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lunedì 5 dicembre 2011

Scattato il cantiere, categoria "Il senso"

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A più di 3 mesi dai ritorni in terra italica concludiamo la rassegna dei vincitori con le foto rappresentanti il senso dei cantieri. Uh.

1° classificata


"1975-1990", di Camilla Pienzi (Libano)

2° classificata


"camminare", di Daniela Galimberti (Kenya)

3° classificata


"Una lettera a Santa Rosa non può essere l'ultima speranza", di Carolina Radice (Perù)

venerdì 11 novembre 2011

Scatta il cantiere, categoria "Foto libere"

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Ecco, invece di questa categoria non scriverò altro se non nomi di foto, vincitori e Paesi dei cantieri relativi.

1° classificata


"Per un alito sempre profumato", di Alice Cognetto (Thailandia)

2° classificata


"Una roccia d'uomo", di Camilla Pienzi (Libano)

3° classificata


"Cars", di Emanuele Arosio (Kenya)

lunedì 24 ottobre 2011

Scatta il cantiere, categoria "Attività"

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47 foto (contro le 50 dell'anno scorso, a parità di categoria) da 20 partecipanti dai 9 Paesi, tra cui trionfano le seguenti.

1° classificata

In una bolla di sapone, di Alice Moroni (Moldova)

2° classificata

Scende la pioggia ma che fà, di Lorenzo Raineri (Thailandia)

3° classificata

Tre, due uno via, di Francesca Montanari (Kenya)
 

mercoledì 19 ottobre 2011

Scatta il cantiere, categoria "Contesto"

3 commenti:
A questa categoria han partecipato 29 cantieristi da Bulgaria, Moldova, Giordania, Perù, Thailandia, Kenya, Libano, Bolivia e Palermo, inviando 68 scatti, la cui selezione (insindacabile ed opinabile) vuole un podio per 2\3 boliviano:
1° classificata


Ballo Tinku, di Elena Caramella (Bolivia)

2° classificata


All'ombra dell'ultimo sole , di Camilla Pienzi (Libano)

3° classificata

Chapare, di Sabrina Grasso (Bolivia)

martedì 11 ottobre 2011

PENSIERI SPARSISSIMI -gocce nei punti di domanda-

3 commenti:
"Circa 820.000 case sono state distrutte o gravemente danneggiate nelle province più colpite dalle piogge, che si trovano nel centro-sud del paese. Le autorità thailandesi hanno detto che otto milioni di persone – su 60 milioni di abitanti – sono state coinvolte nelle alluvioni e nelle frane a partire da luglio, e che un milione di ettari di terreni agricoli è stato danneggiato"

(da il post: http://www.ilpost.it/2011/10/10/alluvioni-cambogia-thailandia/)

devo sentire i ragazzi thai!

a noi è andata più che bene col clima (sennò mia madre chi la sentiva..)

su google maps Ayutthaya e Ranong non sembrano poi così lontane (tra l'altro anche lì le previsioni non sono affatto buone)...

la Thailandia è un pò come casa adesso

come si sentiranno le persone che hanno perso la casa, gli amici, i figli, i genitori....tutto. oddio mi viene il panico, la tristezza fortissima se solo ci penso!

il 2012 il mondo finirà davvero? sembra che i segnali ci siano già. dovremmo renderci conto di così tante cose!

cosa possiamo fare?? cosa posso fare?? ...facciamo qualcosa??!!!!!!

Ginestra

lunedì 10 ottobre 2011

Scatta il cantiere, categoria "Primi Piani"

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Ed ecco al grande pubblico i 5 podi della quinta edizione del rinomato concorso fotografico dei cantieri della solidarietà. Iniziamo dalla categoria "Primi piani": 69 foto candidate da 24 cantieristi di 9 Paesi.

Tra tutte la giuria ha selezionato le seguenti:

1° classificata


Muso giallo, di Lorenzo Raineri (Thailandia)


2° classificata

Don't cry, di Daniela Galimberti (Kenya)


3° classificata

Quando basta uno sguardo, di Laura Fratalocchi (Palermo)

mercoledì 21 settembre 2011

VUOTO

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30 agosto 2011

Un mese fa, a quest'ora mi chiedevo chi me l'aveva fatto fare di partire. Sola. Con 8 estranei, dall'altra parte di un mondo sconosciuto.

Un mese dopo, il mio orologio segna le 7:09 am, ora thai.

E mi immagino che fra poco la sveglia suona. Che ci ritroviamo a quel tavolo lungo a mangiare marmellata. Che mi giro e c'è cotoletta. Che mi sorridete e mi date il buon giorno più dolce della mia esistenza.

Mi immagino che tra poche ore padre father ci da un foglio bianco e ci dice: scrivete o disegnate quello che avete provato finora. E mi vedo rientrare a testa bassa in quella stanza con un foglio vuoto, trattenuta nellE mie prigioni.

