giovedì 31 luglio 2008

La storia media

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Era febbraio, mi pare, quando Sami mi disse ke il giorno prima non aveva niente da fare e si era messo a scrivere. E non aveva smesso fino a quando non era arrivato alla fine. “E cosa hai scritto?”. “Una storia”. “Come?”. “Boh, non so neanche se mi piace, tò, leggila”. After the translation, there’s the original English version..

Sami ritratto da Stefania

La storia media


Oggi non cenammo. Io e il ragazzino che ho incontrato qua in giro ci accingiamo a dormire, quando lui mi chiede perché io viva per strada. Dopo numerose insistenze decido di raccontare la verità al giovane amico e inizio la mia narrazione….

“Ero figlio unico, i miei genitori non hanno altri figli. Mi crebbero nel lusso e a 5 anni m’iscrissero a scuola. La scuola era un bel posto e iniziai a trascorrere ogni momento lì. Tutti i giorni fino alle 3, quando i miei genitori venivano a prendermi.

Possedevo talmente tanti giocattoli, macchine, biciclette che tutti i miei amici venivano a giocare con me. Giocavamo tranquillamente. Avevo 4 amici e ci volevamo molto bene, e per la nostra amicizia anche i nostri genitori divennero altrettanto amici. Questa è la gioiosa storia della mia fanciullezza. Ma…”. Rimango in silenzio per un istante. “Forza, amico!”, il ragazzino mi esorta a proseguire. Dopo una lunga pausa ricomincio, continuo, lentamente.

“Avevo quasi vent’anni quando le cose son radicalmente cambiate. Trovarono a mio padre un tumore al sangue. Questo è stato il grosso problema della mia famiglia, la mamma ha provato a portarlo all’ospedale ma i dottori concordarono che lui doveva lasciare quanto prima questo Paese. E se non potevamo permettercelo, sarebbe rimasto in vita solo pochi giorni. Le lacrime scesero a solcare il mio viso sgomento. Subito la mamma decise che per risolvere il tutto avremmo dovuto vendere la casa, le due macchine, la mobilia. Avremmo potuto raccogliere molto denaro. Io e mia mamma eravamo emozionati perché stavamo per salvare la persona cui più tenevamo.

martedì 29 luglio 2008

incipit d giornata tipo

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questa foto sembra messa un po' a caso e un po' l'ho messa a caso e un po' a casa
A Natanaele veniva sempre kiesto almeno 2 volte come si kiamava. A Natale mi veniva kiesta la mia giornata tipo. A Natema è brutto.

Ormai ke son trascorsi sabat mesi, ed è assodato come una giornata tipo non esista, provo a skizzarne una media. Alla spina. Ma non ce la faccio, sto post è posteggiato in cartella "E.T.opiaccentataa" da mesi, allora c cambio titolo e diventa “un inizio d giornata tipo”.

Verso le 8e30 inizio a pensare ke il mondo ha bisogno di me anke oggi. Poi mi correggo: penso ke il mondo anke oggi ABBIA bisogno di me. Avendolo già pensato 2 volte in 2 millisecondi ritengo d avere bisogno del mondo e mi alzo. Paul Valerie aleggia in camera e sussurra “C’è un solo modo per vedere realizzati i propri sogni: svegliarsi!”. Lo mando a zappare. La prima volta il suo motto è una battuta ad effetto, la centesima è una pianta d ortike nel costume da bagno, irritante come quelle spiritose segreterie telefonike registrate con un copione e ke poi la gente tiene per decenni. Sono cose ke fanno male.

Spalanco le persiane e assaggio l’aria.

    Voce al cameraman: riduciamo il dettaglio e proseguiamo.

Colaziono con qcsa ke mi passa a tiro, una freccetta (s’impianta un po’ nello stomaco) una banana uno yogurth un succo un’arakide un aracnide un niente, ed esco: approssimativamente mi dirigo a 300m a ore 12e20 dove si trova il mio bungalow, elemento di una piccola corte di casupole bejoline, dove arrivo a ore 9e30. Da Mogadiscio (il mio quartiere somalo) al Darfur (le nos3 barakkette da rifugiati dove abbiam l’ufficio) in 7 minuti, passando per una mulattiera verdeggiante.

