Da qualche giorno è stato pubblicato il nuovo
bando del servizio civile, non ci credevo neanche io, ma ho provato una
strana emozione.
Durante questi mesi non so quante volte ho pensato:
"Ma chi me lo ha fatto fare!".
Eppure sono qui, nella mia camera con
il sudore alla fronte; causa surriscaldamento del bloc N° 1, dove vivo, e
di tutta la città: Bucarest.
E proprio la capitale della Romania è il
luogo che ho scelto come sede del mio anno di servizio civile. Infatti, mentre
ero presa dalle attività dello stage che stavo facendo a Bucarest, si è
concretizzata la possibilità di partecipare alle selezioni per il servizio
civile, ho pensato che ne valesse la pena conoscere di più la Romania, senza
iniziare tutto daccapo in un'altra città, così ho inviato la mia candidatura per
il progetto "Vento dell'Est" a San Bernardino 4 (in Caritas Ambrosiana, ndr),
e... "Come va, và" ricordo di aver pensato.
La Caritas mi ha dato
fiducia e poco più di due mesi dopo sono ritornata a Bucarest.
Da ottobre,
nonostante i mille ripensamenti, i "faccio bene o faccio male", sono felice di
non aver "mollato" e di poter vivere gli ultimi mesi pienamente. Le difficoltà
che mi hanno accompagnato durante tutto il cammino fatto fin qui non hanno
annullato la mia curiosità e lo stupore che provo per questa "tara"
(paese) dai mille volti.
Non posso raccontare della mia esperienza di
servizio civile senza parlare della Romania, che suscita in me sentimenti
contrastanti.
Vedo molte situazioni che, semplicemente non comprendo, e
proprio per questo mi sento attratta, voglio capire e sentire. Questo
desiderio mi ha sostenuto, mi ha permesso di mettermi a confronto con me stessa
e con gli Altri, tutti gli altri.
La mattina alla fermata dell'autobus, mi
confondo tranquillamente tra le persone ma quando rispondo "Pronto" ad una
chiamata al cellulare, talvolta ho visto nel volto degli altri la curiosità. Nel
momento in cui a qualcuno ho detto "lavoro qui" ho visto anche la diffidenza e
il fastidio; come se il mio Paese natale mi desse, insieme alla carta di
identità, una condizione economico-sociale assolutamente invidiabile. Quando ho
avuto la possibilità, ho spiegato: "il mio, non è il paese dei balocchi",
certamente ci sono più possibilità, ma questo non vuol dire che tutti possano
sfruttarle. Difficile capire, difficile farmi capire.
A quanti mi
chiedono "cosa fai tu concretamente" rispondo semplicemente animazione con i
bambini di una casa famiglia, che è solo una parte del servizio, invece
quando ho la possibilità di parlare, io spiego della Romania che ho visto,
dell'orgoglio di questo popolo, della fierezza delle loro origini romano-latine,
delle conseguenze di cinquanta anni di dittatura, anche quando diventa un
pretesto, e del diverso significato di democrazia, di libertà e di sviluppo che
qui si concretizza.
La povertà sta diminuendo, è vero, più di una volta ho
sentito dire, "prima qui non c'era niente" e mi sono chiesta più volte che cosa
si intendesse per niente, forse un NonStop*, o un Gazebo dove si comprano
i fiori ventiquattro ore al giorno?
Continuo a chiedermi quale sia il
beneficio ultimo di questo "benessere" che necessita delle forze del libero
Mercato, intrufolatosi pian piano nel Paese per poi esplodere e diffondersi a
seguito della caduta del regime comunista. Ho l'impressione che le persone
avvertono una frustrazione nuova, sono sedotte da tutta quella
materialità per troppo tempo desiderata, che ora è a portata di mano, lì in
vetrina, basta pagare a rate o fare un piccolo prestito per avere fra le mani
l'ultimo modello di un cellulare multifunzionale.
Non ho risposte a
queste domande se non il dovere di sfruttare al meglio le occasioni che si
presentano lungo il cammino, in modo responsabile e "civile", d'altronte la
presenza dei volontari desidera comunicare, attraverso segni concreti,
condividendo la vita di tutti i giorni con le persone comuni, l'interesse reale
e possibile per l'altro.
* Si tratta di piccoli
chioschi diffusi in tutta la città, aperti 24 ore su 24.
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Titti De Pandis volontaria in Servizio Civile in
Romania
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