lunedì 19 maggio 2008

pensieri (e)migranti

È un po’ ke non si scrive.. raffica d compleanni, manca la luce, nuove conoscenze, viaggi in arrivo. Materiale ce né, sia mentale ke di già scritto. Approderà.

10 giorni fa me ne tornavo con Gheracho dal carcere e lo mettevo al corrente ke qke giovane qst’estate sarebbe andato alla Giornata Mondiale della Gioventù, a Sidney; ricordando come della spedizione etiope per Colonia fosse tornato solo l’accompagnatore, gli ho kiesto se 2° lui i pellegrini di quest’anno avrebbero provato a rimanere in Australia.

“Non saprei, Paolo. È difficile conoscere i cuori degli uomini”.

“E tu, cosa faresti?”.

Mi guarda e capisco ke questa volta ascolterò la verità. Ci conosciamo da un po’ e ci tiene alla mia amicizia.

“Io so benissimo che cerkerei di restare là”.

“Ma perché? Hai un bel lavoro, degli amici… Se poi là ti beccassero, ti facessero tornare indietro, ma qua avresti perso la tua posizione, sarebbe una fregatura!”.

“Sì ma certi rischi vale la pena correrli. Non lo farei solo per me, ma anche per la mia famiglia”. Intende dire che manderebbe in Etiopia ai suoi genitori le rimesse, ma anche che gli piacerebbe guadagnare un po’ per i suoi figli, anzi, magari farli nascere in Australia.

fatica quotidiana
Gheracho mi lascia al cancello di casa, è sabato. Penso a come debba sentirsi una terra non amata, penso però che certe volte per capire di amare la propria madreterra bisogna stargliene lontano. Penso che una volta si sarebbe potuto misurare l’indice di benessere umano di un Paese indagando quanto le persone amassero la propria patria (alla faccia di sviluppo&ricchezza), e a come oggi qsto non sia possibile, ke mi sa ke la gente assorbe i propri sogni dallo skermo multicolor, ke trasmette prettamente americano.

Non lo so, sono in corso di lettura di Bilal, non mi piace comè scritto, ma mi piace quello ke scrive: è l'avventura di Fabrizio Gatti ke prova ad emigrare in Italia partendo dal Senegal. Non credo, anke se sarebbe un epilogo ad effetto, ke io stia metaforicamente cercare d fare lo stesso. Però qdo ero a Milano la mia città mi è piaciuta molto; ne ho apprezzato soprattutto la leggibilità. Caratteristica provabile solo x qualcosa di familiare, ke fa casa.

Ieri Sister Dreludge mi diceva ke lei era originaria di un paesino piccolo, dove la sua famiglia (11 fratelli) aveva un tukul. Non sapeva se era bello, ma a lei, ke aveva viaggiato tanto, piaceva moltissimo.

Nessun commento:

Posta un commento