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lunedì 22 ottobre 2018

Thailandia: l'esperienza di Giorgia, casco bianco di Caritas Italiana

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Ottobre 2017 - Ottobre 2018 LA MIA ESPERIENZA DI SERVIZIO CIVILE con Caritas Italiana
DOVE: Thap Lamu - Provincia di Phang Nga - Thailandia

Giorgia Romanelli, volontaria originaria della Diocesi di Milano, ha appena terminato l'esperienza di servizio civile all'estero, inserita in un progetto "Caschi Bianchi" promosso da Caritas Italiana.
Caritas Ambrosiana, a seguito del terribile Tsunami del 2004, ha sostenuto per diversi anni le organizzazioni locali, sia attraverso il finanziamento di progetti, sia attraverso l'invio di volontari durante il periodo estivo ("Cantieri della solidarietà").
Pubblichiamo volentieri un video-racconto del suo anno di servizio e la traduzione in italiano dei testi descrittivi che accompagnano le immagini presenti nel filmato.



Il villaggio di Thap Lamu è abitato da immigrati birmani; la maggior parte di loro vive in povertà e ha problemi con documenti, droga, prostituzione e sfruttamento.
È in questo contesto che nasce il Learning Centre, creato grazie alla volontà degli abitanti birmani per garantire un’educazione scolastica ai bambini del villaggio. Bambini che altrimenti, a causa di problemi finanziari o mancanza di documenti, non possono permettersi di frequentare la scuola governativa thailandese.
Il Centro di Apprendimento è sostenuto dal Disac (Azione Sociale Diocesana della diocesi di Suratthani), da Caritas Italiana e da donazioni private. Supporti che garantiscono il pagamento degli insegnanti, vengono utilizzati per sistemare le carenze strutturali e per l’acquisto del materiale scolastico utile agli studenti.
Le materie insegnate presso il Centro di Apprendimento sono il birmano, il thailandese, l’inglese e la matematica. Anche l'insegnamento della religione ha un grande valore. Il metodo di insegnamento utilizza principalmente tecniche mnemoniche, che non tengono conto delle peculiarità individuali e si avvale di punizioni corporali basandosi sul potere autoritario.
Le debolezze strutturali richiedono una manutenzione continua, gli spazi sono limitati per il gran numero di studenti (circa 60) e i soldi non sono sufficienti a pagare più di un insegnante. 
Il preside del Centro Didattico lavora come volontario. 
Sono circa 60 i bambini, di età compresa tra 3 e 15 anni,iscritti al Centro di Apprendimento. Provenendo da famiglie povere e spesso problematiche, vengono poco spronati e spesso crescono con modelli violenti e disfunzionali
Molti bambini hanno comportamenti violenti, livello di attenzione basso e difficoltà nel relazionarsi positivamente. Spesso l'unica modalità di comunicazione conosciuta dai bambini è la punizione violenta e fisica. Modalità che non solo gli adulti di riferimento utilizzano nella relazione con i bambini, ma che i bambini stanno imparando a utilizzare tra loro
Per tutte le ragioni sopra menzionate, la necessità di fissare nuovi obiettivi, di lavorare su diversi aspetti della vita dei bambini, cercando di fornire nuovi modelli, nuove esperienze, stimolare abilità che altrimenti rischiano di rimanere latenti e creare nuove modalità di relazione pacifiche e collaborative.
La possibilità data da Caritas di avere a disposizione un fondo per attuare un progetto che vada a lavorare su questi obiettivi, ha dato origine a idee.
L'idea della Pet Therapy nasce dalla possibilità di avere un ampio spazio disponibile e dalla funzione mediativa e stimolante che gli animali possono avere, con effetti positivi sui bambini.

