Post di Stefano, ex servizio civilista in Moldova
Metà ottobre... la sveglia suona alle 4.15... fuori un po' di foschia, l'aria è freschetta e la luce dei lampioni illumina la strada...voglia di alzarsi...ZERO!!!
Ci tocca però... l'ufficio Immigrazione di Milano ci aspetta! E già... dopo qualche mesetto buono a rincorrere un visto d'ingresso per sposarsi, mia moglie, (mamma che effetto fa nel dirlo...non sono ancora abituato!!!), cittadina moldava, deve passare la prova finale.... PERMESSO DI SOGGIORNO!!!
3...2...1...Via!!! Si sale in macchina e alle 5.10 vediamo in lontananza l'ingresso...”Bella! Solo 3 persone davanti!!! Alziamo un po' la testa e ne vediamo altre 8... dormivano per terra.... Vabbè siamo i dodicesimi della lista ed iniziamo a metterci in fila. Chi gestisce il gruppo è probabilmente un egiziano, arrivato alle 4.00 per avere il numero 4!!! Si arma di carta e foglietto e scheda tutti....50...60..90....poi becca un pensionato napoletano e fa “Uè “Zio”, continua tu che vado al Bar”, risata generale e un interrogativo... “Chi era dei 2 il napoletano?!?!?”
Dietro di noi una vietnamita, quasi più italiana di me... è arrivata in Italia un anno dopo la mia nascita ma... “Che ci fai ancora all'Ufficio Immigrazione dopo 29 anni???”. Dice: “Devo rinnovare il timbro sul passaporto per poter viaggiare all'estero..”; ribatto “E per sta robetta devi venir qui alle 5.30???” lei sconsolata: “Mah...ieri son venuta alle 6.15 e non ero tra i primi 16...” Io: “16??...” lei: “E..ne fanno solo 16 al giorno...” Se ancora avevo dei dubbi mi convinco definitivamente che sarà una giornata che ricorderò per un bel pezzo....
Sono quasi le 7.00 dietro di noi un centinaio di persone almeno; qualcuno prova a fare il furbo ma il “controllore egiziano” interviene, scatta un mezzo parapiglia tra ucraini, egiziani, peruviani, russi, nigeriani....con napoletano (lo “Zio”) e il milanese (eccomi qua) a far da paciere....insomma “un bel burdèl...”. Quando tutto sembra calmo si aprono i cancelli...qualche spinta ma la fila è regolare, prendiamo il bigliettino stile macellaio e saliamo la rampa...riusciamo a sederci davanti alle 4 postazioni stile “posta anni 70”... quando ci siamo tutti... via le luci!!! Aspettando che il sole si alzi... e che alle 8.00 inizino a lavorare...
Si vede qualcuno verso le 8.10.... Alle 8.20 si inizia al grido “Numero 1!!!!” Il numeratore non funziona!!!!.... Quattro postazioni una di fianco all'altra.... oltre cento persone ammassate per sentire da dietro il vetro una vocina che chiama il tuo numero..... penso: “Guarda un po' quanto tempo e risorse si perdono in certi paesi per spiegare alle persone che migrare non è la soluzione migliore...basterebbe girare un video una mattina qualsiasi da queste parti e farlo vedere...”
Alle 9.15 chiamano il nostro numero! Siamo preparatissimi, anticipiamo le mosse del funzionario che ci sta davanti, abbiamo portato tutto, scrupolosi fino al midollo tanto che alla fine ci restituisce dei documenti dicendo: “Tanto questi non li porta mai nessuno....”. Facciamo un errore.... Azzz... chiediamo un informazione... Ri-Azzz.....per la boiata di risposta che ci ha dato siamo ancora in ballo adesso...STR-AZZZZ!!!!!
Alla fine ci dice: “ Andate a fare le impronte digitali e tornate fra un paio d'ore”. Giù di corsa a fare le impronte, e scopriamo che eccezionalmente non c'è fila e dopo aver “improntato” tutti e dieci i polpastrelli andiamo a fare finalmente colazione.
E' già ora di rientrare.... la fila è andata avanti ma non troppo... la ragazza vietnamita è sempre li...in attesa di quel timbro da rinnovare.....
