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lunedì 20 luglio 2015

Trasmetto Ergo Sum

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Da quando sentiamo parlare altre donne alla Radio, ed ascoltiamo i programmi sui nostri diritti, noi donne non abbiamo più paura di dire la nostra!”, “Quando succede qualcosa nella nostra zona, vorremmo segnalarlo alla radio perché se ne dia notizia!”.

Mamme africane coi volti segnati dal duro lavoro giornaliero, anziani magrissimi con la schiena piegata dagli anni, bambini scalzi...tutti ci tengono a dirci quanto “Radio Mushauri” abbia un impatto positivo su vari aspetti della loro vita, e commentano cosa si potrebbe migliorare, chiedono di trasmettere questo o quello…



Qui, nel bel mezzo della foresta equatoriale dove le persone arrivano in aereo perché da 30 anni non ci sono strade percorribili, oltre all'isolamento geografico si soffre di un isolamento culturale profondo, dal quale Radio Mushauri, con i suoi 250km di raggio di emissione, cerca di far emergere le migliaia di persone che continuano a vivere nelle zone rurali della foresta equatoriale.


In questo angolo di Congo la corrente elettrica arriva a singhiozzo, per questo abbiamo voluto a fare un ultimo sforzo ed installare 44 pannelli solari, grazie ai quali gli abitanti di Kindu possono sentire la Radio Mushauri kila siku: ogni giorno!

Per leggere il resto del progetto clicca qui.



Il Direttore della Radio con il Fiume Congo sullo sfondo....


lunedì 13 ottobre 2014

Welcome to Kindu Paradise!

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La vita a Kindu non è così tremenda come l'avevano dipinta. Certo, è un posto isolato in mezzo alla foresta equatoriale africana, raggiungibile solo in aereo...
Ma per due ex-SCE nessuna sfida è impossibile. Bisogna solo non dimenticare alcune fondamentali regole per vivere bene, ovviamente in stile sobrietà felice!

1. Se vedi un avocado, compralo. Non sai mai quando ne troverai un altro.
2. "Mangia, se no l'Africa ti mangia" (cit. P.Mario, missionario saveriano da 40 anni in Congo)
3. Portati sempre una bottiglia d'acqua, soprattutto se stai andando a Messa. Potrebbe durare 5 ore.
4. Se su una moto ci possono stare due persone, ce ne possono stare anche tre. Se ce ne possono stare tre, ce ne possono stare anche quattro. Se ce ne possono stare quattro, ci può stare ancora un bambino davanti, un bambino in mezzo, un neonato legato alla schiena della mamma, un bidone d'acqua e un carico di foglie di manioca. E magari ancora qualcosina d'altro...
5. La risposta alla domanda 'quando?' è sempre 'domani mattina'. E anche domani mattina lo sarà...
6. La testa è fatta per appoggiarci le cose, possibilmente pesanti, soprattutto se è la testa di una donna.
7. 'Buono', riferito al cibo, vuol dire 'tanto'.
8. Lascia la TUA logica in Italia. Ciò significa che se una cosa ti sembra assurda, fermati. Sospendi il giudizio. Prova a farci un sorriso. Non è detto che troverai un senso, ma eviterai almeno un po' di inutile frustrazione.

In quest'ottica, chi ha detto che a Kindu manchi qualcosa?? C'è tutto ciò che può servire!
benzinaio
gommista
cambio valuta
trasporto merci
trasporti pubblici
cartoleria
macellaio
ortolano
farmacia
alta sartoria su misura
parrucchiere
ristorante

...e per il ristorante italiano, ci stiamo attrezzando!


domenica 17 agosto 2014

Facciamo Luce!

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Primo post di quest'anno di lavoro a Kindu...per chi non lo sapesse siamo nella profonda Africa nera, quella dei sogni, sì propio quella del Cuore di Tenebra di Conrad...ogni tanto,la notte, senti provenire da lontano il suono di canti e tamburi e ti viene da pensare: ”Eccolo! Il cuore...”



