lunedì 9 maggio 2011

Le bionde trecce gli occhi azzurri e poi...

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Non saprei spiegare perché mi piace così tanto lavorare in carcere (esattamente quanto non mi piace scrivere)… a volte credo sia semplice vocazione, come coloro che vanno nei paesi del sud del mondo ad aiutare i più poveri.  A volte credo sia per semplice spirito di ribellione, contro coloro che lavorano nelle prigioni ma non credono nella riabilitazione, che pensano che le persone rinchiuse siano solo mele marce, e come tali non meritano neanche di uscire. Io credo nelle seconde possibilità, credo che nella vita si sbagli.. 
poi è vero, c’è sbaglio e sbaglio, c’è persona e persona, ma soprattutto è necessaria la volontà di redimersi.

Comunque, mi sto perdendo: il punto è che di fatto a me piace lavorare in carcere, e molto.

Forse non lo avrei mai scoperto se per errore non avessi dovuto cambiare il mio tirocinio all’ultimo anno di università, finendo addirittura a Brescia e girare per i carceri lombardi. E magari una spinta maggiore l’ha data anche il Kenya, quando ho potuto osservare con i miei occhi come viene gestito un carcere da queste parti: dove le punizioni corporali sono permesse dal codice penale, dove i detenuti non vedono difesi i propri diritti, dove le divise sono rotte, dove ti chiudono nella stanza alle 16 di sera fino al mattino dopo, quando sarai costretto a lavorare sotto il sole spaccando pietre.

Comunque, ancora mi sto perdendo: il punto è che di fatto a me piace lavorare in carcere, e molto

Ed ecco che , partita la nostra capa per l’Argentina e per ben 3 mesi, trovo la mia occasione per cominciare a lavorarci davvero in prigione, al YCTC (youth correctional and training center*), dove a poco a poco cerco di ritagliare i miei spazi e un più ampio margine di lavoro.
Sister mi ha chiesto di tenere delle lezioni sul CONOSCERE SE STESSI. 
Ma a me non piacciono i gessetti, scrivere su un quaderno, parlare di teorie. Perché non c’è libro che possa conoscerti e non c’è niente di ricopiabile da una lavagna che ci dica chi siamo.
Allora la mia idea, per il primo giorno, è portare l’attenzione su chi siamo e come gli altri ci percepiscono. E io per prima pongo attenzione a questo aspetto. Mi piace ridere, scherzare, giocare. Quindi entro e mi presento per quella che sono: con molta allegria spiego chi sono, cosa faremo, li lascio liberi di farmi delle domande.Propongo poi dei giochi di ruolo, elimino lo schema del seduti tutti in fila sua banchi, porto al centro alcuni di loro e chiedo agli altri di spiegare cosa vedono nel loro compagno di avventura.

Hanno capito il senso, hanno capito il gioco, hanno capito dove voglio arrivare. Allora mi dicono: ora vai tu al centro e ti diciamo cosa pensiamo di te!

Lo so cosa penserete, visto che ultimamente piango spesso, questa volta però mi sono trattenuta, anche perché la gioia era talmente intensa che un sorriso mi si è appiccicato sulla faccia.
Mi hanno ringraziato, in ogni modo, hanno benedetto la mia presenza: perché da più di un mese nessuno entrava in carcere a fare lezione, perché li ho fatti ridere, perché li ho fatti giocare, perché ho avuto pazienza, perché non li ho rimproverati malamente ne ho chiamato una guardia a punirli, perché li ho accettati per quello che sono, perché hanno capito che credo in loro. Mi hanno pregato di tornare, più volte possibili, perché li ho resi felici.
E tutto sommato, l’unica cosa che ho fatto, è stata trattarli come ragazzi normali. Perché è questo che appaiono ai miei occhi: ragazzi che hanno sbagliato, ragazzi che spesso hanno rubato per fame, che hanno vissuto per strada, che non hanno una famiglia che li rivoglia indietro. Ma soprattutto ragazzi con molte speranze e molte capacità, che hanno imparato dai loro sbagli e che (spero tutti) sono pronti a cambiare e a rimettersi in gioco.