Mi vedo timida piangere e mi dico che non posso sopportare tutto questo. Non posso vedere quei bambini ai quali un'onda maledetta ha rubato un futuro. Non posso credere che qualcuno non potrà camminare per tutta la vita, senza poter far niente. Non ho il diritto, io, di entrare in quelle baracche costruite con tanta fatica e umiltà.

Ma poi, quegli 8 sconosciuti, ti asciugano le lacrime. Allora capisci che sono angeli, che ti insegnano che non è giusto solo soffrire. Che non aiuti qualcuno piangendo ma tirando fuori il sorriso, la forza, la fantasia e la voglia di amore.

Allora li vedi lì, con le facce colorate che si divertono a far ridere i bambini. Sono meravigliosi pagliacci buffi che hanno saputo dare speranza e allegria a vite meravigliose. Ce l'hanno fatta..


E allora, mentre tutti di notte dormono, ti trovi lì. sotto un cielo immenso e rumoroso. A imparare a creare la felicità, a imparare a sentirti libero di essere felice anche tu, senza sentirti in colpa perchè non sei nato lì.

E allora, quando lanci una stella in cielo, scrivi su un bigliettino che per la prima volta ti senti di amare la vita.

Che la vita è bella e che esistono tante persone buone.

Quando poi torni, in una città che senti straniera, ti senti vuota. Stai per ore a fissare il vuoto e sei solo felice di avere un ricordo splendido a cui continuare a pensare.

E quando al lavoro, ti chiudono in ufficio dicendoti che ti fanno un contratto di quattro anni, non fai una piega e ti immagini ancora lì. Pensi solo che puoi permetterti, senza chiedere niente a nessuno, di mandare ogni mese qualcosina di faticato per sostenere un progetto che crea futuro.

Alice, un mese fa avresti fatto i salti di gioia. Hai detto bene, un mese fa. Allora non credevo in nulla ed ero soltanto una stupida farang che pensava di poter immaginare la povertà. L'ho capito quando tornavo a casa che puzzavo di piscia e mi dispiaceva lavarmi. Allora non avrei mai scritto sotto il disegno di un tramonto a pastelli. Allora non pensavo che avrebbero cullato il mio cuore tra piccole e fragili manine. E di certo non pensavo che quegli 8 iniziali sconosciuti mi sarebbero mancati come una famiglia.

Alice

martedì 20 settembre 2011

CERCANDO NUOVI OCCHI. GRAZIE.

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22 agosto 2011

Ciao mamma!
Sapessi cosa ho visto in questi giorni!!

Ho visto un gruppo di farang [occidentali] a piedi scalzi (mi sembravano un pò goffi a volte), agitavano mani, facevano facce buffe, avevano il nostro borotalco sulla faccia.

Ammetto di essermi divertito guardandoli. Era una cosa del tutto nuova, del tutto inaspettata. Ma, forse l'ho imparato da te e sicuramente dalla vita, le cose inaspettate sono sempre le più belle (o le più brutte -come è successo con lo tsunami... ma siamo ancora qui e qualcosa vorrà pur dire!-).

Un pomeriggio questi ragazzi si son travestiti da quelli che fanno ridere, ci han fatto giocare a dei giochi nuovi. Mi hanno raccontato che una mattina sono andati "a caccia" di vongole e conchiglie e poi han cucinato per tutti una pasta strana, piantato i nostri manghi sprofondando nella nostra terra.

Leggevo nei loro occhi lo stupore di trovarsi di fronte all'oceano, di portercisi fare il bagno, giocare sotto le cascate, di guardare il nostro cielo. Chissà cosa avranno pensato alzando gli occhi alle stelle e alle nuvole! A me il mio cielo piace... mi fa andare lontano.

Io al tempio ci vado spesso ma i farang un monaco vero non lo avevano mai visto... saranno stati delle schiappe seduti cercando di non mostrare i piedi agli altri.

I farang sono stati anche a Ranong e da lì mezza giornata in Birmania: la traversata deve averli emozionati? Non lo so, a me i birmani non è che mi stiano tanto simpatici. Però cercherò di migliorare, ok?

Ciao mamma,
Se i farang mi fanno sorridere e star bene possono anche farlo i birmani che sono molto più vicini.

Ho visto come si impegna Father John anche per questo, è un farang davvero in gamba. Anche i farang mi sembra proprio si siano voluti impegnare nei nostri Learning Centres... anche se c'erano delle parole inglesi che sapevamo già -ma per cortesia è stato meglio non dirlo, magari si sarebbero offesi- è stato bello imparare con gente e modalità differenti.

