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martedì 17 giugno 2014

Nicaragua: La mia America Latina in ricordi, foto, libri e canzoni.

1 commento:
Eccomi qui, di nuovo nella mia stanzetta, in partenza per il Nicaragua.
Catturato dalle solite riflessioni sul senso del viaggiare, sulla destinazione e sul mio ruolo in quel paese così lontano dalla mia terra d'origine.
Le risposte affondano nelle mie radici, nel mio background culturale ma soprattutto nelle scelte personali, personalissime che ho fatto e farò.

Cos'è quindi l'America Latina per me? 






Sono i primi passi di un bambino a Piscobamba, l'azzurro dell'oceano infinito visto da Playa Madera, il rumore della terra tra i campesinos di San Luis, i rimedi naturali di foglie di mango, limone e sale di Isaura.
Per me America Latina è arrivare al Macchu Pichu attraversando a piedi la selva, con documenti falsi, è una manifestazione popolare in ricordo di Oscar Romero a San Salvador, è la preghiera prima di mangiare recitata in spagnolo.








La mia America Latina è il Servizio Civile con Caritas, è il rumore terribile delle bandiere in Plaza de la Revolucion, è Teo che scappa da un terremoto con il PC sottobraccio, è scrivere un diario alla luce di una candela, sono tutti i volti sorridenti che mi aspettano al Guis.

La Teologia della Liberazione, una chitarra stonata, i mezzi di trasporto più assurdi, è partire senza sapere quando si arriverà, sono tutti i Cantieristi che andranno in Perù, Bolivia, Haiti e Nicaragua..
..e mi piacerebbe dare seguito al flusso di ricordi e di pensieri che si fanno largo in questo pomeriggio uggioso, ma vi annoierei e soprattutto preferisco farlo davanti a una birra in un'altra occasione.
















Inoltre ho trovato tre degni sostituti che possono raccontarvi le mie emozioni in questo momento.

1 - IL LIBRO
 da Filosofia del Viaggio, Michel Onfray 

"Viaggiare presuppone la volontà etnologica, cosmopolita, decentrata e aperta più che lo spirito missionario, nazionalista, eurocentrico e gretto. Il turista compara, il viaggiatore separa. Il primo rimane sulla porta di una civiltà, lambisce una cultura e si accontenta di percepirne la schiuma, di coglierne gli epifenomeni da lontano nella sua qualità di spettatore impegnato e militante nei confronti del proprio radicamento; il secondo tenta di entrare in un mondo sconosciuto, senza compiacenze, come uno spettatore disimpegnato, senza preoccuparsi di ridere o di piangere, di giudicare o di condannare, di assolvere o di lanciare anatemi, ma desideroso di afferrare l'interiorità, di comprendere."



2-LA CANZONE
     Latinoamerica - Calle 13
    è vivamente consigliata la ricerca del testo e la visione delle immagini.




3-LA FOTO
    "Close to the sun" di Maria Guerra (http://500px.com/photo/56705720/joy-by-maria-guerra?from=user)
     Maria è una giovanissima fotografa Nicaraguense che mi ha aiutato, grazie alle sue foto, a scorgere un            lato dell'America Latina a cui non avevo mai pensato. In questa foto l'America Latina è una giovane              donna in bianconero, triste e pensierosa, i capelli sono scompigliati dal vento. Non c'è fretta, forse               rassegnazione.




Questo è un pezzo della mia America Latina, ognuno ne coglierà aspetti diversi, personali, utilizzando proprie parole e simboli. Alcuni si troveranno ma altri avranno scorto qualcos'altro. Benvenga.

Lele





martedì 18 febbraio 2014

Nicaragua: Caro diario..

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Ciao a tutti,

sono Emanuele e sono in partenza per il Servizio Civile Internazionale, destinazione Nicaragua. Mi tocca dire qualcosa su di me. Non mi riesce mai facile farlo, non so mai cosa dire o cosa può interessare al lettore. Così ho pensato di affidarvi una pagina del mio diario datata 17 febbraio 2014, ad una settimana esatta dalla partenza. Non sarà una presentazione perfetta ma spero che tra tutte le emozioni e le paure possiate scoprire (o chi lo sa, immaginare) chi sono.

..ed è così che me ne torno al sicuro nella mia stanza. La scrivania, il mio letto ed i mobili che conosco non possono percepire i miei combattuti stati d’animo, incoerenti nelle loro manifestazioni. Mi sento protetto qui, nascosto tra le pile di libri ed i visi noti attaccati alle pareti. Mi prendo un po’ di tempo, lontano dal carnevale di parole che queste tre settimane di formazione mi stanno riversando addosso. Sono state giornate intense, piene di entusiasmo, nuove scoperte e domande. Giornate che mi hanno fatto sentire Dio o Cretino nel giro di pochi secondi. Nuovi amici (con cui) vivere un’avventura (per tentare di) scavarsi dentro (e) scoprire chi sono. Riprendo fiato. Tra sette giorni starò respirando l’aria calda di Managua, tra sette giorni sarà Servizio Civile Internazionale..

Non so se queste poche righe possano spiegare chi sono ma penso siano il modo più sincero e spontaneo per tentare di farlo.

Lele