E la giornata si è conclusa, su richiesta, con me che cantavo LA CANZONE DEL SOLE e i ragazzi che improvvisavano un balletto, intonando NA NA NA e MARE NERO. Ma tornerò di sicuro, ogni settimana, perchè con le loro voci di speranza, in sole due ore, mi hanno trasmesso tanto, mi hanno fato capire che, a differenza di quanto pensano le guardie, c'è la possibilità di aiutarli davvero a cambiare il loro futuro.
E chissà che un giorno possano cantare in italiano con me "le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi…"

"di ai tuoi amici italiani che noi ci siamo,  che siamo al YCTC,che stiamo bene, e che se vogliono venire a trovarci, li aspettiamo!"


*YCTC: ragazzi sotto i 18 anni, al primo reato non grave, scontano la pena fissa di 4 mesi. Nella maggior parte dei casi, si tratta di ragazzi di strada.

giovedì 5 maggio 2011

Tornerò a casa ballerina?

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La danza in Bolivia è una delle cose che mi sta sorprendendo di più…l’esuberanza dei colori, dei movimenti, il ritmo così sentito da ogni boliviano...( SOTTOLINEO DA OGNI BOLIVIANO…se ispezionate ogni angolo del mio sangue non credo che troverete una briciolina di ritmo!)

Solitamente se pensi ai balli latino-americani ti vengono in mente tutti quei ritmi di salsa, meregue, bachata…ma in realtà qui il ballo è tutta altra cosa, ogni danza è legata ad un significato, ad un momento storico e ogni regione ha i suoi…è una cosa serissima e le stesse università si organizzano in fraternità per ognuno dei balli.




C'è il TINKU - secondo me è bellissimo – che riprende e rappresenta il rituale tinku, ancora praticato in alcune zone andine: una battaglia tra campesinos che lottano fino ad arrivare quasi alla morte, in venerazione alla Dea Pachamama o Madre Terra, che in cambio di doni di prodigalità e abbondanza nel raccolto, richiede grandi sacrifici di sangue.





C’è CAPORALES che rappresenta un personaggio dell’epoca coloniale, il caporale (caposquadra), un uomo mulatto nominato per comandare sugli schiavi e che indossava un abbigliamento appariscente, portava in una mano una frusta e calzava degli stivali pieni di sonagli per incutere timore.




C’è la DIABLADA, dai colori stra-appariscenti con maschere stupende e originalissime… rappresenta la lotta tra il bene e il male, per cui ci sono angeli e demoni che combattono, accompagnati da mostri di ogni genere. Vedere questo ballo è sempre uno spettacolo e ad Oruro, città in cui è nata la danza, è stata dichiarato patrimonio dell’UNESCO.



C’è la MORENADA, che rappresenta il trasferimento degli schiavi africani dalle miniere alle terre tropicali boliviane e la melodia riprende il suono delle catene con cui erano legati i prigionieri.






C’è TOBAS, che rappresenta lo scontro tra le culture amazzoniche e i conquistadores…



E molte molte altre danze…



Qui ad ogni festa o a carnevale si balla e direi che è una persecuzione per me…già mi avete assegnato una compagna di avventure ballerina (Vale lo sai che ti voglio bene!) ma qui mi mettono pure a ballare…eh sì..immaginate un tronco di legno in mezzo alla pista, con un bel po' di pubblico ( tra l’altro vestita di bianco e con la coda, cose che chi mi conosce sa benissimo che non avvengono MAI!).

Il video del ballo, il TAKIRARI, tipico delle zone orientali della Bolivia, è stato mandato solo ai grandi capi (e spero non lo diffondano ahah…Vale non so se ti voglio ancora bene!) a voi ecco solo la foto!

mercoledì 4 maggio 2011

Un veloce passaggio per lasciare una poesia....