E come mi ha fatto strano vederli con gli occhi luccicanti mentre cantavo per la tua festa, mamma. Forse si sono ricordati della loro casa e delle loro mamme, forse la nostra musica è davvero bella, forse pensavano alle nostre abitazioni che avevano visitato assieme agli infermieri del Camillian Centre, o non so. Può essere che li abbia guardati anche un pò strano.

Ciao mamma,sai che i farang si sono anche cimentati nel fare le nostre saponette e le nostre stelle di carta? Noi siamo più bravi però 5555 [corrisponde ad una risata stile ahahah]! Che gioia quando mi hanno preso in braccio, quando mi facevano le foto, quando hanno giocato con me e mi hanno permesso di saltargli addosso, Impari anche tu mamma?

Ho visto così tante cose mamma che penso di essere cresciuto un pò e di vedere la mia terra con occhi diversi.

Nonostante le mille difficoltà, lo stipendio che non basta, la sporcizia, l'immigrazione e tante altre cose –che penso si ritrovino un po’ ovunque- la Thailandia mi piace moltissimo: è verde, è accogliente, è piena di contrasti con piccoli tesori da scoprire giorno dopo giorno. Avere occhi nuovi, diversi dai tuoi, serve anche a questo: fa avere uno sguardo diverso sulla tua realtà.


Mamma, ho chiesto ad ognuno dei farang il proprio nome. Come suonavano diversi, tutti complicati, però vorrei provare a scriverli qui

FRANCESCA una delle persone più coinvolgenti che io abbia mai conosciuto..deve avere una visione delle cose davvero profonda, speciale. Traspare da ogni cosa che fa e che dice, non se ne vedono tutti i giorni persone e tanto meno farang così!

ALICE questa ragazza ha la faccia più comunicativa che io abbia visto... non parliamo la stessa lingua ma sentivo comunque il suo cuore vicino al mio. Ti pare poco?

PAOLO tanti braccialetti per le tante sfaccettature della sua persona: gioioso, divertente ed ironico ma anche sensibile e tenero, quello che (assieme a Lorenzo) si è messo più in gioco con noi.

FEDERICA la fragilità e la forza assieme. Deve avere davvero un cuore grande grande grande.

LORENZO quello con la macchina fotografica da paura… un buon fotografo deve avere un buon occhio. Per un buon occhio occorre una grande sensibilità. Detto questo, detto tutto!

GINESTRA mi è sembrata in perenne ricerca di qualcosa. Che l'abbia trovata proprio qui?

DANIELA una bomba di affetto esplosa nel nostro cielo in tanti piccoli fuochi d'artificio colorati!

VALENTINA una ragazza tanto tanto buona e disponibile, credo di aver imparato molto da lei. D’inglese e non.

MATTEO dai farang ho sentito una canzone che più o meno faceva così: lo chiamavano leader, metteva l’amore in ogni cosa (ha trovato così la chiave di volta).

Cara mamma,
i farang sono ormai partiti e sai che ti dico? Mi mancheranno da morire ed ho un po’ paura che si scordino di me o io di loro. Ma io resto, mamma, resto qui nella mia terra. Un giorno andrò io da loro e sarà come vivere di nuovo. Tutto.

-Jin

lunedì 19 settembre 2011

100% Nueva Bale

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La domanda più strana che mi è stata posta al mio ritorno in Italia è opera del mio capo: "Qual è stata la cosa più brutta di questa esperienza?". La mia risposta senza alcuna esitazione: "Il fatto di sapere che prima o poi sarei dovuta tornare qui!".

Il senso del mio cantiere è racchiuso tutto lì in quella secca risposta: un mese in cui dire che sono stata bene è poco... SONO STATA DIVINAMENTE!!! Il mio stato di grazia non è difficile da spiegare perchè si traduce in gesti semplici di una quotidianità che mi ha saputo donare una voglia di vivere tutto al 100% dedicando al sonno e al riposo solo le poche ore necessarie!!!

In Italia la sveglia inizia a suonare alle 7.15 e continuo a rimandarla fino alle 8 quando alzarsi dal letto è un obbligo altrimenti arrivo tardi in ufficio.

In Nicaragua suonava alle 6 e 10 secondi dopo ero in piedi!!! Solo chi mi conosce bene può capire che questo è un piccolo grande miracolo Nica!!!

A Milano: colazione fugace in solitudine.

A Nueva Vida: accensione Bale’s iPod per svegliare “dolcemente” la mia famiglia Nica, preparazione della colazione, 1…2…3 ENRICAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA… ok ci siamo tutti, colazione tranquilla e ricca di chiacchiere!

A Milano: acqua gelata per cercare di svegliarmi veramente.

A Nueva Vida: acqua fredda ma solo perché fa caldo e perché quella calda non esiste.

A Milano: piastra per dare un senso ai miei capelli, un po’ di trucco per apparire un minimo femminile e scelta di un abbigliamento che possa trasmettere un po’ di professionalità.