Adesso in fila c'è una “nonnina” islamica che col “burka” non è però riconoscibile... Qualche attimo di concitazione e questa povera donna viene obbligata davanti a tutta la platea a togliere il velo che le copre il capo... senza parole.... a parte un italiano che rivolto al funzionario fa: “Che paese di M....!!!”. La donna viene finalmente riconosciuta... e, piena di vergogna, inizia a ricoprirsi in fretta...
Conosciamo una donna peruviana davanti a noi... sta lavorando a maglia... sembra un esperta del posto e quindi le chiediamo qualche informazione... è in Italia da ormai una decina di anni.. inizio difficile, poco lavoro, poi ha conosciuto un italiano, un nuovo amore e le cose che piano piano cambiano...in Perù un figlio di 16 anni che dopo tanti anni è tornato dalla mamma ed è li insieme a lei per il ricongiungimento... non parla italiano sembra un po' impaurito dalla situazione... non mi sembra avere l'aria felice di essere in quel posto ma perlomeno è tornato con la mamma...
Arriva poi una brasiliana, alta, non troppo vestita, magrissima, occhi rossissimi, faccia impastata, capelli in disordine, nervosa, nervosa e.... NERVOSAAA!!! Assieme a lui un italiano di mezza età, orologione, impomatato e ingioiellato.....mah... speriamo bene......
Driiiinnnn.... ci chiamano!!! Ci destreggiamo nella massa, arriviamo allo sportello ed eccolo lì bello come il sole...il PERMESSO DI SOGGIORNO!!! Siamo meravigliati di tanta velocità e chiediamo se è tutto a posto, se non dobbiamo fare più niente... Ed era proprio così alle 11.15 potevamo già tornarcene a casa. Chi l'avrebbe mai detto?!?! Finalmente una buona notizia!
Ci giriamo...dietro di noi lo stanzone è ancora pieno, voltiamo lo sguardo e la ragazza vietnamita è ancora li... ha il numero 14 e sono al 7.... la salutiamo e ci sorride... chissà se la prossima volta che dovrà rinnovare quel timbraccio dovrà stare in ballo ancora 2 giorni...
Mentre usciamo 2 sensazioni..... la prima è di liberazione, insomma dopo 5 mesi di documenti, procedure inventate, strade fatte a vuoto e incazzature sparse finalmente la mia dolce metà potrà stare regolarmente nel “bel paese” per 5 anni.... la seconda è di una profonda tristezza per chi straniero, in un paese straniero, circondato da persone straniere che parlano una lingua straniera si trova costretto ad affrontare delle situazioni da paese in via di “involuzione”....
E io che sorridevo quando, per avere il permesso di soggiorno in Moldova, mi dovevo mettere a cantare davanti allo psicologo “Italiano vero”....vero si... ma a volte mica tanto contento di esserlo...
Stefano – ex SCE Moldova
P.s. Mamma mia che bella sensazione tornare a scrivere sul Blog degli SCE, perciò grazie per avermi concesso questa opportunità e in bocca al lupo a tutti voi, in giro per il mondo, per l'ultima parte della vostra bellissima esperienza!!!
martedì 29 novembre 2011
venerdì 11 novembre 2011
Scatta il cantiere, categoria "Foto libere"
Ecco, invece di questa categoria non scriverò altro se non nomi di foto, vincitori e Paesi dei cantieri relativi.
1° classificata

2° classificata

3° classificata

1° classificata
"Per un alito sempre profumato", di Alice Cognetto (Thailandia)
2° classificata
"Una roccia d'uomo", di Camilla Pienzi (Libano)
3° classificata
"Cars", di Emanuele Arosio (Kenya)
lunedì 7 novembre 2011
Ora vi racconto una storia
Torno a casa, Anna da camera sua grida: “ Hey Eli, guarda il computer, parlano di casini a Genova”. In trenta secondi la sacca
Non ci vuole molto a capire: il Bisagno e’ esondato, ora sembra cosi’ chiaro che sarebbe successo.
Parlano di quattro vittime, una sembra avere 15 anni..tremo, non posso non pensare a mia sorella; ma ecco un video: quella e’ casa di mia zia.. chiamo, il cellulare non prende, allora provo a casa. Il primo tentativo va a vuoto (lo “Tsunami” ora e’ nella mia testa), ritento e finalmente una voce tentennante: “Etta sto bene, me la sono scampata per un pelo”.
