sabato 31 maggio 2008

Kegnia: visite & joki

marted mattina

svelio presto x andare a floriopolis dove c aspetta suora x portarc a Kibera, la > baraccopoli keniana, forse 1 mln d abi tanti. In Kegnia qasi tutti i nomi propri hanno proprio 6 lettere e iniziano per cappa, in onore al Paese d appartenenza. Kamiti, Kibaki, Kafaso, Kibera, appunto, e Karibu, ke e` il nome con cui sono stato ribattezzato qua. Se qsta regola fosse valida in Italia mi kiamerei Ipaolo, ed e` un peccato ke sia solo una mia farneticazione. Cmqe montiamo su un matato comodo, dove mappisolo finqdo qsto non viene colpito da dietro tipo autoscontro, matatoscontro. Matatoscontrino, x` men3 mi stirakkio, i miei compagni d matato son gia` scesi e risaliti tutti. Guardo un bimbo d 2 anni sulle ginokkia della mamma, mi vede, kiude gli okki lentamente, da vekkio, e gira lo sguardo. Poi esco dalle pagine della Lonely Planet x entrare nel mega slum. Ritrovo i racconti d Ema&Teto, una ferrovia taglia Kib\era e da una parte c’è un campo d golf; ci sono alcuni strani recinti a fianco, e una suora c spiega come qsti siano le assi d legno su cui poggiavano le rotaie, divelte con rabbia sovrumana nei riotti d gennaio.

dalle rotaie lo scarpivendolo e poi il golf

marted pome

La baraccopoli d kibera non la si scrive, ma la si vive, la si annusa; la si mediterà accompagnati da qc1. Il pomeriggio finiamo al YMTC, ke e` un carcere minorile d Nairobi, vicino alla Cafasso House, vicino la ex casa d teto [Ex casa d teto ke e` iperaccogliente, ma ha granpoco d africano, giusto qke cartina e un timido gechino. Certo, spesso non ha acqua e raramente non ha luce, ma la casa d addis e` molto + africa e con qsto inciso considero vinto il confronto d dicembre tra le dimore migliori]. Sul cancello all’ingresso c`e` scritto “motto” e sotto, in kiswahili “punire e correggere”; la restorative justice aspetta fuori, grazie. All’interno ema da` lezioni d kitarra, joca a pallone, sta coi ragazzi insomma; inviteto a portare il diablo lo estraggo e qke ragazzo sappresta a provare a tenerlo su con esiti piuttosto malandati. Finqdo non arriva Saimon, ke cerca d capire: non ha mai visto un attrezzo del genere, gli spiego come fare a gestirlo, c prova e c riesce. Mi kiede: “E poi?”. Beh, gli faccio vedere tutto qello ke so fare, e dopo mezz`ora lo fa anke lui. Allora gli faccio vedere qello ke non so fare, e lui ci riesce. Un`ora dopo e` li` ad insegnarmi, con pazienza, alcune figure di sua invenzione. Non so se è per qsto, ma i kenyani vincono i 3000 siepi dalle olimpiadi del 68 e sono uscito dall’YMTC con un complesso di inferiorità ke suonava una musica tristarella.

io & il fenomeno in 1 sguardo critico ad una guardia che si cimenta in un'arte ke non conosce
marted sera: Tideland, 6.5.

mercoled mattina

men3 varkiamo l`entrata dell`estesissimo territorio ke comprende la Cafasso house, il YMTC, i carceri d media e massima sicurezza, le case delle guardie e delle loro famigliuole, le scuole per i figli, i negozietti, il campo di calcio e i campi d lavoro x i detenuti e ettari d verde, un detenuto alza la testa e mi vede, felpa e pantaloni della tuta (etiope) rosse: “Partigiano!”. La canzone continuerebbe con “portami via”, e me lo sento anke kiedere, ma non da lui.