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I giacigli per la notte


Ho sentito dire che a New York
all'angolo della 26a strada e di Broadway
nei mesi invernali ogni sera c'è un uomo
e ai senzatetto che si radunano
pregando i passanti procura un giaciglio per la notte.

Con questo il mondo non cambia,
le relazioni fra gli uomini non migliorano,
l'epoca dello sfruttamento non è per questo più vicina alla fine.
Ma a qualcuno non manca un giaciglio per la notte,
il vento viene tenuto lontano da loro per una notte,
la neve destinata a loro cade sopra la strada.

Non deporre il libro tu che leggi, uomo.
A qualcuno non manca un giaciglio per la notte,
il vento viene tenuto lontanto da loro per una notte,
la neve destinata a loro cade sopra la strada.
Ma con questo il mondo non cambia,
le relazioni fra gli uomini per questo non migliorano,
l'epoca dello sfruttamento non è per questo più vicina alla fine.


Bertolt Brecht

Storia di un automezzo o di una mezza auto!

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Torna l'appuntamento con il prestigioso "Jordan Caritas Ambrosiana Picture Festival"!
Il tema di questo terzo mese è: "Metà mezzi, metà trasporti! Viaggio alla scoperta dei veicoli in Giordania!!".
Questa volta, però, il festival si apre con una novità assoluta, si tratta di un nuovo contest:
"Dai il titolo alla picture"!
Come partecipare: è semplicissimo! I partecipanti devono scegliere la foto che intendono votare e darle un titolo!
I premi questa volta sono tre, dal momento che saranno premiate tre categorie:
- il titolo più divertente
- il titolo più banale
- il titolo più obbrobrioso

I titoli saranno esaminati e valutati da una giuria appositamente nominata per l'occasione.
E i premi? Bè, sorpresa!!
Intanto, ecco le foto del mese:

Numero uno


Numero due


Numero tre



Mi raccomando, scervellatevi!!! E ancora...scervellatevi!!

NORMALITà

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Ricordo il nostro arrivo in Nicaragua: l’aeroporto, il caos di gente, i clacson delle jeep in attesa, le valigie, un forte odore di legno bruciato e smog, volti scuri…in qualche modo diversi e poi il caldo…un caldo soffocante che quasi non ti fa respirare.

In questo turbine veloce di immagini, Managua ci ha accolti, frastornati, confusi e con gli occhi pesanti dalle lunghe ore di volo.
Lentamente i giorni sono passati, la quotidianità ci ha avvolti rendendo meno estranei quei volti e queste strade polverose….il caldo invece continua ad essere insopportabile.

Quando da casa mi chiamano e mi chiedono: “allora com’è questo Nicaragua?” mi vengono mille cose da dire ma mai la parola: normale.

Non sono “normali” le strade, i viaggi sulla trece, fare la spesa al mercato, una conversazione con il vicino, la lezione di ballo, la prima pioggia della stagione, i ragazzi del Guis…
… i ragazzi del Guis. Ogni giorno è una sorpresa, una sorpresa vera.

Le giornate volano veloci tra la polvere delle strade di Nueva Vida, il cielo azzurro, le grida di felicità, i giochi, un piatto di riso e fagioli, i commenti sull’ultima partita del Barcellona, il cambio dei pannolini, i sorrisi, …


h. 15.00: finalmente a casa. Ti butti sul letto con ancora i piedi sporchi di terra, accendi il ventilatore (velocità 3: fa troppo caldo!) e ripensi alla giornata appena trascorsa apparentemente uguale a quella prima. Sveglia, “ellll paaaannn”, colazione, bus, il lavoro al Guis, la spesa, le bollette, … Mille pensieri ti avvolgono come un lenzuolo e cerchi di dargli un ordine, a volte questo ordine non è così evidente. Fai pulizia nella testa e quello che rimane sono i ragazzi del centro con i loro sorrisi regalati quotidianamente, con la loro semplicità e con le loro magliette sporche, con le loro madri, zie, nonne che ogni mattino iniziano ad affrontare la giornata con coraggio, nonostante le mille difficoltà che solo chi le vive conosce.