Le vittime non hanno ancora nome, ma già sai che con ogni probabilità qualcuna la conoscerai, ed effettivamente è così.

L’impotenza che provi è pari ai chilometri che ti separano dai tuoi luoghi, ma quel pandemonio lo stai osservando in direttissima, perchè i registi sono le stesse persone che si trovano al centro
Una realta’ mediatica, che ti accorgi diventare concreta quando in quadro ci sono le starde che hai sempre calpestato. Come un “aforismo”, le immagini mediatiche, sono verita’ dette in brevi spezzoni .
Chi avrebbe mai pensato che “la superba”: citta’ dal clima mite, dove le genti dell’estremo nord venivano a trascorrere gli inverni ; si stia ora trasformando in una Thailandia mediterranea, dal clima monsonico.
Anni di incurie in luoghi dove gia’ da principio non si sarebbe dovuto costruire e eventi climitaci straordinari , sono la cattiva ricetta di questi giori trascorsi fra rabbia ed incredulita’.
Bollettini ufficiali che indicano “allerta 2” , ma cosa significa? in molti se lo sono chiesti, perche’ oggi la situazione, e non di Genova solamente, e’ da massima allerta. Gli indicatori del passato sono incoerenti rispetto le nuove circostanze che ci troviamo a vivere.
Ora vorrei essere a casa mia, stivali da pioggi e pala in mano, ad aiutare i miei amici e quelli che lo diventerebbero, fra un metro e mezzo di fango e due etti di focaccia.
Quando ho pensato a questo post, il mio scopo era quello di scrivere riguardo al sentore che proviamo davanti alle diverse immagini ..rileggendo mi accorgo di essere uscita fuori tema, o semplicemente di essere andata oltre, perche’ la "veduta da fuori" e' possibile solo per chi si sente distante.
" Se gli architetti che hanno costruito Genova avessero avuto spazio, se avessero potuto abbandonarsi alla fantasia e senza ostacoli ai loro capricci, non avrebbero potuto trovare le infinite risorse e la multipla varietà di motivi, di disegni e disposizioni ai quali la facciata dei loro palazzi deve un’originalità di carattere, e che introduce in ogni anfratto l’inatteso della grandezza"
Louis Enault
lunedì 24 ottobre 2011
Siamo passati di lì due giorni fa...
Kenya, meta turistica privilegiata, paese dell'Africa subsahariana stabile politicamente ed economicamente, punto di riferimento per l'Unione Africana e per i paesi confinanti, paese per il dialogo, mai sceso in campo con le armi: nelle ultime due settimane tutto questo viene messo in discussione.Il problema del Kenya è la Somalia: la Somalia non ha un vero governo dal 1991, ma un agglomerato di regioni controllate dai signori della guerra o da corti islamiche, e il governo transitorio (istituito nel 2004) non controlla neanche Mogadisho. La capitale e il sud del paese sono controllati infatti da un gruppo di fondamentalisti islamici chiamati Al Shabaab, affiliati ad Al Quaeda. Le numerose incursioni dei terroristi nel territorio keniano mettono in crisi per l'ultima volta la celeberrima diplomazia dei vicini il mese scorso: due operatrici spagnole di Medici Senza Frontiere vengono rapite a Daadab, il campo profughi più grande del mondo, mentre altre due turiste europee vengono rapite su un'isola paradiso del turismo ("X"rossa nella foto), e il marito di una delle due viene ucciso. Il 16 ottobre le truppe keniane penetrano nel territorio somalo (freccia rossa nella foto). Due giorni dopo il Daily Nation (testata kenyana) scrive che i rapimenti hanno portato un “ major blow to the tourism industry “, il Kenya che “safley host tourists and one of the world's largest aid communities” ha secondo le ambascerie occidentali il diritto di perseguire i rapitori, ed al tempo stesso la coscienza che ciò farà del paese un obiettivo dei terroristi...
“Non entrate nel nostro territorio, voi avete grattacieli e ricchezza, noi caos, vi colpiremo nel cuore dei vostri interessi”:questa la minaccia di uno dei portavoce di Al Shabaab. Detto fatto: tra domenica e lunedì due granate sono state lanciate sulla folla a Nairobi, una in un pub, una alla stazione dei pullman ( foto sotto), causando 32 feriti ed un morto. Gli Usa stanno appoggiando logisticamente il Kenya in questa sfida, non si sa quanto pianificata, al terrorismo, e avevano previsto gli attacchi: ora la polizia keniana ha diramato tramite sms i nomi dei luoghi più “caldi”: vie, ristoranti, pub, una decina in tutto.