mercoled pomeriggio

anni fa mela viaggiavo, con paolo o mtc, ragionando super flua mente su qto mi sarebbe piaciuto jocare in una squadra in cui tutti i componenti erano identici a me: qsto avrebbe facilitato d un casino l`intesa, sarebbe stato contemporaneamente joco d sqadra ma anke singolo, ed avrebbe naturalmente incontrato numerose controindicazioni; per esempio tutti i membri della squadra avrebbero avuto i medesimi pti deboli. Mercoled e` successo anke d peggio: anke gli avversari erano identici ai miei compagni. Mi trovavo ad animare con ema il tempo sportivo del carcere minorile e, si sa, il pallone palla italiano come parla kiswahili come sta zitto. 2 sqadre di ragazzi keniani con uniformi spiaccicate, capelli rasati e zero segni d identificazione estetici. Nei 19 secondi ke ci hanno impiegato ad intuire la mia difficoltà nel riconoscimento ho liberato con un imprevedibile retropassaggio (per dare tempo alle punte d salire) il loro attaccante, ke ipotizzavo essere un difensore della mia squadra, ke insacco` allegramente e impietosamente. Da quel momento tutti i jocatori in campo iniziarono a kiamarmi il passaggio qdo ero in possesso d sfera. Bella cosa la diversita`.

mercoled sera: Juno. 7.3. Musica piacevole, fotografia allegra, dialoghi scanzonati. Un po` Lorelai pre Rory, abbinamento troppo facile. Fa molto innamorarsi del personaggio di Juno, come il titolo anticipa, + ke la storia in se` o gli altri personaggi, anticonvenzionali ma d contorno e come tali un po` makkiettati.

gioved mattina

nel pgm della nostra settimana, ema ha messo la messa coi detenuti del carcere d massima sicurezza. Sono rimasto percettivamente impressionato dal vedere enormi condannati a morte kenyani accoglierci calorosamente e poi cantare festosamente per 2 ore; certo, è una manifestazione e nessuno sa cosa c’è nei loro cuori, però fa effetto. Al termine della cerimonia, come da rito, i 2 italiani sono invitati a salutare, magari con un pezzo cantato, già che an dietro la kitarra. Ci mettiamo un po’ a comprendere, e qdo lo facciamo, c guardiamo negli occhi. “Facciamo ‘Bella ciao’?”. “Forse è melio una canzone d Chiesa”. Ok. Camminerò. Applaudirono. Accoglienti.

joved pomeriggio

e stavamo andando a Cafasso qdo passiamo camminando un detenuto ke sta trasportando 2 tanike piene d decine di litri di h2o. lo guardo, guardo ema, capisco. È un secondo. Uno solo. Quello ke c’mpiega il pensiero a trasformarsi in parola, una sinapsi troppo lenta, avevo kiesto d farla aggiustare tanto pagava caritas, ma niente. La verbalizzazione sarebe stata: “Ema, noooooooo!”, ma m’è arrivato prima lo scongiurato sciagurato suono pronunciato dal collega SCEmi: “Can we help you?”. Poi i ricordi s’annebbiano, dolori lancinanti alle spalle, sofferenze cui un povero bianco ke lavora in un piccolo ufficio etiope non è mai stato abituato. Hai un bel dire in momenti come qsti ke le pales3 sono abitate da tamarri..

1 nerboruto samaritano e 1\2
joved sera

Timo lascia la comunità: il suo percorso è ultimato, ha ottenuto la licenza di carpentiere e potrà raggiungere sua mama. È una giornata intensa oggi: le sue ultime ore coincidono colle prime di Henry, ed entrambi vanno salutati come si deve. Anche se non sono di casa non mi sento fuori posto, merito dell’ambiente familiare creato da Sr Rachel, la Mother, Ema, Matieu e Martin; e finalmente possiam suonare “Bella ciao” (anke se sarebbe stata + adatta “belli ciao”) e accennare qke passo d danza tipico d ki non sa ballare. Rimaniamo lì a dormire, ma prima i ragazzi m’intrattengono con una serie di spaccate robotike, merito della loro perizia nell’arte marziale del tae kwon doo (?); Julius riesce a toccare lo stipite superiore della porta della sala con un piede, men3 l’altro è appoggiato a terra e io svengo. Confermo alcune constatazioni etiopi: arti marziali, telefonini e manuali di automiglioramento in Africa dilagano.

Karibu (Paolo)

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