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mercoledì 9 novembre 2016

Potrei dirvi … invece vi dirò

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Prima di partire immaginavo di arrivare ad Haiti e iniziare subito a scrivere un sacco di pagine, di getto, colto dalle emozioni e dalle sorprese.
Invece eccomi qui, a una settimana esatta dalla mia partenza, a buttar giù queste prime righe, prime riflessioni e pensieri di un anno che prevedo sarà intenso, difficile, forte, bello.
Bhè, per cominciare potrei dirvi molte cose su Haiti, su ciò che ho visto e sentito, sugli odori respirati …
Potrei dirvi che dall’aereo in fase d’atterraggio non si vedevano altro che baracche e i tetti di lamiera luccicavano come stelle, solo situate dalla parte sbagliata del cielo. Invece vi dirò quanto sia bello il manto blu che mi culla prima di addormentarmi, con migliaia di astri che mi sfiorano.
Potrei dirvi di come l’odore di smog impregna le strade di Port au Prince. Invece vi dirò come sono affascinanti i tap tap in corsa, gremiti di gente, colorati e dipinti con passione da diversi artisti, raffiguranti Messi, Cristiano Ronaldo e l’immancabile Gesù.


Potrei dirvi di come sia stato macabro, inquietante e strano essere in un cimitero, unici bianchi, durante la festa dei morti (degli spiriti!direbbe un vodooista per bene) e osservare, sperando invano di non dare nell’occhio, i rituali vodoo. Invece vi dirò quanto sia stato bello e interessante entrare in questo spaccato di tradizione e religione, sentirsi testimoni di qualcosa di unico al mondo, speciale.

Potrei dirvi di come sia stato claustrofobico entrare in Citè Jeremie, la bidonville vicina a Kay Chal, di come siano sporchi e vissuti i suoi vicoli. Invece vi dirò come sia stato impattante entrare e vedere tutti questi bambini che correvano e salutavano  con grandi sorrisi il loro animatore, che ci accompagnava.
Potrei dirvi di come gli haitiani spesso sulla strada siano scorbutici. Invece vi dirò come a un sorriso accennato rispondano sempre con un sorriso ancora più grande, con dei denti bianchissimi e ben curati, dimenticando la smorfia precedente.

Potrei dirvi di come sia un peccato vedere suor Luisa vivere in casa da sola mentre porta avanti la sua missione.  Invece vi dirò come sia fantastico e ispirante vedere la sua energia, l’amore che emana, i suoi sorrisi.
Potrei dirvi di come gli haitiani siano un popolo difficile, con delle prospettive difficili. Invece vi dirò come, durante la messa della misericordia allo stadio nazionale, l’arcivescovo abbia ispirato la gente per un futuro migliore, un popolo che ha voglia di riscatto, che lo applaudiva con forza, che ballava, tutti assieme, cantando il “magnificat”, con un’energia tale da mettermi la pelle d’oca, scottati da un sole cocente.

Potrei dirvi di come la gente qui viva in uno stato di povertà degradante, di come alcuni ragazzi che incontro ogni giorno a Kay Chal non riescano a godere di un pasto quotidiano. Invece vi dirò di come un ragazzino di 17 anni , seppur con poche energie, seppur non sempre abbia cibo, seppur non abbia una famiglia alle spalle che lo segue, ogni pomeriggio si rechi al centro per fare l’animatore, aiutare i più piccoli, insegnar loro a fare qualche braccialetto, essere un esempio, un fratello maggiore.

Infine, potrei semplicemente concludere e  dirvi come Haiti sia un paese devastato, povero. Invece vi dirò che Haiti è un paese bello, ricco, e io sono contento di essere qui.

  Fede

giovedì 8 settembre 2016

Italia: Milano, mosaico del mondo

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“Ciao, tu da dove vieni?”
“Io vengo dal mondo”
Scambio di battute al centro diurno La Piazzetta, domanda prevedibile con una risposta assolutamente inaspettata… questa risposta al momento mi ha fatto sorridere, poi la provocazione è rimasta della mente.


Durante il Cantiere della Solidarietà, forse, sono riuscito a comprendere davvero cosa significa difendere “la Patria”, obiettivo del Servizio Civile, un anno che ormai si sta concludendo.
Qual è la mia patria?
Milano, dove presto il mio servizio?
L’Italia, con tutte le sue bellezze?
L’Europa, verso una comunità (si spera) non solo di facciata?
Nessuna di queste, la mia Patria è l’Umanità, ogni uomo e ogni donna costituiscono la mia Patria… “Io vengo dal mondo”!

Milano, è la mia città, ma è anche la nostra città, è di tutte le persone che per i motivi più disparati hanno messo qui la loro impronta, non solo oggi, ma da sempre… è una città cresciuta come un mosaico, ogni persona è come un tassello, che magari non sa cosa ci faccia qui e si sente fuori posto: perché non accettato, non compreso, sfruttato, non visto… come un tassello nero in mezzo ad una moltitudine di tasselli bianchi!
Questo tassello nero che può essere un povero, uno straniero, un emarginato, un “diverso”, uno che non ha più nulla se non se stesso.

È qui che diventa importante l’ Accoglienza da parte di tutti gli altri tasselli diversi da lui, è NECESSARIA perché questo tassello nero possa essere parte di un progetto che va oltre…che sconfina!
Attenzione a non sfociare nel buonismo del dire “poverino, mi dispiace”, è il modo migliore per creare ancora più distanza.
È necessario prendersene cura (I care), solo così gli altri tasselli possono restituire la dignità al tassello nero, a restituire ad esso il ruolo che davvero è suo in questo mondo, per potersi riscoprire come parte FONDAMENTALE del mosaico...

...la pupilla nera dell’occhio dell’umanità, perché l’umanità (la mia Patria) possa vedere e guardare avanti, migliorandosi ogni giorno!

La diversità è ricchezza!

Daniele