    Nota di sceneggiatura: in questa giornata media c’è elettricità (olè) e non si va in prigione (ke ora ke mi escono i numeri = col dado gli altri hanno innalzato gli alberghi e, alle strette, mi trovo ad ipotecare vicolo stretto, unico contratto ke il mio braccino corto mi permette d possedere assieme a vicolo… corto? Ok, corto. Dal verbo cortare).

Se c’è Abìt, il figlio del custode, 2 calci a pallone con lui e poi è lavoro.

Butto un okkio nell’ufficio d Abba Girma (il cappellano matto), vuoto: sarà a festeggiare il suo non compleanno, come ieri, come domani. Saluto Nigist (la segretaria, al computer) e Martha, sedutale d fronte ke stan scrivendo il report x il SegretariAto, mi kiedono come sto, cos’ho mangiato, perché sono pallido e come sta Stefania. La conversazione è amabile e le 2 donne sono bendisposte a ridere alle mie sfuocatissime battute. Un bel modo d ingranare la mia giornata tipo.

Ancora compiaciuto, mi apposto, qdi accendo il portati lino, controllo la time table della giornata e la rinvio all'indomani, musica random, e mi appisolo in attesa della pausa thè. Troppo stress, ho bisogno d'una vacanza.

lunedì 28 luglio 2008

voleva dire "strongiloidi stercoralis"

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la fuga di massa
Ancora turbato, porto all’attenzione di Mauri Zio l’episodio verificatosi nella serata di oggi quando, a cena in un ristorante alquanto scìk, la dottoressa Sara Carcatella in Desalegn, ha utilizzato impropriamente il termine “stronziloidi”, ritenendo si trattasse di una malattia intestinale contraibile dal contatto della nuda pianta del piede con escrementi animali. L’esternazione verbale ha provocato una fuga di massa di avventori orripilati e un imbarazzo che difficilmente riuscirò a lasciarmi alle spalle. Lungi dall'augurarmelo, confido vengano presi provvedimenti.

In fede, Paolo Dell’Oca

sapendo che quello a dx è massa, come potremmo intitolare questa foto?

mercoledì 23 luglio 2008

QUA NESSUNO STA MALE

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Alla fine quasi 300 Organizzazioni Non Governative si sono incontrate martedì 13 maggio 2008, e hanno diffuso una dichiarazione in cui sostengono che la bozza del progetto di legge costituisce una “sentenza di morte” pronunciata nei confronti delle ONG. (…) Tra le istanze sollevate e considerate ostacoli per le attività delle ONG ci sono quelle che proibiscono il coinvolgimento delle organizzazioni straniere nei seguenti campi: diritti umani, governance, risoluzione dei conflitti e sviluppo della comunità. Hanno anche detto che il progetto di legge è stato copiato dalla legislazione di Singapore emessa sotto il dominio britannico e finalizzata a quei tempi a controllare un gruppo segreto illegale.
Stefania Cardinale Copiadestra

    Tratto da Embilta, 16 maggio 2008.

    L’attuale primissimo ministro del Paese in cui vivo, colpisce le ONG sotto la cintura e scarica fumogeni per nascondersi. Non po3bbe permetterselo se non avesse spedito militari a Mogadiscio ke inquadrati dal satellite d Gugollàrt formano la scritta umana “W. George W. Bush”; c’è un puntino in +, ma un soldato doveva andare in bagno e purtroppo il generale non sapeva quando il gugolscatto sarebbe avvenuto.. Ora: lo so ke lo sapete, ma certe cose non bisognerebbe mai smettere di ripeterle, il vekkio alex (zanotelli..) insegna. Perfino le suore di Madre Teresa dovranno ridurre le loro attività qua: è andato in onda su Al Jazeera un video girato in una loro casa d’accoglienza in cui si vedevano persone che, senza eufemismi né cibo, crepavano di fame. La responsabilità delle suorine, così come della maggior parte delle altre ONG (quasi tutte sono interessate dalla bozza di progetto di legge), sarebbe questa: direttamente o indirettamente costituiscono finestre sull’Etiopia, Stato che il suo democratico capo del governo (purtroppo non mè concesso dileggiarlo altrimenti, altrimenti..) preferirebbe tenere colle persiane spente e le luci serrate. Gli skeletri straripano dagli armadi e agli USA basta tenersi Lucy: per il resto è sufficiente ke qke marionetta del mondo ke conta canti dei numeri da emergenza sottocontrollo, e dica ke il re è vestito, e kei bambini sono pazzi visionari.