A Nueva Vida: sistemazione casuale dei capelli, gli stessi pantaloncini del giorno prima (tanto tempo 2 minuti saranno già sporchi) e maglietta scelta a caso tra le poche ancora pulite.

A Milano: chiusura della casa 1, apertura della casa 1 perché ho dimenticato il cellulare (come posso vivere senza?!), chiusura della casa 2, apertura della casa 2 perché ho dimenticato di prendere il sacchetto della pattumiera, chiusura della casa 3 (sicuramente ho dimenticato altro, ma ormai sono in ascensore e quindi pazienza!!!).

A Nueva Vida: ricerca chiavi di casa (perché io ero quella responsabile!!! Miracolo Nica anche questo!!!) chiusura porta (tanto non posso aver dimenticato niente visto che non mi serve nulla).

A Milano: 2 km, naturalmente in macchina, per arrivare in ufficio (una volta ci ho messo 30 minuti per arrivare e mia sorella mi ha superato a piedi :)) con educato scambio di opinione con chiunque osi non darmi la precedenza o tenti di rubarmi il parcheggio.

A Nueva Vida: 30 secondi, rigorosamente in infradito, per arrivare in ufficio con scambio di saluti e sorrisi con chiunque incontrassi.

A Milano: ricerca del badge nella borsa (che si nasconde sempre sto maledetto), sforzo incredibile per fare sorriso e un saluto che manifesti gioia ai miei poveri colleghi con cui ogni giorno condivido questa croce.

A Nueva Vida: Bueeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeenassssssssssssssssssssssss :)!!!

A Milano: accensione posto di “comando”, non si risponde al telefono prima della pausa caffè e poi si inizia a lavorare sperando che le 8 ore volino!!!

A Nueva Vida:si inizia a fare qualunque cosa sia necessaria in quel momento consapevole che la giornata passerà velocissimamente e mi ritroverò in un battibaleno sotto la doccia a lavar via dalla mia pelle la polvere, il sudore e la stanchezza accumulata durante la giornata. Tutto il resto invece è rimasto dentro di me senza che io me ne accorgessi!!!


A tutti coloro a cui sta balenando l’idea di fare una simile esperienza la prossima estate io dico: buttatevi!!! Come? Esattamente così.

Valentina

martedì 13 settembre 2011

Per amare bisogna conoscere

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Partenza 4 agosto. Ore 5 ritrovo in aeroporto. Il gruppo mi aspettava. Ero terribilmente in ritardo. Ma grazie a questo ritardo ho preso coscienza di cosa stavo per fare e mi sono detta “Je, stai andando in Perù”. Fino ad allora non mi sembrava vero, non mi sembrava diverso da una vacanza normalissima a cui sono abituata. Il viaggio fortunatamente è lungo, e mi incomincio ad abituare sempre più all’idea. Arriviamo a Lima, Giovanni ci aspetta all’aeroporto. A guidare, eh si, ahimè, è il direttore del collegio di Sayan che, per arrotondare, fa l’autista di combi. Si entra, così, piano piano in un mondo e in una cultura piena e intrisa di contraddizioni. Non saprei nemmeno da dove cominciare a parlare del Perù. Le problematiche sono tante, dalla violenza famigliare, soprattutto sulle donne, ai maltrattamenti e abusi su bambini e bambine, alla famiglia che non esiste, donne sole con figli, donne che vivono con il compagno che, molto probabilmente, non è il padre dei figli della donna, il quale quasi certamente ha altri figli con un’altra donna, uomini soli con figli, ragazze madri (13, 14, 15 anni) che spesso lasciano i figli ai nonni, se non riescono ad abortire prima, illegalmente. Per non parlare della corruzione statale, della polizia, dei soldi che a Lima ci sono e a Lima restano, spariti tra i governanti. Eh si, il Perù sembra un paese in crescita, il PIL è in aumento… fandonie! Il PIL in aumento è il PIL di Lima, tutto quello che non è Lima, non è niente, non viene censito, non viene considerato. Il Perù è una realtà strana, una realtà contraddittoria, una realtà mascherata.


Noi abbiamo toccato con mano i problemi dei bambini che vedevamo tutti giorni alla scuola primaria (le elementari nostre) e al pronai (alla scuola materna) all’oratorio e dai racconti che Giovanni e Chiara ci facevamo. Abbiamo incontrato una ragazza tredicenne incinta di 5 mesi, abbiamo conosciuto famiglie devastate, madri e padri soli.

Ma per noi il Perù non è stato solo “problematico”. Siamo stati accolti da una comunità che ci ha voluto bene, siamo stati abitanti di Sayan quasi a tutti gli effetti. Tra mercato, oratorio, scuola primaria e scuola materna, eravamo ormai accettati e davvero ben voluti, nonostante le diffidenze inziali. Abbiamo giocato al Sapo, ballato, bevuto birra e festeggiato con la comunità la nostra partenza… sono stati degli amici, dei carissimi amici.

