martedì 1 dicembre 2015

Chi ha ragione? Ovvero Pacala e Tandala

L’identità nazionale è una questione aperta in ogni Paese del mondo e la Moldavia non fa eccezione. Come si vedono i cittadini moldavi? Chi ha ragione?

Statua di Stefan cel Mare, simbolo della Patria Moldova
Alcuni si considerato moldavi al 100%, alcuni si considerano romeni,  altri ancora si considerano russi (e per questo non vogliono imparare la lingua romena, la lingua ufficiale della Moldova sin dal 1989). I primi pensano che la Moldavia abbia il diritto e il dovere di esistere come Stato a parte, i secondi pensano che sarebbe meglio per tutti riunirsi alla Romania, gli ultimi vorrebbero far diventare la Moldova un’appendice della (loro) cara vecchia Russia. Chi ha ragione?


Mappa della Transnistria
La Moldova ha al suo interno un territorio che ufficialmente fa parte della sua Repubblica ma che in realtà si è auto-proclamato Stato indipendente: la Transnistria. Poco importa se nessuno lo ha riconosciuto come Stato autonomo, questo Paese (?) si sente ancora troppo legato all’URSS o a quello che ne rimane, cioè la Russia attuale, per poter far parte della Moldova. Per questo la Russia finanzia le casse di questo “staterello” la cui economia, appunto, dipende de facto dai finanziamenti russi e dal traffico di armi (di cui la Transnistria è abile produttrice).

Questo territorio gode di leggi proprie, frontiere proprie, moneta propria. I suoi cittadini hanno la carta d’identità transnistriana ma, a livello internazionale, sono considerati cittadini moldavi. Le loro automobili hanno la targa transnistriana, possono circolare (perché tollerate dalle autorità) sul suolo moldavo ma non possono assolutamente andare all’estero (ufficialmente, quella targa non esiste). La Moldova rivendica l’appartenenza di quella regione, la Russia invita i propri cittadini ad andare in vacanza e, magari, trasferirsi in Transnistria per aumentare la propria influenza. Chi ha ragione?

Bandiera "ufficiale" della Transnistria

Targa della Transnistria





Difficile capire una volta per tutte chi ha ragione, ma ci si prova.


Nel frattempo riporto qualche storiella di Pacala e Tandala, due personaggi tipici della letteratura Moldava. Sono i classici furbetti/ladruncoli ma, in fondo in fondo, bonaccioni che ispirano sempre la simpatia del lettore. Chissà mai che non possano aiutare a capire meglio la realtà moldava?

Il ricco è ricco dappertutto
Viveva una volta in un paese un uomo rispettabile. Un bel giorno – non si capisce come e perché – si ammalò e i famigliari lo trovarono morto stecchito nel suo letto.
Gli fecero il funerale e lo portarono al cimitero. Ma al momento di calarlo nella fossa avvenne un miracolo: il morto si alzò dalla tomba, si fece il segno della croce e incominciò a raccontare tutto quello che aveva visto nell’altro mondo.
Che cosa era successo? Come mai? Aveva perso i sensi.
Ora, la moglie del più ricco del villaggio venne a sapere che un uomo era resuscitato e lo mandò a chiamare. Lo fece entrare nella corte e gli domandò se avesse visto suo marito nell’altro mondo.
-          Eh! Signora mia, sì che l’ho visto quel riccone di tuo marito. È ricco anche là.
-          Bene! E che cosa faceva? – domandò la riccona, tutta contenta per il fatto che il marito era ricco anche nell’altro mondo.
-          Niente! Il tuo riccone giaceva su un letto di ferro in mezzo alle fiamme e non faceva nulla, mentre io, che anche lì facevo il servo, mettevo la legna per alimentare il fuoco. Vedi, un vero signore è signore dappertutto.

Illustrazione di Pacala e Tandala
Mi porta via il vento
Un ladro si intrufolò nell’orto per rubare un cavolo. Il padrone se ne accorse e lo colse sul fatto.
-          Ladro, cosa fai qui?
-          Il vento mi porta via e allora mi sono aggrappato a questo cavolo per non volare via.

Il servo arguto
Un possidente doveva decidere se tenere il servo per tutto l’invero o se licenziarlo. Nel cortile c’era un gatto e il padrone domandò:
-          Ehi, Pacala, guarda là in cortile cosa c’è?
-          C’è un gatto, padrone.
-          Ma no, Pacala, non è un gatto, è un orso.
-          Padrone, non può essere, io ci vedo bene, è un gatto vero e proprio, - rispose il servo, che non capiva le intenzioni del padrone.
-          Pacala, se insisti a dire che non è un orso ti licenzio perché non sei obbediente.
-          Bene, padrone, è un orso, ma è  piccolo.
Il padrone capì che il servo era arguto e gli fece il contratto per tutto l’inverno.
Quando venne la primavera, la stagione in cui i mungitori erano pagati bene, l’arguto servo volle mettere alla prova il padrone. Sul tetto della casa c’era lo stesso gatto del precedente colloquio e il servo disse:
-          Padrone, guarda, sul tetto c’è un orso!
-          Sei ubriaco, Pacala? Non è un orso, è un gatto.
-          Padrone, se non è un orso me ne vado e non lavoro più per te.
Il padrone, che aveva bisogno di un servo, rispose:
-          Hai ragione, Pacala, è un orso, ma piccolo.






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