domenica 15 gennaio 2012

Thailandia, Asia, I atto

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Ranong è una piccola città "border line".
E la ritengo il mio primo incontro con la Thailandia.

L'appuntamento è fissato alle 8.30, dopo la colazione Thai. Ma il nostro ospite, che ci accompagnerà in barca a visitare il progetto che finanziamo a favore della comunità Morgan, non è ancora arrivato.



E' in ritardo (e non sarà un caso isolato...).
Inganniamo il tempo sbirciando il mercato del pesce. L'odore è intenso: sarà che sono abituato alle fredde temperature est europee. Mi rimane attaccato addosso per un po'. Gli scambi commerciali che ogni giorno animano i dintorni del piccolo porto mi sembrano apparentemente ordinati.
Il miei occhi fuggono, curiosi, e si fermano ad osservare granchi, abilmente impacchettati con gli elastici, tante specie di pesci, a me poco noti e, con mia sorpresa, un piccolo squalo.





I sidecar sono pronti ad accogliere il pesce appena acquistato e si affollano senza alcun timore di scontrarsi con chi gli è vicino. I venditori di pesce (o pollo) grigliato rifocillano i passanti.
Forse è meglio i dire "i transitanti". Numerosi sono i Thai che sono in attesa di imbarcarsi per il Myanmar.

Mi affaccio sulla via principale: oggi è la giornata dello studente. In modo composto, squadre di bambini si avvicinano al piazzale dove la festa ha inizio.
Chiedo a father Suwat (consapevole che la risposta non chiarirà i mie dubbi) che tipo di frutto sia quello che a miei occhi appare come una specie di tralcio d'uva fuori misura.



Mi chiede se desidero assaggiarlo e subito acquista un grappolo: è dolce, il sapore è noto, ma l'involucro no. Il Natale è appena passato, il ricordo è vicino, ma la buccia non c'entra proprio niente con i lycees.
E così dimentico in fretta la colazione locale, consumata insieme ad altri Thai, ok provare ad integrarsi, ma...



Ecco! E' arrivato. Ora ci possiamo imbarcare: Morgan, arriviamo!

Kalaoke

2 commenti:
lavoro in equipe
Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza vigila...
Chi mi conosce stenterà a crederci...ma mi sto idratando correttamente
Kalaoke

venerdì 13 gennaio 2012

mari e Monti

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E fu mattina e fu mattina. Primo giorno. Che qualcuno (va bene anche Monti, che è un tecnico) crei la notte così possiamo dormire invece di volare ed ingerire cibo che neanche al ristorante di Maurizio.



E fu Abu Dhabi e fu Bangkok. Prima missione. Che quando l’amico edicolante mi chiede dove vado e io gli rispondo Thailandia, lui cambia discorso imbarazzato. D'altronde non sa che lavoro faccio, ma non gliene posso fare una colpa: non lo sa quasi nessuno, neanche... Ah, no, balzo, non posso proseguire. Che morte i blog censurati... Gli basti sapere che non mi occupo di Grandi Eventi, altrimenti capisce subito perchè la Thailandia. E vabbeh.

E fu il 2011 e fu il 2012. L’anno del gallo, decreto, senza volerne all’ala di 208cm di Denver. Parto chiedendomi se mai amerò Ibra e temo di non trovare Pato ad aspettarmi al ritorno.

Che se ci avesse visto insieme al Sergio, entrambi dentro un K-way verde, rimarrebbe a Milano solo per la possibilità di rivederci vestiti così al ritorno. E gli potrei spiegare che il bello della missione non sono io, non è Sergio, ma è il cacciarsi in qualcosa di complicato, e il restarci dentro al complicato. Che però non diventa complesso perchè si rimane concentrati su una roba sola. Un lusso, oggi, fare soltanto una cosa. Nel lavoro, nella vita. È un po' come quando si è piccoli e si fa un gioco, che ne so, i soldatini: poi le regole le complichi quanto vuoi, ma tu, quel pomeriggio, hai solo da giocare ai soldatini. Non hai da telefonare all'amico, e farti la merenda, e guardare il cartone mentre leggi Topolino. Solo un livello: complicato, non complesso.



Ma Pato non ci vedrà e non saprà mai che sono qua in Thailandia a portare a spasso un puntino nero sul dito medio. Non so cosa sia sto puntino e lui non sa chi sono io. Sa però che oggi cercavamo il mare ed abbiamo trovato un incendio; e tutto perchè non abbiamo seguito il cane. Ed abbiamo trovato, tra cinghiali e mucche, un gallo. Quindi siamo tornati indietro.

Ok, qsto è il solito post da barriera all'ingresso, in cui entro, mi tolgo il cappello e mi guardo in giro per capire dove potrei andare. Di solito a questo punto la gente esce. Senza salutare. E non è salutare, fa male.