    Non accecati dalla fame.

    p4ol0

martedì 22 luglio 2008

tipo, se non scrivo il titolo il blog melo pubblica =? d'oh! ma d qtelettere può essere al massimo un titolo di un post di questo blog? cosìo anke d +? cioè po3i mettere un intero post al post del titolo? efirmarmi nel testo s8stante? vabb', mò vediamo

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sì, infatti, giornatina.. letto bagno sekkio blu. ora va qcsa melio, ma ke noja sti passaggi malati. credo sia tutta colpa della tipica carne cruda etiope ingurgitata ieri. o delle polverine piccanti in cui andava pucciata x uccidere i microbi. oppure della notte senza coperte ke le mie erano sospettate di essere possedute da pulci ed affini. qdo qsto pianeta sarà bersagliato da 1 meteorite e sopravviveranno soltanto loro, i funghi e certe muffe gli lascerò i miei plèd, non prima.

ma cosa volevo scrivere? hai un'ipotesi?

ma per i campi o i cantieri o i cds useremo sempre sto blog?

ke foto appizzo? non ho scritto niente. vabbeh, c sbatto l'irreperibile scatto d uno dei sabba duna fattukkiera locale e del suo adepto. cassacaritas sè premurosamente premunita di rifornirci immediatamente d tavolo e casa nuovi in ignifughi materiali rigorosamente ikea sìglobal. potere della magia nera..

baciao virusolento

una tavola calda di Addis, da noi molto frequentata

sabato 19 luglio 2008

Is Christian love an utopia?

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Da giugno la domenica mi trovo con alcuni ragazzi per stare insieme e fare cose: discussioni, giochi, preghiere, volontariato. Quelle robe lì. Ci siamo dati il nome di MAPS, ci piaceva pensare ke siamo un po’ mappe; magari illeggibili per quasi tutti, poi uno capisce un enigma e trova il suo tesoro. E magari la persona grazie al quale l’ha trovato non lo saprà mai, lei era solo la mappa. Oltretutto “to be on the map” significa “essere attuale”. Essere in palla. Non avanti, non indietro: qui. Io lo spiegherei così. Sami invece ci scrive questa cosa. Poi ce la legge. Poi mi dice: “Beh, magari a qualcuno può interessare. In fondo la storia dell’essere mappe...”. “Blog?”. “Blog”.
From June, I have been spending the Sundays with some youngsters to stay together and to do things: discussions, games, prayers, voluntary service. This genre of stuff. We have chosen “MAPS” as group-name; we like thinking that everyone are, in a certain sense, like maps: maybe illegible, but then one person understands the enigma and discovers his treasure. And perhaps the person (thanks to whom he has found it) will never know it: he was only the map. Besides “to be on the map” means “to be actual”. To be present. Not ahead not behind: here. I explain so this group. Sami wrote these lines instead. Then he read them to us. Then he said: “Beh, maybe someone is interested to read these things. After all, the story of being maps...”. “Blog?”. “Blog”.

paolo

bye lando
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In today’s world we are a messenger of truth friendship. This may be strange sound for one who read this articles. In one or another way he raised the question, of course right!

Now we heard about that, war instability & disagreement which is serious, also the spirit of racism on our planet. We are peoples like everybody, we have emotion, we need to have the best thing with us like nowadays the world starved it. We commit ourselves not to commit the others, we commit ourselves not to rearrange the world but to love it and to create the spirit of tolerance & friendship between every peoples.