Alla domanda: “allora com’è questo Nicaragua?”
…”mi piace!”

martedì 3 maggio 2011

Hanno ucciso l'uomo nero

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Capimmo che era successo qualcosa di grosso quando vedemmo che il baseball si era fermato. Santi numi, addirittura il baseball. E certo, c'è da festeggiare, tutti in piazza a sgolarsi e darsi il cinque, manco avessero vinto i mondiali con rigore finale di Grosso.

Il Presidente un pò nero annunciava in un tripudio di tromboni che il mondo era diventato un posto migliore. Lui sì, che stava tenendo alto il nome della pace di cui lo avevano insignito del nobel. Disseminava pace che sembrava un contadino alle prese con la semina, Libia, Afghanistan, Pakistan...

Questa volta si era davvero superato, aveva ucciso il mostro finale, quello che noi poveri comuni mortali nei videogiochi non riuscivamo mai a superare, fino a quando ci stancavamo e passavamo appresso. Bhe sì, non è stato tutto rose e fiori. Qualche effetto collaterale ci è stato. In questo però li capisco, è come con gli effetti collaterali dei medicinali, non so voi ma io non guardo mai il foglietto illustrativo, se devo prendermi una pillola per farmi scendere la febbre non voglio sapere che posso rischiare la paralisi, infarti, ictus, e quant'altro.

Loro fecero un pò così, sul foglietto illustrativo della guerra al terrorismo c'erano alcune piccole controindicazioni, qualche centinaio di migliaio di civili uccisi, un numero di soldati americani morti più che doppio rispetto alle vittime dell'11/9, miliardi di dollari sottratti ai servizi per i cittadini americani. Mi sa che il foglietto lo buttarono proprio, neanche lo lasciarono nella scatola.

E da noi? ma sì, festeggiammo un pò anche quì, certo non fermammo il calcio, anche perchè la squadra del Presidente un pò alto stava per vincere il campionato, ma certo lui e i suoi amici esultarono anch'essi, e già che ci fummo esultò anche l'opposizione molto poco opposta, ma c'era da capirli, non è che di solito avessero molto da esultare.

C'erano poi i soliti guastafeste, quelli che rompono i coglioni anche nei momenti di giubilo. Qualcuno tentò di far notare che non si dovrebbe mai esultare per la morte di qualcuno, altri ricordarono che il terrorismo viene alimentato dalle varie missioni di pace in Iraq, Afghanistan etc etc molto più che dai farneticanti deliri dello sceicco che aveva perso il comando di al-qaeda ormai da tempo immemore. Che poi la stessa al-qaeda, a quanto dicevano gli analisti della CIA (non propriamente dei sabotatori comunisti) era ormai diventata una organizzazione parcellizzata in minuscole cellule, e quindi schiacciando la testa di serpente (?) non ci sarebbe stato nessun effetto domino, come invece tutti annunciavano fregandosi le mani. Viceversa, altri barbari attentati come quelli di Madrid, Londra, Bali, Marrakesch sarebbero da questo momento stati più probabili. Altri ancora, cercarono di ricordare quanto contenuto nel foglietto delle controindicazioni, ma era già andato perso da tempo.

Ma poco ce ne importò di costoro, loro che non si vogliono mai unire alla festa, e che a ben vedere portano pure sfiga. Comprammo bandiere e trombe, e via a celebrare.

Com'è che diceva quel tizio? Ah, sì.

Restiamo Umani

lunedì 2 maggio 2011

Ratatouille dell' Est

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Io del viaggio conservo gli odori..