Ma chissene. Oh, benvenuti in Thailandia.

Gli occhi mi chiudono.

Qualcuno spegne la luce?

Mario?

domenica 25 dicembre 2011

Krismasi Njema!

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KRISMASI NJEMA!
noi qui ci apprestiamo a festeggiare alla maniera Kenyana, che poi tanto diversa da quella italiana non è....

venerdì 16 dicembre 2011

TUKO PAMOJA DAY

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Abbiamo voluto questo giorno come nostra ultima occasione di organizzare qualcosa di grande, un segno di ciò che abbiamo fatto quest'anno e un ricordo a coloro che non ci vedranno più tra pochi giorni. 
Abbiamo discusso, contrattato, ricontrattato, riricontrattato perchè tutto venisse come lo volevamo. 
Abbiamo voluto che tutti fossero trattati come ospiti, anche se prigionieri in un carcere, girando in tondo tutto il giorno nel tentativo di regalare un sorriso a tutti i presenti.
Abbiamo servito buon cibo e sode.
Abbiamo proposto intrattenimenti: danze, acrobati, speeches.
Abbiamo giocato (ahimè, le nostre squadre hanno perso) e fatto da allenatori (ahimè, le nostre squadre hanno perso).


E' stata la nostra festa, uno degli ultimi regali ai ragazzi della Cafasso, che amano giocare e raramente hanno la possibilità di organizzare e partecipare a eventi simili.
Un regalo anche per i ragazzi del YCTC, che hanno accompagnato questo nostro anno e che a cui sono affezionata quanto i ragazzi della comunità.
Un regalo anche ai prigionieri della Medium Prison, che indirettamente hanno partecipato a questa esperienza, incontrati tutti i giorni in giro per il compound, salutati come amici e vicini.


Tutti si sono divertiti, tutti hanno apprezzato il nostro gesto. Oggi ci hanno persino fatto entrare in Maximum prison senza controlli e permessi, perchè noi siamo quelli che hanno organizzato il torneo. 


Quindi, una volta tanto, caro Lele, ci faccio un applauso per quello che siamo riusciti a fare e per i risultati ottenuti, ora che raccogliamo i frutti del nostro duro lavoro. Una volta tanto non ti prendo in giro e metto solo una nostra bella foto insieme! (una delle poche)


martedì 13 dicembre 2011

HUMAN RIGHTS DAY 10-12-2011

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Abbiamo passato la giornata mondiale per i diritti umani nel carcere di media sicurezza di Kamiti (pene intorno ai 5/6 anni), cercando di organizzare un sabato più...umano. Abbiamo chiamato la giornata TUKO PAMOJA DAY, che in swahili significa "TUTTI INSIEME"...



lunedì 5 dicembre 2011

Scattato il cantiere, categoria "Il senso"

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A più di 3 mesi dai ritorni in terra italica concludiamo la rassegna dei vincitori con le foto rappresentanti il senso dei cantieri. Uh.

1° classificata


"1975-1990", di Camilla Pienzi (Libano)

2° classificata


"camminare", di Daniela Galimberti (Kenya)

3° classificata


"Una lettera a Santa Rosa non può essere l'ultima speranza", di Carolina Radice (Perù)

martedì 29 novembre 2011

SCUSATE.....E' PERMESSO?!??!

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Post di Stefano, ex servizio civilista in Moldova