Siamo passati di lì due giorni fa...
alle
23:53
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Emanuele A,
Kenya,
SCE2011
Scatta il cantiere, categoria "Attività"
47 foto (contro le 50 dell'anno scorso, a parità di categoria) da 20 partecipanti dai 9 Paesi, tra cui trionfano le seguenti.
1° classificata
2° classificata
3° classificata
1° classificata
| In una bolla di sapone, di Alice Moroni (Moldova) |
2° classificata
Scende la pioggia ma che fà, di Lorenzo Raineri (Thailandia)
|
3° classificata
| Tre, due uno via, di Francesca Montanari (Kenya) |
mercoledì 19 ottobre 2011
Scatta il cantiere, categoria "Contesto"
A questa categoria han partecipato 29 cantieristi da Bulgaria, Moldova, Giordania, Perù, Thailandia, Kenya, Libano, Bolivia e Palermo, inviando 68 scatti, la cui selezione (insindacabile ed opinabile) vuole un podio per 2\3 boliviano:
1° classificata
Ballo Tinku, di Elena Caramella (Bolivia)
2° classificata
All'ombra dell'ultimo sole , di Camilla Pienzi (Libano)
3° classificata
Chapare, di Sabrina Grasso (Bolivia)
martedì 18 ottobre 2011
In una stanza sconosciuta

C’è sempre un momento in cui un
viaggio comincia davvero. A volte capita quando si esce di casa, ma altre volte
è molto lontano da lì.
Tre storie, tre racconti, tre momenti diversi della vita della stessa persona. L’amicizia, l’amore, la morte. Le tappe fondamentali della crescita di un uomo vissute e raccontate attraverso il viaggio.
In “In una stanza sconosciuta” il viaggio non è strumento di conoscenza dell’altro che si visita, che si percorre, che si incontra, ma è soprattutto conoscenza di sé proprio grazie all’incontro con altri esseri umani. Le descrizioni dei paesaggi, delle culture e delle società che il protagonista incontra percorrendo diversi paesi (Zimbabwe, Inghilterra, Svizzera, India) sono del tutto assenti: uno sfondo sfuocato sul quale invece si tratteggia con cura e precisione la descrizione dei rapporti e delle relazioni. Molto dell’esperienza che il protagonista fa nel corso dei suoi tre viaggi è conseguenza diretta della relazione che egli instaura con i compagni di viaggio che per caso o per scelta lo accompagnano. La ricchezza del libro sta proprio nell’analisi dei rapporti umani, nello studio delle reazioni del protagonista di fronte ai personaggi che gli ruotano attorno. È infatti il confronto con i suoi compagni di viaggio che gli permette di studiarsi, di interrogarsi e di conoscersi.
Raccontando tre viaggi diversi in tre momenti cronologicamente diversi si narra l’evoluzione e la crescita sofferta di un giovane ragazzo, che viaggiando si fa uomo.
Il viaggio detiene, nel bene e nel male, un potere catartico al quale il protagonista non rinuncia neppure quando è diventato ormai adulto. Gli permette di situarsi in uno spazio diverso da quello della quotidianità, uno spazio nel quale l’intensità dei momenti che vive gli garantisce la lucidità necessaria per analizzarsi.
Allo sconosciuto incontrato su un treno e all’ignoto che accoglie entrando nelle caotiche strade di una città africana è lasciato il compito di stimolare e di intensificare l’esistenza. Gli incontri che il protagonista fa durante i suoi tre viaggi spesso si rivelano più significativi del paese che sta
attraversando.