La nostra presenza lì… beh, c’è chi ci ha ringraziato del bel “lavoro” fatto per coinvolgere quella ragazza tredicenne che, dopo la scoperta della gravidanza, si era allontanata, e rintanata, un po’ da tutto; Giovanni ci ha ringraziato del lavoro fatto con i ragazzi del doposcuola; che ci ha visto cambiati, le maestre del pronai ci hanno chiesto se saremmo tornate. Beh, probabilmente non siamo stati del tutto inutili, anche se un senso di impotenza ci invadeva. Più parlavamo del Perù, più lo conoscevamo, più entravamo in storie di vita sconvolgenti, più ci sentivamo piccolini, delle gocce minuscole in un oceano immenso, quello pacifico, insomma INUTILI. Ma forse era proprio questo il senso del nostro stare lì, non potevamo cambiare la loro condizione, potevamo solo stare, sostare, conoscendo e condividendo le loro angosce, a volte strazianti, che Chiara ci riferiva con occhi lucidi. Noi assorbivamo. Assorbivamo tutto, come spugne, interrogavamo assetati di sapere, cercavamo di conoscere questa realtà da sanare. Ingoiavamo a denti stretti quanto ci veniva detto e sperimentato. Abbiamo AMATO questa realtà. L’abbiamo conosciuta e amata. Noi siamo stati lì per amare sorridendo, con un naso rosso da pagliaccio e un palloncino in testa a mo’ di cappello.
"Ci impegnamo, non per riordinare il mondo, non per rifarlo su misura, ma per amarlo; per amare anche quello che non possiamo accettare, anche quello che non è amabile, anche quello che pare rifiutarsi all’amore, poiché dietro ogni volto e sotto ogni cuore, c’è, insieme ad una grande sete d’amore, il volto e il cuore dell’amore"
(Primo Mazzolari)

Jessica

martedì 6 settembre 2011

Giulia in Nicaragua

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Primo viaggio in bus

Conoscenza sulla posizione geografica incerta tra America latina e Africa, verde, fiori, i versi degli uccelli, il rumore dei giechi sui tetti, farfalle, scimmie, cascate, laghi immensi con tanto di squali, l’Oceano Pacifico, il sole, la pioggia improvvisa,i nubifragi, i mille colori del cielo, Managua, le strade sterrate, la fogna lungo le vie, case basse e colorate, le finestre e le porte delle case con le ringhiere di ferro, i lucchetti, la pupusa, le amache, gli autobus tamarri, i taxi sgangherati, i cani randagi, i bambini scalzi, la donna del pane, l’attesa di qualcosa di indefinito, la messa campesina, i bambini travestiti lungo le strade di Granada, lo spettacolo dei leoni al circo organizzato per i bambini, le isole del lago Nicaragua, le cena a lume di pila, gli alberi di Natale in pieno agosto, la tortilla, il rum, i balli latini, la sensualità, i viaggi in bus appiccicati gli uni con gli altri, El Guis, i bambini in gita al mare, il riso e fagioli, il platano fritto, le leggende del luogo, le improvvise interruzioni di elettricità e acqua, la passione e il sorriso delle insegnanti, le crisi di Daniela, il viso di Gabriela, gli abbracci in gruppo che ti fanno perdere l’equilibrio, giocare a pitturarsi a vicenda con i bimbi sordomuti, le prove del balletto alle sette di mattina…


Gabriela


..contatto profondo, quello che ti tocca le viscere e ti apre la mente!.. Grazie NICARAGUA!




Giulia

sabato 3 settembre 2011

SPANNOMETRICO BILANCIO DI UN’ESTATE LIBANESE COSE CHE CI MANCHERANNO DEL LIBANO:

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•Il Manouche delle 11.30 (a testimoniarlo il buco nero che si crea nel nostro stomaco da quando siamo tornati allo scoccare delle 10.30 ora italiana!)

•La tecnica del boccione: 10 litri di puro godimento rovesciati in testa a scroscio dopo una giornata appiccicaticcia

•L’antichissima arte del rotolino. Strumenti del mestiere: pane libanese del diametro di 12 metri e dalla consistenza gommosa, coltello a punta arrotondata (family friendly), formaggini Picon o Nutella (rigorosamente made in Canada!)

•La siesta pomeridiana con vendordicimila© gradi in casa

•Il nostro impegnativo scambio di battute quotidiano con le sciure del tè.
Andata: “Bonjooooooouuur!” “Bonjooooooour!” Ritorno: “Bonsoooooir!” “Bonsoooooir!” e sorrisi d’intesa a palate

•Le Z sempre rigorosamente sonore di Monica

•Gli inutili tentativi di Paolo di spacciarsi per un milanès (quando torni ci andiamo a mangiare polenta e BLUESHIT!) e l’immancabile commento di Monica: “A Pa’…sembri un immigrato!”