Dovrei catturarli, impottigliarli per poi collaudare l'aroma con voi che mi state ascoltando. Ubriacarvi con il loro effluvio, ma visto che non mi è possibile, ciò che mi è dato fare è provare a spiegarmi a parole..





Frontiera Moldova- Romania



Varichina: sbiancante, disinfettante.
L'esalazione , che non ti aggrada, provoca di rimpetto una condotta che non ti appartiene. Un vicolo cieco di una sola dozzina di metri, capace di renderti inquieto, inibito.
Allora penso a Sciascia e forse è vero che “ la sicurezza del potere si fonda sull'insicurezza dei cittadini”.




Brasov



Brasov sa di Lagrain: un rosso deciso, genuino, ricordo dell'Alto Adige e di una torta sfornata di poco.
Fruire di questa dimensione mi aggrada, ma passa poco che i miei recettori sensoriali registrano una nuova sensazione. Questa volta non è un odore, ma un un suono: un si bemolle stonato.



Eccoli li , il popolo dei “sensa palanche” (senza soldi), giunti numerosi con i loro portafogli gonfi.
Cacciati a pedate dalla Costa Smeralda, è da queste parti che si riversano.
Li osservo e mi rendo conto che non è solo l'attrattiva del sesso a spingerli nel viaggio, ma bensì la seduzione dettata dall'accessibilità.
Il fascino dello sentirsi “signori”.. non rendendosi conto di mostrarsi più miserabili oggi, di quanto non lo fossero ieri.




Bucarest



O de Parfum by “ Focucci” ( Fiorucci made in Cina).
Una buona fragranza, ma contraffatta, svanisce in fretta.
La città mi piace, ma è la celerità con la quale tutto scorre, l'origine della mia impressione.
Il centro storico che alterna i cantieri ai locali di lusso, e poi i bambini..
Anni fa li chiamavano i “bambini di Ceausescu”, orfani della follia.
Non indossano abiti sdrucciti (almeno non tutti), scavalcano le barriere della metropolitana, si inginocchiano ai tuoi piedi e pregano, domandano la tua carità.
Ti dicono che sono zingari, quasi a giustificazione del non intervento.
Io, invece, vedo solo un'infanzia abbandonata, di cui sono ancora i pochi ad occuparsi.




Delta del Danubio- Murughiol



Se pur nata sotto un segno di fuoco, è l'acqua l'elemento che prediligo: cheta e silenziosa, che all'occorenza risacca.
Il bird watching è l'attività che i pescatori di Murighiol pubblicizzano, ci lasciamo persuadere, ma francamente è un passatempo che non convince, allora mi abbandono al suono del motore dello scafo, al cinguettio degli uccelli e all'odore, per lo più di pesce, che potreste giudicare fetore, ma che invece profuma di grigliata.




Chisinau




E' il momento di rincasare, ma questa volta non è Genova, non è Milano la nostra casa.
E' un altro luogo, al quale non riesco ancora ad associare una sensazione definita , ma che comunque.. profuma di buono.

sabato 30 aprile 2011

LE COSE CAMBIANO!(?)