Non ci troviamo, infatti, di fronte a un racconto di viaggio, alla descrizione di un universo altro dal nostro. Bensì ci troviamo di fronte all’evoluzione di uno stesso uomo che, prima “seguace”, poi “amante” e infine “guardiano”, definisce se stesso e si confronta con i suoi limiti, i suoi fallimenti e le sue delusioni. Il passaggio continuo dalla prima alla terza persona si rivela efficace per rendere il lettore partecipe del dislocamento vissuto dal protagonista. Un dislocamento che non è appunto solo geografico, ma soprattutto interiore. Come se, nei momenti di disequilibrio e di perdita di punti di riferimento, al viaggio e a tutto ciò che il viaggio racchiude in sé venisse affidato il compito di ristabilire un ordine. Il protagonista sente l’esigenza di partire e di rimettersi sulla strada come un imperativo che, per quanto doloroso e terrorizzante, rappresenta l’unico modo di confrontarsi a fondo con se stesso grazie all’intensità e all’energia regalate dall’esperienza del viaggio.
A me non piace lasciare la strada, accentua la sensazione di vulnerabilità. induce una specie di ansia primoridiale. Ma questo è anche uno degli elementi più irresistibili di un viaggio, il senso di terrore che soggiace a tutto, che rende più intense e acute le sensazioni, il mondo è carico di un'energia che nella vita normale non ha.
Olivia
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lunedì 17 ottobre 2011
Vita
"Vita" in kiswahili vuol dire "Guerra". E anche se ancora di guerra non si può parlare, questo è ciò che la gente pensa di ciò che sta accadendo in questi giorni in Kenya.
Nelle ultime settimane a Lamu è stato ucciso un inglese e rapita la moglie, dopo pochi giorni un francese è scomparso nell'isola di fronte. Questa settimana due donne spagnole sono state rapite poco lontane dal campo profughi di Dadaab, dove lavoravano per Medici senza frontiere. Negli ultimi mesi, passati inosservati dalla stampa, altri civili kenyani e due militari sono stati rapiti.
Queste azioni sono a carico di una cellula di Al-Qaeda chiamata Al-Shabaab.
L'esercito Kenyano è entrato nel territorio Somalo per 100 km alla ricerca dei rapiti e degli estremisti di Al-Shabaab , per garantire una "zona tampone" e evitare ulteriori attacchi sul territorio kenyano. L'aeronautica e la marina militare sono pronte ad intervenire in caso di bisogno.
Il ministro della sicurezza ha dichiarato: "Non si può più tollerare questa situazione e ciò vuol dire che d'ora i poi dovremo perseguire i nostri nemici, ossia gli islamisti somali shebab, ovunque essi siano, anche nel loro Paese"
La risposta di Al-Shabaab non si è fatta attendere: la vita di migliaia di kenyani sarà in pericolo se il governo continuerà questa azione militare sul territorio somalo. ''Il Kenya ha violato i diritti territoriali della Somalia entrando nella nostra terra santa, ma vi assicuro che se ne andranno delusi. I combattenti li obbligheranno ad affrontare la prova delle pallottole'', ha detto ai giornalisti un capo shabaab Sheikh Hassan Turki
Non so se i telegiornali italiani ne parlano, ma se qualcuno fosse interessato, questo è il sito del Daily Nation.
http://www.nation.co.ke/News/politics/-/1064/1256998/-/item/0/-/adyjpxz/-/index.html
alle
21:38
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Kenya,
SCE2011,
Simona Cervi
martedì 11 ottobre 2011
PENSIERI SPARSISSIMI -gocce nei punti di domanda-
"Circa 820.000 case sono state distrutte o gravemente danneggiate nelle province più colpite dalle piogge, che si trovano nel centro-sud del paese. Le autorità thailandesi hanno detto che otto milioni di persone – su 60 milioni di abitanti – sono state coinvolte nelle alluvioni e nelle frane a partire da luglio, e che un milione di ettari di terreni agricoli è stato danneggiato"
(da il post: http://www.ilpost.it/2011/10/10/alluvioni-cambogia-thailandia/)
devo sentire i ragazzi thai!
a noi è andata più che bene col clima (sennò mia madre chi la sentiva..)
su google maps Ayutthaya e Ranong non sembrano poi così lontane (tra l'altro anche lì le previsioni non sono affatto buone)...
la Thailandia è un pò come casa adesso
come si sentiranno le persone che hanno perso la casa, gli amici, i figli, i genitori....tutto. oddio mi viene il panico, la tristezza fortissima se solo ci penso!
il 2012 il mondo finirà davvero? sembra che i segnali ci siano già. dovremmo renderci conto di così tante cose!
cosa possiamo fare?? cosa posso fare?? ...facciamo qualcosa??!!!!!!