Our world is in the deep starvation of tolerance, hope, love, unity & of peace & justice. “So what is new” Nothing, but we are peoples who carry hope & vision to change it. We can’t do big things spontaneously but we can do little things with a great love & new spirit of friendship to clean up selfishness, injustice & breathless of peaceful air.

Peoples can boasted because they have good life expectancy, knowledge, treasure etc... But it’s not a matter of class that can build our strong tower of friendship but it’s only humanity. Nothing can stop friendship if it has a good base & started by committed peoples who can live & make themselves comforted for the living spirit of group.

If friendship built with the same peoples, the same grade & the same opportunity to live; God will not sent his only son to rebuild to us once again!

We are free men who search for those good days from the deepest sea of friendship life with the help of unity ship. There may be peoples who don’t like us, but we like them because our task & commitment is to rebuild the broken chain of friendship in the world, in each hearts of human beings. We believe that behind every face & under every heart there is always “A GREAT THIRST” for love & being a friend.

We speak for who have a good listening skill for the words of peace & justice, but our speech is not built by words but through daily actions, we preach everybody through the moment of life to think about the special gift in their hearts. To live what they existed for.

May be some hearts are warmed because of our friendship meaning, we are so happy to keep this hearts with us. Everyone of you have to ready yourself to be a friend for a friendless, so that we will explain our weekly programs as follows:

    08 06 07 coordination meeting
    08 06 15 retreat “Is Christian love an utopia?”
    08 06 22 activity at orphanage
    08 06 29 stay together
    08 07 13 retreat “Peace, justice and forgiveness”

le foto del comple non le avevo ancora postate
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Nel mondo odierno siamo chiamati ad essere messaggeri di amicizia vera. Può suonare strano per uno che legge questi post e, in un modo o nell’altro, solleverà fondatissimi dubbi.

Sentiamo di guerre, instabilità e seri litigi, sul nostro pianeta aleggia pure lo spettro del razzismo. A noi piacciono tutti, ci emozioniamo e vogliamo il meglio per noi, in condivisione come gruppo quando invece la mentalità corrente predica il tenersi tutto per sé. Impegniamo noi stessi e non gli altri; non c’impegniamo a risistemare il mondo ma ad amarlo e a creare uno spirito di tolleranza e amicizia tra tutte le genti.

Il nostro mondo è affamato di tolleranza, speranza, amore, unità & di pace & di giustizia. “Cosa c’è quindi di nuovo?”. Niente, ma noi portiamo speranza e intuizioni per cambiare l’andazzo. Naturalmente non possiamo fare un granché, ma piccole cose con un grande amore & uno spirito di amicizia nuovo, che lavi via egoismo, ingiustizia e assenza di brezza pacifica.

Le persone possono vantarsi di avere una buona aspettativa di vita, conoscenza, tesori,… Non c’entra il ceto per costruire la nostra resistente torre di amicizia, ma solo l’umanità. Niente può fermare l’amicizia se poggia su una buona base ed è intrapresa da persone impegnate che possono vivere e rispettare il profondo spirito del gruppo.

Se l’amicizia si costruisse soltanto tra persone uguali, dello stesso livello e delle stesse possibilità, Dio avrebbe mandato il suo figlio unico per niente!

Noi siamo uomini liberi in cerca di buoni giorni nel profondo mare dell’amicizia vitale con l’aiuto della barca dell’unità. Ci possono essere persone cui non piacciamo, ma noi le apprezziamo perché il nostro compito e impegno consiste nel ricostruire la catena spezzata dell’amicizia nel mondo, in ogni cuore di esseri umani. Noi crediamo che dietro ogni faccia e sotto ogni cuore c’è sempre “UNA GRANDE SETE” di amore e amicizia.

Parliamo per chi è capace di ascoltare parole di pace & giustizia, ma il nostro discorso non è composto soltanto da parole, ma attraverso le azioni quotidiane, noi predichiamo a tutti il momento della vita di riflettere sul dono speciale presente nei cuori di ciascuno. Per vivere ciò per cui sono al mondo.