LA PET THERAPY

Questi interventi funzionano grazie al rapporto instaurato tra un animale domestico ed un utente: una sintonia complessa e delicata che stimola l'attivazione emotiva e favorisce l'apertura a nuove esperienze, nuovi modi di comunicare, nuovi interessi. L'animale non giudica, non rifiuta, si dona totalmente, stimola i sorrisi, aiuta la socializzazione, aumenta l'autostima e non ha pregiudizi. In sua compagnia il battito cardiaco diminuisce così come le ansie e le paure. Inoltre, favorisce la piena espressione delle persone, che tra umani di solito si riduce al solo linguaggio verbale.
Interagire con un animale può significare per un bambino sviluppare processi di apprendimento più rapidi e imparare a prendersi cura di qualcuno diverso da lui. Una buona opportunità di crescita, perché l'animale ha un grande valore emotivo per lui: accarezzare e coccolare provoca un piacevole contatto fisico e stimola la creatività e la capacità di osservare.
L'esperienza è stata accolta molto positivamente da bambini che non avevano mai avuto l'opportunità di prendersi cura di un animale. I bambini erano molto felici dell'idea di prendersi cura dei conigli, abbiamo progettato insieme il recinto, che sarebbe stato usato per ospitare i conigli nel cortile della scuola, e l'abbiamo costruito insieme. Attività che consente di sviluppare abilità di programmazione, cooperazione e sviluppo delle abilità manuali. I bambini si sono presi cura dei conigli, avendo cura di fornire il cibo, pulire la gabbia, portarli dalla casa delle insegnanti a scuola.
Un riscontro molto positivo sul progetto di Pet Therapy deriva dall'essere stato in grado di coinvolgere molto intensamente un bambino con una storia familiare molto travagliata e disfunzionale, con difficoltà relazionali, aggressività repressa, comportamento violento e manifesta necessità di attenzione. La relazione con i conigli ha ripetutamente permesso di tranquillizzare l’aggressività del bambino, aiutandolo a recuperare la calma. 
Il progetto di Pet Therapy ha funzionato come mediazione tra me e i bambini e ha permesso loro di trovare un passatempo visitando i conigli a casa nostra al di fuori dell'orario scolastico.
Gli aspetti negativi dell'esperienza riguardano principalmente le difficoltà incontrate durante la stagione delle piogge, durante la quale i conigli non potevano essere portati nel cortile della scuola. Persino lo spazio riservato a loro in casa, durante la stagione delle piogge era esposto all'acqua e questo ha impedito ai bambini di prendersi cura degli animali in modo continuativo. Ciò ha causato una perdita di interesse da parte dei bambini nei confronti dei conigli.

Credo che l'esperienza della Pet Therapy sia stata sicuramente positiva per i bambini; e che, insieme ad altre attività implementate durante l'anno, abbia portato i bambini a crescere e maturare. Penso che uno degli aspetti positivi sia stato il mantenere l'attenzione sul fornire ai bambini nuovi stimoli, nuovi modelli rispetto a metodi di comunicazione e relazionali funzionali.
Il progetto Pet Therapy è stato senza dubbio un progetto a termine che non avrà continuità. 
Ritengo però che possa essere utile continuare a perseguire gli obiettivi su cui puntava, utilizzando anche diversi metodi e risorse.

“Per insegnare bisogna emozionare. Molti però pensano ancora che se ti diverti non impari”
(Maria Montessori)

Giorgia Romanelli,
casco bianco 2017-2018 in Thailandia, Caritas Italiana

giovedì 13 settembre 2018

Moldova - Bosnia: racconto di un'esperienza

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Le emozioni e le impressioni di Dorina (volontaria sedicenne dell’associazione Misiunea Socială "Diaconia", Moldova) circa le due settimane di avventura e scoperta della Bosnia Erzegovina.

Otto volontari moldavi hanno avuto la possibilità di vivere due settimane di scambio in Bosnia ospiti delle associazioni locali Youth for Peace e Ivan Pavao II, due realtà impegnate nel dialogo interreligioso e nella ricostruzione post conflitto
Per questi otto volontari l`esperienza ha rappresentato diversi primi e nuovi incontri e scoperte: prima volta in un paese straniero, primo approccio con diversi credi religiosi... 
La complessità del paese con la sua storia, le testimonianze ascoltate, i luoghi visitati ed il volontariato svolto con i migranti e i ragazzi dell’orfanotrofio a Banja Luka hanno contribuito a rendere ”l’esperienza sconvolgente” come dice la stessa Dorina nell’articolo sotto riportato.


Un'esperienza sconvolgente, che in pratica ci ha cambiati tutti. La semplicità, la bellezza, le emozioni provate, le persone diverse incontrate, il divertimento, il dramma della guerra che abbiamo conosciuto, queste parole non riescono a descrivere quello che abbiamo vissuto nel corso della nostra esperienza in Bosnia e Herzegovina. 

Religione, una parola così semplice ma che allo stesso tempo racchiude così tanti significati, luoghi religiosi affascinanti e sorprendenti, diversi gli uni dagli altri, persone appartenenti a credi differenti ma alla fine, non conta, perchè accomunate tutte dalla fede in un solo Dio.

Uno stato non molto grande, ma con una storia ricca di avvenimenti, tra cui una tragica guerra  di cui le persone si ricordano ancora e capita che lo facciano attraverso l'ironia e l'umorismo nero.
Uomini con una storia bella e piena di eventi che riescono a guardare al futuro nonostante il passato doloroso. 

