domenica 8 settembre 2013

NICARAGUA- L'altra faccia a Managua... in 45 minuti di bus!

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Mezzoretta di autobus e un quarto d’ora di taxi,  in un lampo passiamo dall’Agua Negra di una bollente e polverosa Nueva Vida all’aria condizionata pesante di un’aula tirata al lucido dell’università di ingegneria di Managua.

Partenza da Nueva Vida ore 8.45 circa...
Managua, quasi a destinazione, ore 9.15 circa!
Oggi, 15 agosto è la giornata nazionale del fisioterapista e la nostra mitica fisio Elda, ha deciso di portarci con lei al congresso nazionale dei fisioterapisti. Sembra quasi di essere state catapultate in un altro mondo, uomini in giacca e cravatta, donne adornate dei gioielli migliori. Il Nicaragua è anche questo, grandi contraddizioni e grandi differenze. In tutto. La musica e il ritmo però fanno da sottofondo ad ogni evento, di qualunque angolo del paese. Anche le relazioni scientifiche, infatti sono inframezzate da balli e danze nicaraguensi.


...Gli immancabili!

Si pesca il vincitore dell'elettrostimolatore...
 Improvvisamente ci troviamo catapultate in una nuova faccia del Nicaragua. Conosciamo ex profe, ex compagni, ex colleghi di Elda, passiamo in mezzo a decine di studenti seduti per terra che ansiosi ed angosciati aspettano il loro turno d’esame.
 Fuori dall'aula i rappresentanti espongono un paio di modelli di sedie a rotelle a prezzi improponibili per il contesto. E poi il concorso ad estrazione di alcuni premi per tutti i fisioterapisti presenti, e le tre italiane tra la platea che vengono chiamate sul palco ad estrarre i bigliettini per i premi…








Arriva l'ora di pranzo e ci offrono una scatoletta con gallo pinto, maduro, insalata, tortilla, bistecca, pollo fritto… e un cucchiaio! Sedute sotto una palma nel giardino dell’università, ascoltando i racconti Nicaraguensi di Elda, riscopriamo il gusto di mangiare con le mani!

Que linda serìa la tierra, si la tierra, tierra fuera.
E poi il viaggio di ritorno, come ogni viaggio in Nicaragua è ricco di sorprese. Galline portate nelle borsette come cagnolini viziati italiani, opere d’arte sotto forma di murales su muri di Ciudad Sandino, nuova  musica sulla Trece, scorci di città mai visti prima e poi… la grande scoperta: il fresco di Mary!






Il Fresco di Mary e la mitica Fisio Elda

Elda ha deciso che non potevamo perderci tale prelibatezza, quindi dopo aver violentemente interrotto il sonno fondo di Eleonora, siamo scese al Gallo màs Gallo e ci siamo sedute sotto la palma di un piccolo baracchino. Fresco di Melone, Ananas, Papaya, Mango e Banana in succo di Calàla. Quasi un litro di fresco di ineguagliabile bontà, che non essendo riuscite a finire prima dell’orario di rientro previsto, Mary ci ha travasato nel classico sacchettino di plastica... il nostro primo sacchettino Nica! 

Certo che col sacchettino di plastica in viaggio sulla Trece, ci si sente davvero un po’ più Nica! 

sabato 7 settembre 2013

PERU': QUELLI CHE...HUACHO

2 commenti:


Quelli che prima di partire…. 
se dicevi quechua pensavano subito alla decathlon

Quelli che prima di partire….
pensavano che le Ande fossero belle da svenire…ed infatti sono svenuti davvero!

Quelli che prima  di partire….
non giocavano a pallavolo dalle superiori (e si vedeva!) ma che in un mese hanno fatto, con i giovani di Huacho, più partite della Nazionale!