•Il sorriso radioso del nostro Babbo Natale personale nonché ristoratore di fiducia sotto casa

•La luce magica delle 18.30 (momento propizio per le foto artistiche)

•Gli aperitivi scrocchiarelli gentilmente offerti dalla ditta Al Kazzi (marchio di qualità!). Resta tuttora ignoto perché neanche le galline gradissero la prelibata vivanda…e forse meglio così!

•Il nostro autista, nonché falangista personale, Jean Reno, per gli amici Jean. Vogliamo ricordarlo nel suo momento di maggior tenerezza quando per farci arrivare le patatine che avevamo ordinato da un’ora ha chiamato il cameriere puntandogli il dito mentre con lo sguardo da duro (di default) lo minaccia silenziosamente: "o vieni qui entro mezzo secondo o ti porto a vedere il negozio di mio cugino con annesso campo gonfiabile da calcio saponato e non te ne puoi andare fino a che non hai visto il campo che si gonfia completamente!"

•Monica&Paolo

COSE CHE NON CI MANCHERANNO DEL LIBANO:

•Watfa (l’amorevole proprietaria di casa) che ci minaccia in arabo brandendo un ceppo di legno

•Watfa (l’amorevole proprietaria di casa) che ci invita a guardare con lei una fiction bellissima (“good, good, good!”) sul suo canale preferito Al-Manar: esercitazioni militari di Hezbollah…………..peccato fosse in arabo perché la trama sembrava avvincente!

•Fremiti e Brividi della guida libanese (segno della croce di rito prima di salire in macchina) e i tornanti delle strade di montagna…forse perché non esistono!

•Gli scarafaggi giganti, scattanti, volanti, irritanti contro cui solo un’arma può competere: il PIF PAF!

•Lavorare come dei cinesi a ripetizione, in spazi ristretti, sotto il sole, con utensili impropri e privandoci di preziose ore di sonno

•Condividere un bagno in 7…soprattutto quando si condividono anche tumulti intestinali!

•L’ultima rampa di scale per arrivare a casa

•L’icona cangiante e iridescente appesa sopra alla cassa di Bachir…brrrrrr, rabbrividiamo!

•I clacson sempre e comunque: per avere la precedenza, per dare la precedenza, per sorpassare, per accostare, per dirti che puoi attraversare tranquillo la strada senza essere investito, per avvisarti che stanno per investirti, per chiederti se vuoi un passaggio, per annunciare un’invasione aliena, per sbaglio, perBacco!

•Monica&Paolo

lunedì 29 agosto 2011

Palermo, il cantiere di Sara

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Quest’esperienza, con i cantieri della solidarietà, mi ha coinvolto ed arricchito molto. La consiglierei, perché è formativa dal punto di vista culturale ed umano, nel campo di lavoro, ubicato nel Giardino di Madre Teresa, mi sono confrontata con persone di origini, tradizioni differenti, che hanno suscitato in me emozioni e commozione. Spesso ero spossata, ma appagata, poiché lavorare con i bambini dà soddisfazione, sono convinta che la nostra presenza dal punto di vista emotivo ed educativo è stata rilevante, in quanto giornalmente potevamo vedere dei progressi, che ci davano la carica per continuare a fare meglio e sempre di più.




Rimanendo a contatto, tutti i giorni, con i bambini, di diverse etnie mi sono resa conto che da loro si può imparare molto, ed il regalo più bello è il loro sorriso che rimarrà indelebilmente nel nostro cuore.





I cantieri sono stati importanti anche dal punto di vista dell’amicizia, infatti ho passato due settimane in compagnia ed allegria, superando i momenti più impegnativi con costanza e tenacia, aiutata dal legame che si era creato in noi. Spero di poter, il prossimo anno, avere la possibilità di aderire nuovamente ai cantieri della solidarietà, modificando magari la destinazione, con lo scopo di arricchire maggiormente la mia esperienza, donando nel percorso ciò che fa parte del mio bagaglio di conoscenza alle persone che avrò l’occasione di incontrare.




Sara







domenica 21 agosto 2011

grazie, grazie, grazie!