Ginestra
lunedì 10 ottobre 2011
Una strada che divide la Bolivia

Da ormai due mesi è cominciata la marcia delle popolazioni indigene contro la strada che dovrebbe attraversare il TIPNIS (Territorio Indigeno Parque Nacional Isiboro Sécure), la maggior riserva ecologica della Bolivia, abitata da 50.000 persone. Il parco è minacciato dalla costruzione di oltre 300 km di autostrada che spaccheranno in due questa zona dell’Amazzonia boliviana, imponendo l’abbattimento di circa mezzo milione di alberi.
Gli scontri sono stati molto forti e la polizia è arrivata a bloccare la marcia il 25 di settembre così che il malcontento nei confronti di Morales è aumentato ancora di più: le popolazioni indigene non si sentono più rappresentate e questa iniziativa ha finalmente fatto cadere la maschera ambientalista e indigenista del presindente. Circa mille dei dimostranti sono stati fermati e dispersi violentemente con gas lacrimogeni e cariche della polizia nonostante fosse una marcia pacifica e tra i dimostranti ci fossero anche bambini e donne incinte.
Gli scontri sono stati molto forti e la polizia è arrivata a bloccare la marcia il 25 di settembre così che il malcontento nei confronti di Morales è aumentato ancora di più: le popolazioni indigene non si sentono più rappresentate e questa iniziativa ha finalmente fatto cadere la maschera ambientalista e indigenista del presindente. Circa mille dei dimostranti sono stati fermati e dispersi violentemente con gas lacrimogeni e cariche della polizia nonostante fosse una marcia pacifica e tra i dimostranti ci fossero anche bambini e donne incinte.
già ma quali gli interessi in gioco???
L’autostrada fa parte di un progetto internazionale che prevede di collegare la costa est dell’America Latina con l’Oceano Pacifico; i nativi non chiedono la sospensione dell’opera, ma che venga rivisto il tracciato in modo che non venga tagliato a metà il loro territorio, ma che la strada lo tocchi solo in periferia.
Dall’altra parte, a favore della costruzione dell’autostrada ci sono ovviamente pesanti interessi economici, del Brasile in primis. Il Brasile in particolare sostiene l’opera con l’80% dell’investimento , in quanto ha bisogno di uno sbocco sull’Oceano Pacifico per esportare i propri prodotti verso i mercati dell’est asiatico, per non parlare dei coltivatori e trafficanti di cocaina che avrebbero un’importante e comoda via di comunicazione per i loro commerci.
Il presidente Morales ha riassunto il tutto dicendo che sarà una opportunità di sviluppo per la regione e per tutta la Bolivia, tralasciando di parlare delle pressioni economiche esercitate dal Brasile.
Dall’altra parte, a favore della costruzione dell’autostrada ci sono ovviamente pesanti interessi economici, del Brasile in primis. Il Brasile in particolare sostiene l’opera con l’80% dell’investimento , in quanto ha bisogno di uno sbocco sull’Oceano Pacifico per esportare i propri prodotti verso i mercati dell’est asiatico, per non parlare dei coltivatori e trafficanti di cocaina che avrebbero un’importante e comoda via di comunicazione per i loro commerci.
Il presidente Morales ha riassunto il tutto dicendo che sarà una opportunità di sviluppo per la regione e per tutta la Bolivia, tralasciando di parlare delle pressioni economiche esercitate dal Brasile.
I manifestanti chiedono che venga rispettata la costituzione che lo stesso Morales ha promulgato: ogni azione sul territorio della foresta pluviale deve essere presa solo dopo la consultazione con le popolazioni locali. Sotto pressione e dopo le dimissioni di due ministri del suo governo in seguito alla violenza della polizia nel bloccare i manifestanti, il presidente ha momentaneamente bloccato il progetto nell’attesa che si calmino le polemiche, anche se il primo tratto è già in fase di costruzione.
Il 12 di ottobre i manifestanti dovrebbero arrivare a La Paz, in giorni in cui tra l’altro è proibito manifestare, a causa delle elezioni per eleggere i membri della magistratura (in cui tutti i candidati appartengono al MAS, il partito di Morales!).
Le tensioni sono forti…e le preoccupazioni di Morales adesso ancora di più!
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