Certo la realtà della vita è molto meno poetica...pochi giorni fa scrivevo ad una amica keniana, e senza che me ne accorgessi sono sgorgate queste parole: il Congo è un casino...la provincia dove mi trovo è tranquilla, ma il prezzo di questa tranquillità è un isolamento pressoché completo, le merci arrivano in aereo e per questo tutto è molto caro (1$ per ogni rotolo di carta igienica, 20$ una bottiglia d'olio). La guerra ha cancellato anni di sviluppo, i bambini spesso lavorano dai 5 anni in poi...fa un caldo terribile, e hanno quasi tutti la malaria...La tenebra c'è, ma c'è anche tanta luce...








Ancora una volta, infatti,  l'Africa ti sorprende, e pole pole senti che quel cuore esiste davvero e pulsa forte nonostante le difficoltà: pulsa nei giovani che lavorano di notte per pagarsi l'università, nelle piccole associazioni di donne che lottano per migliorare la loro condizione, nei sorrisi sinceri sui volti dei bambini pieni di stupore per le piccole cose...



E i miglioramenti si vedono, si rifanno le strade......e la dieta non è male...
















...poi c'è chi, come noi (insieme a molti giovani congolesi), organizza attività con i bambini...

E costruisce i pozzi per lo sviluppo della comunità rurale! 

(grazie Ele per la foto!)


giovedì 7 marzo 2013

Qui Maurizio, a voi Milano (Radio mushauri 2)

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[09:00]

cari colleghi,

oggi è quasi come essere in ufficio. sarò tutto il giorno (o quasi) davanti al pc a scivere la relazione. se avete bisogno parlate e/o scrivete. oggi, qui a Goma, sembra che tutto funzioni un po' meglio...anche la posta.

[...]

allego per sergio il testo della trasmissione di radio vaticana in cui si comunica dell'apertura di Radio Mushauri e si parla anche di Caritas Ambrosiana!...se può servire...visto che è in francese.


salutoni...e...

se mi giro a destra vedo il lago.





 

 
 
 
[09:34]

non riuscivo ad allegare, te l'ho copiato nel messaggio:




Province du Maniema:
Une radio dont le matériel est financé par la Caritas Ambrosiana et appartenant au diocèse de Kindu inaugure ses émissions.



Vendredi, 01 Mars 2013 08:52
 
Radio Vatican News Letter annonce la naissance de la Radio catholique Mushauri au diocèse de Kindu, dans la province du Maniema, dans le centre de la République Démocratique du Congo. En langue swahili parlé dans ce diocèse « mushauri » veut dire : « le conseiller ».
 
==Click here to read the English Version==
 
Mgr NGUMBI du diocèse de Kindu, initiateur de la nouvelle radio diocesaineLa Radio catholique Mushauri est la plus puissante de la province du Maniema. Le matériel de cette nouvelle radio a été acquis grâce au financement de la Caritas Abrosiana d’Italie. La communauté à la base a contribué à l’installation de ce matériel. L’initiateur de ce média est l’Evêque de Kindu, Mgr Willy NGUMBI, rapporte caritasdev.cd

L’émetteur de la Radio catholique Mushauri est de 1.000 watts, avec un pilonne de 40 mètres doté de 8 dipôles. Cette station aura ainsi le statut d’une radio communautaire, émettant sur 99.2 en Modulation de Fréquence. Elle porte sur un rayon de 250 km, suivant les premiers rapports d’écoute dressés par son directeur, monsieur l’Abbé Jules LUKUSUMBE.
 
La Radio Mushauri, la trente-troisième radio catholique dans le pays
La nouvelle station, la trente-troisième radio catholique dans le pays, couvrira donc les trois quarts de la superficie du diocèse de Kindu. Dans la ville de Kindu, chef-lieu de la province du Maniema où émet ladite radio fonctionnent aussi une radio musulmane, deux radios des Eglises dites de réveil, trois radios privées appartenant à des partis politiques et la station provinciale de la Radio-Télévision Nationale Congolaise.
 