2 commenti:
tre settimane sono passate troppo in fretta. stanotte i nostri ragazzi sono ripartiti per l'Italia e stamattina è stato strano pensare di svegliarsi e non dover andare in parrocchia a chiamarli...
ma li ringraziamo di cuore, per il loro impegno, il loro entusiasmo, la loro generosità. Ma soprattutto per le risate e l'affetto, che ci hanno permesso di affrontare assieme momenti belli e brutti di questo particolare momento confusionario con i ragazzi della Cafasso.
Per me e Lele questo campo è stata una sfida, organizzarlo da soli, senza la presenza della nostra cara Sister, in un momento come ho detto difficile, e il gruppo dei nostri volontari, così unito e così solido, ci ha supportato in questa impresa. E le lacrime di ieri, al saluto finale, da parte di tutti, ragazzi della Cafasso, volontari locali, volontari italiani, mie, sono la testimonianza dell'intensità di questi giorni insieme, della forte amicizia che si è creata.
un grazie a tutti, Alma, Chiara, Daniela, Federica,Francesca, Marilena, Matteo, Sara: questi giorni sono stati speciali!

a presto!


giovedì 18 agosto 2011

LEARNING CENTRE IN PHUKET

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tang moe
Penso che, dacchè son qui, mai come oggi ho imparato l'importanza dello STARE.
La necessità di essere presenti. Solo così, essere lì con tutti loro. Improvvisare (nelle attività da fare come per una molteplicità di cose), lasciarsi accarezzare dalle loro grida di gioia perchè il "mostro" si è risvegliato e vuole ancora giocare con loro.
Così, in semplicità essere semplici.
Essere presente: farsi dono.
Esisto, agisco. Sono. Sto.
E sto bene nel mio stare assieme a questi bambini da sorrisi aperti come (e pieni) di finestre e di occhi brillanti.
Questo solo perchè stiamo.

WE HAVE A TIGER (CLUB) FORCE!

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DeLorean
Può darsi che sia solo un salto temporale troppo veloce, una distorsione dello sguardo, ma Phuket sembra abbia questa capacità: ti coinvolge e ti stordisce ma poi, ritornati lucidi (e non mi riferisco all'alcol!), ti sovvengono alla mente tutt'altre situazioni di certo più difficili ma presenti nella stessa realtà.
E allora è giusto recuperare la "solita" prospettiva -quella accennata in un altro post-:
ti soffermi su un profilo dagli occhi aperti ed attenti e allora sorridi. E' lì, è sei già più sereno.
E cerchi di trattenere questa sensazione (che in realtà è un pò mista all'ammarezza di non si sa bene che cosa) come quando non vuoi farti sfuggire un sogno.
Perchè questo viaggio è stato sin troppo breve. Ma, forse, come per molte cose, è giusto così.
Altro salto e siam pronti!

BEYOND THE SEA

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Ranong- Kaw Thaung:

Sole alla valle, sole alla collina. Nelle campagne non c'è più nessuno.

Addio, addio amore, io vado via

Amara terra mia, amara e bella.

[Amara terra mia -Radiodervish version]

















Kaw Thaung- Ranong:

Sono un ragazzo fortunato perchè mi hanno regalato un sogno.

[Ragazzo fortunato -Jovanotti]


mercoledì 17 agosto 2011

TUTTI ALLA SUMMER SCHOOL 2!!!

1 commento:


FURETTO – Così abbiamo soprannominato con affetto il nostro amico Nawras per i suoi occhietti piccoli e vispi. E’ in grado di contagiare tutti con la sua spensieratezza, le sue battute, la sua allegria senza mai perdere il suo fascino, la maggior parte del quale si deve alla sua pettinatura, ottenuta con chili e chili del migliore gel della Giordania.



THE DANCER – Siamo stati fortunati ad avere all’interno della nostra scuola il miglior ballerino di Zarqa ovvero Shadi…non si perde neanche un ballo e conosce a menadito tutti i passi di ogni singola coreografia. Grazie a lui abbiamo imparato un sacco di balli e conosciamo tutti i gesti che accompagnano le canzoni dei ragazzi. Come potete notare dalla foto , la sua bellezza indiscussa fa impazzire le ragazzine nonostante tutti questi balli lo trasformino piano piano da re della pista da ballo a re dell’ascella pezzata.



O ZAMPOGNARO – L’uomo con la musica nel sangue, Odei, ha deliziato le nostre mattinate con il “dolce suono” della sua zampogna.

Oltre alla sua professione principale, il suonatore di zampogna , svolge il ruolo di capo Scout e si è appena laureato in Finanza. Un ragazzo apparentemente distaccato e un po’ freddino è riuscito a fare amicizia con noi piano piano e alla fine ci ha anche invitato alla sua festa di laurea in stile giordano, dimostrandosi molto gentile ed educato. Quindi mai fermarsi alla prima impressione…



ABU PONTE – In arabo Abu Jiser, che significa letteralmente “padre del ponte” è un uomo misterioso, di poche parole e che veste sempre in tenuta mimetica. Come primo impatto può essere scambiato per un militante di Al Qaeda ma in realtà abbiamo scoperto che è in attesa di fare domanda per arruolarsi nell’esercito e quindi abbiamo dedotto che il suo look rappresenta un rito porta fortuna. Ma guardate la foto…non subite il fascino dell’uomo in divisa?