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Son preso un po’ alla sprovvista,ho visto solo ora che c’era anche questa parte da fare.Scrivere,scrivere come stai e cosa provi,perché queste cose si sanno, uno parte sempre con l’intenzione di scrivere qualcosa di tranquillo,di distaccato,ma poi si fa trascinare dagli eventi,dalle emozioni che ti assalgono e non ti fanno più smettere di pigiare tasti(e per fortuna che sto usando la tastiera,che sinceramente odio,perché se avessi avuto in mano una penna sarebbe stato molto peggio).
Sono a Managua da tipo due mesi,qualcosa più o qualcosa meno,il tempo è cosi diverso da quello italiano. Qui ho già perso da un po’ il numero dei giorni,le date,tutti quei collegamenti razionali e monotoni che però ci aiutano tanto a definire,a strutturare pensieri e giornate.
Questa non è la mia prima esperienza di “volontariato/umanitaria/mettermi in gioco/chiamala come vuoi,son solo etichette inutili”, però è tutto un continuum,tutto si interseca, intreccia in un gomitolo che via via si fa più chiaro,che man mano ti incasina.
Per due mesi son andato tutti i giorni al lavoro, in un posto brutto,davvero brutto, dove, oltre alla polvere, si respirano rassegnazione mischiata a rabbia, tristezza mixata a follia, ma più di tutto ti arriva nei polmoni quell’odore bastardo,acre, impossibile da mandare via,di chi sa che non cambierà mai nulla,di chi guarda quelli come me che son pieni di buona volontà, che vogliono cambiare anche solo qualcosina,non il mondo(quello lo volevo cambiare qualche anno fa,ma l’ego ha preso troppe bastonate),e ridono,di quel sorriso che vuole solo dirti ok,sbattiti,lavora e briga e fai e dai,ma tanto quando l’anno prossimo te ne vai arriverà solo un altro supereroe dei nostri tempi,e tutto ricomincerà da capo,senza risultati,normale routine. E tu all’inizio dici vedremo,io non sono l’altro,ho le mie potenzialità,e, impettito dai complimentoni che ti han fatto al lavoro in Italia o a scuola, parti a treno,e lavori e brighi e disfi e poi,quando sei al limite delle forze, alzi lo sguardo,e dici “ e mò?”. E partono un bel po’ di paranoie,e non son più i piccoli ticchettii della pioggia, è un uragano amici,che ti assale e ti urla dentro e tu non puoi proprio accendere il tuo ipod,il volume non sarà mai abbastanza alto e poi ai tuoi timpani sotto sotto un po’ ci tieni,quindi domande: iniziamo
1)Ma io servo davvero a qualcosa qui?
2)E se fosse venuto un altro al posto mio?
3)Ma ogni volta che vai in un altro posto verrai sempre visto come un bianco pieno di soldi(no perché dopo un po’ ti girano anche un po’ le palle)
4)Ma inventeranno mai una birra buona,ma buona davvero,che però non ti fa andare in bagno 100 volte dopo che ne hai bevuti 3 litri?
E poi…e poi vado a comprarmi le sigarette(amici nicotinomani,qui è una pacchia,meno di un euro per un pacchetto di sigarette,e son pure buone),e la signora della baracca dove le compro mi dà il resto sbagliato,tipo 8 centesimi di euro in più,e io glielo faccio notare e le restituisco i soldi in eccesso,e sta qua mi guarda come se fossi un alieno e mi fa un sorriso che neanche mia madre me lo ha mai fatto,e mi ringrazia,ma mi ringrazia davvero,mica un grazie dovuto. E io sorrido,e torno al lavoro, e vedo tanti sorrisini che nel mio stato di preso male non notavo,e i bambini del Guis,mamma mia quanto sono belli. E anche se sono muti o non sanno parlare e non si muovono neppure in alcuni casi,mi danno tanta di quella forza,di quella luce che ho la ricarica di ottimismo a vita. E sono ancora pronto a sfidare coloro che sono convinti che nulla si può cambiare.


MARCO SUPERTRAMP

giovedì 28 aprile 2011

Uomini e no

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Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli imprescindibili. (Bertolt Brecht)

Sono giorni pesanti, in cui i pensieri si rincorrono e si affollano in una mente già troppo intasata. Sono le 3 di notte, la speranza è tanta, la voglia di sentirsi annunciare finalmente la tua liberazione aumenta di minuto in minuto.
È un tam tam di notizie, di gente che ti contatta per avere info, per passarti link, per condividere e alimentare l’illusione della buona notizia.
Poi il vuoto, il silenzio e infine l’urlo, che non è vero, che non può essere vero, che si sono sbagliati, che forse sei ancora li a combattere.