Pour l’évangélisation et le développement du diocèse de Kindu
La Radio catholique Mushauri a commencé ses émissions le mercredi 16 janvier 2013 dans la matinée (11 h 00’), a précisé Radio Vatican News Letter dans son édition du 27 février 2013 parvenue à caritasdev.cd Les auditeurs de la nouvelle station vont assurer dans l’avenir l’achat du carburant pour le fonctionnement de son générateur d’énergie et pour la paie du personnel de cette radio voulue par Mgr Willy NGUMBI comme étant un média pour l’évangélisation et le développement du diocèse de Kindu.

[JOSEPH KIALA]

 
[11:03]

ciao sergio. ho parlato troppo presto. sta tornando tutto molto lento. non ho link. ti ho incollato l'inizio del file che mi hanno dato, magari tu riesci a cavarci qualcosa che ti faccia risalire al link.

non ho provato ad aprire il blog per i tempi proibitivi....

 

[11:08] SMS

 

Ciao. Abbandono per 1 ora (sperando che riprenda vita la connessione).

 
 
[...........................]
 
 
Ciao Maurizio, buon rientro a casa!
[Sergio]


domenica 3 marzo 2013

Radio mushauri (Radio Kindu)

2 commenti:

 
 
 

Eh sì, è proprio vero!

 


Queste immagini lo testimoniano: RADIO MUSHAURI trasmette dalle 11:18 del 16 gennaio 2013, come dice orgogliosamente il suo direttore Abbé Jules Lukusumbe.
 
  

 
E’ stato sinceramente emozionante entrare negli studi della neonata emittente e respirare la genuina soddisfazione per questo sogno cullato per anni e finalmente realizzato.
 
 
 
 

Per ora trasmette 10 ore al giorno in tutta l’estesissima diocesi di Kindu e oltre.
 

Ma si intuisce già la grande voglia di farla crescere; ne parla l’Abbé Jules, i giornalisti, i tecnici ma soprattutto ne parla la gente che l’ascolta…ovunque…e che telefona per dimostrare il suo apprezzamento e per dare i propri consigli.
 
 
 
Il vescovo Mons.Willy Ngumbi l’ha definita “le fleur” della nostra collaborazione pluriennale ed effettivamente è facile essere d’accordo dicendo che potrebbe lasciare un segno importante nella vita della gente del territorio diocesano.
 

I cattolici, anche nei luoghi più isolati, potranno ascoltare catechesi, la Messa e sentirsi uniti nella preghiera a tutti gli altri fedeli distribuiti sul territorio …e quando si parla di luoghi isolati a Kindu…non è un modo di dire.
Per tutti gli ascoltatori ci sarà la possibilità, inoltre, di usufruire di corsi radiofonici su tematiche legate allo sviluppo, alla salute, all’economia domestica e…a quanto si riterrà utile nel tempo per la popolazione locale.
Mi sono assoggettato  pure all’intervista…e chi mi conosce lo sa che anche questo è un piccolo miracolo ma l’occasione lo richiedeva.
 
(in queste ore in missione a Kindu)
 

mercoledì 9 gennaio 2013

un anno in due valigie

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Fatte le valigie per inviarle a Goma…sì una settimana prima della nostra effettiva partenza da Kindu, perché con l’aereo UN possiamo portare solo 15 kg…
Così proviamo ad infilare un anno in due valigie. 
Strano. 
Vorrei portarmi via tutto, ogni albero, ogni foglia, ogni seme e frutto. Ogni tonalità di verde di questa incredibile foresta.
Ogni sole rosso, al tramonto, ogni sfumatura su queste nuvole disegnate.
Ogni setaccio e ogni donna che setaccia il riso fuori dalla sua semplice e dignitosissima casa di fango. Ogni inconfondibile suono di riso setacciato.
Ma forse invece vorrei viaggiare leggera, serbando tutto solo negli occhi e nel cuore, sperando che i ricordi scorrano nel sangue ed escano quando li si richiama alla luce.
Le stelle stasera brillano così forte, che vorrei il mondo vicino, per sentire con me questo sentimento d’immenso, che si prova dopo un anno speciale.
Vicino, solo per ascoltare il silenzio e il ronzio dei pensieri, il volo dei sogni. Nessun racconto, nessun consiglio. Sentire la vita che pulsa, dal cielo alla terra, ed esserne grati.
Chiudo le valigie, così vuote, ma già così troppo piene.

lunedì 19 novembre 2012

La comparsa

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Tra le forme d'arte che il mio mondo mi ha regalato, quella cinematografica è forse la più vicina a me per la sua completezza, il suo impatto sensoriale, la sua immediatezza ricercata. Mi piace osservare i visi degli attori, le loro espressioni, la loro finta verità.