Forse alcuni cuori si sono scaldati per il significato della nostra amicizia, noi siamo molto felici di tenere questi cuori con noi. Ciascuno di voi deve prepararsi a essere amico per chi non ha amici, il programma che noi abbiamo scelto per realizzare la nostra amicizia è il seguente:

    08 06 07 incontro organizzativo
    08 06 15 ritiro: “l’amore cristiano è un’utopia?
    08 06 22 attività all’orfanotrofio
    08 06 29 giornata insieme
    08 07 13 ritiro: “pace, giustizia e perdono”

martedì 15 luglio 2008

il vero lusso

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Se al mattino, quando esci dal letto ed entri in bagno, ti guardi allo spekkio e non tè cresciuta l’abituale peluria sopra le labbra i casi sono 2: o ti 6 risvegliato intrappolato in un corpo d donna, o la notte è stata troppo breve.

Parto ingranando una prima lunghissima, tipica d qei giorni in cui mi alzo prima d svegliarmi. Il motore mi si spegne un paio d volte: prima sulla veranda di Abbagirma, men3 lo aspetto con un anticipo degno d maldini e colloco su 2 ciokki d legno il mio corpo debole d 4 ore d sonno, nella sua veranda. Così una ragazza della casa lo kiama: “Un ferengi sta dormendo in veranda”; non è mai successo e non sa bene come comportarsi.

Poi ricrollo in makkina, prima kei miei compagni di equipe carceraria (Girma Carmel Marta) non mi presentino un piatto di uova strapazzate d cui non riesco ad approfondire la conoscenza x’ in uno skiocco d pane (niente posate) non c’è +. Desolato come il Trikeco d Alice nel Paese delle Meraviglie dopo essersi divorato le Ostrikette Curiose, metto la seconda. Le mie zinne iniziano a catturare l’attenzione d qualcuno. I baffi la mettono in fuga.

La giornata d oggi è struggentina, d quelle ke paiono un po’ scritte, e infatti voi la leggete; se lo fate in italiano mal finisce; in etiope benfinisce. Il fatto è ke un lustro fa è morta la mamma d Kalkidàn, già orfana di padre: la ragazzina, ultima d 7 fratelli, si mette così al servizio d un benestante ke la prende in casa e dopo qke anno la mette in cinta senza passare dal mia; “Mia moglie non c’è, cosa ne dici se?”. Una violenza carnale dal quale la 19enne corre via devastata, non prima d avere cattato qke souvenir.

Per questo furto viene incriminata, e a nulla servirà la sua controdenuncia di stupro: niente soldi niente testimoni; lo stesso motivo per cui non era corsa subito dalla polizia. Si prende 10 mesi d carcere, all’8° dei quali è raggiunta da Pascàl, giovane cucciolo d uomo, i cui okkietti perlustratori sono all’insaputa d come diavolo ha fatto ad arrivare quaggiù. In prigione. Al via.

Che però almeno è un posto dove stare: qdo Kalkidàn tra 2 mesi, a maggio 2008, esce da qua sa ke non sa dove andare. E con lei Pascàl. Per fortuna conosce le gentili infermiere della cappellaneria, il cui fare materno la persuadono a confidarsi, a kiedere aiuto. Da cui l’idea del mettere Pascàl in una casa d’accoglienza: è piccolissimo, figlio unico (le adozioni non possono dividere dei fratellini), ha buone possibilità di essere scelto.

kalkidàn & pascàlino

Martedì questa storia ha avuto fine. Kalkidàn dalla casa d una poliziotta dove ha vissuto qsti giorni è tornata in prigione x firmare i documenti. E per lasciare Pascàl a noi. Lei ha pianto a dirotto, ma io sono stato lontano: finito il counselling mi son guardato bene dall’ingombrare le sue ultime ore col figlio. Poi però ha iniziato a piovere scriteriatamente, grandinando severamente, e allora sono entrato in quella stanzetta.