RAYDA – Per lei non abbiamo trovato un soprannome o aneddoti particolari…vi dico solo che è la persona più dolce del mondo e ci ha accompagnato nella nostra avventura giordana. Con la sua gentilezza, la sua pazienza e il suo sorriso ha portato un tocco di classe all’interno della summer school. Ci dispiace solo non essere stati più tempo ma la Gmg a Madrid la sta aspettando…quindi Good Luck Rayda.



TUTTI ALLA SUMMER SCHOOL!!!

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La mattina delle prime due settimane della nostra avventura qui in Giordania é occupata dalla Summer School con i ragazzi di Zarqa e vogliamo descrivervela attraverso i suoi personaggi principali:



“La Shakira de Zarqa” ovvero Dana è la nostra coreografa di fiducia oltre ad essere la responsabile del laboratorio di teatro. Non c’è coreografia che non sappia o che non sappia imparare. Con lei abbiamo imparato tutti i canti e balli di questa edizione della Summer School oltre alla danza tipica giordana. Siamo anche riusciti ad insegnare alcuni dei nostri balli che hanno avuto un grande successo.



Isa ha l’animazione nel sangue…al grido di “jahizin” tutti si mettono sull’attenti pronti ad iniziare un nuovo gioco. Ogni giorno due di noi lo affiancavano ed è stato sorprendente scoprire che alcuni giochi sono di moda anche qui a Zarqa. Altri invece, pietre miliari dei nostri oratori estivi, sono a loro sconosciuti…ma grazie al nostro fantastico inglese  alcuni giochi sono diventati richiestissimi.

E la cosa bella é stato vedere la partecipazione di tutti i ragazzi, nessuno escluso.



Jacqueline “Il boss dei rosari” è la direttrice della migliore scuola di rosari della Giordania. Tutti la temono ma nessuno può resisterle perché detiene l’ingrediente segreto per un rosario fatto in casa.

Scherzi a parte, é stato divertente imparare da lei e vederla impazzire per gli scooby-doo, oggetto mai visto e diventato subito un accessorio trendy anche tra i ragazzi.



Nur…una donna di grande cultura …Non a caso è la responsabile del laboratorio di cultura. Insieme a lei abbiamo organizzato diverse attività: dalle lezioni di italiano alla lettura della mano, dall’insegnamento di “Fra Martino Campanaro” alle riflessioni sul tema dell’incontro con gli altri.

Quante risate nel vedere i ragazzi provare e riprovare a pronunciare “ciao, come stai, buongiorno…”. Anche noi li abbiamo fatti ridere con il nostro arabo improvvisato “chucran, mar-salame,…”

Un Pacifico Oceano

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6 Agosto 2011



I Saggi hanno progettato per le nostre eroine un week-end all’insegna della natura, della scoperta e..dell’insonnia visto che la sveglia era prevista alle 6:00 am (w il jet-lag!!).



Prima destinazione: St. Juan, piccola cittadina sul pacifico, frequentata da surfisti americani (le Nica’s single ringraziano per lo spettacolo!). Ed ecco, davanti a queste sei giovani donne e ai fidi Saggi aprirsi l’oceano Pacifico! Il richiamo del mare è stato talmente intenso e coinvolgente da sormontare ogni timore della presenza di animaletti molto simpatici (meduse e razze).

Cof cof (risultato di essere state travolte da qualche onda di dimensioni inusuali con conseguente avvitamento e capriola sottìacqua)! Bagnetto veloce veloce a St Juan..e via! Destinazione: spiaggia di Maderas, luogo di clausura per i patiti di surf.



Nachos, Tacos, alberi di un verde mai visto prima, conchiglie, sabbia, granchi e paguri!!



Occorre spendere due parole per descrivere il viaggio di ritorno a St Juan: il mezzo di trasporto consisteva in un camioncino dove nella parte posteriore erano state inchiodate delle panche. Essendo la strada moltooo sterrata, non essendoci finestrini ed essendo il conducente un grande fan di schumacher, le nostre protagoniste e i Saggi hanno potuto godere dell’ebrezza di viaggiare in tutta tranquillità, soprattutto senza che i loro capelli non prendessero una piega da “ effetto centrifuga” a causa del vento (era ironico, se non lo avevi capito caro lettore!).



Tramonti spettacolari, foto ricordo e…onda assassina che ha colto i personaggi completamente impreparati, soprattutto la Nica’s Enrica, che aveva deciso di sacrificare il livello di pulizia dei propri vestiti per salvare la sua borsa, sollevandola sopra la testa, mentre rimaneva seduta ad affrontare l’onda.

Doccia, cena in un ristorantino sulla spiaggia a base di aragosta, mojto e partite a calcetto balilla Italia vs Nicaragua!!



La nottata ha visto come protagonista la Nica’s Eleonora, la quale è riuscita a sopravvivere, anche grazie all’arteterapia della Nica’s Irene (<>) a dolori atroci.