sabato 7 settembre 2013

Bolivia...CI PRESENTIAMO E 5!

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CHIARA G.

Vittima preferita degli scherzi si Marco e Luca!

E' allergica al lattosio ma mette a lavare le medicine e mangia più formaggio di qualsiasi altra persona al mondo!

E' l'unica che riesce a convincere i pochi malcapitati vicini di posto a sventolarla per due ore con un portadocumenti sperando che non vomiti nel viaggio della speranza La Paz - Cochabamba!

E' segretamente innamorata di Harry Potter e lascia un piccolo ricordo di sè in qualsiasi posto passi...anche sull'isola del Sol! =)

Bolivia...CI PRESENTIAMO E 4!

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MARCO...

Dagli occhi azzurri più del lago Titicaca e grande esperto del gioco della trottola, che a spese del suo naso, ha sperimentato per un mese con i bambini di Casa san Josè...

Ha il  passo allenato ed è in grado di spingere la coordinatrice per km senza che i 4000 mt intacchino il suo respiro montanaro!

Rompe un jeans al giorno trabajando la terra e saluta i bambini in modo delicato, spiaccicandoli contro i muri dopo voli di 2 metri!

Eccolo a voi nei suoi momenti migliori!

Bolivia...CI PRESENTIAMO E 3!

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LUCA...


In grado di inventare milioni di scherzi e rimanere impassibile senza ridere di fronte alla povera vittima! 

Dalla risata coinvolgente è l'unico che sviene ancora prima di arrivare in Bolivia, forse per attirare l'attenzione di qualche hostess? =)


Bolivia...CI PRESENTIAMO E 2!

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CAMILLA...

Dormirebbe in qualsiasi posto e a qualsiasi ora...è riuscita a sopravvivere alle sveglie all'alba per un mese solo grazie alle foglie di coca di cui ha fatto grande incetta...

E' solita svegliarsi alle 5 del mattino coinvolgendo i malcapitati per riflessioni notturne di ore sulla condizione del campesino boliviano...

Se inizia a cantare "el Talisman" fermatela subito...potrebbe non smettere per ore! =)

Bolivia...ci siamo anche noi! E CI PRESENTIAMO!!!

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 Iniziamo dalla più piccola di noi..ecco a voi VITTORIA!!!

E' l'anima del gruppo, pronta a rianimare le serate con i migliori cori da stadio di tutto il mondo! Si ripropone come capo ultrà per vivacizzare le formazioni di Caritas..il  5 ottobre ci darà una dimostrazione!

Nonostante i suoi 19 anni è stata l'unica coraggiosa a non scappare dall'aggressione della scimmie carnivore del Chapare!

Ama gli autoscatti in cui coinvolge lama, maiali, mucche, tartarughe e anche le guardie del Presidente Evo Morales...
Eccola qui ritratta in una selfish con la sua nuova amica la Virgen de Urkupiña!








venerdì 6 settembre 2013

Nicaragua- Le avventure del cuzuco Armageddon (seconda puntata)

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Ebbene sì, sono tornato a casa... Ma un pezzettino del mio cuore (sempre che i rudi armadilli ne abbiano uno) è restato in Nicaragua... Non poteva essere altrimenti, ne ho passate davvero di tutti i colori!!
 
 
Ho viaggiato nei modi più improbabili...


... e visitato il luoghi più spettacolari (qui sono ritratto in versione "La Leggenda del Cuzuco sull'Oceano")!

 


Sono stato sgridato, è vero...
 

















...ma sono stato anche COCCOLATO!

Ho scoperto l'esistenza del celeberrimo "porcocane"...

 
... e dell'olio insacchettato!!
 
Poi ho anche cacciato: granchi...

...scorpioni...
 
...e cocchi. Modestamente, ho un fiuto infallibile!!
          
 
Sono stato anche un Fruit Ninja...
 
... oltre che un grande imitatore del generale Rommel
Certo, qualche scappatina (puntualmente paparazzata da cantieristi e coordinatrici)...
 

...ma alla fine eccoci qua, tutti insieme appassionatamente :D
P.S. qui il gruppo è un po' "allargato", ma ci sono anch'io!
 
 
FINE (?)
Adiòs, Armageddon

giovedì 5 settembre 2013

Acrostici: il film [Moldova productions]

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La prova dell'esistenza del cartellone conservato gelosamente nei nostri uffici

PERFECT
PERFECT (l'aspettativa)
FETESTI (n.d.r. il nome del villaggio moldavo)
PERFECT (n.d.r. questo sì che è servizio!)
MANCARE (n.d.r. ha anche un significato in Romeno-->MANGIARE)
PARINTE (n.d.r. in romeno-->sacerdote, noi diremmo don)
A proposito.
Senza probabilmente!

quellochelihaselezionatinonchèladmindelblog

martedì 3 settembre 2013

AGRIGENTO: AMUNI’ PICCIOTTI!