Quelli che prima di partire….
odiavano la matematica ma hanno capito quanto è bello farla insieme a 40 bambini scatenati


Quelli che prima di partire…
riuscivano a ballare  (ed ascoltare!) Gustavo Lima al massimo per 10 minuti ma dopo una settimana con le ragazze dell’orfanotrofio potrebbero entrare nel guinness dei primati e ballare per ore e ore….e ore “ Ai se eu te pego” ! 

Quelli che prima di partire…
non parlavano lo spagnolo ma adesso sanno tutta la storia del “sapo egoista”

Quelli che prima di partire…
avevano una valigia strapiena di regali per la tombola ed ora hanno la valigia piena dei sorrisi, degli sguardi e dei racconti di tutti i nonnini!



Quelli che prima di partire….
non avrebbero mai pensato di mangiare cipolla e pesce crudo alle 10 del mattino ma se la preparano per te i ragazzi speciali di Los Huacos ha tutto un altro sapore!

Quelli che prima di partire….
non facevano mai colazione ma adesso ripensando al desayuno della Domenica hanno gli occhi lucidi



Quelli che prima di partire….
sapevano poco del Perù ma ora sanno che i profumi, i suoni (quanto ci manca quello dei  mototaxi!),  l’ospitalità, la speranza, le lacrime ed i sorrisi delle persone che hanno incontrato occuperanno sempre un posto speciale nel loro cuore!!! 


Ps. un grazie speciale a Laura, Massimo, Pilar e padre Antonio che ci hanno accompagnato e sopportato durante quest’esperienza e alle ragazze di Huacho per averci fatto scoprire Carlos Vives!!

-Cantieristi Perù 2013-

Bolivia: Filastrocca culinaria

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                                                         IL CIBO

 
 
Il primo impatto è sempre brutto,
ma alla fine mangi tutto.
Al mattino ci si impegna,
per mangiare la saltena,
perché se un boliviano vuoi diventare
il piatto non devi sporcare.
Ecco poi servito un bel pastel,
che a vederlo el sembra bel.
Arriviamo poi al lavoro,
e il cibo perde il suo decoro...
tra cipolle e zampe di gallina,
mi è già passata l'acquolina.
Finalmente arriva sera
e in Rosemary ci si spera,
tempo zero la tavola è imbandita
e la pasta al sugo vien servita.
Poi dal campesino siam finiti
e a vedere il cibo eravamo intimoriti,
patate, motta e riso in abbondanza,
alla fine ci han riempito la panza.
Ma una volta a casa tornati,
tutti i bagni erano intasati.
A Potosi poi siam andati
e con il lama ci siam saziati,
prima secco e poi arrostito
l'appetito ci ha restituito.
Viva il cibo e la Bolivia
ma all'Italia non fai invidia.
 
 
 
Ricorda dunque: se in Bolivia tranquillo vuoi mangiare, una cassa di imodium non devi scordare.!!
 
 


 
 
                                                                                             LUCA E LORENZO

Bolivia: ci presentiamo...la coordinatrice!

1 commento:
Piera G., anni non pervenuti, non si capisce come abbia fatto a coordinare 8 persone per un mese quando fa fatica a coordinare se stessa.
Vera Boliviana D.O.C. (tutte le certificazioni sono a posto, assicura l'armadillo!) è infatti riuscita a mangiare una saltena senza sporcare il piattino.
Si ricorda un memorabile volo con atterraggio sullo zaino all'aeroporto di Madrid, una targa davanti al gate n.7 commemora l'evento per le generazioni a venire.
C'è chi sussurra ai cavalli, lei...balla con le scimmie, per distrarle quando queste infuriate si scagliano contro i poveri cantieristi.
Ha provato in tutti i modi ad attentare alla nostra salute facendoci mangiare le peggio porcherie, per fortuna ci ha riportati a casa tutti.

