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venerdì 29 agosto 2014

Haiti: stare in punta di piedi

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Ci sono tanti modi di “stare”. E le Piccole Sorelle del Vangelo hanno il loro stare a Citè Okay. Uno stile discreto di presenza, di accompagnamento (e non di imposizione), di collaborazione con la gente locale (e non di direzione), oltre che di rispetto profondo per quelle che sono le tradizioni e persino i cliché di Haiti. Esempio: la festa finale del Kan dètè è stata un susseguirsi di singole esibizioni di balli e canti da parte dei bambini più talentuosi. Noi avremmo voluto far festa e giocare con tutti i bambini, anziché farli assistere a uno spettacolo da seduti, ma in Haiti è questa la festa, si fa così. E i bambini si sono divertiti comunque: si sta seduti per ore a guardare qualcuno danzare, se si sogna il proprio turno!
Non per forza le Piccole Sorelle condividono la scelta finale, ma la rispettano: la decisione presa insieme ha la precedenza, proprio perché discussa da tutti.

La presenza “in punta di piedi” della Comunità di Charles de Foucault ha formato un gruppo di animatori volontari che a Kay Chal trovano un luogo dove si sentono importanti e possono esprimersi. E’ strano a pensarci bene, perché diversi di loro a volte non hanno neanche la possibilità di mangiare, ma dedicano il loro tempo ai progetti del centro.
Sempre per far crescere la comunità, le Piccole Sorelle investono molto nella cultura, all’interno di Kay Chal: andando “contro” la mnemonicità del sistema di apprendimento haitiano. A Kay Chal il canale preferenziale dell’educazione,  della conoscenza e dell’apertura culturale non è altro che l’esperienza. È qui che si inserisce anche la nostra avventura: abbiamo condiviso con 6 animatori l’esperienza di un campo estivo a Mole st. Nicolas, nel nord dell’isola. Per alcuni è stato il primo vero viaggio, ricco di novità, sorprese e sorrisi. E anche se per loro è stata un prima volta e per noi un’ennesima, l’entusiasmo, la voglia di fare e di mettersi in gioco sono state le stesse per tutti.

Sarà anche uno stile “in punta di piedi”, ma le orme che lascia si vedono eccome!




P.S.
Oh Davide, per salutarti
abbiamo un altro poema da dedicarti!!
quattordici ore da sardine abbiamo passato
ma il bus in un paradiso ci ha poi lasciato!
per prepararci al viaggio non ci siamo fatti mancare nulla:
una stanza con muri di rhum ci ha fatto da culla.




Stefania, Francesco, Elena, Letizia, Marta


mercoledì 6 agosto 2014

Haiti: 1, 2, 3... Kan d'etè!

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E’ finita bene. 

Non abbiamo perso voli o cose del genere, anche se Marta (la nostra coordinatrice, per intenderci) ha deciso di deliziarci con una capriola fuori dal’aeroporto di New York, causata, secondo fonti non governative, da una rampa per il carico dei bagagli di un taxi…

Port-au-Prince ti accoglie con una sberla di caldo abbastanza decisa, ma per fortuna ci accolgono anche le Piccole Sorelle Vanna e Luisa, ben più ospitali del clima estivo dei Caraibi!
Per pranzo siamo invitati nella loro comunità, per arrivarci si caricano i bagagli su una Jeep e via, sulle strade sterrate o dissestate, tutte bianchissime, della capitale haitiana. La polvere e il sole rendono il percorso davvero abbagliante, si fa fatica a tenere gli occhi aperti senza occhiali scuri…

Ci si butta quasi subito sull'attività delle prossime due settimane, ovvero il “Kan d’etè” (Campo estivo) organizzato per i ragazzi di Citè Okay. Ci sono ancora un po’ di cose da sistemare, e subito lunedì si fa una riunione con gli animatori di “Kay Chal” che appoggeremo in queste settimane. 

Le cose su cui confrontarsi sono davvero molte, anche perché è la prima volta che si riesce a fare un campo in stile oratorio feriale da queste parti. 


La giornata è lunga, ma alla fine siamo tutti pronti a iniziare l’avventura del Kan d’etè

E così è: pronti, via! Alle 8 (in teoria) ci si ritrova per incominciare, perché dopo un momento di riflessione e presentazione alle 9.30 (in teoria) si inizia coi giochi  e le attività, fino al pranzo delle 12.00 (in teoria), a seguire giochi liberi e conclusione alle 14.00 (in teoria). 

Però, siccome tutto è filato liscio, delle attività, degli spazi e del “bel bagaj” vi racconteremo un’altra volta! 

Per ora vi regaliamo qualche foto.


Nel frattempo, un “caloroso” saluto da
Elena, Letizia e Francesco (oltre che dalla sopravvissuta Marta)


P.S.
“Un giretto a New York volevamo fare,
ma caro Davide non ti crucciare,
che anche l’aereo siamo riusciti a pigliare!”