Metà ottobre... la sveglia suona alle 4.15... fuori un po' di foschia, l'aria è freschetta e la luce dei lampioni illumina la strada...voglia di alzarsi...ZERO!!!
Ci tocca però... l'ufficio Immigrazione di Milano ci aspetta! E già... dopo qualche mesetto buono a rincorrere un visto d'ingresso per sposarsi, mia moglie, (mamma che effetto fa nel dirlo...non sono ancora abituato!!!), cittadina moldava, deve passare la prova finale.... PERMESSO DI SOGGIORNO!!!
3...2...1...Via!!! Si sale in macchina e alle 5.10 vediamo in lontananza l'ingresso...”Bella! Solo 3 persone davanti!!! Alziamo un po' la testa e ne vediamo altre 8... dormivano per terra.... Vabbè siamo i dodicesimi della lista ed iniziamo a metterci in fila. Chi gestisce il gruppo è probabilmente un egiziano, arrivato alle 4.00 per avere il numero 4!!! Si arma di carta e foglietto e scheda tutti....50...60..90....poi becca un pensionato napoletano e fa “Uè “Zio”, continua tu che vado al Bar”, risata generale e un interrogativo... “Chi era dei 2 il napoletano?!?!?”
Dietro di noi una vietnamita, quasi più italiana di me... è arrivata in Italia un anno dopo la mia nascita ma... “Che ci fai ancora all'Ufficio Immigrazione dopo 29 anni???”. Dice: “Devo rinnovare il timbro sul passaporto per poter viaggiare all'estero..”; ribatto “E per sta robetta devi venir qui alle 5.30???” lei sconsolata: “Mah...ieri son venuta alle 6.15 e non ero tra i primi 16...” Io: “16??...” lei: “E..ne fanno solo 16 al giorno...” Se ancora avevo dei dubbi mi convinco definitivamente che sarà una giornata che ricorderò per un bel pezzo....
Sono quasi le 7.00 dietro di noi un centinaio di persone almeno; qualcuno prova a fare il furbo ma il “controllore egiziano” interviene, scatta un mezzo parapiglia tra ucraini, egiziani, peruviani, russi, nigeriani....con napoletano (lo “Zio”) e il milanese (eccomi qua) a far da paciere....insomma “un bel burdèl...”. Quando tutto sembra calmo si aprono i cancelli...qualche spinta ma la fila è regolare, prendiamo il bigliettino stile macellaio e saliamo la rampa...riusciamo a sederci davanti alle 4 postazioni stile “posta anni 70”... quando ci siamo tutti... via le luci!!! Aspettando che il sole si alzi... e che alle 8.00 inizino a lavorare...
Si vede qualcuno verso le 8.10.... Alle 8.20 si inizia al grido “Numero 1!!!!” Il numeratore non funziona!!!!.... Quattro postazioni una di fianco all'altra.... oltre cento persone ammassate per sentire da dietro il vetro una vocina che chiama il tuo numero..... penso: “Guarda un po' quanto tempo e risorse si perdono in certi paesi per spiegare alle persone che migrare non è la soluzione migliore...basterebbe girare un video una mattina qualsiasi da queste parti e farlo vedere...”
Alle 9.15 chiamano il nostro numero! Siamo preparatissimi, anticipiamo le mosse del funzionario che ci sta davanti, abbiamo portato tutto, scrupolosi fino al midollo tanto che alla fine ci restituisce dei documenti dicendo: “Tanto questi non li porta mai nessuno....”. Facciamo un errore.... Azzz... chiediamo un informazione... Ri-Azzz.....per la boiata di risposta che ci ha dato siamo ancora in ballo adesso...STR-AZZZZ!!!!!
Alla fine ci dice: “ Andate a fare le impronte digitali e tornate fra un paio d'ore”. Giù di corsa a fare le impronte, e scopriamo che eccezionalmente non c'è fila e dopo aver “improntato” tutti e dieci i polpastrelli andiamo a fare finalmente colazione.
E' già ora di rientrare.... la fila è andata avanti ma non troppo... la ragazza vietnamita è sempre li...in attesa di quel timbro da rinnovare.....
Adesso in fila c'è una “nonnina” islamica che col “burka” non è però riconoscibile... Qualche attimo di concitazione e questa povera donna viene obbligata davanti a tutta la platea a togliere il velo che le copre il capo... senza parole.... a parte un italiano che rivolto al funzionario fa: “Che paese di M....!!!”. La donna viene finalmente riconosciuta... e, piena di vergogna, inizia a ricoprirsi in fretta...
Conosciamo una donna peruviana davanti a noi... sta lavorando a maglia... sembra un esperta del posto e quindi le chiediamo qualche informazione... è in Italia da ormai una decina di anni.. inizio difficile, poco lavoro, poi ha conosciuto un italiano, un nuovo amore e le cose che piano piano cambiano...in Perù un figlio di 16 anni che dopo tanti anni è tornato dalla mamma ed è li insieme a lei per il ricongiungimento... non parla italiano sembra un po' impaurito dalla situazione... non mi sembra avere l'aria felice di essere in quel posto ma perlomeno è tornato con la mamma...
Arriva poi una brasiliana, alta, non troppo vestita, magrissima, occhi rossissimi, faccia impastata, capelli in disordine, nervosa, nervosa e.... NERVOSAAA!!! Assieme a lui un italiano di mezza età, orologione, impomatato e ingioiellato.....mah... speriamo bene......
Driiiinnnn.... ci chiamano!!! Ci destreggiamo nella massa, arriviamo allo sportello ed eccolo lì bello come il sole...il PERMESSO DI SOGGIORNO!!! Siamo meravigliati di tanta velocità e chiediamo se è tutto a posto, se non dobbiamo fare più niente... Ed era proprio così alle 11.15 potevamo già tornarcene a casa. Chi l'avrebbe mai detto?!?! Finalmente una buona notizia!
Ci giriamo...dietro di noi lo stanzone è ancora pieno, voltiamo lo sguardo e la ragazza vietnamita è ancora li... ha il numero 14 e sono al 7.... la salutiamo e ci sorride... chissà se la prossima volta che dovrà rinnovare quel timbraccio dovrà stare in ballo ancora 2 giorni...
Mentre usciamo 2 sensazioni..... la prima è di liberazione, insomma dopo 5 mesi di documenti, procedure inventate, strade fatte a vuoto e incazzature sparse finalmente la mia dolce metà potrà stare regolarmente nel “bel paese” per 5 anni.... la seconda è di una profonda tristezza per chi straniero, in un paese straniero, circondato da persone straniere che parlano una lingua straniera si trova costretto ad affrontare delle situazioni da paese in via di “involuzione”....
E io che sorridevo quando, per avere il permesso di soggiorno in Moldova, mi dovevo mettere a cantare davanti allo psicologo “Italiano vero”....vero si... ma a volte mica tanto contento di esserlo...