Aspetto la smentita in silenzio, con gli occhi lucidi, con l’irrazionalità di chi sogna sempre e non vuole crederci.

Come per ogni lutto c’è bisogno di tempo per metabolizzare e neanche il tempo spesso riesce a colmare quei vuoti. Perché non c’è umanità in tutto questo, perché restare umani adesso è un utopia.
Le dietrologie non mi sono mai piaciute, ma il perché me lo chiedo sempre.

Probabilmente l’unico modo per ricordarti non sono le lacrime, ma continuare a stare dalla parte degli oppressi, dalla parte degli ultimi e restare umani…anche quando non c’è nulla di umano intorno.

Sei stato testimone del fatto che la storia viene scritta dalla gente comune e questa è la storia che vorrei i miei figli leggessero…
...a winner is a dreamer who never gives up.

Buon viaggio, questo 25 Aprile è per te.

A Vittorio Arrigoni

Hanno ucciso tutti

Ibrahim Nasrallah
(trad. Wasim Dahmash)

Hanno ucciso tutti
hanno ucciso tutti i minareti
e le dolci campane
uccise le pianure e la spiaggia snella
ucciso l'amore e i destrieri tutti, hanno ucciso il nitrito.
Per te sia buono il mattino.
Non ti hanno conosciuto
non ti hanno conosciuto fiume straripante di gigli
e bellezza di un tralcio sulla porta del giorno
e delicato stillare di corda
e canto di fiumi, di fiori e di amore bello.
Per te sia buono il mattino.
Non hanno conosciuto un paese che vola su ala di farfalla
e il richiamo di una coppia di uccelli all'alba lontana
e una bambina triste
per un sogno semplice e buono
che un caccia ha scaraventato nella terra dell'impossibile.
Per te sia buono il mattino.
No, loro non hanno amato la terra che tu hai amato
intontiti da alberi e ruscelli sopra gli alberi
non hanno visto i fiori sopravvissuti al bombardamento
che gioiosi traboccano e svettano come palme.
Non hanno conosciuto Gerusalemme … la Galilea
nei loro cuori non c'è appuntamento con un'onda e una poesia
con i soli di dio nell'uva di Hebron,
non sono innamorati degli alberi con cui tu hai parlato
non hanno conosciuto la luna che tu hai abbracciato
non hanno custodito la speranza che tu hai accarezzato
la loro notte non si espone al sole
alla nobile gioia.
Che cosa diremo a questo sole che attraversa i nostri nomi?
Che cosa diremo al nostro mare?
Che cosa diremo a noi stessi? Ai nostri piccoli?
Alla nostra lunga dura notte?
Dormi! Tutta questa morte basta
a farli morire tutti di vergogna e di sconcezza.
Dormi bel bambino.

domenica 24 aprile 2011

Banconote moldave

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Su tutte le banconote moldave è riportato un cerchio con una scritta: «Pe-un picior de plai, Pe-o gura de rai…» .
Incuriosita, chiedo ad una collega, che mi spiega come siano le prime due strofe della Miorita, una famosa ballata popolare, tramandata oralmente da secoli.

La ballata narra la storia di un pastorello moldavo. Egli viene avvertito da un’agnellina del fatto che altri due pastori abbiano deciso di ucciderlo. Rassegnato all’idea, il pastore chiede all’agnellina di seppellirlo con il suo flauto e di non dire alla madre della propria morte, ma di narrarle di essersi sposato con una principessa.

Mi viene sottolineato come la ballata espliciti il carattere moldavo: buono, ma rassegnato ai soprusi. Mi piace allora contrapporre questo con la storia di una ragazza dell’appartamento sociale. Situazione familiare tragica alle spalle, è riuscita a trovare un lavoro e nel tempo libero aiuta alcuni anziani del villaggio.

Ho parlato di un agnello, ho parlato di riscossa, non mi resta che augurarvi buona Pasqua!