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sabato 27 gennaio 2018

Ritorno a Cochabamba, dove la vita è imprevedibile!

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Ritornare per non smettere mai di imparare


Ritorniamo a Cochabamba, dopo un mese di rimmersione in Italia. Eravamo arrivate qui, a Cocha - come si dice in slang -, all’inizio di novembre e dopo quasi due mesi siamo tornate in Italia, tra vacanze e formazione. Uno shock

Non è semplice riuscire a entrare e stare in un paese come questo, una realtà molto diversa, per quanto segnata da un’influenza europea lunga  secoli.

 La Bolivia è uno dei Paesi del Sud America che più a conservato la sua storia e le sue tradizioni: il Quechua, l’Aymara sono alcune delle lingue che scorrono parallelamente al Castellano -guai a parlare di Spagnolo!-  e che si mescolano, pulsano, creando una tavolozza colorata nella quale ancora si sentono le radici di questa nazione.

Riunione parrocchiale del campo

Arrivata qui senza sapere una parola della lingua locale, ho scoperto la fortuna di stare tra persone che sono abituate a parlare lentamente, per farsi comprendere: non tutti i boliviani parlano infatti Castellano, come non tutti parlano Quechua o Aymara. Però ci si capisce: si fa attenzione ad esprimersi in maniera chiara, con un ritmo lento e a bassa voce.


Uno dei primi avvertimenti che ci è stato dato è stato infatti di non gridare mai - e per gridare si intende anche il tono di una normale conversazione italiana! -. Ricorda l'atteggiamento dei colonialisti, ci spiegano. Un altro motivo per cui quasi si sussurra, scandendo bene le parole.


L'idea però che oggi questo sia importante soprattutto per comprendersi a vicenda mi conquista di più: mi fa pensare all'unità di un popolo che supera le divisioni linguistiche e che, alla fine, sorride nella stessa lingua.



Murale del gruppo Acciòn Poética de Cochabamba

Ma, al di là della lingua -dell’idioma, pardon!-, intendersi non è facile. Un gesto, un’espressione, la costruzione di una frase, tutto ha un peso nel creare relazioni. Ed è difficile capire come fare.


Dopo due mesi stavamo cominciando a percepire il ritmo con cui segnare il tempo di un saluto, di un buon giorno, del lavoro … e adesso si ricomincia, di nuovo a 2.560 metri di altezza e con 5 ore di fuso orario!



Uno degli aspetti che abbiamo subito dovuto metterci in testa in Bolivia è stato:

SCORDATI DI PROGRAMMARE!

O, detto in altri termini:

LA VITA E’ IMPREVEDIBILE. ACCETTALO!


E per me, abituata a progettare, calcolare soppesare i pro e i contro di ogni cosa, è stato un vero colpo! Ma una volta che ci si abbandona a questo flusso un po’ matto della vita in Bolivia, si trovano anche i suoi lati positivi.


Dovevamo tornare mercoledì 24 gennaio, tutto a posto, tutto pronto. Biglietti presi, visto fatto.


Il 22 ci scrive la nostra responsabile in loco: martedì ci sarà un paro general (un blocco generale della circolazione). Potreste avere dei problemi con i voli, non riuscire a tornare a casa ... e state attente.
Già, perché quando il clima si scalda non dobbiamo dimenticarci di essere gringos, ragazze bianche provenienti da un paese ricco.

All’inizio ci preoccupiamo, ma poi ci diciamo "Andiamo, e vediamo cosa succede. In qualche modo faremo". Arriviamo e lo sciopero era stato sospeso. Torniamo a casa sane e salve.


Eh sì: inutile preoccuparsi troppo. Anche da un giorno all'altro qui tutto può cambiare!!!




Chiara

lunedì 26 giugno 2017

MOLDOVA: CAPITOLO I – PRONTI, PARTENZA, VIA!!!!

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Pronti, partenza, via … ah no, ci manca ancora qualcosa, o meglio, qualcuno! Direttamente dalla Moldova, fino a Melegnano, sono arrivate Jessica e Arianna, le nostre coordinatrici di prima mano.
Tra palleggi, salti e risate, quante ne abbiamo combinate!
Abbiamo conosciuto Stefancelmare, l’eroe nazionale, e immaginato di sorseggiare un vino da record mondiale.
Non siamo soltanto tornati bambini, ma siamo diventati per un po’ anche “batrini” (anziani).
Tra una foto e una chiacchierata, la mattinata è volata.
Iniziavamo a sentire un certo languorino, ma le nostre amiche non avevano il panino; così quaranta minuti abbiamo aspettato, ma infine il pranzo tutti insieme abbiamo gustato.
Già impazienti di partire, mancava ancora la valigia da riempire. Ma con che cosa arrivare in Moldova?
·      Crema solare e voglia di giocare
·      Mettersi in gioco sotto il sole di fuoco
·      Antizanzare e voglia di fare
·      Tanta disponibilità e spirito di felicità
·      In testa un foulard e desiderio di incontrar
·      Una gonna e i consigli della nonna
·      Minestrone di verdura per conoscere una nuova cultura
·      Tanta pazienza perché non puoi esserne senza
E infine anche i nostri timori, che non possono essere lasciati fuori.
Ora solo Clara e Sara dobbiamo aspettare per poter finalmente decollare.
DRUM BUN!