Ma in fondo...quando ne avevamo bisogno ci ha sventagliato per due ore su un viaggio della speranza, ci ha ascoltato quando alle 5 di mattina volevamo parlare dei campesinos, ci ha portato su altalene alte 20 metri, ci ha sopportato quando ci lamentavamo della scalinata inca a 4000 m (in realtà non aveva fiato per proferire parola...), quindi...
Ti vogliamo bene pie! Grazie :)



Piera Piera Piera ci teneva le formazioni
Piera Piera Piera che cadeva a ruzzoloni
Piera Piera Piera che rompeva un po' i ...
Piera Piera Piera ci imponeva le riflessioni
Ma la notte la festa è finita, evviva la vita, comincia un mondo, un mondo diverso ma fatto di sesso un Boliviano avrà!

Copyright coro-da-stadio gruppo bolivia 2013 :)

Camilla, Anna, Lorenzo, Marco, Chiara, Luca, Chiara, Vittoria

Bolivia 2013: Visita al carcere San Antonio

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Siamo a Cochabamba da neanche 48 ore quando per cinque di noi avviene il primo incontro con una realtà diversa e tipicamente boliviana: il carcere San Antonio.
La visita è prevista per domenica, ore 9. Sabato pomeriggio, durante la prima esplorazione della cancha (l’immenso e labirintico mercato coperto di Cochabamba), ci fermiamo a comprare enormi pacchi di pasta e confezioni formato famiglia di biscotti e caramelle per i bambini. 
Alt. Un attimo.
Bambini? In Carcere?!
Ebbene sì, in Bolivia tutta la famiglia entra in carcere. Mogli e figli, di qualunque età, seguono l’uomo di casa e restano a vivere in prigione con lui per tutta la durata della pena,  possono uscire per andare a scuola e svolgere le commissioni quotidiane ma scontano sostanzialmente una pena uguale a quella del padre-marito-carcerato. 
La cosa mi lascia non poco sorpresa, per non dire sconvolta. 
Cresce l’attesa per la visita.
Domenica mattina ci avviamo finalmente verso il carcere con David, volontario veronese che vive con noi alla Casa del Volontario, e Nicola, missionario laico ex bergamasco, ormai cochabambino. Fuori dal carcere ci recupera l’hermana Maria de Los Angeles, uragano di donna che si occupa dei carcerati e delle loro esigenze, spirituali e non.
Dividono ragazze e ragazzi per una perquisizione personale: niente telefoni, niente macchine fotografiche, niente di niente a parte le fotocopie dei nostri passaporti.
Perquisiti e timbrati, entriamo. 
All’inizio la sensazione è un po’ quella di essere un pesce in una boccia di vetro, migliaia di occhi ti scrutano, incuriositi dal tuo essere bianco ed occidentale. Se poi sei una ragazza, gli sguardi intensi aumentano e ti mettono anche un po' in imbarazzo.
Assistiamo tutti insieme alla messa nel cortile del carcere e al termine passiamo alla distribuzione di caramelle e biscotti, con i quali ci “compriamo” la simpatia dei bambini che, abbandonata ogni remora, si avvicinano sorridenti. 
Il delegato, cioè il rappresentante dei detenuti, si offre per una visita guidata. Visitiamo, in rapida successione: le cucine, sudice e maltenute, la sala comune, dove un centinaio di persone guardano rapite il magico strumento, cioè la televisione, i bagni, per i quali vi risparmio ogni descrizione. 
Qui ogni cosa è un piccolo mondo a sé: c’è calle del commercio, dove la sera è meglio non passare perchè si spaccia droga, il cortile del carcere dove ogni giorno si svolgono le varie attività lavorative che permettono ai carcerati di mantenersi, le celle. Queste ultime mi hanno particolarmente stupito: dei minuscoli loculi di compensato costruiti uno sopra l’altro in ordine sparso dove tutta la famiglia vive, cucina, dorme e fa i compiti. 
La nostra guida ci spiega che in Bolivia la giustizia, se così la si può chiamare, ha un funzionamento tutto suo: intanto ti portano in carcere, poi se e quando capiterà l’occasione verrai giudicato. Ci sono persone che sono in carcere da anni in attesa di processo per aver rubato un telefonino, altre che devono pagare i poliziotti per poter uscire e assistere alle udienze. Quando entri in carcere devi mantenerti, lo stato ti passa una minima diaria ma il resto è a tuo carico, per questo i detenuti lavorano e portano in carcere mogli e figli, non avrebbero altro modo di mantenerli all’esterno.
San Antonio è stato costruito per ospitare 150 persone, attualmente sono 600. 
Chiamiamolo sovraffollamento...
Caritas, con i suoi volontari, si occupa delle esigenze di tutte queste persone: promuove gli incontri con i componenti della famiglia che non sono entrati in carcere, in modo che i legami non si spezzino e sia più facile ricostruirsi una vita una volta fuori; quando è possibile cerca di offrire un minimo di assistenza legale; compra medicinali e va a fare la spesa (a David è toccato peregrinare un giorno per tutti i macelli di Cocha per cercare due teste di mucca...) per organizzare estemporanee feste; recupera i materiali necessari alla falegnameria e agli artigiani-detenuti, i cui prodotti saranno poi venduti grazie sempre all'aiuto di Caritas.
Ci sono tante cose da fare e, anche se l'entusiasmo non manca, ogni tanto è difficile star dietro a tutto. 
Vsita terminata, il delegato ci congeda, usciamo ammutoliti e sconcertati.
Una boccata d'aria, non dimenticheremo molto presto quello che abbiamo visto.