Più di tutto, in ogni genere di film, sin da bambina, il mio interesse veniva catturato dai luoghi in cui l'azione si sviluppava e da quel numero infinito di persone che li popolavano: la stazione centrale di New York, le spiagge di una costa francese, i mercati rionali italiani, e tutti quegli omini indaffarati sullo sfondo che pensano solo a correre per andare a lavoro, prendere il sole o tuffarsi in acqua, fare la spesa; il tutto mentre gli attori protagonisti si impegnano a portare avanti la trama.

Mi domandavo se fossero stati filmati a loro insaputa mentre si trovavano lì, troppo immersi nelle loro attività quotidiane per accorgersi di una cinepresa.

E adesso mi trovo qui, e ho l'impressione di essere una di loro. Una di quelle comparse.

Tra stage, formazione, rientri per/dall'Italia (previsti e non), sono stata catapultata in un film in cui non avevo scelto di avere una parte, in un Congo che non era il mio.

Nel mio Congo la terra è rossa, il caldo è esagerato, il fiume è segnato dai percorsi delle piroghe, i visi pallidi sono pochi.


Nell'altro Congo polvere e paesaggio sono nerissimi, così come le strade attraversate da antenati della bicicletta in legno, da minibus che traboccano di gente, da camion carichi di ogni che, da fuoristrada sensazionali con il logo di una delle troppe ONG che hanno sede a Goma. Alle baracche (che poco hanno a che vedere con la fierezza e la dignità delle povere abitazioni kindulesi) si alternano simil-castelli avvolti nel filo spinato. Troppi dispongono di armi. Siano essi Caschi blu, siano essi centinaia di militari dell'esercito sparsi per la città, siano essi chi, non ci è dato sapere. Ci sono camioncini blindati, carri armati carichi di soldati UN tanto contenti dei loro stipendi, quanto ignari della ragione della loro presenza lì.

Ho avuto un impatto forte con l'altro Congo. Laddove anche passeggiare diventa un'attività pericolosa, ho avvertito una difficoltà estrema a conoscere e far mie le strade: se non lascio le mie impronte, come faccio a ritrovare il mio cammino?

Goma è una città in cui l'odore della guerra incombente è così forte che quasi non si riesce a respirare.

Eppure non mi ha lasciato un gusto amaro. Mi ha concesso il tempo di assaporare lentamente le sue rivelazioni.

Di giorno osservo questi congolesi di frontiera, che come delle formichine invadono e popolano Goma e la abbandonano di notte alla volta della più sicura e vicina Gyseni. E quelli che, invece, fanno il percorso opposto, per andare ad acquistare merce ruandese per poi rivenderla in Congo. Ma sono dei veri Congolesi? O è più corretto definirli Ruandesi? Certo il loro passaporto potrebbe darmi una risposta. Ma no. Questi popoli apparentemente nemici, appartengono alle loro terre e alla loro gente. E solo una stupida logica politica, intrisa di storia mal raccontata e di retaggio coloniale, può dare un senso plausibile a questi quesiti.

Di sera, invece, il coprifuoco costringe alla ritirata a casa e mi ridona il senso del buio, della notte, del calore domestico.

E piano piano scopro un sapore dell'altro Congo non cattivo, semplicemente diverso. Un po' come il sombe: chi arriva a Kindu dice che il suo sapore è diverso, più selvaggio. Le foglie di manioca sono le stesse, l'aspetto è identico, eppure..

L'aria cambia. E così la scenografia.

Con un aeroplanino UN sorvolo kilometri di terra inaccessibile e disabitata, rientro nella mia incantevole quanto isolata Kindu, abbracciata dal suo fiume e da una foresta equatoriale che tutto donano ai loro abitanti. Li ritrovo tutti lì, sempre in movimento nella loro immobilità forzata, e apprezzo la loro unicità culturale, affettiva e spirituale.

