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venerdì 1 agosto 2014

MONDO MOLDAVO

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Eccoci qui... 8 ragazzi italiani seduti intorno ad un tavolino instabile, ai margini di un giardino invaso da erbacce, ma tra le quali si fanno largo 4 piantine di pomodoro e 2 piantine di cetrioli; tra queste cresce, nonostante le ultime 2 settimane di incuria, un bellissimo cetriolo, anzi IL cetriolo, il primo (Sergiolo!). Insomma, eccoci qui all'ombra di un albicocco ricco di albicocche ancora acerbe, nel bel mezzo di un giardino in perfetto stile moldavo; su cui si affaccia la porta di una casa in (quasi) perfetto stile europeo occidentale (cioè la prima casa in cui entriamo dopo almeno 2 settimane, dotata di cucina e bagno -con tanto di water!-). Tutto questo nel bel mezzo di Chisinău, una città in perfetto stile europeo orientale.
Eccoci qui, noi ragazzi, che a guardarci bene negli occhi, già si vede quello sguardo nostalgico, perché ora siamo qui, ma tra qualche ora saremo di nuovo in Italia.
Eccoci qui... a consumare la nostra ultima “colazione moldava”: biscotti (in enorme quantità), pane e nutella (gentilmente concessaci per tutto il tempo del cantiere), marmellata, tè o latte; per fortuna oggi in tavola niente patè.


E intanto scatta il “momento bello – momento brutto”... e ognuno dice la sua...

Non si può negare, qualche “momento brutto” c'è stato. Piccole incomprensioni (dovute non soltanto dalla differenza di lingua) e giudizi spietati, difficoltà di adattamento (ma forse era soltanto il primo impatto con un ambiente così diverso), momenti di scoraggiamento; ma dopo ognuno di questi momenti è sempre tornato il sorriso.

Sul “momento bello” si apre un mondo, un mondo nuovo, e fino ad un paio di settimane fa a me sconosciuto: il MONDO MOLDAVO, che viaggia parallelo al nostro mondo italiano, e ogni tanto questi 2 mondi si incontrano...
Il mondo moldavo è un mondo che spessissimo mi ha lasciata a bocca aperta, mi ha meravigliata, roba da dire: “uau, fantasticooo!!!” ma anche roba da dire “...e questo che cosa mi rappresenta?!”. E' un mondo che si apre su qualcosa di diverso, quindi tutto da scoprire, da imparare.

Insomma, facendo un cantiere in Moldova scopri che il mondo è:
Salire in macchina di una perfetta sconosciuta che gentilmente ci accompagna dalla capitale ad un piccolo villaggio, e che rispetta veramente i limiti di velocità per tutto il tragitto.
Ma anche “state attenti quando attraversate la strada, perché anche se siete sulle strisce pedonali, a chi passa in macchina non importa, loro continueranno a correre, senza lasciarvi passare” ed è vero! O ragazzini che guidano maxi-moto perché tanto corrompere un poliziotto costa meno che fare la patente.
Bere tè a qualsiasi ora del giorno, anche ai pasti invece dell'acqua, e dopo 2 settimane
non sapere ancora con quali erbe viene fatto questo tè. 
 

Vedere cartelli stradali molto fantasiosi, anche se di difficile interpretazione.
Vedere mamma tacchino con tutti i suoi pulcini (e sono veramente tanti!) che tutte le mattine viene a passeggio nel giardino del nostro centro.
Ricordarsi di chiudere la bombola del gas ogni volta che si finisce di cucinare.
Assaggiare frutta acerba, che evidentemente non sarà buona, ma che “devi” ingoiare perché se te la offrono si mangia, senza discutere.
Non sapere una parola di romeno, sforzarti di capire e memorizzare, con scarsi risultati; ma quando ti parla un bambino “devi” capire, perché a lui non importa se non sai la lingua, piuttosto ti ridice la stessa cosa 3000 volte, ma alla fine lo capisci (e io ho capito!!!)
Fare la pipì in tempi record, perché più di un certo tempo (molto poco) in “bagno” non si riesce a stare.
Farsi fare, e provare ad imparare a fare delle trecce fantastiche e superarticolate.
Incrociare per strada più oche, anatre con anatroccoli al seguito, cani, gatti e capre, che macchine.


Vedere il primo maxi-girasole in terra moldava; e far fermare il pullmino per strada per scendere e fare foto in un campo di girasoli.