Camilla

Bolivia - A Casa San Josè...

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Sapete qual'è il gioco preferito dei ragazzi di Casa San Josè a Cochabamba?? Le trottole!! Loro sono abilissimi: le lanciano, le fanno volare, le fanno girare sulle mani, sui piedi ed anche sulla testa (dei volontari ovviamente). Vedere per credere! A Casa San Josè trovano accoglienza bambini e ragazzi abbandonati dalle proprie famiglie ed è dove io, Chiara e Lorenzo abbiamo svolto i nostri Cantieri. Un'immagine per definire questa esperienza? Chiaramente  una... trottola! Per quasi 1 mese ci siamo trovati a girare vorticosamente a ritmi di danze boliviane tra i sorrisi dei bambini, gli abbracci, i giochi, gli scherzi, le infinite montagne di vestiti da lavare, le migliaia di cipolle da sbucciare, le partite di calcio a piedi nudi, l le piante da curare e mille altre attività.  La cosa più bella? E' adesso, è l'essere tornati in Italia ma non aver mai smesso di essere immersi tra i mille pensieri e ricordi di questa esperienza. E se si dice che un battito di ali  può provocare un uragano dall'altra parte del mondo, immaginate cosa possa fare il giro di una trottola…
Marco





Bolivia...CI PRESENTIAMO E 8!

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ANNA

E' in grado d fare i calcoli più difficili in pochissimi secondi e di scappare con grande velocità dalle vecchiette incavolate della cancha!

Dorme sulle panchine più scomode di Bolivia!

Non sfidatela a carte o a Rubiku, con le sue strategie e la supercompetizione vi darà un gran filo da torcere!!!

Bolivia...CI PRESENTIAMO E 7!

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LORENZO

E' un duro dal cuore tenero, non riesce a resistere alle birrette boliviane e ai braccialetti della cancha.

Ha sopportato pranzi a base di zampe di gallina e pancia fritta, ma si è consolato con le pizze fritte che cucinava a casa per cena.

Ha Fino Mornaso nel cuore ma in Bolivia ci torna... A LaPaz come i pazz'!


Bolivia..CI PRESENTIAMO E 6!

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CHIARA C.


E' pronta a mangiare qualsiasi piatto boliviano che le si ponga davanti nonostante il bagno sia in agguato...il mote è il suo peggior nemico!

Dai mille soprannomi la "Vittoria Beckam" de no'altri è il futuro amore di Marco, Lorenzo e Luca...

cedera? MAH!