Sono in un altro film?

Forse sì.

Io sono ancora una comparsa. Che passa meno inosservata per via della sua pelle bianca (che poi tanto bianca non è).

Senza di me il film era cominciato. E così va avanti. Ma che occasione incredibile avere una particina in questa opera d'arte.



Chiara

venerdì 16 novembre 2012

Vita da SCE

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Kindu, R.D. Congo [Foto di Magda]


Ido che lavora, abbarbicato sull’antenna



Donne che decorticano il riso
proveniente dai campi, rive droite


Giordania [Foto di Dario]
 
 

 



Nicaragua [Foto di Emilia]
 
Moise - el juego
 
La famiglia Brambilla
 
 
Nicaragua [Foto di Beatrice]
 
Piscina versione Guis


 
 

Nicaragua [Foto di Elena]
 
Lactancia materna

Taller de sexualidad
 
 

lunedì 8 ottobre 2012

C’è chi …pole pole

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C’è chi sul blog posta a tutto spiano
E chi torna dopo mesi, dicendo piano piano.
C’è chi, mentre progetta da artista,
ha oggi già fama da primo turista,
decise: “Vado a Kindu, a trovare la morosa”,
del muzungu barbusi parla senza posa.
C’è chi va alle colonies a Lokando
in piroga per tre ore andando,
ma dopo cinque giorni di grandi giochi,
canti, balli e pure fuochi,
il nostro ritorno si prospetta
di sei ore buone senza fretta.
C’è chi cerca altrove un po’ di riposo
ma già lasciare Kindu è un lavoro faticoso.
C’è chi finalmente va in vacanza,
questo è un viaggio o forse una pietanza?
Bea, Chiara, Giacomo e Magda, i viaggiatori,
Un gruppo assortito con pochi precursori
-10 i giorni, 5 i mezzi di trasporto, 7 le città, 3 i paesi-
Questi alcuni ingredienti, più molti incontri inattesi:
-vedrete gli ippopotami a un palmo dal vostro naso!
“Ma no, a quest’ora non si trovano, vi pare il caso?”
C’è chi adora la capitale e fare festa,
chi ama invece i pigmei nella foresta,
con gli elefanti che in giardino gustano beati uno spuntino.
C’è chi chiama “Isola degli Uccelli”
un pezzo di terra abitato da enormi pipistrelli.
C’è chi “eravamo in 4 a ballare l’hulli gulli” (!??!!?)
e in 2 torniamo a Kindu tutte sole senza sballi.
C’è chi deve inviare mail con le foto allegate
ma i problemi dell’atmosfera lasciano fregate.
C’è chi pole pole si rimette a lavorare
E forse un giorno dalla radio vi potrà salutare.

lunedì 17 settembre 2012

Radio Kindu: Hit parade SCE - Congo

3 commenti:
Ormai vicinissima (secondi i tempi africani) all'apertura, Radio Kindu comincia a collezionare i tormentoni dell'estate 2012 da tutto il mondo. Grazie ai suoi inviati speciali nelle zone più calde del mondo (Bolivia, Congo, Giordania, Moldova, Nicaragua) è lieta di presentarvi la Hit parade SCE che a breve pomperà nelle casse di tutte le piroghe del fiume Congo.

Cominciamo giocando in casa: Chiara, Magda e Bea da Kindu ci inviano questa hit!

In piroga, in moto, in véhicule e a piedi. Dans les boites, al ristorante, al mercato e in spiaggia, ovunque puoi ascoltare Sawa Sawa lè. E se non sai ballare, non ti devi preoccupare: basta muovere il bacino imitando il tuo vicino!



sabato 7 luglio 2012

Peke yangu ku Kindu ..o anche.. "seule comme une sorcière"

1 commento:

Finita la formazione in Italia, le due viaggiatrici ripartono alla volta del Congo.

Ancora prima di arrivare, l’influenza congolese si fa sentire: scendete a Entebbe(Uganda), invece che a Kigali(Rwanda). Per fortuna ve ne accorgete dopo pochi minuti e rimontate di corsa sull’aereo, con un po’ di strizza e, una volta sicure di ripartire, tante risate.