Loro 2 famiglia, l’infermiera, un ragazzo ke ci aiuta nelle nostre attività e ke sarebbe stato dimesso il giorno dopo (ha investito un bambino ke si lanciò per strada mentre lui stava guidando). Lui era eccitatissimo, è un caso raro: uscendo dalla prigione avrà un lavoro e una vita normale. Kalkidàn invece non era. Guardava solo in basso, sulle sue gambe. Fuori una gragnola d proiettili d ghiaccio. E io ero lì, ke poi qdo si è stanki si accusa d +. E io accusavo. Accusavo una realtà in cui stava prendendo luogo la tragedia del separare una madre da suo figlio. Una madre talmente povera ke non si può permettere il lusso di amare il suo bambino. Almeno nel modo ke io ritengo giusto. È la povertà vera. Devo solo rispettarla.

Diamo a Kalkidàn anke un passaggio col pajero. All’altezza della casa della poliziotta salta giù. Niente ultimo saluto al fagottino dormiente, o una carezza, o uno sguardo. La vedo camminare decisa, quando si volta incrocia i miei okki ke la seguono dal fuoristrada in corsa: se parlassi oromifa m’insulterebbe? Forse non direbbe niente. La povertà vera non parla.

E sono io ke anke stavolta sono dispari: l’ufficio è entusiasta d essere riuscito a vincere la burocrazia etiope, di avere indirizzato Pascàl verso una vita possibile. Sanno tutti di avere fatto la cosa giusta, è così. Dev’essere così.

Ma sono troppo stanco, non cela faccio. Nell’orfanotrofio in cui noi lasciamo a nostra volta il fagiolo, lui si svelia; nella stanza dei neonati ne conto una ventina, uno dei quali idrocefalo, testa gigante e cervello pigiato dall’acqua; passa il giorno ad ascoltare musica dalle cuffie. Un angelo, diceva Mirco 10 anni fa al Little Heaven.

Pascàl non ha mai bevuto dal biberon e percepisce ke c’è qcsa ke non va. Forse per un paio d giorni manterrà un vago ricordo della mamma, prima ke qsta venga sostituita da una suora tedesca o da una coppia americana, volenterosa e sterile, ke un giorno si sentirà kiedere: “Sì, ma io sono figlio d ki?”. La suora tedesca a qel pto sarà morta, la cappellaneria avrà kiuso da un pezzo e cmqe nessuno potrà risalire a qsta giornata.

A questa bella giornata in etiope.

lunedì 14 luglio 2008

saluti cooperranti

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Una cosa sola è certa, io lo so: ogni tanto, in cima ad un palo della luce, in mezzo ad una distesa di neve, contro un vento gelido e tagliente, Nino Giuffrè si ferma, la malinconia lo aggredisce, e allora si mette a pensare.

E pensa ke io, Titta di Girolamo, sono il suo migliore amico.

(Paolo Sorrentino, Le conseguenze dell’amore, 2004)

Kiaro, Paolo, l’amicizia è un’altra cosa.