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Dopo aver “uscito” i vestiti dalla valigia, quello che ci resta non è solo una borsa vuota ma un bagaglio colmo di emozioni, ricordi, sguardi, profumi, sapori, volti, sensazioni e parole.
A proposito di parole… ecco quelle che spontaneamente affiorano nel nostro cuore e nella nostra mente:

OCCHI:
Le nostre guide Agrigentine  ci hanno aiutato non solo a vedere, ma a capire con uno sguardo più profondo e chiaro le diverse situazioni che ci hanno proposto e il contesto che ci ha accolto.
Abbiamo così potuto comprendere il significato di “ funzione pedagogica” : l’importante, cioè, non è sostituirsi ne  fare ma,  far fare sensibilizzando la comunità.  Così senza nemmeno accorgercene siamo diventati  un piccolo ingranaggio di questo grande meccanismo.

PANE PANELLE:
Sineddoche per indicare ogni tipo di prelibatezza che la comunità intera ci ha affettuosamente “ costretto” a mangiare!

PULMINO:
Il  nostro fedele compagno di viaggio che, incurante di vicoli stretti e manovre impossibili, ci ha scarrozzato fino a CANICATTI’.
Per noi, poi, è anche stato un mezzo per andare a cercare chi era nel bisogno.

ACCOGLIENZA E  CALORE UMANO:
E’ la cosa che ci ha colpito e contagiato fin da subito; prima ancora di atterrare , Palermo sembrava accoglierci con un abbraccio tra terra e mare. Questo benvenuto si ripeteva giorno dopo giorno con un atteggiamento  diverso : dai semplici saluti ( Cuscì!  Comussì! ) fino ad arrivare all’intera condivisione della quotidianità.


Non ci resta che dire… una parola è poca e due sono troppe !

Amunì .

Grazie.
                                   
Arianna, Cesare, don Stefano, Fabio
Filippo, Giovanni, Mara, Miriam  

Etiopia: “Bhè, allora, è già tutto finito?”. “No, è appena iniziato!”

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Non è bello trovarsi improvvisamente soli nella propria camera in compagnia di un topo di peluche, o meglio di un armadillo, che ti fissa con aria di sfida come a dire: “Bhè, è già tutto finito?”.

In un certo senso è complesso rispondergli: alla fine te lo sei portato in giro per un bel po’ infilato nello zaino, l’hai dato in mano a persone appena conosciute, l’hai fotografato nelle pose più strane, cosa vuoi dirgli ora?

“Sì, è tutto finito.”

Il rientro è stato un po’ così: una Milano desolatamente vuota, una mattina di Agosto che già preannunciava l’autunno imminente, il pensiero che il giorno dopo si tornava in ufficio.

Come scrive Kapuściński nell’incipit di Ebano (una lettura che mi ha fatto compagnia in queste settimane, consigliata a tutti i cantieristi africani) l’aereo ti strappa via bruscamente da una realtà e ti ripiomba in un’altra senza lasciarti il tempo di acclimatarti, ti trovi scaraventato in un altro mondo senza poter reagire. L’urto può essere doloroso, il disorientamento lascia senza parole.



La prima cosa che ho avvertito è stata il silenzio, quello che mancava era il rumore della gente, delle strade affollate, del traffico delle auto, delle risate dei bambini, delle voci dei compagni di viaggio.

Come spiegare un’esperienza come questa, come raccontarla agli altri e in un certo senso come riappropriarsene cercando di distillarne l’essenza.

Ce lo siamo ripetuti continuamente per tre settimane: “No, non è possibile che sia passato così poco, sarà almeno qualche mese che siamo qui...”

Se ripenso al giorno dell’arrivo sembra che appartenga ad un’altra epoca: aeroporto di Addis Abeba (in amarico significa il fiore nuovo, qualcosa l’abbiamo imparato), cielo grigio gonfio di nuvole (in fondo è la stagione delle piogge, cosa ti aspettavi), in un parcheggio affollato di auto qualcuno si sbraccia per farsi vedere, è lì per noi, ci sta aspettando.




Per quanto questo possa sembrare un gesto scontato dice molto dell’esperienza che abbiamo vissuto: accolti in ogni momento da persone che non ci conoscevano, ma che hanno avuto cura di noi e che ci hanno fatto sentire a casa. Chi si poteva aspettare un piatto di pasta al pesto appena arrivati nella comunità delle suore ad Addis?