Enrico e Jules, a sorpresa, vi sono venuti a prendere e vi portano fino a Goma. Per te la partenza è prevista per due giorni dopo, mentre Chiara si ferma a Goma una decina di giorni per una formazione sul microcredito. Ma chi ti deve prenotare l’aereo sbaglia e prenota un posto sul volo Kindu-Goma, mentre tu dovresti fare il percorso inverso.

In una settimana di permanenza, Goma ti svela la coesistenza di realtà supervariegate, dai numerosissimi bambini di strada a ristoranti/hotel da sogno, con praticello perfettamente curato, tavolini in riva al lago e sculture con vecchi pezzi di auto; dai trasportatori di verdure e legname su CHUGUDU (enormi bici di legno a spinta, senza pedali) a campi sportivi per giovani, fatti a regola d’arte.

A Goma incontri fantastici volontari del VIS, che vivono insieme in una bella casa di legno, dove non puoi non rilassarti, ascoltare e raccontare vissuti, tanto diversi quanto comuni. I racconti di Kindu affascinano tutti e i 4 del VIS si ripromettono di effettuare una missione esplorativa durante uno dei prossimi mesi: sarebbe bellissimo poterli accogliere!

Questi 4 volontari, tutti italiani, lavorano nel centro Don Bosco Ngangi, dove, oltre a bambini orfani e malnutriti, sono ospitati i ragazzi evacuati dal CTT(Centro di Trattamento del Trauma) di Rutshuru, dove sei stata in aprile. Scopri che molti di quelli che conosci sono stati riunificati alle famiglie, ma chi è rimasto ti saluta ancora con entusiasmo.

Il mal di pancia non ti da’ tregua: all’ospedale scopri che hai l’ameba, un brutto mostro che ti si piazza nell’intestino e causa crampi forti e prolungati.

Arriva il giorno del ritorno a Kindu: ritardo di 3 ore per il maltempo, scalo a Punia, bellissimo villaggio sperduto nella foresta; le capanne, i cani e i bambini distano massimo 15 metri da dove l’aereo scarica chi resta e carica chi deve ripartire.

A Kindu, la tua casina è abitata ora da ragni e polvere, dopo un mese di abbandono. L’équipe ti viene a salutare, ti aggiorna sul programma e via! L’indomani cominciano les colonies coi ragazzi, primo sito è Tchombi, riva destra del fiume, a 16 km, nelle scuole elementari. Due giornate piene, che ti sfiniscono per il caldo e i giochi scatenati. Ti stupisce ancora la forza inesauribile dei bambini. Al ritorno, la pioggia coglie tutti i membri dell’équipe in moto, cadete nel fango e aspettate che spiova in una capanna dove un papà cucina e racconta della moglie malata.

Il 30 è festa nazionale, l’indipendenza del paese…ma nessuno festeggia, perché l’est del paese è in guerra. A demotivare anche a una semplice uscita è una pioggia fitta, che dura fino a sera, nonostante dovrebbe essere cominciata la stagione secca.

A un pranzo coi colleghi ti ricordi di come hai ritrovato una famiglia, di come ogni tua gioia sia anche loro e di come sia bello trovare riunite nella stessa persona tanta purezza e gratitudine.

Al mercato la donna che vi vende i “petit pois” decide che chiamerà “Magda” la bambina che le nascerà fra pochi mesi.


L’autista di Chiara, Bandal, ti viene a trovare e ti chiede se sei sola, “seule comme une sorcière!”

Una chiacchierata con un beninoisti fa scoprire come si possa rimanere affascinati dal Congo, che “è una nazione ma vario come un continente”, e come possa essere più strano e insolito avere un fratello e una sorella di 7 e 8 anni più grandi, rispetto ad avere 22 fratelli, nati dallo stesso padre ma da 5 mamme diverse.

Scopri che Chiara, fidata compagna di servizio civile, viaggio e avventure, invece che arrivare l’indomani, per problemi all’aereo, partirà da Goma al più presto fra altri 6 giorni.

…Kindu riserva così tante sorprese, che vorresti avere più occhi mani orecchie per poter meglio narrare le immagini gli incontri le storie.