Stefano – ex SCE Moldova

P.s. Mamma mia che bella sensazione tornare a scrivere sul Blog degli SCE, perciò grazie per avermi concesso questa opportunità e in bocca al lupo a tutti voi, in giro per il mondo, per l'ultima parte della vostra bellissima esperienza!!!

venerdì 11 novembre 2011

Scatta il cantiere, categoria "Foto libere"

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Ecco, invece di questa categoria non scriverò altro se non nomi di foto, vincitori e Paesi dei cantieri relativi.

1° classificata


"Per un alito sempre profumato", di Alice Cognetto (Thailandia)

2° classificata


"Una roccia d'uomo", di Camilla Pienzi (Libano)

3° classificata


"Cars", di Emanuele Arosio (Kenya)

lunedì 7 novembre 2011

Ora vi racconto una storia

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Torno a casa, Anna da camera sua grida: “ Hey Eli, guarda il computer, parlano di casini a Genova”. In trenta secondi la sacca del compuer e’ a terra, cosi’ come giacca e borsa, e subito mi sintonizzo sul sito del Secolo XIX, primo quotidiano cittadino.


Non ci vuole molto a capire: il Bisagno e’ esondato, ora sembra cosi’ chiaro che sarebbe successo.



Parlano di quattro vittime, una sembra avere 15 anni..tremo, non posso non pensare a mia sorella; ma ecco un video: quella e’ casa di mia zia.. chiamo, il cellulare non prende, allora provo a casa. Il primo tentativo va a vuoto (lo “Tsunami” ora e’ nella mia testa), ritento e finalmente una voce tentennante: “Etta sto bene, me la sono scampata per un pelo”.

Le vittime non hanno ancora nome, ma già sai che con ogni probabilità qualcuna la conoscerai, ed effettivamente è così.



L’impotenza che provi è pari ai chilometri che ti separano dai tuoi luoghi, ma quel pandemonio lo stai osservando in direttissima, perchè i registi sono le stesse persone che si trovano al centro del ciclone: guardano attoniti lo sfacelo dietro gli schermi dei loro cellulari. Nessun filtro, quella è realtà e quasi sorrido sentendo quel burbero accento che ora mi suona tanto familiare, quanto buffo.


Una realta’ mediatica, che ti accorgi diventare concreta quando in quadro ci sono le starde che hai sempre calpestato. Come un “aforismo”, le immagini mediatiche, sono verita’ dette in brevi spezzoni .


Chi avrebbe mai pensato che “la superba”: citta’ dal clima mite, dove le genti dell’estremo nord venivano a trascorrere gli inverni ; si stia ora trasformando in una Thailandia mediterranea, dal clima monsonico.


Anni di incurie in luoghi dove gia’ da principio non si sarebbe dovuto costruire e eventi climitaci straordinari , sono la cattiva ricetta di questi giori trascorsi fra rabbia ed incredulita’.


Bollettini ufficiali che indicano “allerta 2”, ma cosa significa? in molti se lo sono chiesti, perche’ oggi la situazione, e non di Genova solamente, e’ da massima allerta. Gli indicatori del passato sono incoerenti rispetto le nuove circostanze che ci troviamo a vivere.


Ora vorrei essere a casa mia, stivali da pioggi e pala in mano, ad aiutare i miei amici e quelli che lo diventerebbero, fra un metro e mezzo di fango e due etti di focaccia.


Quando ho pensato a questo post, il mio scopo era quello di scrivere riguardo al sentore che proviamo davanti alle diverse immagini ..rileggendo mi accorgo di essere uscita fuori tema, o semplicemente di essere andata oltre, perche’ la "veduta da fuori" e' possibile solo per chi si sente distante.



" Se gli architetti che hanno costruito Genova avessero avuto spazio, se avessero potuto abbandonarsi alla fantasia e senza ostacoli ai loro capricci, non avrebbero potuto trovare le infinite risorse e la multipla varietà di motivi, di disegni e disposizioni ai quali la facciata dei loro palazzi deve un’originalità di carattere, e che introduce in ogni anfratto l’inatteso della grandezza"







Louis Enault