Poi siamo partiti. Una strada lunghissima senza curve, nell'oscurità della sera, sotto un fitto acquazzone.  È forse qui che è iniziato il nostro viaggio. Sempre più lontano da casa andando nel profondo di questo paese e di questa esperienza. Destinazione Wolisso, la nostra nuova casa.



Sono state settimane intense. Il gioco con i bambini al mattino, la visita all'ospedale nel pomeriggio. L’incontro con le realtà del posto: il carcere, l’orfanotrofio. L’incontro con nuovi amici: la comunità delle Figlie della Misericordia e della Croce, i medici del CUAMM, gli scout di Wolisso, padre Ermanno a Getche. Le strade che abbiamo percorso più o meno comodamente sulla nostra jeep o sul bajaj. La bellezza del paesaggio che ci circondava. Le serate passate insieme a chiacchierare, a condividere i nostri desideri, la nostra voglia di futuro. La preghiera nella cappella delle suore mentre fuori risuonava il richiamo del muezzin dalla cima del suo minareto e le voci della chiesa ortodossa.

Tornati a casa, forse è proprio da qui che bisogna ripartire. Come spugne siamo stati immersi a lungo in acqua, dobbiamo riconoscerlo. Siamo carichi di emozioni, di sensazioni, di immagini. Dobbiamo essere capaci di raccontarci agli altri, di condividere la nostra esperienza goccia a goccia perché nulla vada sprecato.

Purtroppo le stelle le abbiamo viste una sola volta (era sempre nuvoloso, in fondo era la stagione delle piogge, cosa ti aspettavi), ma porto ancora nel cuore il senso di infinito che lo spazio illimitato intorno a noi ci ha dato, l’orizzonte senza fine, il cielo tutto intorno.

“Bhè, allora, è già tutto finito?”

“No, è appena iniziato!”

Andrea Bianchessi

lunedì 2 settembre 2013

La calme apparente

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Giovedì 22 agosto, Goma
BooM

‘Un fuoco d’artificio?’ si chiede la bambina felice che è in me.
Questo boato non può che evocare ricordi spensierati e gioiosi.

Per chi, infatti, ha la fortuna di non sapere che rumore fa una bomba non è immediato associarla a circostanze avverse. Ho giusto un attimo per realizzare che [..]. E ancora BooM.

I ribelli dell'M23 lanciano il secondo obice in centro città.

Ribelli dell'M23 sulle colline attorno alla città di Goma

Venerdì 23 agosto, Goma
La città non è sicura, bisogna evacuare.

Zaino e passaporto al volo.

Ci si rifugia a Kigali.


Sabato 24 agosto, Kigali
I nostri amici rimasti a Goma ci dicono che la situazione è tesissima.

Tante bombe continuano a colpire la città.

Chi è in evacuazione, chi in ibernazione, chi in stato di disperazione.

Militari FARDC tra le strade di Goma.

Mercoledì 28 agosto, Kigali

Est-ce que c’est calme la situation à Goma? Oui, c’est calme!

La situazione si è stabilizzata.

La Brigata Internazionale della MONUSCO garantisce che per un raggio di 30 km la città sarà al sicuro.

Possiamo rientrare.

Su in bus, si torna a casa!

Soldati Brigata Internazionale MONUSCO

Giovedì 29 agosto, Goma
BooM
BooM
Fiiiiiiiiuuuuuuuuuuu...BooM

Altri tre obici. Questa volta li riconosco immediatamente. E il terzo è il più vicino, il più chiaro ed eloquente di tutti. Ci dicono che ne sono stati lanciati molti altri, anche in territorio rwandese. Le notizie che ci arrivano parlano di una possibile chiusura della frontiera con il Rwanda.

La città non è sicura, bisogna evacuare.

Zaino e passaporto al volo.

Ci si rifugia a Kigali.

Domenica 1 settembre, Kigali
Est-ce que c’est calme la situation à Goma? Oui, c’est calme!

La situazione si è stabilizzata.

La Brigata Internazionale delle Nazioni Unite sostiene che i ribelli si siano ritirati di qualche chilometro.

Con ogni probabilità si riapriranno i negoziati a Kampala tra ribelli e governo congolese.

Possiamo rientrare.

Sul véhicule, si torna a casa!

Frontiera Gisenyi- Goma

Lunedì 2 settembre, Goma
Che questo lunedì sia un giorno di tregua per una popolazione così abituata alla guerra che a seconda della rilevanza acustica di una bomba è capace di alternare risate consapevoli e rassegnate a sguardi di terrore che raccontano storie vissute troppe volte.

Chiara