Andare in 2 villaggi, entrambi con la Chiesa in ricostruzione.
Pensare di essere portata per l'animazione con i bambini piccoli, e ritrovarsi fantasticamente bene seguendo il gruppo dei preadolescenti.
Giocare a scalpo con un centinaio di bambini, che corrono per lo più a piedi scalzi, mettendoci il loro stesso entusiasmo.
Andare a casa di un'anziana per i lavori sociali, pensando di dover togliere l'erba dall'orto, trovare un orto che è molto più simile ad una foresta (sì perché tra le file di viti, in ordine sparso crescono fagiolini e cetrioli; e io mi sto ancora chiedendo perché non seminano per file e come avremmo potuto fare a togliere l'erba) ed essere invitate a bere il tè dall'anziana, anche se forse è più il danno che abbiamo fatto al suo orto, che il beneficio.


Essere invitati nel giardino di un'anziana nostra “vicina di casa” per fare una scorpacciata di lamponi.
Vedere il più bel cielo stellato mai visto, con tanto di stella cadente (o era una meteorite incendiata?!)
Capire le differenze tra cristiani cattolici ed ortodossi.
Respirare la sensazione di pace che offre una Chiesa, anche se arriviamo troppo tardi per la Messa, e allora ci fermiamo almeno per i vespri.
Incontrare carretti trainati da cavalli, che mi fanno ripensare ai racconti della nonna dell'Italia del dopoguerra.
Parlare sul bus, e poi capire che qui usa stare in silenzio sui bus.
Assaggiare i semi di girasole, e farne una scorta da portare a casa.
Andare a pesca ad un mini-laghetto, con delle canne da pesca costruite apposta per noi, e pescare il primo pesce della mia vita!


Riflettere sui vari tipi di carta igienica, sì, perché qui la carta igienica è fatta tipo rotoli di carta crespa in miniatura.
Andare in gita al lago ed approfittare di quando i pescatori sono al largo con le barche, per fare foto sulle loro moto.


Ammirare un tramonto fantastico.
Restare perplessi passando davanti a case con un giardino pieno di erbacce e rifiuti, ed un angolo curatissimo con fiori magnifici.
Camminare su strade sterrate con solchi di tipo 50 centimetri.
Vedere bambine che vengono al campo estivo con vestitini di pizzo, come da noi andrebbero a fare le damigelle ad un matrimonio.
Vedere bambini che vengono al campo estivo con ciabatte di 3 numeri più grandi del loro.
Sentirsi consigliare di andare al lago e non in montagna, perché in montagna ci sono i serpenti; ed incontrare 3 serpenti camminando verso il lago.
Incontrare un prete che, con famiglia ed amici, per una settimana diventeranno i nostri angeli custodi.
Sentire ancora lo spettro della dittatura comunista nei discorsi della gente, e nella struttura delle scuole.
Sentire la voglia di riscossa nei ragazzi che ci chiedono consigli.
Vedere una bimba di un anno e mezzo bere mezzo bicchiere di birra.
Attraversare un campo da calcio invaso da minuscole rane, ogni sera, per andare a dormire in una stanza con un tasso di umidità altissimo.
Non mettere la crema solare, e ritrovarsi con il naso e le spalle bruciati dal sole dopo i primi 2 giorni di giochi.
Vedere i bambini arrivare al centro un'ora prima dell'inizio del campo, tutti i giorni, perché non vedono l'ora di iniziare.
Passare le serate a parlare della campagna “ cibo per tutti” o ad acrosticare la parola del giorno (I love acrostici!)


Insomma il mio cantiere in Moldova è stato tutto questo, e molto altro...

ed ora eccoci qui... pronti per tornare a casa.

E qualcosa ci porteremo in Italia. Io di certo mi porto l'interesse per una cultura diversa dalla mia, molte più domande di quando sono partita, e la consapevolezza che se è vero che non ho cambiato il mondo, non è forse vero che cambiando quella piccola parte di mondo che sono io, cambierà il mondo?!

Pa

Francesca

sabato 26 luglio 2014

MOLDOVA 1: STUPIAMOCI!

1 commento:

-GIORNO 1-

"...molto verde, molti campi, molti fiori ben curati. Una lattina di Coca Cola costa 7 Lei, tipo neanche 30 centesimi. Pazzesco!
Mi sveglio, esco, vado verso il bagno, un enorme tacchino mi appare davanti. Un enorme tacchino seguito da molti mini-tacchini. È la prima visione del primo risveglio a Canîa. Rido e faccio la pipì, sempre ridendo. Faccio la pipì e rido. Buongiorno! Benvenuti in Moldavia..." 