una festa d compleanno
Però la coop (6 tu) è composta da istrioni e da idealisti, ci si lascia con un “ci vediamo settimana prossima” e poi non cis’incontra +. La cooperazione è infatti diplomazia, ma anke efficacia: riconoscere nelle situazioni problemi da risolvere (ke può essere anke una malattia: il dottore che guarda alle persone cercandone il malanno. Il partner perfetto per un’ipocondriaca). È una stirpe d gente ke si butta in 1\2 facilmente. E d’altronde se uno sceglie d trascorrere 2 anni rinnovabili nello sgabuzzino del mondo (a detta del mondo) non teme d lanciarsi 1 nel fango a spingere la jeep impantanata 2 nella mondanità filoerasmus dove s’incrociano gli altri italiani, perché ha voglia d’Italia. Oppure è innamorato, ma quella è tutta un’altra storia. E qdi in qke modo ci si crea una rete mentale d espa(triati), di persone ke s’illuminano qdo sentono parlare di Mulinobianco e d Berlinguer (le braccia della cooperazione sono d sx e, a dirla tutta, d solito non han soldi x volare a votare). E qdi poi un po’ spiace, sono saluti strani. Certo, si dice ke in cooperazione le facce sono qelle, c si ribecca sempre. A parte ke magari io non coopererò,ma soprattutto non è vero: solo ke le facce ke non ribekki tele dimentiki e qdo capita ke ritrovi qc1 hai l’impressione d avere ritrovato tutti, profezia autoavverantesi. Emanuele, Valeria, Federico. La cooperazione è costellata d saluti, e se incontri un cooperante 2 volte la prima volta ci si presenta, la seconda è la sua (o la tua) festa d addio. Però non centra, la relatività sbarella: 6 in Etiopia, la gente ingoia injera e crede d vivere nel 2000! [L’injera fa skifo, e sdoganiamo anke sta cosa: vieni in Italia mangia la pizza vomitala, io mica m’offendo]. Il fatto è ke io so ke l’ennesima pera su Santamaradona non se la può cuzzare ancora la Stè, mi denuncia per molestie. E la prima volta ke sfido il Deoform (1 detersivo) a una gara di punizioni, commentando in italiano la prestazione col bimbo ke sbircia dall’apertura nella staccionata, è divertimento; la seconda è skizofrenia. Parliamoci in stampatello: in inglese le vere pippe su Santamaradona sono come il calcio saponato: non conta qto 6 virtuoso, ma qto riesci a stare in piedi. Qdi se penso a degli amici qua, ovvi a parte, penso ai ragazzi etiopi. Ma poi mi spiace ke Emanuele Valeria Federico partano: da qdo li conosco la cooperazione italiana mi pare un po’ + bella. Ma adesso sono le 5e16 e tra un’ora e 4' la sveglia mi sveglia, qdi devo farmi trovare addormentato.

Per non contraddirla ontologicamente.

mercoledì 9 luglio 2008

Giusto x scrivere qcsa d fresco

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Giusto x scrivere qcsa d fresco, magari non troppo curato (+ perpetua ke curato) invece d appiccicare post datati, ke finiscono sotto, c rimangono male e perdono cordialità. Sanà; gli alti sono stati una spettacolare uscita in barca controvento con dei pescatori, un’esilarante seduta in un Photoshop x fare una fototessera in cui non riuscivo a rimanere serio, una torretta mediorientale agghindata d quadri e poi l’umanità incontrata. Per qte belle cose veda, alla fine l’esito duna vacanza è deciso dalla relazionalità. E allora uno scambio d storie con Gianga (coopi, aden) davanti a delle birre d straforo nel retro di un bordello libanese e qke riflessione out of ethiopia con Stefania. E in cerca di stelle con Abdul e. I bassi.. beh, un fedifrago attacco d cag8 x le vie d sanà ke solo i presenti possono raccontarvi. A spingere una makkina ferma giusto x.. vabbeh.

foto malvenuta

Ed è bello tornare ad Addis, non lo credevo, ma lo è stato. Dopo un volo acciuffato al pelo, avevano soppresso il mio biglietto perché l’avevo confermato (…), in compagnia di clandestini etiopi rimpatriati, miseri ed eccitatissimi x trovarsi su un aereo. E dopo 2 giorni è il 1° counselling in prigione. E le storie di ingiustizie subite sono almeno tante qto quelle di ingiustizie commesse (di cui ci si pente). Purtroppo l’affiancamento del counsellor non permette d’infiammarsi né di scandalizzarsi, non sono un avvocato e neanke uno psyco, e qdi ascolto, ripiegando a parole suna vicinanza fatta d buon senso e fede, anke qdo vengo a sapere le peggio vessazioni subite dai prigionieri; lo scopo dev’essere il benessere mentale del mio interlocutore, e rimetto tutti ad una giustizia divina ke non posso anticipare, verremmo buttati fuori al volo dall’etiopia, io, o forse noi italiani d caritas. Ma gli etiopi della cappellaneria boh, sicuro avrebbero interdetto ogni accesso ai carceri. Gandhi riteneva immorale essere medico di guerra, ma qsta è un’altra roba. Esercizio d umiltà, quindi, se si vogliono raggiungere i traguardi di pace a piedi scalzi, minimo minimo ci arriverai coi piedi piagati..

Perfortuna il ciabattino della mia via è in grado di rimettere in 6° ogni tipo di scarpa.

Mr Dell'Dca