Oltre agli abitanti della Bosnia ho avuto l'opportunità di incontrare persone provenienti da altri paesi tra cui alcuni rifugiati a cui abbiamo distribuito un pranzo caldo e un bicchiere di thè svolgendo volontariato con una mensa moblie. In questa occasione  ho conosciuto per esempio un ragazzo cinese, Maks, che sta facendo il giro il mondo e che, giunto a Sarajevo, ha deciso di rendersi utile alla mensa mobile. Ciascun giorno, ciascun luogo visitato durante queste settimane ha arricchito le nostri menti e colmato le nostre lacune con molte nuove informazioni.
Durante il servizio alla mensa abbiamo chiaccherato con altri volontari meravigliosi che nonostante non  parlassero bene inglese cercavano di fare per il possibile per riuscire a comunicare con noi.
Abbiamo visitato città quali Mostar, Jaice, Banja Luka ed alcuni musei come, ad esempio, il War Childhood Museum. Mostar, famosa per il suo ponte incantevole ricostruito dopo la fine del conflitto, sotto al quale scorre un fiume che attraversa la citta’ e la città di Jaice con la sua cascata. 
Il Child War Museum ci ha emozionati con i ricordi dei bambini cresciuti durante il periodo della guerra che vengono presentati con una piccola descrizione dell'oggetto e del proprietario, descrizione che spesso non mi ha fatto trattenere le lacrime.

In queste due settimane abbiamo avuto l’opportunità di avvicinarci a molte persone, tra cui i bimbi e i ragazzi dell’orfanotrofio di Banja Luka, gli anziani del centro diurno Drevnii davvero difficili da battere a carte, vista la loro astuzia! 
Negozi, parchi, ristoranti, passeggiate, mercati… Abbiamo visitato così tanti luoghi...entusiasmo e curiosità ci hanno sempre accompagnati, Qualcuno è anche riuscito ad imparare un po’ di inglese e assieme siamo riusciti ad oltrepassare le paure che avevamo all’inizio e abbiamo scoperto cosa significhi essere una vera squadra, magari  piccola ma unita e forse siamo riusciti ad essere piu’ di una squadra… Siamo diventati una famiglia. 
Grazie di cuore a chi ci ha dato l’opportunità di vivere quest’esperienza perchè ci ha permesso di aprire il nostro sguardo e di cambiare prospettive rispetto a tanti aspetti e abbiamo imparato davvero tanto, diventando persone piu’ consapevoli e mature. Neanche il divertimento è mancato…  Dal primo all’ultimo giorno! Siamo stati accolti con amore, abbracci, parole e regali che ci siamo scambiati a vicenda
Ci mettiamo la firma che in futuro non ci faremo assolutamente scappare la possibilità di vivere un’esperienza di questo genere e siamo pronti per accoglierne una nuova in qualsiasi momento!
Nuove idee, progetti ed eventi… La voglia e il desiderio di impegnarci e di aiutare sono cresciute dentro di noi… dentro a quegli 8 piccoli esploratori circondati da persone meravigliose e piene di bellezza. 
Vogliamo ringraziare le persone che ci hanno accompagnato in quest’avventura: la nostra coordinatrice Nadia e le volontarie italiane Lisa Thibault, Faustina Yeboah, Diana Cossi!! 

Grazie Caritas!

Il bene, alla fine, torna sempre indietro e la fatica viene sempre ripagata!

giovedì 26 ottobre 2017

SERVIZIO CIVILE: come ci si arriva?!

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In Cammino verso la scelta del Servizio Civile


Ciao a tutti!

Mi presento, sono Chiara, per gli amici, Chiara Galla. 
Da una settimana ho compiuto 28 anni e tra qualche giorno prenderò un aereo che mi porterà in Kenya, precisamente a Mombasa, per iniziare un anno di Servizio Civile con Caritas Ambrosiana.
Aspetto la partenza con gioia e trepidazione, curiosità e voglia di mettermi in gioco, vorrei che fosse già domani, ma prima ci sarà bisogno di un mese intero di formazione qui a Milano.
Anche se, ripensandoci, il mio cammino di formazione inizia ormai qualche anno fa.
Infatti quello che mi ha spinto a fare domanda per il Servizio Civile sono state le esperienze di volontariato che da sempre ho vissuto nel mio Oratorio, a Castelleone e che negli ultimi quattro anni ho fatto in diversi paesi del mondo, sempre con Caritas Ambrosiana.


