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mercoledì 5 luglio 2017

"Dove due o tre sono riuniti nel mio nome"

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Se ripenso a questi mesi in Kenya non posso certo dire che sia stata, e che sia tutt'ora, un'esperienza spiritualmente illuminante.

Purtroppo, in chiesa come in molti altri ambiti della vita, spesso prevale l'immagine, l'apparire, più dell'essere.

La lingua poi non aiuta, e a causa di tutte queste piccole cose, il mio entusiasmo nel frequentare luoghi e momenti religiosi è ai minimi storici.

Poi però, recentemente, ho partecipato a due momenti forti, profondi, che hanno riacceso in me quella fiammella diventata tanto flebile.

Il 20 giugno sono stata al Consolata Day, un giorno di festa e di preghiera dove Suore, Padri e Fratelli di quest'ordine si sono trovati assieme, per celebrare con gioia la loro presenza in Kenya e nel mondo.

In chiesa, fra queste donne e uomini che hanno scelto per la loro vita la fede, il coraggio e l'amore, mi sono sentita parte di un qualcosa di forte, di grande, di profondo. Quello che ci animava era una forza interiore che ci univa e ci faceva sentire parte di una famiglia immensa e bellissima.

Qualche giorno dopo ho partecipato alla Jumuia (video), un momento di condivisione e preghiera con i ragazzi di Cafasso, al quale non partecipavo da tempo perché nelle stesse ore solitamente ero al carcere femminile.
Lì, in mezzo a questi ragazzi a volte un po' sciocchi, ho nuovamente sentito una forte energia, una spinta interiore che chiamava a qualcosa di alto, a valori e sentimenti importanti.

Dopo questi due momenti ho riflettuto, e mi è venuta in mente una splendida canzone: "Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sarò con loro, pregherò con loro, amerò con loro".
Ecco, lì penso di aver capito che il trucco non è dove si prega o come si prega, ma che si sia tutti uniti da uno stesso valore di fratellanza, e Dio sarà veramente in mezzo a noi.


lunedì 24 ottobre 2016

Perdersi o trovarsi?

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“C’è chi viaggia per perdersi,
c’è chi viaggia per trovarsi”
G. Bufalino



Qualcuno diceva che non sono le persone che fanno i viaggi, ma i viaggi che fanno le persone.
E quindi eccomi, entusiasta ma anche spaventata, pronta per farmi plasmare da luoghi, persone, colori, profumi. Pronta per crescere assieme a ragazzi lontani, condividendo la fatica, a volte le sconfitte e più spesso i successi.

Pronta, sì. Anche se non lo si è mai davvero. Partiamo con una montagna di aspettative, idee, sogni, che probabilmente non vedremo soddisfatti perché noi giovani un filo matti, a volte sogniamo un po’ troppo in grande.

Pronta a scoprire, a lasciarmi trasportare in un mondo lontanissimo che già so che in poco tempo diventerà famigliare.

Pronta ma un po’ spaventata. La lingua e gli usi diversi, per non parlare della frustrazione che deriva dal dover accettare che non tutto proceda per una facile e dritta via e che a volte bisogna ricalibrare la bussola, rimettersi in gioco e in cammino.

Pronta ma spaventata dal lasciare gli affetti, che è così difficile sapere lontani, ma che danno carica e energia facendosi sentire vicini.

Pronta a condividere la vita, le gioie e i dolori, i successi e le sconfitte con qualcuno che qualche fato o qualche destino ha voluto che fosse insieme a me. Perché si sa, il dolore fa male, ma se si è in due a portarlo diventa più leggero. E perché, come dice bene il protagonista di “Into the wild”, la felicità è reale solo se è condivisa.

Pronta.
Pronti, attenti, via!
Un anno indimenticabile è appena iniziato…