Ecco… sopra ho riportato un pezzettino della prima pagina del mio diario di bordo. Questo è stato il primo impatto con Canìa. Io odio i tacchini! In realtà non loro, porelli, odio i loro bargilli ciondolanti. Diciamo che come inizio di esperienza si è fatto sentire. Comunque sia, ELISA 1-TACCHINI 0. Questo è l’importante!
Veniamo alla sostanza. A due settimane dal ritorno, come posso descrivere quello che ho provato, sentito, vissuto durante questo viaggio? Inizio col dire che è stato il mio primissimo cantiere, e anche la prima esperienza di volontariato all’estero. Sicuramente ben meditata, visto che era anni che pensavo di farla ma non ne avevo il coraggio. Sono stati 17 giorni intensi, carichi di emozioni, densi di lavoro e di divertimento, di grosse risate e di grandi avventure. Siamo partiti in cinque, ad attenderci c’erano tre favolosi personaggi quali i nostri coordinatori SCE (Marco, Mari e Patti), senza i quali sarebbe stato tutto notevolmente più complicato, a partire dalla comunicazione. Abbiamo lavorato in due villaggi differenti, uno la prima settimana e uno la seconda. Entrambi, in un modo o nell’altro, ci hanno messo alla prova. Il cantiere è un continuo mettersi alla prova, un continuo sperimentare, un continuo STUPIRSI. Ecco, era qua che volevo arrivare…STUPIRSI! Vuol dire mettersi nella condizione mentale di ricevere tutto quello che il posto, la cultura, ma soprattutto la gente del posto, hanno da darci. Liberare la mente da pregiudizi e preconcetti che purtroppo, o per fortuna, siamo portati a creare. Dico per fortuna perché, dal mio punto di vista, è bello anche vedere come i castelli che ci siamo creati si distruggano autonomamente non appena si vive la realtà in questione sulla propria pelle. Avere l’elasticià mentale di lasciarsi trasportare dalle situazioni e vedere come naturalmente certi pregiudizi, che magari avevamo fino a due minuti prima, siano in realtà stupidi o infondati. STUPIRSI vuol dire riconoscere a fine giornata di aver fatto una cosa che non credevamo di essere in grado di fare, vuol dire rimanere a bocca aperta quando una bambina ti regala un braccialetto fatto da lei dicendoti che vorrebbe venire in Italia, vuol dire gioire quando riesci capire un’intera frase composta da soggetto, verbo e predicato in rumeno, vuol dire non capacitarsi di come i moldavi amino ingurgitare cibo e frutta acerba a qualsiasi ora del giorno e di quanto siano ospitali. Credo si debba essere in grado di vedere ciò che di BELLO e di DIVERSO esiste in un’altra cultura e in un altro stato. Perché alla fine il bello E’ la diversità. E vi posso assicurare che la Moldavia, per quanto sia un paese veramente difficile ed estremamente povero, è BELLA! Ma tanto bella!.
Ora vorrei mostrarvi le situazioni /cose/persone che più mi hanno stupito durante questo cantiere. Credo che mi toccherà mettere in atto un’ulteriore selezione di foto. Non credo di poterle caricare tutte, sono 1210 :D

Una delle principali strade di Canìa. La domanda mi sorge spontanea: ma quando piove? quando nevica? di inverno? Come fanno? 

Lacul Beleu
Stupirsi di fronte all'inaspettato spettacolo che offre la natura moldava. 

Tramonti indescrivibili!

Pescare pesci di massimo 10 cm con canne di bambù! Non lo facevo da quando avevo 6 anni...

Il parinte (prete) che prepara una zuppa di pesce con i suoi amici, a sua detta, "un po' bracconieri". Non fatemi domande al riguardo... ahah!
"FACEM CERCUL MARE!" ...facciamo un grande cerchio! Sono state le prime parole che ho imparato in rumeno.


Stupirsi davanti alla bellezza dei colori mischiati. Ogni tanto non mi sento normale... ;)

Stupirsi SEMPRE e COSTANTEMENTE davanti alla bellezza degli occhi di un bambino.



Ora non voglio tediarvi ancora per molto, quindi concludo dicendo che dall'alto dei miei 23 anni considero il cantiere una delle più belle esperienze che un giovane possa fare. In tutto e per tutto! Fa crescere...e tanto! Ti impone di cavartela in situazioni in cui mai e poi mai avresti pensato di trovarti, senza contare le soddisfazioni quotidiane che regalano i sorrisi dei bambini. Adesso non mi resta che aspettare con l'amaro in bocca, ma carica di entusiasmo, i cantieri 2015!
Vi lascio con due versi del ritornello di una canzone che adoro di Bob Marley...


  "Emancipate yourselves from mental slavery,
none but ourselves can free our mind.
Have no fear for atomic energy cause none a them can stop the time."



Elisa Borsa