L' Oratorio è il luogo in cui sono cresciuta e dove è nata ed è stata coltivata la mia passione per il servizio agli altri… la lista delle attività è lunga: dall'animatrice all'educatrice, da catechista a responsabile del Grest e attrice della compagnia teatrale. Insomma, il pacchetto completo. Ma c'è di bello che ognuna di queste attività mi ha insegnato a lavorare con gli altri, spendermi per loro e sentirmi parte di una comunità che poi è quella cristiana.



A un certo punto, però, in me è scattato qualcosa, volevo vedere se tutto ciò che avevo imparato a  casa era valido anche da qualche altra parte, in altri contesti, lontani, magari anche più difficili… e allora da lì è nato il desiderio di partire e di cercare un'associazione che mi permettesse di farlo rispettando l'idea che io avevo dello stare con e per gli altri.
E' stato così che ho incontrato la Caritas Ambrosiana e ho  partecipato ai "Cantieri della Solidarietà".
Mi ricordo che una delle frasi che mi aveva colpito di più agli incontri di presentazione era lo "STILE DELLO STARE", un'espressione con cui si teneva a sottolineare come Caritas intendeva lo stare in mezzo agli atri, in un contesto straniero, diverso e che ospita… uno stare rispettoso, in punta di piedi, uno stile che predilige l'incontro, il dialogo, il vedere l'altro come persona, come una ricchezza e come un fratello. 
Era così che Caritas proponeva ai giovani di partecipare ad un Cantiere della Solidarietà, che, nel concreto, consiste in 3 o 4 settimane di servizio, in contesti di povertà, vulnerabilità e disagio.

Ed io a 23 anni sono partita per il mio primo cantiere.
E' stata la Bolivia la prima terra che mi ha accolto, nel 2013, dove ho prestato servizio in una comunità per minori orfani e abbandonati, la "Ciudad de los niños". Li si giocava, si aiutava nei compiti, si condivideva tutto, dagli spazi al cibo e ho avuto anche la fortuna di lavorare ogni mattina nella panetteria che preparava il pane per tutta la comunità. Questa esperienza per me è stata come amore a prima vista...dopo, infatti, non sono più riuscita a farne a meno.
Nel 2014 sono stata in Nicaragua, dove mi ha accolto la comunità di Nueva Vida, nella periferia di Managua. Qui studiavano e trovavano un luogo sicuro i bambini e i giovani di strada, così come le donne vittime di violenza, veramente molte in quel quartiere.

Nel 2015 Haïti, nella zona rurale del nord dell'isola, lontana da Port-au-Prince, dove abbiamo organizzato con un gruppo di giovani Animatori haitiani, due "Grest" per i bambini dei villaggi e aiutato in una comunità di monaci benedettini.

Dopo Haїti ho preso un anno di pausa dai Cantieri per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia, in Polonia, con Papa Francesco e 2.500.000 giovani cristiani da tutto il mondo. Mi ricordo che nonostante tutto quell'anno mi era spiaciuto moltissimo non partire e che le parole del Papa che invitata i giovani all'accoglienza dell'altro, all'essere costruttori di ponti e non di muri, a "scendere dal divano" e a mettersi in cammino verso l'altro, io le sentivo proprio dirette a me e non potevo ignorarle.


Dunque dopo un anno intero di servizio in Oratorio, quest'estate sono ripartita con Caritas in Serbia, nel campo profughi di Bogovadja. Lì ho vissuto per due settimane e ho condiviso sorrisi, giochi, storie e pensieri con 250 profughi provenienti da Iran, Afghanistan, Pakistan, Iraq,Siria, Cuba, Africa e Macedonia. Oggi se ripenso a quello che ogni anno mi ha spinto a ripetere questa esperienza lo trovo nel profondo senso di comunità, rispetto, fratellanza, unità e riconoscenza che ogni volta si creava con i ragazzi che partivano con me e con le persone che incontravamo ogni giorno.



Durante ognuno di questi Cantieri si è fatto, per me, sempre più chiaro, visibile e palpabile cosa significhi essere TUTTI delle persone, TUTTI fratelli, TUTTI figli di Dio; ho vissuto la grande famiglia della Chiesa che è presente in tutto il mondo, ho sperimentato il grande potere dell'Amore che si manifesta nei piccoli e grandi gesti o semplicemente nell'essere a fianco di chi ha bisogno.
Dopo aver vissuto tutto ciò non ho potuto non lanciarmi in questa grande scuola di vita e di amore che è il servizio per gli altri... e dunque nel Servizio Civile, proprio con Caritas!
Quindi dite una preghiera per me...e...ci sentiamo dal Kenya!
Chiara