Sono Irene e starò con voi un anno’ e ricca di ‘Ah,bene, allora mi puoi già da ora aiutare a fare questo!’ Ricca di nomi da memorizzare, orari da ricordare, prossimi impegni da appuntare e nuove storie da iniziare ad ascoltare. Ricca di un tramonto mozzafiato sul lago visto dal finestrino dell’autobus sulla strada per casa..interrotto bruscamente dalla frenata di un autista che guidava ad una velocità sperimentata dalla sottoscritta prima d’ora solo in Moldova.

Una settimana ricca di una città che non è nemmeno la mia provincia, ma che con le sue montagne che si specchiano nel lago non può che ‘catturarti’. Una settimana ricca di tante chiacchiere.. ma non di quelle che Martin Heidegger considerava vuote e tipiche della massa, bensì di quelle che Emmanuel Lévinas (altro mio amato filosofo!) reputava fondamentali per instaurare una relazione. Una settimana ricca di entusiasmo e voglia di raccontare una volta tornata a casa, perché se una cosa ti piace, proprio non ce la fai a tenertela dentro. Una settimana di ‘alle undici di sera sono già a letto’ perché se oggi è stata una giornata piena, puoi star certa che domani non lo sarà di meno! Una settimana.. ricca!

Come forse si è capito, sono Irene e ho deciso di dedicarmi per questo prossimo anno al Servizio Civile; un anno che mi vedrà impegnata con il Progetto Ponti e Arcobaleni di Caritas Ambrosiana e che ha come finalità l’accoglienza, l’ascolto e l’accompagnamento degli stranieri in Italia. Io sono stata destinata alla sede di Caritas Lecco, in cui seguirò il Centro d’Ascolto ma anche tutto ciò che, ruota attorno a questa dimensione di carità.

La motivazione che, principalmente mi ha spinta a non cercare immediatamente un lavoro dopo la laurea, ma di dedicare un tempo abbastanza lungo al servizio è da rintracciare nel desiderio di fare un’esperienza che mi possa aiutare a crescere a livello personale e non solo, o non innanzitutto, a livello professionale. Un anno in cui certamente pensare a me, ma a partire dalla cura e dalla custodia delle persone che incontrerò, poiché è solo nel volto di altri che possiamo profondamente conoscere noi stessi. In un mondo che così spesso spinge verso l’autoreferenzialità, l’illusione di poter bastare a se stessi e di essere davvero il centro del mondo, pensare che l’altro sia prioritario rispetto a me, può sembrare un pensiero controcorrente, da pecora nera. E forse, un po’ lo è. Eppure, anche solo dopo questi primi giorni di servizio, posso piacevolmente riconoscere che, ad andare ‘controcorrente’, non siamo proprio in pochi.

In questi miei primi giorni, infatti, sono stata io stessa accolta, dai numerosi volontari, da Giovanna e da don Ettore, con una delicatezza e una naturalezza tipica di chi è abituato a ‘vivere sulla soglia’, attento e pronto a far spazio all’ospite che arriva. Ed è proprio da questa accoglienza ricevuta, io prima di tutti, che posso iniziare al meglio questo anno che mi vedrà Ospite.. nel duplice senso che questa parola così preziosa contiene.

Irene Colombo
[ex Cantierista 2013 - Moldova]